Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Chi davvero vuole l'evasione! (prima parte)

    Chi davvero vuole l'evasione! (prima parte)
    Claudio Bianchini
    07/08/2007
    Vincenzo ViscoIl prossimo 8 agosto scade il termine per il pagamento
    delle tasse sul reddito senza l'applicazione delle sanzioni per i
    soggetti sottoposti agli studi di settore (praticamente tutte le
    piccole e medie imprese ed i lavoratori autonomi).
    Quest'anno il giro delle proroghe, dei rinvii, delle modifiche
    normative con effetto retroattivo ad esercizio già chiuso ed in
    deroga allo statuto del contribuente è stato particolarmente
    frustrante ed ha fatto rilevare come lo scontro tra i due
    schieramenti politici utilizzi l'arma della politica economica (in
    particolare quella fiscale) non per cercare di migliorare la nazione
    ma per punire le categorie che hanno votato per la parte avversa.
    In realtà chi perde è il sistema produttivo.
    La pletora degli adempimenti formali (per lo più inutili e
    vessatori), nuove normative che si accavallano con le vecchie ed
    incertezze sui tempi di applicazione delle stesse, rendono
    praticamente impossibile avere un rapporto regolare con il fisco
    italiano ed espongono le imprese a rischi di vessazioni da parte
    degli organi di accertamento.
    Un semplice esempio: una piccola azienda manifatturiera con un
    milione di euro annuali di fatturato, che importa o acquista beni in
    Europa per rivenderli in Italia, e che ha un solo dipendente, è
    soggetta ai seguenti obblighi:
    -obblighi periodici (mensili o trimestrali)
    - liquidazioni IVA e versamento dell'IVA;
    - elaborazione dei modelli Intrastat sugli acquisti intracomunitari;
    - elaborazione ed invio delle dichiarazioni d'intento;
    - elaborazioni mensili del cedolino paga;
    - comunicazioni mensili all'INPS;
    - versamento mensile delle ritenute fiscali e dei contributi INPS
    per i dipendenti;
    Ci sono inoltre obblighi dichiarativi annuali (che si cumulano a
    quelli periodici di cui sopra):
    - certificazioni delle ritenute pagate ai terzi percipienti;
    - elenchi dei clienti e fornitori;
    - bilancio d'esercizio;
    - comunicazione annuale IVA;
    - dichiarazione dei redditi con uniti gli studi di settore;
    - dichiarazione dei sostituti d'imposta.



    Nessuno di questi adempimenti può essere gestito in prima persona
    dall'imprenditore se non è un professionista del settore.
    Nell'elenco sono inclusi solo gli adempimenti principali.
    Andrebbero aggiunti anche gli obblighi dichiarativi ICI (se si ha un
    immobile) e la dichiarazione annuale MUD relativa ai rifiuti,
    nonché l'invio dei registri dei corrispettivi per chi vende al
    pubblico.
    Oltre agli obblighi dichiarativi ci sono naturalmente anche i
    pagamenti.
    Anche qui le date non sono sempre le medesime: per le imposte sul
    reddito si effettuano a giugno/luglio e novembre di ogni anno,
    unitamente ad alcune imposte locali (addizionali regionali e
    comunali).
    Date diverse sono invece previste per i rimanenti tributi locali,
    quali la TARSU (i rifiuti urbani), l'imposta di Registro per i
    contratti di affitto, l'ICI, le imposte sulla pubblicità, ecc…
    Si tenga presente anche che i contribuenti sono tenuti a pagare le
    imposte con un anno di anticipo: assieme alle imposte sul reddito
    dell'anno 2006 si paga un importo analogo aggiuntivo a titolo di
    acconto d'imposta per l'anno 2007 che è pari, fatto unico in Europa,
    al 100% delle imposte dovute per l'esercizio 2006 appena chiuso.
    A tutto ciò vanno aggiunti gli adempimenti relativi alla Legge 626
    (sicurezza sul lavoro); quelli per la privacy e quelli previsti
    dagli accordi Basilea 2 (se no vengono tolti i fidi bancari).
    Adempimenti che sanno di beffa viste le continue violazioni in
    materia di privacy e gli incidenti sul lavoro recentemente segnalati
    dalla cronaca, ma che alle aziende costano.
    Questo assurdo elenco di adempimenti fiscali e amministrativi si
    applica anche a micro imprese con fatturati risibili e molti di
    questi rappresentano delle vere e proprie duplicazioni di dati.

    Ad esempio, per chiudere l'esercizio e presentare i propri dati al
    fisco e al Registro imprese, indipendentemente dai ricavi
    realizzati, una società di capitali deve:
    - redigere un bilancio;
    - presentare una dichiarazione riepilogativa annuale IVA;
    - presentare una dichiarazione dei redditi (dove si mettono gli
    stessi dati già esposti in bilancio e nella dichiarazione
    riepilogativa IVA);
    - predisporre gli studi di settore (che si fanno in modo diverso
    dalla dichiarazione dei redditi pur riportando anch'essi i dati già
    indicati nel bilancio e nella dichiarazione dei redditi).
    Dovrebbero spiegarci perché si devono predisporre quattro documenti
    invece che presentarne uno solo quando i dati vanno sempre
    all'amministrazione finanziaria.
    Quanto sopra scoraggia chiunque ad aprire una nuova iniziativa e
    anche per questo in Italia non investe più nessuno.
    Nemmeno gli italiani.
    Chi può scappa.
    Anzi è già scappato.
    Ecco altri 2 esempi significativi su questa situazione.

    Detrazioni IVA
    E' diventata ormai da lungo tempo prassi, da parte
    dell'amministrazione finanziaria, quella di cambiare ogni anno le
    regole fiscali.
    Ma all'inizio del 2007 hanno superato se stessi varando regole che
    hanno effetto retroattivo sul 2006, quando i bilanci delle aziende
    erano già stati in larga parte presentati e approvati dalle
    assemblee dei soci.
    Così ecco che ad aprile del 2007 viene detto che la detrazione IVA
    sulle auto per l'anno 2006, già modificata nel corso dello stesso
    2006, è ulteriormente cambiata e stabilita al 40%, e che gli effetti
    fiscali relativi al 2006 si potranno riconoscere solo nella prossima
    dichiarazione dei redditi relativa al 2007.
    Insomma è stato varato un effetto fiscale retroattivo che si
    denuncerà 2 anni dopo.

    Studi di settore
    I criteri di determinazione della congruità ai fini degli studi di
    settore relativi all'anno 2006 sono stati oggetto di modifiche da
    parte della pubblica amministrazione sino al mese di giugno 2007.
    A giugno 2007!
    Quando era già scaduta la prima finestra utile per il pagamento
    delle imposte senza maggiorazione. Mentre il fisco stava ancora
    discutendo su come applicare gli studi di settore, molte aziende e
    contribuenti stavano già pagando le imposte in base alle proprie
    risultanze contabili, secondo i termini indicati dalla stessa
    amministrazione finanziaria.
    Il problema è che con gli studi di settore l'amministrazione fiscale
    vorrebbe determinare le imposte in base a indici statistici di
    redditività, dimenticando però che non sono state abrogate le norme
    che obbligano i contribuenti a determinare le imposte in base alle
    risultanze contabili.
    Andrebbe spiegato allora ai cittadini perché si debba tenere una
    contabilità, fare dei bilanci, predisporre dichiarazioni dei redditi
    e calcolare le imposte in base alla contabilità se poi questa stessa
    documentazione non viene esaminata dal fisco, che determina le
    imposte in base ai metri quadrati dell'ufficio o in base a quanto
    sono larghi i bagni dell'azienda.
    Per chi e per cosa si sta lavorando?
    Perché si è obbligati a prendere (e pagare) un commercialista se poi
    il suo lavoro non viene considerato?



    Il peggioramento nei rapporti con l'amministrazione finanziaria è
    palpabile anche se, per inciso, il deterioramento della situazione
    risale a molto lontano.
    Un esempio?
    Eccolo.
    Si Provi senza l'aiuto di un esperto a leggere la propria busta
    paga: non si capirà nulla.
    Eppure dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo.
    E' dall'unità d'Italia che ci sono i lavoratori dipendenti.
    Come è possibile che il dipendente non possa leggersi la propria
    busta paga?
    Perché ad una azienda serve un esperto per calcolare la retribuzione
    dei propri dipendenti?
    Perché un negoziante non può fare le paghe dei propri garzoni?
    Dove sono i sindacati?
    Dove sono le associazioni degli imprenditori?
    Una volta per seguire un'impresa sotto l'aspetto amministrativo e
    fiscale, e senza i computer, vi era un unico consulente (di solito
    un dottore commercialista o un ragioniere) e le buste paga venivano
    fatte a mano, ed erano relativamente semplici.
    Oggi, che esistono i computer, per fare le stesse cose nelle aziende
    ci sono:
    il consulente del lavoro;
    il dottore commercialista;
    il ragioniere commercialista;
    il tributarista;
    il revisore dei conti;
    il consulente d'azienda.
    E sicuramente se ne sta dimenticando qualcuno.
    Non si parla di nuovi servizi o di nuove funzioni.
    Si parla di fare quello che si faceva 50 anni fa.
    Senza alcun valore aggiunto.
    Tutto ciò grava sulla società, sui cittadini, e quindi alla fine sul
    prezzo dei beni e dei servizi che vengono acquistati.



    Anche sul versante del numero delle imposte esistenti, tra gabelle
    nazionali e gabelle locali, ci si perde nel conto.
    Sembra che gli amministratori pubblici prendano premi e incentivi
    per complicare ed ingarbugliare le situazioni
    Nel 1992 era stato fatto un timido tentativo per semplificare il
    numero delle imposte.
    Ma poi si è continuato a legiferare nuovi balzelli, che si
    aggiungono ai precedenti.
    E' frustrante persino farne l'elenco.
    Si arriva allo sconcerto se poi si pensa che per creare questo
    groviglio costoro vengono anche pagati.
    Tra l'altro la massa di questi adempimenti, oltre a creare
    confusione, costa di più ai cittadini senza un reale beneficio nei
    conti della pubblica amministrazione.
    Non ci risulta infatti che, per effetto dei numerosi adempimenti
    trasferiti dalla pubblica amministrazione alle aziende negli ultimi
    15 anni (intrastat, dichiarazioni d'intento, eliminazione della
    modulistica doganale dal 1993, ecc..) la pubblica amministrazione
    abbia diminuito il proprio personale.
    Ma soprattutto l'insieme di questa situazione non consente più ad
    una persona di media cultura di gestire o iniziare una nuova impresa.
    Troppe variabili non controllabili.
    E con tutti questi adempimenti nessuno, dicasi nessuno, può essere
    sicuro di considerarsi in regola con il fisco di questo Paese.
    Ancora una volta il danno maggiore lo subiscono le piccole e medie
    imprese, nonché tutte quelle micro iniziative economiche che non
    hanno speranza di decollare in questo sistema.
    Sembra di assistere all'organizzazione delle gite scolastiche, dove
    orari e costi cambiano sino all'ultimo minuto in base al numero dei
    partecipanti.

    Ma qui si parla della programmazione economica e fiscale di un Paese
    che una volta era la sesta potenza industriale del pianeta e che
    oggi, a sentire i giornali, è ridotta ad avere come priorità
    principale quella di tenere sotto controllo il deficit pubblico.
    Se la politica fiscale è questa, o siamo rappresentati dalla
    peggiore classe politica di sempre oppure sorgono dubbi sul ruolo
    effettivo delle tasse.
    Vedremo il perché nella prossima parte.



    Claudio Bianchini

  2. #2
    Ecco mo so c...zzi!
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Chi davvero vuole l'evasione! (prima parte)
    Claudio Bianchini
    07/08/2007
    Vincenzo ViscoIl prossimo 8 agosto scade il termine per il pagamento
    delle tasse sul reddito senza l'applicazione delle sanzioni per i
    soggetti sottoposti agli studi di settore (praticamente tutte le
    piccole e medie imprese ed i lavoratori autonomi).
    Quest'anno il giro delle proroghe, dei rinvii, delle modifiche
    normative con effetto retroattivo ad esercizio già chiuso ed in
    deroga allo statuto del contribuente è stato particolarmente
    frustrante ed ha fatto rilevare come lo scontro tra i due
    schieramenti politici utilizzi l'arma della politica economica (in
    particolare quella fiscale) non per cercare di migliorare la nazione
    ma per punire le categorie che hanno votato per la parte avversa.
    In realtà chi perde è il sistema produttivo.
    La pletora degli adempimenti formali (per lo più inutili e
    vessatori), nuove normative che si accavallano con le vecchie ed
    incertezze sui tempi di applicazione delle stesse, rendono
    praticamente impossibile avere un rapporto regolare con il fisco
    italiano ed espongono le imprese a rischi di vessazioni da parte
    degli organi di accertamento.
    Un semplice esempio: una piccola azienda manifatturiera con un
    milione di euro annuali di fatturato, che importa o acquista beni in
    Europa per rivenderli in Italia, e che ha un solo dipendente, è
    soggetta ai seguenti obblighi:
    -obblighi periodici (mensili o trimestrali)
    - liquidazioni IVA e versamento dell'IVA;
    - elaborazione dei modelli Intrastat sugli acquisti intracomunitari;
    - elaborazione ed invio delle dichiarazioni d'intento;
    - elaborazioni mensili del cedolino paga;
    - comunicazioni mensili all'INPS;
    - versamento mensile delle ritenute fiscali e dei contributi INPS
    per i dipendenti;
    Ci sono inoltre obblighi dichiarativi annuali (che si cumulano a
    quelli periodici di cui sopra):
    - certificazioni delle ritenute pagate ai terzi percipienti;
    - elenchi dei clienti e fornitori;
    - bilancio d'esercizio;
    - comunicazione annuale IVA;
    - dichiarazione dei redditi con uniti gli studi di settore;
    - dichiarazione dei sostituti d'imposta.



    Nessuno di questi adempimenti può essere gestito in prima persona
    dall'imprenditore se non è un professionista del settore.
    Nell'elenco sono inclusi solo gli adempimenti principali.
    Andrebbero aggiunti anche gli obblighi dichiarativi ICI (se si ha un
    immobile) e la dichiarazione annuale MUD relativa ai rifiuti,
    nonché l'invio dei registri dei corrispettivi per chi vende al
    pubblico.
    Oltre agli obblighi dichiarativi ci sono naturalmente anche i
    pagamenti.
    Anche qui le date non sono sempre le medesime: per le imposte sul
    reddito si effettuano a giugno/luglio e novembre di ogni anno,
    unitamente ad alcune imposte locali (addizionali regionali e
    comunali).
    Date diverse sono invece previste per i rimanenti tributi locali,
    quali la TARSU (i rifiuti urbani), l'imposta di Registro per i
    contratti di affitto, l'ICI, le imposte sulla pubblicità, ecc…
    Si tenga presente anche che i contribuenti sono tenuti a pagare le
    imposte con un anno di anticipo: assieme alle imposte sul reddito
    dell'anno 2006 si paga un importo analogo aggiuntivo a titolo di
    acconto d'imposta per l'anno 2007 che è pari, fatto unico in Europa,
    al 100% delle imposte dovute per l'esercizio 2006 appena chiuso.
    A tutto ciò vanno aggiunti gli adempimenti relativi alla Legge 626
    (sicurezza sul lavoro); quelli per la privacy e quelli previsti
    dagli accordi Basilea 2 (se no vengono tolti i fidi bancari).
    Adempimenti che sanno di beffa viste le continue violazioni in
    materia di privacy e gli incidenti sul lavoro recentemente segnalati
    dalla cronaca, ma che alle aziende costano.
    Questo assurdo elenco di adempimenti fiscali e amministrativi si
    applica anche a micro imprese con fatturati risibili e molti di
    questi rappresentano delle vere e proprie duplicazioni di dati.

    Ad esempio, per chiudere l'esercizio e presentare i propri dati al
    fisco e al Registro imprese, indipendentemente dai ricavi
    realizzati, una società di capitali deve:
    - redigere un bilancio;
    - presentare una dichiarazione riepilogativa annuale IVA;
    - presentare una dichiarazione dei redditi (dove si mettono gli
    stessi dati già esposti in bilancio e nella dichiarazione
    riepilogativa IVA);
    - predisporre gli studi di settore (che si fanno in modo diverso
    dalla dichiarazione dei redditi pur riportando anch'essi i dati già
    indicati nel bilancio e nella dichiarazione dei redditi).
    Dovrebbero spiegarci perché si devono predisporre quattro documenti
    invece che presentarne uno solo quando i dati vanno sempre
    all'amministrazione finanziaria.
    Quanto sopra scoraggia chiunque ad aprire una nuova iniziativa e
    anche per questo in Italia non investe più nessuno.
    Nemmeno gli italiani.
    Chi può scappa.
    Anzi è già scappato.
    Ecco altri 2 esempi significativi su questa situazione.

    Detrazioni IVA
    E' diventata ormai da lungo tempo prassi, da parte
    dell'amministrazione finanziaria, quella di cambiare ogni anno le
    regole fiscali.
    Ma all'inizio del 2007 hanno superato se stessi varando regole che
    hanno effetto retroattivo sul 2006, quando i bilanci delle aziende
    erano già stati in larga parte presentati e approvati dalle
    assemblee dei soci.
    Così ecco che ad aprile del 2007 viene detto che la detrazione IVA
    sulle auto per l'anno 2006, già modificata nel corso dello stesso
    2006, è ulteriormente cambiata e stabilita al 40%, e che gli effetti
    fiscali relativi al 2006 si potranno riconoscere solo nella prossima
    dichiarazione dei redditi relativa al 2007.
    Insomma è stato varato un effetto fiscale retroattivo che si
    denuncerà 2 anni dopo.

    Studi di settore
    I criteri di determinazione della congruità ai fini degli studi di
    settore relativi all'anno 2006 sono stati oggetto di modifiche da
    parte della pubblica amministrazione sino al mese di giugno 2007.
    A giugno 2007!
    Quando era già scaduta la prima finestra utile per il pagamento
    delle imposte senza maggiorazione. Mentre il fisco stava ancora
    discutendo su come applicare gli studi di settore, molte aziende e
    contribuenti stavano già pagando le imposte in base alle proprie
    risultanze contabili, secondo i termini indicati dalla stessa
    amministrazione finanziaria.
    Il problema è che con gli studi di settore l'amministrazione fiscale
    vorrebbe determinare le imposte in base a indici statistici di
    redditività, dimenticando però che non sono state abrogate le norme
    che obbligano i contribuenti a determinare le imposte in base alle
    risultanze contabili.
    Andrebbe spiegato allora ai cittadini perché si debba tenere una
    contabilità, fare dei bilanci, predisporre dichiarazioni dei redditi
    e calcolare le imposte in base alla contabilità se poi questa stessa
    documentazione non viene esaminata dal fisco, che determina le
    imposte in base ai metri quadrati dell'ufficio o in base a quanto
    sono larghi i bagni dell'azienda.
    Per chi e per cosa si sta lavorando?
    Perché si è obbligati a prendere (e pagare) un commercialista se poi
    il suo lavoro non viene considerato?



    Il peggioramento nei rapporti con l'amministrazione finanziaria è
    palpabile anche se, per inciso, il deterioramento della situazione
    risale a molto lontano.
    Un esempio?
    Eccolo.
    Si Provi senza l'aiuto di un esperto a leggere la propria busta
    paga: non si capirà nulla.
    Eppure dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo.
    E' dall'unità d'Italia che ci sono i lavoratori dipendenti.
    Come è possibile che il dipendente non possa leggersi la propria
    busta paga?
    Perché ad una azienda serve un esperto per calcolare la retribuzione
    dei propri dipendenti?
    Perché un negoziante non può fare le paghe dei propri garzoni?
    Dove sono i sindacati?
    Dove sono le associazioni degli imprenditori?
    Una volta per seguire un'impresa sotto l'aspetto amministrativo e
    fiscale, e senza i computer, vi era un unico consulente (di solito
    un dottore commercialista o un ragioniere) e le buste paga venivano
    fatte a mano, ed erano relativamente semplici.
    Oggi, che esistono i computer, per fare le stesse cose nelle aziende
    ci sono:
    il consulente del lavoro;
    il dottore commercialista;
    il ragioniere commercialista;
    il tributarista;
    il revisore dei conti;
    il consulente d'azienda.
    E sicuramente se ne sta dimenticando qualcuno.
    Non si parla di nuovi servizi o di nuove funzioni.
    Si parla di fare quello che si faceva 50 anni fa.
    Senza alcun valore aggiunto.
    Tutto ciò grava sulla società, sui cittadini, e quindi alla fine sul
    prezzo dei beni e dei servizi che vengono acquistati.



    Anche sul versante del numero delle imposte esistenti, tra gabelle
    nazionali e gabelle locali, ci si perde nel conto.
    Sembra che gli amministratori pubblici prendano premi e incentivi
    per complicare ed ingarbugliare le situazioni
    Nel 1992 era stato fatto un timido tentativo per semplificare il
    numero delle imposte.
    Ma poi si è continuato a legiferare nuovi balzelli, che si
    aggiungono ai precedenti.
    E' frustrante persino farne l'elenco.
    Si arriva allo sconcerto se poi si pensa che per creare questo
    groviglio costoro vengono anche pagati.
    Tra l'altro la massa di questi adempimenti, oltre a creare
    confusione, costa di più ai cittadini senza un reale beneficio nei
    conti della pubblica amministrazione.
    Non ci risulta infatti che, per effetto dei numerosi adempimenti
    trasferiti dalla pubblica amministrazione alle aziende negli ultimi
    15 anni (intrastat, dichiarazioni d'intento, eliminazione della
    modulistica doganale dal 1993, ecc..) la pubblica amministrazione
    abbia diminuito il proprio personale.
    Ma soprattutto l'insieme di questa situazione non consente più ad
    una persona di media cultura di gestire o iniziare una nuova impresa.
    Troppe variabili non controllabili.
    E con tutti questi adempimenti nessuno, dicasi nessuno, può essere
    sicuro di considerarsi in regola con il fisco di questo Paese.
    Ancora una volta il danno maggiore lo subiscono le piccole e medie
    imprese, nonché tutte quelle micro iniziative economiche che non
    hanno speranza di decollare in questo sistema.
    Sembra di assistere all'organizzazione delle gite scolastiche, dove
    orari e costi cambiano sino all'ultimo minuto in base al numero dei
    partecipanti.

    Ma qui si parla della programmazione economica e fiscale di un Paese
    che una volta era la sesta potenza industriale del pianeta e che
    oggi, a sentire i giornali, è ridotta ad avere come priorità
    principale quella di tenere sotto controllo il deficit pubblico.
    Se la politica fiscale è questa, o siamo rappresentati dalla
    peggiore classe politica di sempre oppure sorgono dubbi sul ruolo
    effettivo delle tasse.
    Vedremo il perché nella prossima parte.



    Claudio Bianchini
    Una fotografia impressionante e reale della situazione...davvero sconcertante...
    E' chiaro che a nessuno mortadellas lavoratore dipendente interessi quest'articolo....

  3. #3
    Aspettando Mauro V....
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    Citazione Originariamente Scritto da Marsicano Visualizza Messaggio
    Una fotografia impressionante e reale della situazione...davvero sconcertante...
    E' chiaro che a nessuno mortadellas lavoratore dipendente interessi quest'articolo....
    Parole sante... vallo a raccontare a un dipendente pubblico/privato. Ci vorrebbe l'abolizione del sostituto d'imposta, allora molta gente capirebbe e sarebbero cavoli amari per questi aguzzini.

  4. #4
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Chi davvero vuole l'evasione! (prima parte)
    Claudio Bianchini
    07/08/2007
    Vincenzo ViscoIl prossimo 8 agosto scade il termine per il pagamento
    delle tasse sul reddito senza l'applicazione delle sanzioni per i
    soggetti sottoposti agli studi di settore (praticamente tutte le
    piccole e medie imprese ed i lavoratori autonomi).
    Quest'anno il giro delle proroghe, dei rinvii, delle modifiche
    normative con effetto retroattivo ad esercizio già chiuso ed in
    deroga allo statuto del contribuente è stato particolarmente
    frustrante ed ha fatto rilevare come lo scontro tra i due
    schieramenti politici utilizzi l'arma della politica economica (in
    particolare quella fiscale) non per cercare di migliorare la nazione
    ma per punire le categorie che hanno votato per la parte avversa.
    In realtà chi perde è il sistema produttivo.
    La pletora degli adempimenti formali (per lo più inutili e
    vessatori), nuove normative che si accavallano con le vecchie ed
    incertezze sui tempi di applicazione delle stesse, rendono
    praticamente impossibile avere un rapporto regolare con il fisco
    italiano ed espongono le imprese a rischi di vessazioni da parte
    degli organi di accertamento.
    Un semplice esempio: una piccola azienda manifatturiera con un
    milione di euro annuali di fatturato, che importa o acquista beni in
    Europa per rivenderli in Italia, e che ha un solo dipendente, è
    soggetta ai seguenti obblighi:
    -obblighi periodici (mensili o trimestrali)
    - liquidazioni IVA e versamento dell'IVA;
    - elaborazione dei modelli Intrastat sugli acquisti intracomunitari;
    - elaborazione ed invio delle dichiarazioni d'intento;
    - elaborazioni mensili del cedolino paga;
    - comunicazioni mensili all'INPS;
    - versamento mensile delle ritenute fiscali e dei contributi INPS
    per i dipendenti;
    Ci sono inoltre obblighi dichiarativi annuali (che si cumulano a
    quelli periodici di cui sopra):
    - certificazioni delle ritenute pagate ai terzi percipienti;
    - elenchi dei clienti e fornitori;
    - bilancio d'esercizio;
    - comunicazione annuale IVA;
    - dichiarazione dei redditi con uniti gli studi di settore;
    - dichiarazione dei sostituti d'imposta.



    Nessuno di questi adempimenti può essere gestito in prima persona
    dall'imprenditore se non è un professionista del settore.
    Nell'elenco sono inclusi solo gli adempimenti principali.
    Andrebbero aggiunti anche gli obblighi dichiarativi ICI (se si ha un
    immobile) e la dichiarazione annuale MUD relativa ai rifiuti,
    nonché l'invio dei registri dei corrispettivi per chi vende al
    pubblico.
    Oltre agli obblighi dichiarativi ci sono naturalmente anche i
    pagamenti.
    Anche qui le date non sono sempre le medesime: per le imposte sul
    reddito si effettuano a giugno/luglio e novembre di ogni anno,
    unitamente ad alcune imposte locali (addizionali regionali e
    comunali).
    Date diverse sono invece previste per i rimanenti tributi locali,
    quali la TARSU (i rifiuti urbani), l'imposta di Registro per i
    contratti di affitto, l'ICI, le imposte sulla pubblicità, ecc…
    Si tenga presente anche che i contribuenti sono tenuti a pagare le
    imposte con un anno di anticipo: assieme alle imposte sul reddito
    dell'anno 2006 si paga un importo analogo aggiuntivo a titolo di
    acconto d'imposta per l'anno 2007 che è pari, fatto unico in Europa,
    al 100% delle imposte dovute per l'esercizio 2006 appena chiuso.
    A tutto ciò vanno aggiunti gli adempimenti relativi alla Legge 626
    (sicurezza sul lavoro); quelli per la privacy e quelli previsti
    dagli accordi Basilea 2 (se no vengono tolti i fidi bancari).
    Adempimenti che sanno di beffa viste le continue violazioni in
    materia di privacy e gli incidenti sul lavoro recentemente segnalati
    dalla cronaca, ma che alle aziende costano.
    Questo assurdo elenco di adempimenti fiscali e amministrativi si
    applica anche a micro imprese con fatturati risibili e molti di
    questi rappresentano delle vere e proprie duplicazioni di dati.

    Ad esempio, per chiudere l'esercizio e presentare i propri dati al
    fisco e al Registro imprese, indipendentemente dai ricavi
    realizzati, una società di capitali deve:
    - redigere un bilancio;
    - presentare una dichiarazione riepilogativa annuale IVA;
    - presentare una dichiarazione dei redditi (dove si mettono gli
    stessi dati già esposti in bilancio e nella dichiarazione
    riepilogativa IVA);
    - predisporre gli studi di settore (che si fanno in modo diverso
    dalla dichiarazione dei redditi pur riportando anch'essi i dati già
    indicati nel bilancio e nella dichiarazione dei redditi).
    Dovrebbero spiegarci perché si devono predisporre quattro documenti
    invece che presentarne uno solo quando i dati vanno sempre
    all'amministrazione finanziaria.
    Quanto sopra scoraggia chiunque ad aprire una nuova iniziativa e
    anche per questo in Italia non investe più nessuno.
    Nemmeno gli italiani.
    Chi può scappa.
    Anzi è già scappato.
    Ecco altri 2 esempi significativi su questa situazione.

    Detrazioni IVA
    E' diventata ormai da lungo tempo prassi, da parte
    dell'amministrazione finanziaria, quella di cambiare ogni anno le
    regole fiscali.
    Ma all'inizio del 2007 hanno superato se stessi varando regole che
    hanno effetto retroattivo sul 2006, quando i bilanci delle aziende
    erano già stati in larga parte presentati e approvati dalle
    assemblee dei soci.
    Così ecco che ad aprile del 2007 viene detto che la detrazione IVA
    sulle auto per l'anno 2006, già modificata nel corso dello stesso
    2006, è ulteriormente cambiata e stabilita al 40%, e che gli effetti
    fiscali relativi al 2006 si potranno riconoscere solo nella prossima
    dichiarazione dei redditi relativa al 2007.
    Insomma è stato varato un effetto fiscale retroattivo che si
    denuncerà 2 anni dopo.

    Studi di settore
    I criteri di determinazione della congruità ai fini degli studi di
    settore relativi all'anno 2006 sono stati oggetto di modifiche da
    parte della pubblica amministrazione sino al mese di giugno 2007.
    A giugno 2007!
    Quando era già scaduta la prima finestra utile per il pagamento
    delle imposte senza maggiorazione. Mentre il fisco stava ancora
    discutendo su come applicare gli studi di settore, molte aziende e
    contribuenti stavano già pagando le imposte in base alle proprie
    risultanze contabili, secondo i termini indicati dalla stessa
    amministrazione finanziaria.
    Il problema è che con gli studi di settore l'amministrazione fiscale
    vorrebbe determinare le imposte in base a indici statistici di
    redditività, dimenticando però che non sono state abrogate le norme
    che obbligano i contribuenti a determinare le imposte in base alle
    risultanze contabili.
    Andrebbe spiegato allora ai cittadini perché si debba tenere una
    contabilità, fare dei bilanci, predisporre dichiarazioni dei redditi
    e calcolare le imposte in base alla contabilità se poi questa stessa
    documentazione non viene esaminata dal fisco, che determina le
    imposte in base ai metri quadrati dell'ufficio o in base a quanto
    sono larghi i bagni dell'azienda.
    Per chi e per cosa si sta lavorando?
    Perché si è obbligati a prendere (e pagare) un commercialista se poi
    il suo lavoro non viene considerato?



    Il peggioramento nei rapporti con l'amministrazione finanziaria è
    palpabile anche se, per inciso, il deterioramento della situazione
    risale a molto lontano.
    Un esempio?
    Eccolo.
    Si Provi senza l'aiuto di un esperto a leggere la propria busta
    paga: non si capirà nulla.
    Eppure dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo.
    E' dall'unità d'Italia che ci sono i lavoratori dipendenti.
    Come è possibile che il dipendente non possa leggersi la propria
    busta paga?
    Perché ad una azienda serve un esperto per calcolare la retribuzione
    dei propri dipendenti?
    Perché un negoziante non può fare le paghe dei propri garzoni?
    Dove sono i sindacati?
    Dove sono le associazioni degli imprenditori?
    Una volta per seguire un'impresa sotto l'aspetto amministrativo e
    fiscale, e senza i computer, vi era un unico consulente (di solito
    un dottore commercialista o un ragioniere) e le buste paga venivano
    fatte a mano, ed erano relativamente semplici.
    Oggi, che esistono i computer, per fare le stesse cose nelle aziende
    ci sono:
    il consulente del lavoro;
    il dottore commercialista;
    il ragioniere commercialista;
    il tributarista;
    il revisore dei conti;
    il consulente d'azienda.
    E sicuramente se ne sta dimenticando qualcuno.
    Non si parla di nuovi servizi o di nuove funzioni.
    Si parla di fare quello che si faceva 50 anni fa.
    Senza alcun valore aggiunto.
    Tutto ciò grava sulla società, sui cittadini, e quindi alla fine sul
    prezzo dei beni e dei servizi che vengono acquistati.



    Anche sul versante del numero delle imposte esistenti, tra gabelle
    nazionali e gabelle locali, ci si perde nel conto.
    Sembra che gli amministratori pubblici prendano premi e incentivi
    per complicare ed ingarbugliare le situazioni
    Nel 1992 era stato fatto un timido tentativo per semplificare il
    numero delle imposte.
    Ma poi si è continuato a legiferare nuovi balzelli, che si
    aggiungono ai precedenti.
    E' frustrante persino farne l'elenco.
    Si arriva allo sconcerto se poi si pensa che per creare questo
    groviglio costoro vengono anche pagati.
    Tra l'altro la massa di questi adempimenti, oltre a creare
    confusione, costa di più ai cittadini senza un reale beneficio nei
    conti della pubblica amministrazione.
    Non ci risulta infatti che, per effetto dei numerosi adempimenti
    trasferiti dalla pubblica amministrazione alle aziende negli ultimi
    15 anni (intrastat, dichiarazioni d'intento, eliminazione della
    modulistica doganale dal 1993, ecc..) la pubblica amministrazione
    abbia diminuito il proprio personale.
    Ma soprattutto l'insieme di questa situazione non consente più ad
    una persona di media cultura di gestire o iniziare una nuova impresa.
    Troppe variabili non controllabili.
    E con tutti questi adempimenti nessuno, dicasi nessuno, può essere
    sicuro di considerarsi in regola con il fisco di questo Paese.
    Ancora una volta il danno maggiore lo subiscono le piccole e medie
    imprese, nonché tutte quelle micro iniziative economiche che non
    hanno speranza di decollare in questo sistema.
    Sembra di assistere all'organizzazione delle gite scolastiche, dove
    orari e costi cambiano sino all'ultimo minuto in base al numero dei
    partecipanti.

    Ma qui si parla della programmazione economica e fiscale di un Paese
    che una volta era la sesta potenza industriale del pianeta e che
    oggi, a sentire i giornali, è ridotta ad avere come priorità
    principale quella di tenere sotto controllo il deficit pubblico.
    Se la politica fiscale è questa, o siamo rappresentati dalla
    peggiore classe politica di sempre oppure sorgono dubbi sul ruolo
    effettivo delle tasse.
    Vedremo il perché nella prossima parte.



    Claudio Bianchini

    Unica possibile soluzione:

    rimettere il lavoro al centro dell'economia e il denaro al servizio di esso.
    Come: sovranita' monetaria popolare!

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Chi davvero vuole l'evasione! (prima parte)
    Claudio Bianchini
    07/08/2007
    Vincenzo ViscoIl prossimo 8 agosto scade il termine per il pagamento
    delle tasse sul reddito senza l'applicazione delle sanzioni per i
    soggetti sottoposti agli studi di settore (praticamente tutte le
    piccole e medie imprese ed i lavoratori autonomi).
    Quest'anno il giro delle proroghe, dei rinvii, delle modifiche
    normative con effetto retroattivo ad esercizio già chiuso ed in
    deroga allo statuto del contribuente è stato particolarmente
    frustrante ed ha fatto rilevare come lo scontro tra i due
    schieramenti politici utilizzi l'arma della politica economica (in
    particolare quella fiscale) non per cercare di migliorare la nazione
    ma per punire le categorie che hanno votato per la parte avversa.
    In realtà chi perde è il sistema produttivo.
    La pletora degli adempimenti formali (per lo più inutili e
    vessatori), nuove normative che si accavallano con le vecchie ed
    incertezze sui tempi di applicazione delle stesse, rendono
    praticamente impossibile avere un rapporto regolare con il fisco
    italiano ed espongono le imprese a rischi di vessazioni da parte
    degli organi di accertamento.
    Un semplice esempio: una piccola azienda manifatturiera con un
    milione di euro annuali di fatturato, che importa o acquista beni in
    Europa per rivenderli in Italia, e che ha un solo dipendente, è
    soggetta ai seguenti obblighi:
    -obblighi periodici (mensili o trimestrali)
    - liquidazioni IVA e versamento dell'IVA;
    - elaborazione dei modelli Intrastat sugli acquisti intracomunitari;
    - elaborazione ed invio delle dichiarazioni d'intento;
    - elaborazioni mensili del cedolino paga;
    - comunicazioni mensili all'INPS;
    - versamento mensile delle ritenute fiscali e dei contributi INPS
    per i dipendenti;
    Ci sono inoltre obblighi dichiarativi annuali (che si cumulano a
    quelli periodici di cui sopra):
    - certificazioni delle ritenute pagate ai terzi percipienti;
    - elenchi dei clienti e fornitori;
    - bilancio d'esercizio;
    - comunicazione annuale IVA;
    - dichiarazione dei redditi con uniti gli studi di settore;
    - dichiarazione dei sostituti d'imposta.



    Nessuno di questi adempimenti può essere gestito in prima persona
    dall'imprenditore se non è un professionista del settore.
    Nell'elenco sono inclusi solo gli adempimenti principali.
    Andrebbero aggiunti anche gli obblighi dichiarativi ICI (se si ha un
    immobile) e la dichiarazione annuale MUD relativa ai rifiuti,
    nonché l'invio dei registri dei corrispettivi per chi vende al
    pubblico.
    Oltre agli obblighi dichiarativi ci sono naturalmente anche i
    pagamenti.
    Anche qui le date non sono sempre le medesime: per le imposte sul
    reddito si effettuano a giugno/luglio e novembre di ogni anno,
    unitamente ad alcune imposte locali (addizionali regionali e
    comunali).
    Date diverse sono invece previste per i rimanenti tributi locali,
    quali la TARSU (i rifiuti urbani), l'imposta di Registro per i
    contratti di affitto, l'ICI, le imposte sulla pubblicità, ecc…
    Si tenga presente anche che i contribuenti sono tenuti a pagare le
    imposte con un anno di anticipo: assieme alle imposte sul reddito
    dell'anno 2006 si paga un importo analogo aggiuntivo a titolo di
    acconto d'imposta per l'anno 2007 che è pari, fatto unico in Europa,
    al 100% delle imposte dovute per l'esercizio 2006 appena chiuso.
    A tutto ciò vanno aggiunti gli adempimenti relativi alla Legge 626
    (sicurezza sul lavoro); quelli per la privacy e quelli previsti
    dagli accordi Basilea 2 (se no vengono tolti i fidi bancari).
    Adempimenti che sanno di beffa viste le continue violazioni in
    materia di privacy e gli incidenti sul lavoro recentemente segnalati
    dalla cronaca, ma che alle aziende costano.
    Questo assurdo elenco di adempimenti fiscali e amministrativi si
    applica anche a micro imprese con fatturati risibili e molti di
    questi rappresentano delle vere e proprie duplicazioni di dati.

    Ad esempio, per chiudere l'esercizio e presentare i propri dati al
    fisco e al Registro imprese, indipendentemente dai ricavi
    realizzati, una società di capitali deve:
    - redigere un bilancio;
    - presentare una dichiarazione riepilogativa annuale IVA;
    - presentare una dichiarazione dei redditi (dove si mettono gli
    stessi dati già esposti in bilancio e nella dichiarazione
    riepilogativa IVA);
    - predisporre gli studi di settore (che si fanno in modo diverso
    dalla dichiarazione dei redditi pur riportando anch'essi i dati già
    indicati nel bilancio e nella dichiarazione dei redditi).
    Dovrebbero spiegarci perché si devono predisporre quattro documenti
    invece che presentarne uno solo quando i dati vanno sempre
    all'amministrazione finanziaria.
    Quanto sopra scoraggia chiunque ad aprire una nuova iniziativa e
    anche per questo in Italia non investe più nessuno.
    Nemmeno gli italiani.
    Chi può scappa.
    Anzi è già scappato.
    Ecco altri 2 esempi significativi su questa situazione.

    Detrazioni IVA
    E' diventata ormai da lungo tempo prassi, da parte
    dell'amministrazione finanziaria, quella di cambiare ogni anno le
    regole fiscali.
    Ma all'inizio del 2007 hanno superato se stessi varando regole che
    hanno effetto retroattivo sul 2006, quando i bilanci delle aziende
    erano già stati in larga parte presentati e approvati dalle
    assemblee dei soci.
    Così ecco che ad aprile del 2007 viene detto che la detrazione IVA
    sulle auto per l'anno 2006, già modificata nel corso dello stesso
    2006, è ulteriormente cambiata e stabilita al 40%, e che gli effetti
    fiscali relativi al 2006 si potranno riconoscere solo nella prossima
    dichiarazione dei redditi relativa al 2007.
    Insomma è stato varato un effetto fiscale retroattivo che si
    denuncerà 2 anni dopo.

    Studi di settore
    I criteri di determinazione della congruità ai fini degli studi di
    settore relativi all'anno 2006 sono stati oggetto di modifiche da
    parte della pubblica amministrazione sino al mese di giugno 2007.
    A giugno 2007!
    Quando era già scaduta la prima finestra utile per il pagamento
    delle imposte senza maggiorazione. Mentre il fisco stava ancora
    discutendo su come applicare gli studi di settore, molte aziende e
    contribuenti stavano già pagando le imposte in base alle proprie
    risultanze contabili, secondo i termini indicati dalla stessa
    amministrazione finanziaria.
    Il problema è che con gli studi di settore l'amministrazione fiscale
    vorrebbe determinare le imposte in base a indici statistici di
    redditività, dimenticando però che non sono state abrogate le norme
    che obbligano i contribuenti a determinare le imposte in base alle
    risultanze contabili.
    Andrebbe spiegato allora ai cittadini perché si debba tenere una
    contabilità, fare dei bilanci, predisporre dichiarazioni dei redditi
    e calcolare le imposte in base alla contabilità se poi questa stessa
    documentazione non viene esaminata dal fisco, che determina le
    imposte in base ai metri quadrati dell'ufficio o in base a quanto
    sono larghi i bagni dell'azienda.
    Per chi e per cosa si sta lavorando?
    Perché si è obbligati a prendere (e pagare) un commercialista se poi
    il suo lavoro non viene considerato?



    Il peggioramento nei rapporti con l'amministrazione finanziaria è
    palpabile anche se, per inciso, il deterioramento della situazione
    risale a molto lontano.
    Un esempio?
    Eccolo.
    Si Provi senza l'aiuto di un esperto a leggere la propria busta
    paga: non si capirà nulla.
    Eppure dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo.
    E' dall'unità d'Italia che ci sono i lavoratori dipendenti.
    Come è possibile che il dipendente non possa leggersi la propria
    busta paga?
    Perché ad una azienda serve un esperto per calcolare la retribuzione
    dei propri dipendenti?
    Perché un negoziante non può fare le paghe dei propri garzoni?
    Dove sono i sindacati?
    Dove sono le associazioni degli imprenditori?
    Una volta per seguire un'impresa sotto l'aspetto amministrativo e
    fiscale, e senza i computer, vi era un unico consulente (di solito
    un dottore commercialista o un ragioniere) e le buste paga venivano
    fatte a mano, ed erano relativamente semplici.
    Oggi, che esistono i computer, per fare le stesse cose nelle aziende
    ci sono:
    il consulente del lavoro;
    il dottore commercialista;
    il ragioniere commercialista;
    il tributarista;
    il revisore dei conti;
    il consulente d'azienda.
    E sicuramente se ne sta dimenticando qualcuno.
    Non si parla di nuovi servizi o di nuove funzioni.
    Si parla di fare quello che si faceva 50 anni fa.
    Senza alcun valore aggiunto.
    Tutto ciò grava sulla società, sui cittadini, e quindi alla fine sul
    prezzo dei beni e dei servizi che vengono acquistati.



    Anche sul versante del numero delle imposte esistenti, tra gabelle
    nazionali e gabelle locali, ci si perde nel conto.
    Sembra che gli amministratori pubblici prendano premi e incentivi
    per complicare ed ingarbugliare le situazioni
    Nel 1992 era stato fatto un timido tentativo per semplificare il
    numero delle imposte.
    Ma poi si è continuato a legiferare nuovi balzelli, che si
    aggiungono ai precedenti.
    E' frustrante persino farne l'elenco.
    Si arriva allo sconcerto se poi si pensa che per creare questo
    groviglio costoro vengono anche pagati.
    Tra l'altro la massa di questi adempimenti, oltre a creare
    confusione, costa di più ai cittadini senza un reale beneficio nei
    conti della pubblica amministrazione.
    Non ci risulta infatti che, per effetto dei numerosi adempimenti
    trasferiti dalla pubblica amministrazione alle aziende negli ultimi
    15 anni (intrastat, dichiarazioni d'intento, eliminazione della
    modulistica doganale dal 1993, ecc..) la pubblica amministrazione
    abbia diminuito il proprio personale.
    Ma soprattutto l'insieme di questa situazione non consente più ad
    una persona di media cultura di gestire o iniziare una nuova impresa.
    Troppe variabili non controllabili.
    E con tutti questi adempimenti nessuno, dicasi nessuno, può essere
    sicuro di considerarsi in regola con il fisco di questo Paese.
    Ancora una volta il danno maggiore lo subiscono le piccole e medie
    imprese, nonché tutte quelle micro iniziative economiche che non
    hanno speranza di decollare in questo sistema.
    Sembra di assistere all'organizzazione delle gite scolastiche, dove
    orari e costi cambiano sino all'ultimo minuto in base al numero dei
    partecipanti.

    Ma qui si parla della programmazione economica e fiscale di un Paese
    che una volta era la sesta potenza industriale del pianeta e che
    oggi, a sentire i giornali, è ridotta ad avere come priorità
    principale quella di tenere sotto controllo il deficit pubblico.
    Se la politica fiscale è questa, o siamo rappresentati dalla
    peggiore classe politica di sempre oppure sorgono dubbi sul ruolo
    effettivo delle tasse.
    Vedremo il perché nella prossima parte.



    Claudio Bianchini

    Unica possibile soluzione:

    rimettere il lavoro al centro dell'economia e il denaro al servizio di esso.
    Come?: sovranita' monetaria popolare!

  6. #6
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Sab Bernardino Visualizza Messaggio
    .
    e poi....semplificare, semplificare, semplificare, sburocratizzare.....

  8. #8
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    Predefinito Perchè l'economia non và

    Dimenticate che una delle principali cause dell'impoverimento italiano è la corruzione. Solo nell'era tangentopoli dal 1980 al 1992 il calcolo economico dovuto dalle tangenti è di 110 mila miliardi di vecchie lire. Ancora oggi il nostro paese rimane un dei piu' corrotti d'europa ...

 

 

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