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  1. #1
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    Ospite

    Predefinito Due articoli, due modi di vivere la desistenza unilaterale

    Il primo, a Roma, accordo PD+Arcobaleno

    La sinistra riprova a unirsi da Roma
    Patto di ferro Pd-Prc per non consegnare la capitale alla destra e superare il «modello» veltroniano. In arrivo il tandem Rutelli-Sentinelli al Comune e Zingaretti-Rinaldi alla Provincia

    Cinzia Gubbini
    Roma

    Si chiude un ciclo, se ne apre un altro. Anche dove rimane tutto uguale a se stesso, come a Roma. Almeno apparentemente. In realtà, tutto si muove all'ombra del Marco Aurelio. In questa fase concitata di elezioni la capitale ha acquisito un peso che mai aveva avuto prima. E non soltanto perché il suo sindaco, Walter Veltroni, guida il Pd nella folla corsa contro Berlusconi, dato per vincente 10 a 1. Non soltanto perché, banalmente, è il centro dei salotti del potere. Ma perché Roma, in questi anni, ha imbastito una sua ipotesi di coabitazione a sinistra che sia sganciata dal ricatto sfacciatamente moderato. Anche qui le cose scricchiolano, eccome. Si litiga, però si rimane insieme. E che una porta aperta in questo senso rimanga pare convenire a tutti: sia all'Arcobaleno che al Pd.
    Il potente nuovo partito nella capitale è disposto ad andare a discutere di programma in casa Rifondazione. Ieri il segretario regionale del Pd Nicola Zingaretti e il presidente uscente della provincia Enrico Gasbarra hanno accettato di presentarsi al pubblico - una platea spiccatamente arcobaleno - per discutere delle «future alleanze» con il segretario della federazione romana del Prc Massimiliano Smeriglio e con Luigi Nieri, l'assessore regionale al bilancio e pezzo forte del partito. La domanda da cui si parte è: perché mai a Palazzo Chigi divisi e in Campidoglio uniti? Alla fine Smeriglio lo dice con grande chiarezza: «Va bene a tutti che sul territorio rimangano delle casematte che lascino una porta aperta a un'ipotesi di sinistra».
    Tant'è che la partita romana, dove l'Election day vedrà votare per Comune e Provincia, viene monitorata passo passo con frequenti telefonate - si racconta - dai due leader dei pezzi di sinistra implosa con il crollo dell'Unione: Walter Veltroni per i Democratici e Fausto Bertinotti per la Cosa Rossa. Tanto che il ticket Pd-Prc probabilmente non verrà proposto soltanto al Comune, dove ormai è data per certa l'accoppiata Rutelli-Sentinelli (ieri il vicepremier ha detto che tra dieci giorni dirà se si candida, dopo «aver ascoltato la città»). Ma anche in Provincia, dove potrebbero correre Zingaretti e Rosa Rinaldi, attuale sottosegretaria al Lavoro. Il segretario regionale del Pd non ha ancora sciolto la riserva, ma ieri a domanda diretta della moderatrice del dibattito, la direttrice di Radio Popolare Roma Marta Bonafoni, ha fatto capire che sarà lui a sostituire Gasbarra: «Sono a disposizione».
    Comunque, sono tutti lì a dire che prima dei candidati vengono i programmi. E che si può vincere contro la destra che rimane il nemico - richiamo iniziale di Smeriglio sui toni anti-sinistra usati da Veltroni nella trasmissione Matrix - e che nel Lazio il centrosinistra ha un grande patrimonio di risultati da offrire ai cittadini. «Al governo abbiamo dato l'impressione di stare insieme perché costretti, dobbiamo far capire invece, e a Roma è possibile, che ci stiamo per convinzione», dice Zingaretti. Quale dovrebbe essere lo spirito della coalizione lo riassume un Gasbarra in pieno slancio: «Un territorio in grado di assicurare uguaglianza, che pensi al bambino, all'anziano, al precario lavoratore». Ma quando si va sui «punti» le differenze permangono: sulle unioni civili, ad esempio, e sulla sicurezza. Argomenti che per gli elettori dell'Arcobaleno contano. Spiega Nieri: «Dobbiamo risintonizzare la società sulla politica e capire che la sicurezza la fanno i lampioni nelle strade buie e non gli sgomberi insensati dei campi rom». Stesse divisioni che abbiamo visto fino alla puntata in cui cadeva Prodi? Non proprio, perché nella nuova stagione Roma dovrà essere, ne sono tutti consapevoli, «develtronizzata». E si aggiungono nuovi personaggi: due partiti al posto della vecchia frammentazione a sinistra. Un «governo delle riforme» che non potrà non avere un'influenza anche su Roma. Poi, come nelle soap, torna un vecchio attore: Rutelli. Per gli elettori dell'Arcobaleno un rospo da ingoiare. Gasbarra usa una metafora calcistica per sostenere l'orgoglio con cui dovrebbe essere accolto un asso del genere: «Anche se la Roma può schierare nuove leve come Aquilani, non è certo contraria quando scende in campo Totti». Dalla platea si alza una voce: «Ma che stai a dì, Rutelli è pure laziale».

    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...008/art13.html

  2. #2
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    Ospite

    Predefinito

    Il secondo, Sicilia, elezioni regionali. Caso Finocchiaro-Borsellino. Il PD preme sulla senatrice, il PRC punta su Borsellino.

    Sicilia, Finocchiaro si convince La sinistra: ok ma decida Borsellino
    Regionali il 20 aprile. La capogruppo dei democratici al senato verso la candidatura Nel centrodestra, favorito, è battaglia finale tra l'Udc Romano e il forzista Miccichè

    Massimo Giannetti
    Palermo

    Anna Finocchiaro adesso ci sta «pensando seriamente». Il pressing che da alcuni giorni sta subendo dal Pd siciliano e da parte dello stesso Veltroni è così forte e insistente che il suo iniziale e altrettanto deciso «no, grazie» alla candidatura per la presidenza della regione Sicilia da ieri si è trasformato in un «ci sto riflettendo»: «La ragione principale che mi spinge a pensarci - spiega l'ex presidente dei senatori dell'Ulivo in un'intervista a Radio 24 - è il modo in cui si è conclusa questa legislatura del presidente Cuffaro».
    Tradotto, è quasi un sì. Ma la senatrice catanese - precisano nel dal suo staff romano - «non ha ancora sciolto la riserva. Lo farà nelle prossime ore, al massimo all'inizio della prossima settimana. Allo stato possiamo però confermare che le pressioni in tal senso giungono da più parti e dallo stesso Veltroni».
    La data delle elezioni regionali dovrebbe essere quella del 20 aprile. La disponibilità della Finocchiaro, che si candiderebbe anche alle politiche come capolista per il senato, ha messo in subbuglio gli stati maggiori del centro sinistra siciliano, riunito ieri a Palermo per «per uno scambio di opinioni» sulle candidature da contrapporre a un centrodestra ancora fortissimo nonostante le dimissioni forzate di Cuffaro e nonostante le forti divisioni al suo interno per la successione. Il vertice del centrosinistra, che era stato inizialmente convocato con all'ordine del giorno anche la ricandidatura di Rita Borsellino - rilanciata in questi giorni da un appello sottoscritto da decine di intellettuali (tra questi Vincenzo Consolo, Dario Fo e Andrea Camilleri) - è stato aggiornato a lunedì prossimo, quando si dovrebbe sapere quale sarà l'ultima parola della Finocchiaro. E mentre una trentina di deputati regionali del Pd, subito dopo il vertice lanciava una sorta di preghiera alla stessa senatrice chiedendole di scendere in campo e «vivere assieme a noi questa sfida entusiasmante per ridare orgoglio e speranza alla Sicilia», i partiti della Sinistra arcobaleno, pur non chiudendo le porte a priori ad altre candidature, ribadivano le loro posizioni. «All'incontro abbiamo preso atto di questa ipotesi e abbiamo detto ai dirigenti del Pd che quando sarà formalizzata saremo pronti a valutarla nel merito - spiega il segretario regionale di Rifondazione, Rosario Rappa -. Però il Partito democratico dovrà prima spiegarci perché la candidatura di Rita Borsellino non andrebbe bene. Inoltre vogliamo sapere se il programma che tutta l'Unione ha sottoscritto due anni sostenendo la Borsellino contro Cuffaro sarebbe eventualmente ancora valido. Infine, ma non per ordine di importanza, vogliamo ribadire che noi non abbandoniamo una candidatura autorevole come quella di Rita Borsellino».
    Più o meno stesso ragionamento anche da parte di Francesco Cantafia, deputato regionale della Sinistra democratica: «Non c'è dubbio che Anna Finocchiaro sarebbe un'ottima candidata, ma Rita Borsellino è altrettanto autorevole e in più rappresenta un valore aggiunto per il centrosinistra. Sarà lei a decidere. E se deciderà di fare un passo indietro dovrebbe in ogni caso avere un ruolo di primo piano, guidando per esempio una lista della sinistra e della società civile». La sorella del magistrato ucciso dalla mafia nei giorni scorsi ha detto che «qualora nel centrosinistra si facesse avanti un'altra candidatura autorevole e unitaria», lei avrebbe ritirato la sua disponibilità a ricandidarsi. Ieri però, dopo il mezzo sì della Finocchiaro, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Ha detto che lo farà quando la candidatura della sua potenziale concorrente sarà ufficiale. Intanto la presidente onoraria di Libera prosegue il suo «viaggio in Sicilia» iniziato alcune settimane fa a bordo di un camper nel quale sta rilanciando «Un'altra storia», il programma di governo al sistema clientelare cuffariano. Che rischia invece di perpetuarsi sotto altre vesti: il probabile candidato governatore della Cdl potrebbe infatti essere un altro uomo dell'Udc di Cuffaro, il segretario regionale Saverio Romano, che insieme all'azzurro Gianfranco Micciché è tra i più accreditati tra i tanti in lizza.



    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...008/art21.html

 

 

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