C’è un paese la cui capitale è a poco meno di un’ora di aliscafo da Helsinki, popolato da un milione e trecentomila abitanti che, dopo aver vissuto la crudezza della repressione comunista, è oggi un riferimento per tutti i Paesi dell’ex blocco comunista, in particolare per l’Europa Centrale. Si tratta dell’Estonia che, ottenuta l’indipendenza, avviò il processo delle liberalizzazioni alla fine del 1992; il governo dell’epoca capì in fretta che per attrarre capitali stranieri e crescere era necessario privatizzare e soprattutto ridurre le tasse attraverso un sistema di flat tax. Tra il 1995 e il 2004, il Pil pro capite estone è cresciuto del 96%; al tempo stesso l’indice di percezione della corruzione (Cpi, Corruption Perception Index; www.transparency.org) è passato dal punteggio di 5,7 a quello di 6,3 del 2005 (la scala va da 0, minima trasparenza a 10, massima trasparenza); la spesa pubblica, inoltre, si è assestata al 36% del Pil. La classifica dell’Index of Economic Freedom della Heritage Foundation (www.heritage.org) appena pubblicata colloca l’Estonia al 12esimo posto al mondo (157 i Paesi analizzati) con risultati particolarmente brillanti soprattutto nelle libertà del commercio e del business, oltre che nella libertà fiscale.
Al tempo stesso l’Estonia può vantare un lusinghiero 27esimo posto (su 131 paesi) nella classifica di competitività pubblicata dal World Economic Forum (www.weforum.org). Tra i Paesi ex-comunisti, l’Estonia è di gran lunga il Paese più efficiente, un esempio a cui guardare con fiducia, preso a modello da molte altre nazioni ben più tribolate ma già orientati alla flat tax. Nella graduatoria dell’Index of Economic Freedom che vi ho appena citato, alle spalle dell’Estonia si collocano la Lituania (26esima), la Georgia (32esima), la Slovacchia (35esima), la Repubblica Ceca (37esima), la Lettonia (38esima), l’Ungheria (43esima), l’Albania (56esima), la Bulgaria 859esima), la Romania (68esima), la Macedonia (71esima), la Moldavia (89esima). La maggioranza di essi ha già adottato un sistema di flat tax; è così per la Slovacchia, per la Georgia, per la Romania, la Lituania, la Lettonia, la Repubblica Ceca e ora anche per l’Albania e la Bulgaria. I dati della Commissione Europea riferiti ai soli paesi Ue indicano per la Romania e la Slovacchia una pressione fiscale pari al 27,5%; per la Lituania del 29,7%, per la Lettonia del 31,1%, per la Bulgaria del 34,2%, per la Repubblica Ceca del 34,8%. I risultati confermano una relazione tra performance, regime fiscale leggero, riduzione del livello di corruzione. Ma che cos’è esattamente la flat tax? Per rispondervi chiamo in causa l’Occasional Paper dell’Istituto Bruno Leoni (www.brunoleoni.it) scritto da Alvin Rabushka e Robert E.Hall, autori delle idee fondanti di questo sistema fiscale.
La flat tax è “un sistema di tassazione in cui a ogni contribuente, che si tratti di persona fisica o di un’azienda, viene applicata una sola aliquota di imposta, indipendentemente dal livello di reddito e dalla fonte di quest’ultimo”. In sostanza, è l’opposto di un sistema di aliquote progressive. Ha lo scopo di “aumentare la libertà individuale, permettendo a ciascun individuo di conservare una quantità maggiore di ciò che guadagna. Il principio cardine su cui si basa è che gli incentivi individuali sono importanti per stimolare crescita e cambiamento. Rabushka in particolare, osserva come le aliquote fiscali elevate disincentivino il lavoro, l’investimento e il risparmio, mentre aliquote ridotte spingano a lavorare, a risparmiare, a investire lasciando a colui che produce una buona parte del frutto del proprio lavoro. Le tasse, ricorda l’economista, dovrebbero distorcere il meno possibile i prezzi frutto dell’interazione tra domanda e offerta sul mercato. Per far ciò, un sistema di tassazione deve raccogliere senza troppo influenzare le decisioni individuali su dove e quanto lavorare; deve essere imparziale o eguale, nel senso del Common Law, cioè del trattamento uguale agli eguali (che si traduce in ”ciascuno deve contribuire in pari percentuale alla tassazione“); deve essere semplice, comprensibile da chiunque, facile da gestire a prescindere dal livello di istruzione. Tutto questo si traduce nei tre requisiti, che la flat tax soddisfa appieno: efficienza, equità e semplicità.
E’ efficiente, perché riduce al minimo la distorsione dei prezzi e del mercato; è equa, perché ciascuno contribuisce in pari percentuale (tecnicamente, ”a ciascuno si applica la medesima aliquota d’imposta marginale oltre il livello stabilito di indennità individuale“; è semplice, perché è facile da capire e da applicare. La flat tax rappresenta senza dubbio una teoria stimolante su cui misurarsi con gli strumenti della razionalità; per capire ciò di cui tratta, dobbiamo capire i problemi che cerca di risolvere, oltre alle modalità che scelte per risolvere i problemi identificati. L’esempio dell’Estonia e la lunga fase di sperimentazione in corso nell’Europa Centrale potrebbero portare risultati brillanti prima di quanto si possa immaginare, pur di fronte a una lunga, complessa, a tratti dolorosa transizione dal comunismo al liberismo.
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