Da Il legno storto, 6 febbraio 2008
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Dialogo sulle radici e il significato del Federalismo Scritto da Paolo Bonacchi domenica 03 febbraio 2008
Carlo Cattaneo
Se conversando con un ipotetico amico dovessi rispondere ad alcune sue domande su cos’è davvero il Federalismo, penso che dovrei trasformarmi in Mago Merlino o se preferite nella Fata Turchina per raggiungere con semplicità e chiarezza lo scopo di eliminare dalla sua mente da un lato tutte le incrostazioni basate su informazioni sbagliate ad arte e sedimentatesi col tempo e dall'altro per illustrare un concetto rivoluzionario derivato dalla Natura, di per sé abbastanza semplice da capire. Così, dopo i segni magici di rito, toccando l'amico con la bacchetta magica, apparirebbe nella sua mente una parola luminosa e densa di significato: “Contratto”! Sì: il federalismo è innanzitutto una teoria dello stato le cui leggi sono fatte mediante “contratti” di natura politica fra cittadini. Ma non sono un mago e non ho la capacità di produrre miracoli, perciò il mio amico immaginario dovrà unicamente far conto su ciò che riuscirò a dirgli per aiutarlo a scoprire il vero significato e le origini del federalismo, tenendo presente che nulla è più semplice della verità e niente è più arduo da testimoniare.

Amico (A): Dunque, Paolo, mi vuoi spiegare da dove diavolo viene il federalismo?Paolo (P): Faccio una breve premessa che ritengo importante. L'uomo è un animale sociale ed in quanto tale è “parte” della natura e non il suo “padrone” come dimostra di voler essere. Se l'uomo e gli animali vivono insieme ai loro simili in comunità e gruppi vuol dire che collettivamente ottengono dalla vita associativa più di quello che danno. Questa osservazione vale per tutta la vita animale uomo compreso. La chiave del nostro dialogo alla ricerca del significato e delle radici del federalismo sta tutta in una parola: Contratto! Infatti, sia nelle società animali, sia in quelle dell'uomo i singoli individui, i gruppi e le più vaste comunità regolano I loro rapporti mediante “convenzioni” che, sia dal punto di vista giuridico, sia biologico, sono definite “contratti”. La caratteristica fondamentale dei contratti, patti ed accordi, visti sotto l'aspetto sociale e politico, è il mutuo vantaggio che gli associati devono ricevere. Nella società umana il perseguimento di tale scopo deve essere assicurato da una garanzia formale stabilita dalla maggioranza delle persone che si associano in stato per comunanza di interessi. Tale garanzia riguarda il diritto naturale, inalienabile, inviolabile ed illimitato delle persone associate di fare, abrogare o modificare A MAGGIORANZA le leggi che riguardano tutta la società. Ciò premesso cercherò di illustrare questi concetti andando alle radici della società che secondo la scienza del terzo millennio si trovano nelle leggi della natura; proprio come avevano sostenuto molti giusnaturalisti e sociologi del calibro di J.J. Rousseau, P.J. Proudhon ed altri. Per questi autori la fonte della Legge e del Diritto deve essere cercata nella natura. “O uomo, di qualunque paese tu sia, qualunque siano le tue opinioni, ascolta: ecco la tua storia, quale ho creduto di leggere non nei libri dei tuoi simili, che sono menzogneri, ma nella natura, che non mente mai. Ciò che verrà da essa sarà vero; non ci sarà di falso che quello che, senza volerlo, ci avrò messo di mio. (J.J. Rousseau, in Origine della disuguaglianza). Molti anni addietro sono stato attratto da un'osservazione del prof. Gianfranco Miglio, costituzionalista molto noto, scomparso nel 2001, che in un articolo pubblicato su L'Espresso, n. 49, del 9 dicembre 1979 riportava che “ ... studi recenti ... permettono ormai di scorgere le radici “naturali” delle fondamentali regolarità a cui obbedisce il comportamento politico dell'uomo ...“. Anche un grande studioso ebraico del federalismo, Daniel J. Elazar, in Idee e forme del federalismo (Edizioni di Comunità, Milano, 1995, p. 5), ha scritto: “Il modello organico (riferito all'evoluzione organica, n.d.a) è strettamente imparentato con il concetto di legge di natura nell'ordine politico”. Tutto ciò significa che le radici dell'ordine sociale umano si trovano nelle leggi della “natura” e non nelle leggende, nei miti, nelle finzioni e nelle distorte interpretazioni della storia, perché, come sostiene Carl Schmitt (vedi: Le categorie del politico, il Mulino, Bologna, 1972, p. 61), “Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati”. Tali concetti si sono formati, per la grandissima parte, nel corso dei secoli in cui la scienza non aveva ancora svelato gli eleganti meccanismi biologici e fisici mediante i quali agisce la natura. La cultura umanistica, sviluppata nel corso dei secoli su concetti astratti e non verificabili sperimentalmente, doveva inevitabilmente entrare in conflitto con le conoscenze scientifiche prodotte nel recente passato. Il conflitto fra umanesimo e scienza ha prodotto quello che è stato definito come “il divorzio fra le due culture” (vedi: Charles P. Snow, Le due culture, Marsilio, 2005). Questa separazione ha messo in evidenza che i concetti della politica sui quali sono fondate le dottrine dello “stato moderno”, sono scarsamente sensibili alle scoperte della scienza, mentre sono state fortemente influenzate dai miti, dalle leggende, dalle finzioni e dalle distorte interpretazioni della storia umana. Da qui la contrapposizione dei vecchi concetti che hanno originato lo “stato moderno” rispetto a quelli attuali dello “stato federale”. Per confermare queste osservazioni riporto quanto sostenuto da un grande sociobiologo, E. O. Wilson in Sulla natura umana (Zanichelli, Bologna, 1980, p. 110): “La perfezione del contratto sociale ha spezzato gli antichi vincoli, tipici dei vertebrati, imposti dalla rigida selezione di parentela, mediante la convenzione del contraccambio, unitamente al linguaggio flessibile infinitamente produttivo, e un’attitudine alla classificazione verbale, gli esseri umani stipulano accordi duraturi, sui quali possono essere costruite le culture e le civiltà”. Ancora dello stesso autore in Sociobiologia: la nuova sintesi, (Zanichelli, Bologna, 1980, p. 280): “La microstruttura dell'organizzazione sociale umana si basa su perfezionate mutue valutazioni che conducono alla stipulazione di contratti”. In effetti la cultura della nostra specie ha prodotto, nei secoli, diversi tipi di “contratto” sociale e politico, ma ha, di fatto e salvo rarissime eccezioni, trascurato di approfondire le ragioni scientifiche dell’unico che poteva produrre leggi coerenti con quelle della natura: il contratto politico o di federazione. L'idea di “stato federale” si fonda infatti sulla consapevolezza che i rapporti umani, siano essi economici, politici o religiosi, possono essere regolati sulla base dell’utilità, della convenienza e del vantaggio per le persone a condizione che siano formati mediante “contratti” il cui contenuto è “LEGGE”, regola che tutti devono osservare.

A. - Bel discorso, ma un po' difficile da capire. Adesso mi vuoi dire cosa significa la parola “contratto” in politica?
P. - Non hai torto. Capisco che il tema che ho affrontato avrebbe bisogno di maggiore approfondimento. Tuttavia la sua diffusione attraverso le informazioni è importantis- sima ai fini del perseguimento di un ordine sociale e politico, stabile e giusto per la società umana. Ma veniamo alla tua domanda sul significato della parola “contratto”. In politica l'idea di “contratto” come dominante dell'ordine sociale, significa che le persone responsabili che partecipano con metodo democratico alle scelte di governo della comunità, devono poter disporre degli strumenti giuridici per garantire a tutti gli associati non solo la “titolarità” della sovranità dello “stato”, ma anche la possibilità di “esercitarla” direttamente per diritto naturale inalienabile, inviolabile ed illimitato. Questo si traduce nella possibilità, per ogni appartenente alla comunità, di poter partecipare direttamente al governo deliberando, abrogando, o modificando a maggioranza le leggi che riguardano tutti (democrazia diretta) oppure legittimando quelle fatte dai loro “rappresentanti” (democrazia rappresentativa). In questo senso il Federalismo, in quanto idea dello stato contrattuale, è anche un governo popolare in cui la legge, parafrasando Lincoln e come la democrazia presuppone, è cosa “del popolo, dal popolo, per il popolo”.

A. - E chi sarebbero secondo te “le persone responsabili”?
P. - Le “persone responsabili” sono i cittadini attenti ed informati sulla politica che partecipano al governo della comunità con procedimento democratico mediante referendum deliberativi o legislativi il cui risultato non può essere modificato. Ovviamente il referendum non può essere soggetto a “limiti” (vedi ad esempio il Quorum del 50% + 1 della partecipazione degli aventi diritto al voto per la validità del risultato, previsto dall'art. 75 della costituzione italiana, l'esclusione del popolo a deliberare su numerose materie, soprattutto quelle fiscali e delle autonomie territoriali, ecc.). I referendum legislativi o deliberativi, in sostanza, sono gli strumenti giuridici attraverso i quali la maggioranza delle persone responsabili che partecipano alle scelte di governo della comunità, decide il RUOLO che lo stato deve avere nei confronti della vita di ognuno.

A. - Ma non ti sembra esagerato attribuire alla gente, al popolo, un simile potere, considerato l'attuale basso grado di cultura della massa e di scarsa partecipazione alla gestione della cosa pubblica da parte della gente comune?
P. - E' una questione di educazione civile e di responsabilità. E' ormai acquisito che senza strumenti decisionali, la gente non partecipa alle scelte di governo che riguardano la propria vita ed i propri interessi. Senza la mannaia della partecipazione popolare alle scelte di governo non si può fare uno stato federale, perché il Federalismo è un processo istituzionale di autogoverno basato sull'eguaglianza politica, sulla responsabilità personale, sulla libertà di scelta e di iniziativa e sul controllo diretto delle leggi, da parte dei cittadini aventi diritto al voto.

A. - Non ho ancora capito bene. MA IN CHE COSA CONSISTE QUESTO CONTROLLO DIRETTO?
P. Nel federalismo i cittadini, col voto, non delegano più “tutta” la loro sovranità ai loro rappresentanti, ma ne riservano per sé “la parte maggiore”, in modo da poterli delegittimare a maggioranza mediante referendum deliberativi quando fanno cose contrarie ai loro interessi o alle loro aspettative. Questo non eiste nella costituzione italiana ed è la ragione per la quale i lavoratori italiani sono costretti a pagare allo stato sotto forma di tasse, imposte e balzelli per oltre il 75% del loro salario: perché non dispongono degli strumenti giuridici contrattuali che il federalismo pone come sua condizione decisiva.

A. - Ma veramente, già oggi col voto il popolo può cambiare i propri rappresentanti.
P. - E' vero, ma in uno stato moderno basato sull'accentramento del potere nel parlamento e nei consigli, nei quattro o cinque anni di mandato i rappresentanti hanno potere assoluto sulla vita e sugli interessi della gente e con le loro scelte (che si traducono in tasse, imposte, obblighi, divieti e doveri, ma anche in privilegi, corruzione e sprechi), possono violare impunemente gli interessi e le aspettative della maggioranza dei cittadini senza che nessuno sia chiamato a risponderne. In questo modo la democrazia, limitata al solo giorno delle elezioni è una farsa, perché una volta eletti, i rappresentanti diventano i veri "padroni" dello Stato, mentre le persone comuni sono semplicemente poste al loro servizio nella più completa impotenza. Questa è la vera ragione per la quale, nel secolo scorso, la democrazia è fallita in più di 70 stati (vedi: Dahl, Sulla democrazia, Editori Laterza, 2000, p. 163 e 165),

A. - Alcuni sostengono che le riforme costituzionali presentate dalla sinistra nel 2001 e quelle presentate dal centro destra nel 2006, sarebbero il primo piccolo passo verso il federalismo. Cosa ne pensi in proposito?
P. - Il Federalismo non si può introdurre a rate o in percentuali o a piccoli passi. Risponde al principio “Tutto o Niente”, dove il Tutto, risiede sia nella sua nascita dal basso, dalle persone che vivono nei comuni (Principio di sussidiarietà), sia nella “garanzia” costituzionale dell'equilibrio fra democrazia diretta e democrazia rappresentativa offerta dal Contratto politico o di Federazione (Principio di autogoverno); mentre il Niente dipende sia dal mantenimento dell'accentramento statalista dell'ordine sociale e politico “nazionale”, sia dal regionalismo basato sul centralismo democratico di origine marxista. Il contratto politico, in sostanza, mette d'accordo, integra, rende equilibrate, vitali e coerenti nelle istituzioni le due forme di democrazia (diretta e rappresentativa) e risponde perfettamente alle domande su come rendere legittimo l'esercizio del potere che discende dalla politica senza usare violenza, come controllare il potere dello stato in modo che nessuno ne possa abusare e come dare voce al popolo come la democrazia, in quanto idea di governo popolare, prevede.

A. - Perché TV, politici e giornalisti, a proposito del federalismo, parlano di “patto” e mai di “contratto”?
P. - Perché la parola “patto”, il Foedus degli antichi romani da cui deriva “Federalismo”, è più elastica ed offre maggiori possibilità di diversa interpretazione rispetto al “contratto”. Questo favorisce i soliti giochi di astuzie, finzioni e menzogne care al potere delle classi che dominano la società. Per gli antichi romani il Foedus era tenuto in considerazione molto diversa rispetto a quella dei politici di oggi, in quanto coinvolgeva la “dignità” e “l'onore” della persona che lo stipulava. Oggi il “patto” si dimostra più adatto del “contratto” a giustificare il potere dei clan che si sono impossessati dello stato e che lo gestiscono senza alcuna dignità o scrupolo morale. Un “patto” nella concezione politica dello “stato moderno” come l'Italia, è di solito riferito a molte cose insieme, come nel caso del “contratto con gli italiani” fatto da Berlusconi, oppure come i “programmi” presentati dai partiti in occasione della cerimonia delle elezioni. In realtà il patto così concepito è poco più che una messinscena per ottenere il consenso elettorale. Il “patto” o meglio il “contratto” del federalismo, diversamente, è sempre LIMITATO a singoli FATTI descritti, conosciuti, letti, discussi, approvati e sottoscritti (referendum) sui quali il popolo, a maggioranza, ha potere decisionale assoluto.

A. - Molti, oggi, parlano di introdurre il “federalismo fiscale”. Qual è la tua opinione?
P. Ti risponderò con le parole di Gianfranco Miglio che sosteneva che “nessun federalismo fiscale è possibile senza una vera riforma federale dello Stato”. E' inutile illudere la gente con promesse che creeranno solo confusione, accresceranno le tasse a causa dell'assenza di una struttura federale che tende sempre verso lo stato minimo in armonia con gli interessi, la libertà, l'iniziativa e le aspettative di tutti.

A. - Quali sono, a tuo parere i nemici del federalismo?
P. - A mio parere il più grande nemico del federalismo è l'ignoranza della massa dovuta al sistema delle informazioni in mano alle lobbie di potere. Da un punto di vista istituzionale, diversamente, il nemico è lo “stato moderno” che si basa sull'accentramento, sulla sola democrazia rappresentativa, sull'indefinita ed incerta divisione dei compiti e delle funzioni ai vari livelli dello stato e sulla sovranità del parlamento e dei consigli posta sopra i cittadini. Tutto ciò produce disordine, arbitrio ed abuso nell'ordine sociale, una burocrazia smisurata e fannullona, limitazione della libertà e dell'iniziativa imprenditoriale, tasse esagerate in rapporto ai servizi resi, inefficienza, sprechi, privilegi e finisce col ridurre i cittadini a sudditi dei clan di potere e dei partiti.

A. - Ancora una domanda: molti identificano il federalismo come “secessione” del Nord dal Sud. Qual è la tua opinione in proposito?
P. - E' una cosa che neppure io ho mai capito e la considero un grave errore culturale di cui oggi paghiamo le conseguenze. Il Federalismo, in quanto teoria dello stato contrattuale, è un “principio di unione” spontanea e reversibile fra persone e comunità libere e non certo di “divisione”. Come si fa a fare un contratto fra persone e comunità se fra le parti non c'è la volontà di unirsi accordandosi giuridicamente per trarre mutuo vantaggio dalle scelte condivise? La secessione, in un'ottica federale, è un rimedio ESTREMO che serve solo ad evitare un conflitto armato, una rivolta violenta fra aree e comunità diverse per tradizioni e cultura, oppure soggette ad un diverso trattamento economico e fiscale da parte dello Stato moderno centralizzato e sovrano. In condizioni normali federalismo e secessione sono antitetici perché la secessione annulla le stesse fondamenta di mutuo vantaggio sulle quali riposa lo Stato federale. Tuttavia è facile osservare che oggi nel nostro paese non siamo in condizioni normali e per questa ragione il pericolo della secessione è reale, concreto e sempre più condiviso dai popoli che formano la “nazione” che sono “costretti” a stare insieme ed a subire governi illegittimi, quale sicuramente sono quelli prodotti dalla costituzione centralista mai sottoposta ad approvazione o rifiuto delle persone e dei popoli che compongono lo stato.

A. - Paolo, ho capito che il federalismo è cosa molto diversa da quello che pensavo in base a ciò che mi era stato detto da giornali e televisioni, anche se adesso ho un po' di confusione in testa. Puoi citarmi qualcosa che mi chiarisca ancora le idee?
P. - E' quasi impossibile. Ma se avrai voglia di approfondire quanto ho scritto sono sempre a tua disposizione. Ammessso che adesso tu abbia l'idea di cosa è un “contratto politico”, ci provo citandoti una frase del compianto professor Miglio: “Ecco la radice del neofederalismo: La sua vittoria è la vittoria del “contratto” sul “patto” politico, sullo “ius publicum aeuropaeum” dell’Europa statalista.” (intervista rilasciata al Limes , settembre 1993).
Spero, amico mio, che alla fine tu abbia capito che si tratta di guardare allo stato ed alla politica con una logica molto diversa da quella che ha prodotto e continua a produrre, aggravandoli, i nostri già gravissimi problemi politici, economici e sociali.