L’Istituto Bruno Leoni, dopo la presentazione del Piano Industriale di AirOne per l’acquisizione di Alitalia, conferma i suoi dubbi per una fusione tutta italiana.
Si evidenziano in primo luogo diverse imprecisioni nelle affermazioni di Carlo Toto formulate ieri al convegno “Malpensa, una risorsa strategica per l’internazionalizzazione”. AirOne non ha un terzo del mercato italiano, in quanto nel 2007 la compagnia ha trasportato 7,5 milioni di passeggeri su un totale di 108 milioni, pari pertanto al 7 per cento, concentrati inoltre sul segmento nazionale nel quale non si sono ancora dispiegati in maniera rilevante gli effetti della diffusione delle compagnie low cost. La fusione dei due vettori italiaani non creerebbe il quarto operatore europeo, ma solo il settimo con circa il 4 per cento del mercato. Il concetto espresso dal presidente di AirOne, di una compagnia forte in Italia per essere forte all’estero, sembra prefigurare una concezione di quasi monopolio sul mercato interno, in particolare sulla tratta più redditizia Milano – Roma, incompatibile con obiettivi di concorrenza e col benessere del consumatore, pertanto non in linea con l’interesse del paese. L’ordine di AirOne di 90 aeromobili, pur consistente, non è la più grande commessa fatta in Europa, in quanto Ryanair ha in ordine 129 aerei, Easyjet 122, Lufthansa 118 ed AirBerlin 110.
Ugo Arrigo, senior fellow dell’IBL e professore di Economia Pubblica presso l’Università Milano Bicocca, e Andrea Giuricin, fellow dell’IBL, sostengono: “Carlo Toto chiede una privatizzazione al 100 per cento italiana, perché se Alitalia fosse venduta agli stranieri non si potrebbe condizionarne la gestione in funzione delle esigenze interne. Questa affermazione è particolarmente grave, poiché non solo la nazionalità dell’acquirente non deve essere una variabile influente, ma quello che il presidente di AirOne sembra sostenere è una soluzione finalizzata a salvaguardare le influenze politico–sindacali sulla nuova Alitalia, esattamente la causa principale dell’allontanamento da una corretta gestione imprenditoriale del vettore pubblico. Il piano di AirOne manca inoltre di solidità finanziaria: la compagnia italiana ha un fatturato pari alle perdite annuali di Alitalia, circa 600 milioni di euro, e ad oggi solamente la Camera di Commercio di Milano, un ente pubblico, si è detta disposta ad aiutare Toto. Questo finanziamento sarebbe considerato un aiuto di Stato dall’Unione Europea ed è una via non percorribile”.
Arrigo e Giuricin concludono: “Il piano AirOne ha notevoli debolezze e difficilmente un vettore debole potrebbe sostenere Malpensa, che non appare peraltro a rischio se si lascerà sviluppare il mercato senza interferenze. L’aeroporto milanese dovrebbe ricercare sul mercato nuove compagnie e nuova domanda di collegamenti: le rotte europee abbandonate da Alitalia sono in buona parte effettuate già oggi da operatori concorrenti (Madrid, Malaga, Lisbona), i quali, se vi è richiesta, avranno tutta la convenienza ad aumentare i voli; le rotte intercontinentali liberate dalla compagnia italiana, inoltre, sono solamente 14 sulle 77 totali di Malpensa. Liberalizzando il mercato intercontinentale e sfruttando le occasioni offerte dalla liberalizzazione europea, la Sea, se gestita in maniera più efficiente, potrebbe superare la crisi molto velocemente”.
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