Manifesto – 5.2.08
Fischio d'inizio - Andrea Fabozzi
Silvio Berlusconi avrà le sue elezioni anticipate. Gli sono bastati due mesi. Due mesi da quando, il 30 novembre scorso, incontrava Walter Veltroni aprendosi al dialogo sulla riforma della legge elettorale. Scatenando divisioni e rancori all'interno del centrosinistra molto più potenti di qualsiasi spallata, tentata invano per un anno e mezzo. Travestito da statista, ha illuso solo Veltroni e al momento opportuno si è sfilato. La resa di Marini ieri sera è la vittoria di Berlusconi. Torneremo a votare con la legge elettorale che ha scritto lui - la depenalizzazione del falso in bilancio che ha voluto lui e che gli ha conquistato l'ultimo proscioglimento cinque giorni fa - le leggi sul conflitto di interessi e sulla televisione che ha dettato lui. Il pronostico è semplice e non favorevole. Walter Veltroni avrà le sue elezioni anticipate. Tre mesi dopo essere stato eletto segretario del partito democratico per «dare più forza al governo Prodi» ne ha ottenuto un rovinoso tracollo. Una legge fisica prima che politica ha stabilito l'impossibile convivenza di un primo ministro alla guida malcerta di una coalizione variegata e di un aspirante leader che dell'autonomia del suo partito vuol fare un dogma. «Ne resterà solo uno» si dicevano gli highlander ma qui dovrebbe andare peggio. Di fronte a Berlusconi dovrebbero scomparire sia Prodi che Veltroni, tant'è che Veltroni per sopravvivere si sta inventando il concetto poco americano della sconfitta «onorevole». Un secondo giro. Prova del fatto che alle prossime elezioni di aprile il Pd corre per perdere e infatti vuole correre da solo. Di conseguenza la sinistra si adatta. Naturalmente dividendosi. Il cartello elettorale che tuttalpiù ci presenterà la «Cosa rossa» ha infatti reazioni diverse al dogma veltroniano. Per metà si ostina a riproporre un'alleanza contro l'abominevole destra. Per metà si ritrae orgogliosa in un ordinario isolamento. Né gli uni né gli altri ci spiegano bene il perché. Perché bisognerebbe credere in una coalizione di centrosinistra, dopo i fallimenti del governo Prodi? Oppure perché ci si riscopre intransigenti dopo due anni di compromessi al ribasso? Due mesi di campagna elettorale speriamo ci diano qualche risposta. Ma sui due temi centrali dello scontro, la laicità e la partecipazione, le prime scelte non sono rassicuranti. E invece nel prossimo parlamento la presenza di una sinistra non solo testimoniale sarà decisiva, massa critica davvero. Perché il destino della sedicesima legislatura sembra già scritto nelle intenzioni sia di Veltroni che di Berlusconi: larghe intese per riforme istituzionali in senso presidenzialista e autoritario. Cioè, con un po' di brutalità, la rimozione della Costituzione nel suo sessantesimo compleanno. Domani comincia la campagna elettorale. La posta in gioco è la terza Repubblica. Si parte malissimo e si può solo migliorare.




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