
Originariamente Scritto da
sghignazzante
Giornata del ricordo o giornata dell'alienazione Via Giovanni Lanza è bloccata. Come in un rigurgito intestinale macchine e motorini e camion, lanciati verso Via Cavour vengono respinti e sono costretti a risalire verso Largo Brancaccio. Anch'io con loro. C'è una manifestazione. Ma non sono né i sindacati né gli studenti di sinistra. Sono alcune centinaia di pischelli di destra con bandiere e bandiere dell'Italia. Sono bloccato dalla polizia su una traversa di Via cavour. Allora mi fermo, spengo il motorino e me li godo. Le manifestazioni tutte le manifestazioni hanno qualcosa di affascinante e di mistico. Qui poi il tema rivendicato è quanto di più misterioso e oscuro: la morte. A Roma c'è un sole splendido, un clima mite, è una giornata ideale per fare sega. Questi ragazzi invece manifestano per rendere onore ai martiri delle foibe. Il contrasto non potrebbe essere più straniante. Accanto a me si ferma un motociclista. Spegne la moto e comincia a salutare i poliziotti che in parecchi si avvicinano a lui. Gli chiede di che si tratta e un poliziotto, probabilmente un suo collega gli dice: "c'hanno tutti tra gli 11 e i 14 anni manifestano per le Foibe una cosa de 60 anni fa'". Il cinismo romano del poliziotto non potrebbe essere più schietto. La scena però ce la godiamo in parecchi, c'è un altro accanto a me con un'altra grossa moto che mi fa: "si vede che non hanno fatto il militare", io gli chiedo: "perché", "perché all'Inno di Mameli fanno poropompo po po po, come i calciatori" mentre a noi al militare ci insegnano a cantare. "libertà libertà libertà". C'è in tutti gli adulti una certa sufficienza e benevolenza. una manifestazione del genere non mette paura, fa quasi tenerezza.. E penso che non sia un sentimento negativo. Se questi ragazzi venissero presi sul serio del resto ci sarebbe da preoccuparsi. Un coro dice: "né Slovenia né Croazia Istria Fiume e Dalmazia", che vuol dire? che andiamo a fare la guerra per riottenere i territori perduti? Sono adolescenti che vivono in modo titanico la nostalgia. Non c'è la voglia di cambiare il mondo ma di ricordare il dolore: "per sessant'anni non ne parlate la nostra storia non cancellate", "rispetto e onore ai martiri infoibati nessuno di noi li ha mai dimenticati". Si sente un legame e un dovere verso chi non c'è più. E' assurdo e per certi versi alienante che a 14/15 anni il sentimento più forte e intimo della propria personalità sia il ricordo. Un altro coro, sulle note de "la mula de Parenzo", dato l'argomento, la canzone giusta, intona: "compagni e democristiani hanno coperto le gesta del loro amico Tito infame comunista". Centinaia di ragazzi per lo più nati dopo la fine della Guerra Fredda, dopo la fine della DC dopo la fine del PCI, evocano con forza e disperazione colpe di persone verso cui non possono esercitare alcuna azione di responsabilità. Non è nemmeno il caso di parlare di dire ma ragazzi allora c’era la "guerra fredda", provate a contestualizzare le cose e i fatti" ecc. E' chiaro che non si vuole ragionare ma solo semplificare. E' un processo giusto e comprensibile. Il paradosso però che venga esercitato al passato e da quindicenni. Ovviamente tutto questo ragionamento non può portare a parlare di neofascisti. Questa che ha sfilato oggi a Roma non è una gioventù fascista ma una gioventù alienata e triste che esprime nella rievocazione di una ferita, la nostalgia lancinante della perdita, definitiva, della dimensione di comunità. Invece di costruire il futuro si punta a ricostruire il passato, ma senza alcuna idea di superamento, una manifestazione di adolescenti fuori dal presente e dunque clamorosamente fuori dalla storia, adolescenti che esaltano nella rievocazione del dolore tutta la propria impotenza a fare, a incidere, a personalizzare il mondo.