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L'intervento
Dopo le dimissioni di Andrea Benedino da portavoce del Tavolo nazionale lgbt, l'emarginazione di esponenti storici e di spicco del movimento come Sergio Lo Giudice (ex presidente nazionale di Arcigay), e, al contrario, la promozione di figure con una recente storia di coming out e nessuna appartenenza ai movimenti storici (come Paola Concia), la sezione siciliana del Tavolo lgbt del Partito democratico cihude i battenti e confluisce in Arcigay
I gay siciliani che facevano riferimento a Gay Left, da mesi sono in crisi rispetto alla politica attuata dal passato governo nei confronti della comunità Lgbt. Non una legge, tra l'altro promessa in campagna elettorale, sulle coppie di fatto. E, cosa gravissima per uno Stato democratico, nessuna legge sull'omofobia.
Sappiamo tutti che Paola Binetti imperversa, e con lei i teodem. Sappiamo tutti che le alte gerarchie ecclesiastiche sono esplicitamente interlocutori "politici " dei partiti che aspirano a collocarsi al centro. Siamo rimasti allibiti quando abbiamo letto che non bisognava disturbare e ferire i cattolici; quando a pronunciare queste affermazioni si sono accodate quelle persone che pensavamo nostri compagni, "autorevoli", di strada verso uno Stato di diritto.
Con l'avvento di Veltroni che candida dalla giovane operatrice del Call Center di Palermo al generale in pensione pensavamo che non ci sarebbero state le candidature finte della scorsa legislatura, quando alcuni esponenti del Movimento Lgbt, compresa io stessa, si sacrificavano per un bene maggiore entrando nelle liste con la finalità di garantire il voto degli omosessuali, non certo per dare visibilità a un Movimento già sovraesposto attraverso manifestazioni Pride o interventi nei mass- media.
Quest'anno, candidature "gay" di esponenti come Andrea Benedino, portavoce di Gay Left e oggi di Gay PD, e Sergio Lo Giudice presidente onorario di Arcigay, vengono relegate in posizioni di difficile eleggibilità ripetendo il giochetto perverso ma sempre funzionale a tutti tranne alla causa degli omosessuali. E intanto si annunciano candidature eleggibili di esponenti radicati nell'ex DS , ma non certo rappresentative in quanto a storia e a recentissimo coming out del Movimento. Si legge chiaramente su queste scelte prevale la voglia di non disturbare il manovratore; perchè si facciano le battaglie quel tanto che basti per accontentare il Movimento, ma nello stesso tempo per non portare a casa nulla.
E' una vecchia logica, quella del potere che deve tenere tutto e tutti sotto controllo.
L'Arcigay nazionale ha annunciato che non sosterrà a sindaco di Roma Rutelli. Sono passati i tempi quando si nominavano i consulenti per la realtà omosessuale, oggi si deve stare buoni e calmi; si concede qualcosa, ma si deve stare zitti in campagna elettorale sui grandi temi.
A noi tutto questo non piace e abbiamo deciso di sciogliere quel che rimaneva di Gay Left Sicilia per confluire in Arcigay dove molti di noi già militano. Chi vuole restare, resti pure, anche in Sicilia. Saranno persone nuove senza storia. La Storia siamo noi.
*ex responsabile di Gay Left Sicilia
Vice Presidente Regionale di Arcigay Sicilia




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