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    Predefinito La lotta alla mafia porta i primi risultati...e prima????????

    La lotta alla mafia porta i primi risultati, dopo il nuovo impulso alla indagini voluto da Amato, si è arrivati ad arrestare 90 esponenti della malavita organizzata siciliana. Da questo viene esplicita una domanda "" e prima", ecco la risposta:

    La commissione Antimafia
    si spacca in due
    La commissione: "Dietro le cosche non esistono
    mandanti politici". La sinistra: "Un quadro irreale"
    di CLAUDIA FUSANI


    Il presidente dell'Antimafia
    Roberto Centaro

    ROMA - La commissione Antimafia "minimizza la presenza della mafia nel contesto nazionale ed internazionale" e tratteggia un "quadro che non corrisponde alla realtà". Per questi motivi l'opposizione in blocco ieri mattina ha votato contro la relazione della Commissione Antimafia che è stata approvata solo con i voti della maggioranza (22 voti a favore, 16 contrari).

    Non succedeva da anni che a San Macuto, dove ha sede la Commissione bicamerale che deve indagare e monitorare i fenomeni mafiosi e del crimine organizzato, una parte dei commissari fosse così dura nel giudicare il documento di analisi del fenomeno. Un punto soprattutto ha fatto sì che l'opposizione non votasse il testo preparato dalla maggioranza: quello sulle stragi di mafia e sui mandanti politici e ancora occulti di quelle stragi. Si legge a pagina 531 della relazione: "Per parlare di mandanti bisogna avere le prove e non basarsi su stereotipi che fanno solo rumore informativo", basarsi su "l'analisi giudiziaria e non storica". Un messaggio a quelle procure come Firenze, Caltanisetta, Palermo che dal 1993 non hanno mai smesso di indagare su un livello superiore, al di là dei killer e dei mandanti.

    La relazione, seicento pagine divise in capitoli, sostiene che "la situazione più allarmante è in Calabria e a Napoli". Non in Sicilia, "dove il quadro della presenza mafiosa è nettamente migliorato grazie al minor radicamento e al risveglio delle coscienze sociali". E neppure in Puglia, anche se le cronache parlano di sparatorie e vittime.


    La "prima mafia" in Italia è l'ndrangheta, la più pericolosa e "pervasiva" sia per "la tenuta interna della propria organizzazione e il forte controllo del territorio" sia per "la progressiva dimensione internazionale che raggiunge attraverso i traffici illeciti gestiti con capillare controllo delle rotte più significative". Difficile la situazione a Napoli, Caserta e nell'agro nocerino-sarnese "dove c'è una presenza criminale asfissiante". Allarme anche in Lombardia, Veneto e valle d'Aosta. Sempre più stretto il rapporto tra mafie nazionali e internazionali e sempre più chiara è "l'evoluzione indirizzata alla gestione dei flussi finanziari", una "visione economica e non politica", uno stadio "più subdolo perché non eclatante e non violento ma altrettanto pericoloso per le implicazioni sull'economia sana e la libertà di concorrenza". La relazione si compiace assai, poi, del fatto che vi sia "un ritorno alle indagini con metodi tradizionali" e che sia "venuto meno quel pericoloso appiattimento degli inquirenti e dei magistrati sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia". Un metodo che "aveva dato luogo nelle scorse stagioni dell'antimafia a tesi accusatorie frequentemente viziate".

    Invece che fermarsi ad analizzare il fenomeno criminale, la relazione si lancia in analisi storico-politiche. Sull'esistenza del "grande vecchio", o terzo livello, ad esempio: "Nessun grande vecchio, politico o regia superiore, è stato mai in grado di condizionare la mafia o di indirizzarne l'attivita". Questa, si legge, è solo "la teoria propugnata da mafiologi più o meno eccellenti e risultata frutto di deduzioni o, meglio, forse di elucrubazioni sganciate dalla realtà". E sulla vicenda processuale del senatore Andreotti: le sentenze dei processi palermitani a Giulio Andreotti, si legge, hanno "malamente sbugiardato le accuse di mafiosità rivolte al senatore e scaturite fondamentalmente da un dibattito mediatico che ha sostituito il processo". Un giudizio durissimo.

    Il presidente della Commissione Roberto Centaro è convinto di aver utilizzato un "approccio laico" svincolato dai condizionamenti dell'analisi politica che troppo spesso supera quella giudiziaria. Per il senatore azzurro Carlo Vizzini queste divisioni "giovano solo alla mafia".

    (31 luglio 2003)

    Ecco cosa avveniva, le indagini dovevano dirottarsi verso altri lidi, come del resto è stato fatto dal precedente governo, e nel contempo sopire il problema.
    Poi cambia governo, inspiegabilmente arrivano i successi delle forze dell'ordine e i mafiosi finiscono in galera.
    Qualcuno sa spiegarmelo??????????

  2. #2
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    Predefinito

    Fino a che si lascerà crescere la potenza economica della Mafia più dell'economia legale ne puoi anche arrestare 1000 gli altri mille rimarranno sempre ricchi e potenti in politica e come esercito. Se lo Stato gli togliesse l'affare droga non ci sarebbe nemmeno il problema di arrestarlne 90 perchè quei 90 semplicemente non avrebbero avuto materia per guadagnare soldi a palate.

 

 

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