EDITORIA/ MOTTA (AIE) DIFENDE LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO
Il presidente degli editori: la cultura è veicolo di conoscenza
postato 7 ore fa da APCOM
Milano, 1 feb. (Apcom) - Federico Motta, presidente dell'Associazione italiana degli editori, scende in campo in difesa della Fiera del Libro di Torino, dopo le polemiche per la decisione di invitare Israele come ospite d'onore dell'edizione 2008. "Assisto con interesse e preoccupazione - ha fatto sapere Motta in una nota - alla polemica che ha scatenato la decisione di Israele quale ospite d'onore dell'edizione 2008 della Fiera Internazionale del Libro di Torino. E' forse la più feroce serie di attacchi che ricordi negli ultimi tempi, anche se non certo la prima: basti pensare alle critiche a Francoforte per la vetrina dedicata alla cultura catalana che aveva "dimenticato" la vitalità di Barcellona, escludendo gli autori di lingua spagnola".
"Possibile - ha aggiunto Motta - che sempre più spesso si assista a divisioni e scontri laddove la cultura, per ciò che è ed esprime, dovrebbe essere scambio e veicolo di conoscenza (e quindi di apertura)? Il libro è e resta uno strumento insostituibile per la circolazione delle idee, la condivisione delle emozioni, l'arricchimento dell'esperienza individuale attraverso la comunicazione tra l'autore e il suo lettore. Senza steccati. I libri - o l'assenza di libri - hanno e devono avere un ruolo centrale nella vita di un paese, sono un modo di misurarne lo stato di salute e di farci capire in che direzione stiamo camminando. Appunto, in che direzione stiamo andando?"
"La Fiera del Libro di Torino è un appuntamento importante per l'editoria e per questo scambio di culture, di tutte le culture, di cui parlavo prima - ha concluso Motta - Tutto il resto - intrighi, boicottaggi, campanilismi, scontri ideologici - non appartiene a un evento così e non deve appartenere al nostro mondo. Noi invece abbiamo bisogno di libertà per lavorare e crescere. Qui e altrove".
http://notizie.alice.it/notizie/spet...,13957337.html
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Contro l’occupazione israeliana della Fiera del Libro di Torino
Una semplice richiesta: che sia ritirato l’invito allo Stato di Israele.
Il repertorio di luoghi banali (una versione bassa dei luoghi comuni1), tipico di tutti coloro che si sono iscritti, consapevoli o meno, al filosemitismo2 (o se si preferisce al filosionismo) europeo di destra di centro e di sinistra, sta riempiendo i giornali più diversi, da Liberazione al Corriere della Sera, a La Stampa, con l’unica eccezione de Il Manifesto dove non manca qualche articolo dei “sionisti soft”, ma dove prevale il tentativo di dare spazio a una discussione di maggiore spessore.
Un appello del PACBI, Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel, recita:
“Non c’è nessuna ragione per celebrare “i 60 anni di Israele"!
Ma vi sono miriadi di ragioni per riflettere, impegnarsi e lavorare per la pace e la giustizia.”
Come ha scritto Aharon Shabtai rifiutando l’invito al Salone del Libro di Parigi: “Io non ritengo che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia che appoggia l’occupazione. Ed io non vi voglio partecipare.”
Il punto fondamentale è che l’invito dello stato di Israele come ospite d’onore della Fiera del Libro non ha nulla a che vedere con la cultura.
E’ una palese violazione del principio della autonomia della cultura.
(il resto qui)




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