da www.destrasociale.org
Questi sono giorni di grandi cambiamenti. In una settimana gli scenari politici sono mutati ed è nata una lista unica del centro-destra che comprende Alleanza Nazionale e Forza Italia. Erano anni che si parlava dell'ipotetica creazione di un nuovo soggetto in grado di far fronte agli scenari politici futuri. Questo progetto è stato tanto tempo in incubazione ed ha creato da sempre molte perplessità nella nostra gente a partire dalla sottoscritta.
Proprio in occasione delle incomprensioni sorte tra Fini e Berlusconi dopo il cosiddetto "discorso di San Babila" avevo manifestato, in un articolo intitolato "Alleati e non sudditi", perplessità in quanto un partito con una storia come la nostra non poteva essere "convocato dal predellino di un'auto" ed allora come giustificare ora questa scelta? Come rassicurare i nostri militanti ed i nostri elettori che l'identità di Alleanza Nazionale non è stata svenduta?
Sento il dovere, in considerazione del mio ruolo e della mia storia personale, di motivare il mio assenso a questa svolta e non voglio sottrarmi a questa responsabilità anche se risulterà per qualcuno impopolare...
In primo luogo non si può non considerare in questo caso il ruolo che ha giocato il fattore accelerazione. I tempi della politica hanno cambiato ritmo e questo è un momento in cui il quadro istituzionale sta subendo mutazioni continue. Basti pensare alla creazione del Partito Democratico ed alla sua scelta di "correre da solo". Da questo dato bisogna partire per comprendere che andava colto l'attimo e non si poteva rischiare di affrontare le elezioni con al centro la sfida PD contro FI in quanto avremmo rischiato di avere un ruolo marginale e subalterno. Un altro aspetto strettamente connesso a questo è l'impostazione della legge elettorale prevista dal referendum che stabilisce che "la lista che prende più voti ottiene il premio di maggioranza" e conseguentemente induce i partiti ad allearsi.
Con questa svolta, a parer mio, è stato dato un duro colpo al tentativo di ricostruzione di un nuovo grande centro al quale stanno lavorando da tempo Pezzotta, Casini e forse anche Montezemolo, progetto che se riuscisse riporterebbe la lancetta della storia indietro nel tempo. Se ci doveva essere un'aggregazione meglio averla fatta con Berlusconi che, comunque, è amato dal nostro popolo, piuttosto di correre il rischio di essere vittime di qualche progetto neocentrista formato a tavolino. Ricordiamoci la manifestazione del 2 dicembre e l'entusiasmo di quella gente. In quella giornata a Roma si è determinata una voglia di unità della coalizione che nasceva dalla piazza. Quelle sono state le nostre primarie, avvenute così spontaneamente, senza code lunghe e barbose, tipiche della sinistra, ma con cortei colorati e festanti, con l'entusiasmo che ci contraddistingue.
Dobbiamo anche considerare che la gente, nell'ondata di antipolitica che ha travolto i palazzi, chiede per prima cosa la sparizione dei partiti piccoli. Questa richiesta è insistente, trasversale. Gli italiani sono stufi di ricattini e giochetti e della presenza di partitini che, pur avendo poco consenso, determinano le svolte e le cadute dei governi.
Dopo queste considerazioni di tipo più politico generale veniamo ai rischi ed ai timori della nostra gente. Prima di tutto va ricordato, che anche nelle elezioni del 2001 la lista era unica. Anzi era anche peggio in quanto un elettore si trovava costretto a votare nel collegio solo per un candidato ad esempio dell'UDC o di Forza Italia senza neppure avere la possibilità di trovare in lista un candidato del proprio partito. In secondo luogo AN non è stata sciolta e nei prossimi mesi verranno convocati congressi sul territorio e a livello nazionale dove la base avrà la possibilità di esprimersi.
Ma non voglio in questa sede giocare in difesa e tentare di arrampicarmi sui vetri, voglio mettere anche in conto che nasca davvero un soggetto unitario nuovo e su questo terreno intendo ragionare.
Una delle paure della base è quella che in questo modo rischierebbe di sparire la nostra identità o peggio ancora la nostra visione del mondo? Ma come si fa a credere che valori e idee muoiano se cambiano i simboli e i nomi dei partiti?!! Prendiamo questa sfida con l'approccio giusto e pensiamo invece che il bacino di elettori e di cittadini che potranno venire a contatto con noi sarà ampliato e che chi avrà maggiori capacità di propagandare le proprie idee, spirito di militanza e abitudine al sacrificio prevarrà. Oppure qualcuno di voi pensa che battaglie come il riconoscimento della valenza storica di eventi quali le foibe e la caduta del muro di Berlino non saranno possibili in una nuova aggregazione? Non sarà invece più facile spiegare a tanti italiani, che noi vogliamo conciliare la modernizzazione con la tradizione e che crediamo nella grandezza e nella rivalutazione di personaggi come Giovanni Gentile ed Ezra Paund? No, non sono i loghi ed i nomi dei partiti che fanno le idee!
E allora niente paura...!! Gettiamoci in questa campagna elettorale con entusiasmo. Noi per tradizione non dobbiamo temere il nuovo! Anzi dobbiamo essere convinti che saremo in grado di contaminare ed affascinare la gente che verrà a contatto con noi. Una delle prime cose che mi hanno insegnato quando, quattordicenne, ho varcato la porta del Fronte della Gioventù è che il guerriero che combatte davvero non ha mai l'armatura pulita e intonsa ma al contrario è pieno di fango...Per portare l'Italia fuori da questo fango non è tempo di essere statici custodi del nulla ma è tempo di lanciarsi nella mischia così come abbiamo sempre fatto accettando nuove sfide!!




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