L'ennesima tournée degli allegri saltimbanchi (così detto di coloro che son abili a saltare da un banco all'altro, pur di continuare ad occuparli) è di nuovo ripartita: sotto il fantasioso nome di “campagna elettorale” i guitti, i giullari, i fenomeni da baraccone più famosi dell'italico stivale si preparano a rinnovare il rito picaresco che tanto successo ha sempre conseguito nelle numerose precedenti rappresentazioni.

Cambiano le maschere, nuove insegne appaiono, i ranghi si arricchiscono di nuovi menestrelli, le battute son le stesse, un poco rinfrescate, ma son quelle che tanto piacciono al pubblico italiano. C'è chi arruola vescovi e chi dei travestiti, c'è la solita macchietta dei vecchi democristiani che cambiano casacca ma sono sempre uguali; e c'è una grande attesa, gli strilloni avvertono, per l'ultima trovata, la nuova parodia: la tragica epopea degli eroi della Weiße Rose trasformata in farsa da un affiatato duo, i Tabaccini Brothers.

Infiammato è già il dibattito, si spinge il popolo ad esprimer preferenze: visibilità è la parola d'ordine, e partecipazione. Ché l'unica possibile è quella della croce, d'apporre nel silenzio mistico del confessionale laico, in cui il cittadino ligio con grande compunzione affronta nell'attimo solenne la sua responsabilizzazione. È tutto un carnevale, ma un carnevale sacro, si ride e si sghignazza, ma nel massimo contegno, si applaude a dei pupazzi, e di questa sarabanda non resterà alcun segno.

Rimarrà il ricordo di Padron Spocchia, della coppia Fisco & Frodi: la grande compagnia di giro dei lieti Bamboccioni; ma presto hanno stancato e il pubblico reclama, si acclama la rentrée del nano Berlusconi. Perdonate il tono lieve, in questo topico momento in cui la storia nazionale affronterà la svolta, c'è bisogno di riforme, lo stato le richiede: perché tutto era sbagliato, la legge in confusione, il mercato sregolato. Però noi si pagò lo stesso, e loro han guadagnato!

Ma non è il caso di lagnarsi se la borsa è più leggera: è il prezzo del biglietto, il buffone va pagato.

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