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Noi contro i poteri forti della globalizzazione.
di redazione on Febbraio 02,2008
Noi contro i poteri forti della globalizzazione.
In virtù del fatto che noi del Fronte Sociale Nazionale siamo diversi già per definizione, oltre che per Statuto e Programma sia rispetto al polulivo, sia rispetto a quella destra radicale xenofoba e refrattaria: ossia siamo ben altro (come abbiamo più volte ripetuto fino alla noia) rispetto ai pariolini berluskoidi o variopinti e ai naziskin pseudo-rivoluzionari con la cirrosi epatica e ammiratori di Bush, non possiamo che sperare che le prossime elezioni americane siano vinte dal partito democratico e magari da Barak Obama.
Una prima ragione e la stessa Dichiarazione d’indipendenza, che nel primo articolo contempla, come principio gerarchico di tutto l’ordinamento statunitense, il diritto alla felicità di tutti, senza discriminazioni di sorta: diritto troppo spesso calpestato nella storia dai molti falsi profeti e trafficanti del tempio, da cui pure discende G. Bush, che hanno sfruttato il loro potere solo per fini personali o poco oltre, a discapito del mondo intero…
Come non ricordare come dopo l’11 settembre molti dei signori del polulivo si sbracciarono per la guerra globale di Bush in Afghanistan e Iraq, e per le guerre di Sharon-Olmert a Gaza, in Palestina e in Libano, anche con l’utilizzo criminale degli scassatissimi e imprecisi B-52 “Stratofortress”, delle bombe al fosforo, delle bombe a grappolo e delle bombe perforanti! E come non ricordare anche il camaleontismo politico-elettorale di questi signori, che li fa essere paficisti e guerrafondai a orologeria o “a convenienza badogliano-donabbondiana”!
Questo perché, sebbene a qualcuno vada di traverso, solo noi del Fronte siamo realmente non conformi e siamo contro i poteri forti della globalizzazione turbo-capitalista e angloamericano-sionista imperante. Pertanto nel paese sottomesso alla subdola, arrogante e cinica “dottrina Bush”, solo con il cambiamento è possibile che migliorino in primisle condizioni di vita di tutta la popolazione statunitense, specialmente di estrazione medio-bassa e la situazione internazionale in generale.
E’ ovvio che la politica monetaria liberista e apolide è dipendente, come le tessere di un domino, dalle decisioni politiche di quei paesi che contano di più nel mondo, che dirigono l’economia globale, in quanto detentori della maggior parte delle risorse economiche del mondo e creditori a strozzo dei paesi sottosviluppati… E più di tutti gli Stati Uniti, con la loro politica influenzano quelle degli altri stati, sudditi o liberi, come ne condizionano fortemente l’economia reale e borsistica.
Secondo noi se vincesse Obama, si aprirebbero molte opportunità per gli esclusi e gli emarginati di quel paese (neri, ispanici,messicani, nativi, europei di recente immigrazione…): i quali sono quelli che danno più alla loro nuova, ma ingrata patria, con le loro rinunce e con i loro sacrifici (si pensi ai caduti e ai reduci dei recenti conflitti, all’alluvione in Louisiana, alle segregazioni dei nativi e ai quartieri suburbani…). L’economia nazionale migliorerebbe e si eviterebbe una guerra tra poveri che potrebbe dilagare anche nei paesi europei a forte immigrazione, come Francia, Inghilterra e via dicendo. La fine dell’insensato conflitto in Iraq, dirotterebbe i fondi della guerra per le emergenze sociali e climatiche che imperversano in diversi stati del paese. Il costo del petrolio scenderebbe e il dollaro tornerebbe ad essere stabile. Il dialogo e la mediazione con i paesi latinoamericani, ai quali bush è aprioristicamente ostile, come Cuba, Venezuela, Bolivia… migliorerebbe le relazioni in quell’area, facendo scemare le tensioni e incoraggiando una proficua e equa politica di accordi economici su materie prime in cambio di prodotti finiti, tecnologie e infrastrutture. Questa aprirebbe o migliorerebbe gli accordi economici e gli investimenti anche di numerosi altri paesi: riducendo in primis la dipendenza dal petrolio saudita e consentendo l’entrata in scena nella finanza mondiale di paesi come protagonisti… Sul piano geopolitica si attenuerebbe la pressione statunitense sui “paesi canaglia” (Corea del Nord, Cina, Iran, Siria, Bielorussia, Zimbabwe, Venezuela, ecc…) e si appianerebbero gli attriti fuori dalla sfera d’influenza di Washington (Russia, Serbia, India, Libia, Egitto, Palestina).
Tutto questo scenario qui sintetizzato gioverebbe in maniera non marginale anche all’Italia, che troverebbe nuovi interlocutori economici e migliorerebbe le relazioni con quelli tradizionali, con rilanci positivi nelle attività produttive nazionali e sgravi nel fisco e nei prezzi dei beni di consumo. Certamente noi non siamo tra i fautori del liberismo planetario, ma non potendo avere a breve termine la possibilità di cambiare le inique regole del mercato globale, dobbiamo essere capaci di prevedere quelle significative mosse politiche che possono migliorare davvero l’economia e la diplomazia nazionale ed estera. E secondo noi una grande opportunità, non solo per gli statunitensi, si chiama Obama.
Noi siamo sempre e saremo contro i poteri forti pseudo-democratici e per l’autodeterminazione di tutti i popoli come diritto e necessità non secondaria degli stessi, perché non siamo né destra e né sinistra e il nostro onore è la fedeltà a ciò in cui noi crediamo; e noi siamo quello che crediamo, fieri della nostra storia di 28 secoli: dall’Italia pre-romana all’Europa dei popoli che si sta realizzando e che con più forza va contrapponendosi, al di là delle singole differenze linguistiche, storiche, religiose…, al qualunquismo plutocratico-massificante: ipermercativista, fordista, amorale, nichilista e turbocapitalista neoconservatore in tutte le salse.
Non deve sorprendere che i signori polulivisti che sono da sempre fieri dei colpi bassi e alla schiena (come l’8 settembre ’43), sono tra i più entusiasti fautori delle frontiere colabrodo senza alcuna vigilanza, del mandato d’arresto europeo, di Echelon, del 41 bis, del “segugismo crociato” dei loro governi: sempre proni a parare il culo al supremo padrone stellestrisce, in patria e non e a sostenerne il gangsteriano bellicismo. E costoro come sono stati di recente gli ascari delle manganellature in Val di Susa: senza se e senza ma, allo stesso modo, sono i satrapi inarrivabili delle manganellature a Pianura, che hanno spalleggiato sottobanco per tanti anni l’ecomafia, chiudendo un occhio su tutto. E’ normale che per loro in fin dei conti Bush sia un modello da seguire: uno che sa bene come cornificare e mazziare i propri sudditi e i propri eunuchi genuflessi del pianeta…
Sicuramente Obama è diverso per molti aspetti dal nostro pensiero politico, ma noi troviamo più vicinanza d’intenti e di programmi con il suo che con quello di molti conservatori reazionari: assertori convinti che vi debba essere un solo guardiano del mondo a mettere sotto i piedi i popoli del mondo, per poter legittimarsi politicamente e per diventare inquilini dei palazzi (con i voti di una massa di italiani lobotomizzati e ingannati dai canali mediatici politicamente corretti, linguisticamente imboniti e trombati o castrati dai diktat dei liberatori-colonizzatori d’oltreoceano).
Noi pertanto guardiamo ai movimenti nazional-identitari europei: dall’Irlanda alla Scandinavia, passando per Belgio, Olanda, Francia, Germania e via dicendo…, fino alla fierissima Serbia oltraggiata dagli sciacalli di Bush e alla Santa Madre Russia protetta dalla Madonna di Smolensk. E speriamo che anche negli Stati Uniti possa manifestarsi un movimento, unitario ed identitario, alternativo, che possa far implodere l’imperialismo prepotente e sfacciato di quattro iene di massoni e petrolieri senza scrupoli.
Questo solo con la forza della gente potrà spazzare via i loro poteri occulti e i loro sporchi interessi: eliminando tutte quelle ben note minacce globali che affliggono e ricattano i popoli delle nazioni assoggettate o soggiogate. Esse spesso ci vengono mascherate o edulcorate o occultate con belle macchinazioni psicologico-propagandistiche, simili per struttura e strategia alle pubblicità consumistiche, che altro non devono inculcare che il riflesso condizionato e semi-conscio di sostenere la società globale dell’incertezza, dell’arrendevolezza e del tirare a campare: la quale osanna e loda l’americanismo imperante con ogni crisma e risma e che chiama, ad es., mobilità la precarietà o la disoccupazione; e che chiama liberalizzazioni le privatizzazioni ecc…
Mentre i reazionari e i baciapile yankee-contenti ammirano e imitano Bush per la retorica vacua e borbonica dell’ordine e della sicurezza: in realtà nel più pieno individualismo condizionato sopravvivi e lascia crepare (e neanche del vivi e lascia vivere, come mostra palesemente il sistema sanitario-discriminatorio statunitense!), noi crediamo che l’ordine, la sicurezza, la legalità e la gerarchia sono nulla di più di una scatola vuota, se non vi sono in egual misura: casa, lavoro, assistenza e libertà politiche reali.
Pertanto noi tiriamo dritto per la nostra strada.




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