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Discussione: L'Elmo di Oppeano

  1. #1
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    Predefinito L'Elmo di Oppeano

    Oggetto raffinatissimo frutto della tecnica d'incisione a bulino celtica, le raffigurazioni proprie del mondo Etrusco, legato ad un alto sacerdote paleoveneto.Tre civiltà che attraverso questo copricapo riescono a fondere il loro sapere.


    La forma e il messaggio

    L'elmo di Oppeano è di forma conica con un pomello schiacciato al vertice. Questo particolare è fondamentale per comprenderne la sua funzione sacerdotale. Il materiale usato è una robusta lamiera di bronzo tenuta assieme da rivetti,mentre il pomello è una fusione piena,a differenza di altri simili ,tipo l’elmo di Cremona .
    Con questo studio si vuol tentare di chiarire a cosa servisse questo copricapo,
    cosa rappresentasse la sua forma, cosa indicassero i suoi disegni, chi lo detenesse e a quali specifiche funzioni fosse finalizzato. Oltre all’interesse per l’oggetto in sé, è utile far luce sui riti ,sui sacerdoti,sui santuari, sulle modalità proprie di espressione della sacralità religiosa di quei popoli che anticiparono la civiltà romana, auspicando così che persone autorevoli e preparate in materia riprendano ed approfondiscano il discorso.
    Come più sopra riferito,l'oggetto è istoriato con cinque cavalli più un animale strano assomigliante ad una sfinge o meglio ad un centauro alato, forse un cavallo pegaseo,figura comune nel mondo arcaico greco come presso tutte le religioni di origine orientale.
    Non è sicuramente un elmo da difesa, dato che non si adattava al capo in maniera funzionale e adeguata, ma soprattutto era troppo leggero per proteggere il cranio da traumi o ferite. Si ritrova lo stesso copricapo indossato da divinità di varie religioni,anche quelle fisicamente e teologicamente lontane dal Mediterraneo come le divinità ittite , assire e indiane vediche , addirittura presso le popolazioni della Polinesia troviamo idoli rappresentati con cappelli conici.
    Un copricapo simile è riscontrabile su statuine di sacerdotesse o di persone oranti , su maghi e fate, ma anche sulle donne che praticavano la stregoneria nel mondo romano e su imperatori-sacerdoti,con le stesse funzioni di un’ antenna capace di captare ,o di inviare chissà quali energie od assorbire influssi cosmici, sicuramente segno tangibile dell’alto grado di elevazione spirituale di chi lo indossava.



    Tratto da::<<Il cappello dei magi>> ed.Aurora di Pellini Luigi

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  2. #2
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    Predefinito Il toro, Atis, e l'Elmo di Oppeano

    Le vicende del dio Attis ,tenedo presente il copricapo che poi sarà di Mitrà e sara il simobolo dei sanculotti della rivoluzione Francese(era conico, ma essendo di stoffa si afflosciava) accompagnano il cammino delle stagioni. Nei Veda l’eroe Atris aveva liberato il sole dall’eclissi e lo aveva riportato in cielo. L’Attis frigio, nel ricordo dell’originaria sede indoeuropea, è il sole che scompare nella lunga oscurità della notte polare: entra per alcuni mesi in uno stato di morte apparente e in primavera rinasce.
    Se il leone alato é il vessillo del popolo veneto, il toro lo è del Patriziato. Il berretto dei Dogi veneziani era detto Corno dogale ed il berretto frigio di Attis altro non è che il corno taurino. Al taurobolio era infatti legato il culto del dio: il toro veniva sacrificato ed il suo sangue colava attraverso la grata di legno su di una fossa scavata al di sotto, entro la cavità era disteso l’iniziato che in Attis condivideva il destino di morte e resurrezione. Nella mitologia greca, il Corno dell’abbondanza legato ad Ades trova una sua recondita spiegazione proprio nel taurobolio. Ciò appare ancor più chiaro nel Mitra curdo ove l’iconografia degli altari mostra il generarsi del frumento e della vite dal midollo e dal sangue del toro ucciso, come pure dal suo corpo tutte le piante verdi, i fiori e le erbe officinali.
    L’Elmo di Oppeano è il copricapo- CONICO IN LAMINA DI BRONZO- preso a simbolo dai sacerdoti Paleoveneti che passerà attraverso le tradizioni a coprire gli stregoni e le fate (Anguane nella tradizione Veneta)

  3. #3
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    Predefinito Non voglio monopolizzare il forum

    Sarei felice se ognuno di Voi postasse un articolo sui reperti "sacri" rinvenuti nella sua zona. L'Italia è uno scrigno stracolmo di testimonianze ed oggetti di altissimo valore archeologico, artistico, religioso.
    Nell'attendere gli scritti per ingannare l'attesa posto sui reperti paleoveneti trovati nelle mie zone e che posso commentare dato che li conosco.

  4. #4
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    Predefinito




    A seguito ad una discussione con l'amico Giovanni Feo ,mi fu da lui inviata la seguente lettera:
    <<Il tipo di elmo rinvenuto in provincia di Verona, a Oppeano, presenta delle caratteristiche assai interessanti, che rivelano come l'oggetto sia stato concepito per un preciso scopo, attinente ad attività sacre e rituali.
    La forma conica sormontata da un piccolo elemento appuntito - uguale al classico cippo etrusco - rimanda ad analoghi copricapi a punta ,tipici dei sacerdoti etruschi e italici.
    Copricapi conici e a punta fanno parte da sempre dell'iconografia classica di sacerdoti, maghi, indovini, fate.
    La scena raffigurata sulla superficie dell'elmo consiste in una serie di figure di spiccato valore simbolico, rinvenibili in vari contesti di arte sacra etrusca. Sei personaggi sono raffigurati sullo sfondo curvo dell'elmo. Grazie a ciò possono essere letti come sei figure che compiono un giro virtuale intorno alle fasce dell'elmo.
    Il numero 6 é ripetuto nelle 6 fasce circolari che contornano l'elmo.
    Ma, se si contano anche gli spazi intermedi, le fasce, o cornici, diventano 12, compresa l'area delimitata dal cippo apicale.Il dodici si riferisce ai dodici mesi dell'anno.
    Le sei figure: cinque cavalli e un centauro alato. Il centauro tiene per la coda il cavallo, davanti a sé: gesto che significa potere e controllo esercitato sull'animale. Il centauro, così, guida il corteo di cavalli. Verso dove ? Il centauro é alato, le ali indicano appartenenza al mondo aereo dello spirito, la meta dunque é un regno spirituale, non terreno.
    In un anno, dopo sei mesi, si giunge al solstizio estivo, anticamente chiamato "Porta degli uomini", o della rinascita umana e terrena; dopo altri sei mesi si raggiunge il solstizio invernale, la "Porta degli dèi", o della rinascita immortale.
    Il centauro, o sagittario, é il segno zodiacale che presiede al solstizio invernale. Il viaggio delle sei figure dell'elmo é verso la Porta degli Dèi, la porta celeste, verso l'immortalità.
    Il cavallo,frequentemente ritrovato in sepolcri etruschi, cretesi e micenei, veniva sacrificato nel corridoio funerario (dromos), quale privilegiata vittima offerta al mondo di Ade e Persefone. La sua tipicità animale era destinata a placare le forze infere, coadiuvando così l'anima del defunto a staccarsi dalla dimensione infera e terrena e a salire verso quella celeste.
    In sintesi, la scena raffigurata sull'elmo può essere interpretata così: offrendo i giusti sacrifici (i cavalli, la natura animale) alle divinità che governano le Porte dell'anno, l'anima umana può liberarsi e volare, staccarsi dalla sfera terrestre, salire verso l'alto e grazie al potere del cippo generativo ottenere l'immortalità.
    Il cippo fallico é ciò che permette la nascita fisica, ma anche quella spirituale, dell'anima.
    L'elmo, per il suo speciale simbolismo sacro dovette appartenere ad un sacerdote. In particolare, un sacerdote che conosceva il peculiare simbolismo del copricapo, astrale, zodiacale e metafisico: forse un "fulguratore" etrusco, le cui conoscenze e pratiche concernevano soprattutto la volta celeste, il calendario, lo zodiaco, i fulmini e ogni sorta di fenomeno celeste.
    L'elmo, allora, era il suo copricapo rituale, avente funzione di propiziare il contatto con le forze sacrali della terra e del cielo.
    L'ambiente culturale da cui deriva l'elmo di Oppeano é quello della dodecapoli etrusca del nord Italia, i cui principali centri furono Felsina ( Bologna ) e Mantua (Mantova). La regione si trovava a diretto contatto con la " civiltà atestina ", il cui epicentro era Este, dall'ottavo secolo a.C. sino ad età romana. La sua area di influenza si estendeva fino a Rovigo, Padova e Verona. Oggi é l'area che corrisponde al Veneto e alla Romagna orientale. Qui confluivano le influenze di varie culture, per integrarsi poi tra loro: Celti, Etruschi, Appenninici, Veneti, Illirici, Greci, convissero in questa regione . Lo stile orientaleggiante dell'elmo di Oppeano e di altri reperti atestini ("situle" bronzee di Este), rivela un evidente e forte influsso etrusco, già nel VII-VI secolo a.C.. Non é un caso se l'area etrusca di Romagna e Veneto, area periferica rispetto alla centralità tosco-laziale, abbia restituito alcuni tra i più rari e singolari oggetti di culto etruschi: il "fegato" bronzeo di Piacenza, l'elmo di Oppeano, le rune etrusco-celtiche, i " bronzetti" di Este. Si tratta di speciali elementi del culto, unici nella loro tipicità, mai trovati in altre regioni etrusche. Ciò significa che nella regione tra Veneto e Romagna vi fu un fecondo scambio, per nulla superficiale, tra cultura etrusca e cultura nordica, il cui centro europeo di irraggiamento fu la regione balcanico-danubiana e celtica di Hallstatt.

  5. #5
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    Predefinito Il contesto dell'elmo. Il paese di Oppeano

    Introduzione
    Il paese di Oppeano

    Questo lavoro è nato dalla volontà di approfondire il significato di un sacro oggetto ritrovato alla fine dell'Ottocento nella terra che fu anche di proprietà della mia famiglia. Non solo in questo lembo di campo vi furono insediamenti rilevanti dell'età del bronzo, ma tutto il comprensorio era un luogo altamente abitato e importantissimo .Era una città fondamentale nell'urbanistica veneta del 1000 a.C. .

    Oggi, una ricchezza diffusa ha alterato questi luoghi carichi,un tempo non tanto lontano, di fascino e di bellezza. L'inizio di questo processo si può far coincidere con l'avvento dell'agricoltura industriale. Dal dopoguerra si è assistito allo stravolgimento lento ed inesorabile che ha toccato il suo culmine negli anni Settanta, alla fine del "boom economico". La diffusa ricchezza ha parallelamente causato una completa distruzione del contesto rurale e la conseguente perdita di quella continuità culturale contadina che perdurava da secoli.Questo studio è frutto degli interessi suscitatimi da mio padre, che nel suo semplice ma efficace sapere intuiva, da vecchio agricoltore attaccato alla terra, il grande passato di questi luoghi,ed era legato intimamente a questo mondo che sentiva al crepuscolo . Con uno sguardo verso il cielo e con un piede nel passato,era affascinato dal sasso lavorato,dal coccio ,come dall'elmo che era stato trovato lì sotto il campo che con fatica coltivava. Suo malgrado ,mio padre Ugo era vissuto in uno dei peggiori periodi della storia , dal tumulto della seconda guerra mondiale al caos dell'Italia del dopoguerra, assistendo inerme alla distruzione della cultura contadina resistita quasi immutata per secoli e secoli, così come del paesaggio che era il contorno della sua infanzia.
    Anche nel nostro paese all'inizio degli anni Sessanta, sulla scia dell'industrializzazione, approdò una fabbrica di laterizi. Durante i lavori di fondazione affiorarono reperti archeologici di ogni genere, distrutti all'istante con tutti i mezzi, per evitare che la Sovrintendenza ai Beni Archeologici
    fermasse i lavori di edificazione e motivato dal fatto che bisognava creare
    posti di lavoro per la gente del paese il tutto passò soto silenzio.
    La morale è
    che oggi di quell'edificio non rimane neanche l'ombra, ma il cemento informe del manto e delle fondamenta è ancora lì: cosa penseranno i posteri di noi? Cosa stiamo lasciando in eredità?
    Oppeano resta comunque carico di energia e di storia e le testimonianze sono innumerevoli: fu infatti un confine fra il mondo etrusco e quello celtico, un punto di riferimento urbanistico annoverato fra i villaggi cardine della antica divisione geografica paleoveneta. Con un lavoro di misurazione riportando tutto su assi ortogonali.Le città degli antichi veneti risultano tutte in posizione geometrica fra loro legate da allineamenti secondo l’inclinazione che è quella dei fiumi che scendono dalle montagne,Oppeano risulta uno dei quattro punti cardine di questa divisione reticolare(NOTA N°1) paleoveneta come importantissimo punto focale. La sua nascita potrebbe essere datata in un periodo a cavallo del 1000 a.C..
    Una vita che si è stratificata, epoca dopo epoca, ed ha mantenuto il luogo sempre vivo fra le copiose acque fecondatrici che affiorano dalle risorgive di Vallese ,frazione del capoluogo o ancora fra la zona paludosa e umida,ricca
    di vita palustre pulsante, è
    fra le dune sabbiose a sud del paese ,create dalle anse dell'Adige che cercava il suo corso definitivo. Il paesaggio nell'età del bronzo era contraddistinto dal bosco composto soprattutto da farnie (o querce di pianura), olmi, frassini, carpini, ontani, tigli, pioppi italici e da altri ancora.
    Già nel periodo romano si era assistito ad un disboscamento, ma nonostante ciò fino ai primi anni del Novecento
    il paesaggio era armonioso e i campi coltivati amorevolmente si alternavano a piccoli boschetti, con le stesse tipologie di piante presenti duemila anni prima.
    Fin dall’immediato primo dopoguerra vengono completamente
    estirpate le piante arboree per giungere all’attuale
    situazione di completa scomparsa di ogni tipo di pianta

    spontanea; troneggiano
    pochi
    boschetti di pioppi coltivati per l’industria su una
    piatta agricoltura intensiva fatta di mais, grano e poche altre colture, tanti capannoni di cemento e strade. Questo è il miserevole paesaggio



    Sempre stralci da : "Il cappello dei magi" ed. Aurora di Luigi Pellini

  6. #6
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    Predefinito Riporto l'ultima parte del testo

    IL VIAGGIO DEI POETI
    Il viaggio di Pound nei “Cantos” inizia con la discesa ,come nell’inferno dantesco

    In una lettera Pound descrisse in sintesi al padre la struttura fondamentale del suo poderoso e complesso poema, “Cantos”:
    -Katabasis,o la discesa da vivo nel mondo dei morti.
    -Dromena, i corsi storici e il tempo ciclico
    -Epopteia ,il momento magico ovvero il cambimento e la piena coscienza,l’avvicinamento al mondo degli dei.
    Queste tre fasi sono anche il fondamento della “Divina Commedia”: Inferno , Purgatorio , Paradiso.
    Il viaggio infernale è l’inizio di ogni serio cammino spirituale,come la fase al nero degli alchimisti è la prima fase dell’Opera .La seconda ,paragonabile al purgatorio, è la fase al bianco e l’ultima ,accostabile al paradiso,è quella al rosso, la fase della liberazione attraverso il corpo di gloria o di luce-fuoco.
    Anche il neoplatonico T. Taylor appone la seguente nota sulla traduzione dell’”Antro delle ninfe “ di Porfirio:
    <<……L’allegoria relativa alla discesa di Ulisse nelle regioni infernali ……. contiene ….. alcuni degli arcani maggiori della teologia greca. Per quanto riguarda Ulisse ,a me pare insinuare il suo volare in cerca di aiuto presso la negromanzia ,allo scopo di conoscere gli esiti dei mali di cui è circondato ,attraverso l’ira del suo demone natale. Quindi Tiresia non è altro che uno spirito defunto evocato dall’arte magica , allo scopo di svelare i segreti dell’avvenire e di informare Ulisse di come egli possa ritornare al vero impero della sua mente>>.
    Quest’ultimo concetto è la chiave per comprendere tutta la questione: avvenuta la piena coscienza della mente, il gioco è a buon punto. Forse dopo Dante, si può individuare come continuatore il cosmopolita Pound, che a Verona ebbe la sua iniziazione nella chiesa di S. Pietro ai Filippini (distrutta durante i bombardamenti americani nella Seconda Guerra Mondiale). Egli fu legato tutta la vita a questa città ,alla quale si era avvicinato inizialmente per lo studio delle opere del Cavalcanti, conservate nella preziosa biblioteca Capitolare accanto al Duomo.I Cantos, opera monumentale riempita di antiche ed eterne conoscenze ,sono pregni di suoni incantatori che si rincorrono,di viaggi terrestri e celesti,delle miserie della carne e della grandezza degli antichi misteri che sono ormai nel nostro patrimonio genetico. Pound si definì :"Antenna della razza",l’antenna in grado di captare, affermazione che ci evoca il Flamen con il suo copricapo ,antenna della tradizione prisca.
    Dante adotta come apertura della Divina Commedia la discesa agli inferi,viaggio percorso anche da Ulisse nelle sue peregrinazioni ,la cosiddetta nekuia o evocazione dei morti.
    Demetres Tryphonopoulos parla della natura palingenetica dei Cantos, una katabasis o incontro con la morte con il preciso scopo di arrivare alla "gnosis" o conoscenza completa che ci avvicina inevitabilmente alla divinità e al superamento del tempo e dello spazio.

    Per essere chiari prenderò a prestito le parole di Demetres Tryphonopoulos ,dal suo libro “Pound e l’occulto”:
    <<Il Cantos 1° inizia con la Katabasis o discesa di iniziazione rituale :”Poi scendemmo.. “(1°/5°).Pound precisa che l’uomo che discende nel mondo dei morti è “vivo”, e quindi pienamente consapevole. Odisseo ,all’inizio del poema ,è come il “mystes” delle iniziazioni rituali,un’esperienza su cui un poeta vicino a Pound scrive:
    “Il passare nel regno dei morti (sia nella versione eleusina sia in quella mitraica)da vivi ,si riferisce all’iniziazione dell’anima del candidato negli stati della consapevolezza dopo la morte, mentre il suo corpo era lasciato in trance. Riuscire a passare attraverso questo stato di consapevolezza cancellava la paura della morte, poiché dava al candidato una prova del tutto sufficiente dell’immortalità dell’anima e della sua consanguineità con gli dei”>>.
    La discesa doveva essere fatta nel pieno equilibrio,forti della giusta interpretazione dei simboli come dei consigli dei maestri.
    Il simbolo per eccellenza del magistero era il caduceo,ovverossia l’equilibrio delle forze ,la suprema padronanza delle energie ,ma anche del sapere.

    Nel caduceo i due serpenti stanno a significare "Obeah", la proiezione della luce astrale a scopi magici o l'elemento passivo ,mentre "Od" è la corrente attiva e positiva dell'energia magica che ha origine nella kundalini; Reichenbach chiamava questa forza Odyle, e Reich l'Orgone. Esperimenti condotti da questi due scienziati hanno dimostrato, in condizioni di laboratorio ,l'esistenza di questa forza misteriosa. “Od” è rappresentato dal serpente attivo del caduceo di Hermes. “Ob” costituisce lo scettro del doppio potere. La polarizzazione dell'Ob e dell'Od è rappresentata dal globo che sormonta il caduceo o scettro ,intorno al quale si avvolgono i serpenti. Il globo è simbolo di Aour(Eb.), luce(più propriamente Lux), risultato di questa polarizzazione ed equilibrio.
    In cielo questa Lux è tipificata dal sole ,nell'uomo dalla coscienza,
    nel Regno Minerale dall'Oro .
    Ricordo che Wilhelm Reich morì in manicomio criminale negli U.S.A.
    Una cosa simile successe a Pound ,che per sua fortuna attraverso una petizione internazionale ,sottoscritta da scrittori ed artisti, riuscì ad uscire vivo dal manicomio criminale. La nostra mente è posta fra il macrocosmo ed il microcosmo, siamo degli esseri posti tra l'universo delle galassie e l'universo degli atomi, di conseguenza possiamo accedere al sapere ultimo,totale e definitivo nei mondi delle anime in pena, nell'ade, negli inferi della nostra complessa mente come accenna Freud :"I poeti e gli artisti sanno una quantità di cose, tra cielo e terra, che il nostro sapere accademico neppure sospetta (...) perché attingono a fonti che non sono state ancora aperte alla scienza".Impossibile dare delle risposte precise.
    La discesa agli inferi è una delle possibili vie di accesso per arrivare a questo traguardo, con inevitabili pericoli che si devono correre , conoscere e affrontare. Ci vuole coraggio, per spingersi in quei luoghi bui. L'elmo di Oppeano era un accessorio indispensabile per iniziare il viaggio, era un oggetto caricato e preparato per assorbire le energie cosmiche e sposarle con quelle telluriche. Queste energie erano necessarie per andare e tornare da quelle lande oscure dove pochissimi uomini si erano addentrati :si poteva rimanerne intrappolati come in un labirinto dal quale uscire era difficile,bisognava premunirsi dell'aiuto del filo di Arianna.
    Dice Mircea Eliade: <<nella preistoria, la caverna, spesso assimilata
    ad un labirinto e trasformata abitualmente in un labirinto era
    insieme il teatro delle iniziazioni ed il luogo dove si interravano
    i morti. A sua volta il labirinto era omologato al corpo della madre
    terra. Penetrare in un labirinto e in una caverna equivaleva ad un
    ritorno alla madre>>.

    Alla base di tutto questo sta un'idea di energia cosmica,che presiede sia ai processi fisici, sia a quelli biologici ,e anche a quelli psichici, una forza che altera o migliora anche il mondo minerale,che è in tutto l'universo ,ma che segue ritmi e alternanze in parte sconosciuti.
    Così ad influenzare il singolo individuo come le strutture sociali e culturali, è un'energia sottile ,ma potentissima ,quella stessa che l'uomo con opportuni mezzi ,anche "semplici" ,può utilizzare ed incanalare per migliorare le sue percezioni, giungendo in certi casi vicinissimo alla divinità.
    Tutto questo processo non era privo pericoli,ecco perché gli antichi sacerdoti si preparavano per accogliere queste forze "divine"con appropriate metodologie.La fisica odierna conosce il fenomeno dell'anti-materia: nel vortice oscuro dei buchi neri si ritorna al caos primordiale della disgregazione.La vita resta indissolubilmente legata alla morte,e nell'eterno sacrificio dell'esistenza ogni organismo vive sulla morte di altre forme.Le grandi religioni del nostro passato volevano arrivare alla mente "pura", al Sè, sapevano che l'immortalità era percorribile non dal corpo ma dalla mente liberata attraverso le segrete energie del cosmo.
    Allora il nostro elmo è una macchina che aiuta la “discesa”,o meglio la conoscenza e l’elevazione umana verso un certo tipo di imperio e di immortalità,
    uno speciale copricapo usato dai corpi sacerdotali per operare riti di particolare importanza.
    Questo lavoro vuole essere il punto di partenza per uno studio approfondito sui copricapi rituali ,di conseguenza l’elmo di Oppeano otterrà finalmente il riconoscimento della sua importanza come reperto unico strappato alla sua terra che lo ha conservato amorevolmente per 25 secoli, per finire ignorato nei magazzini del museo archeologico di Firenze.

    Sempre stralci da : "Il cappello dei magi" ed. Aurora di Luigi Pellini

 

 

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