5/4/2010 (18:17)

Vertice Berlusconi-Bossi: sul tavolo riforme e ministro dell'Agricoltura

Parte il confronto tra il Pdl e la Lega dopo le elezioni. Il Senatùr rivendica
il posto liberato nel governo da Zaia. L'altolà di La Russa: «Troppo avidi»

ROMA

Niente più alibi per non fare le riforme che servono al paese. Lo dice la maggioranza, lo bisbiglia l’opposizione, lo pensa il Colle. Superato il ciclone delle regionali, ora davanti ci sono tre anni di legislatura senza distrazioni elettorali e, come afferma Silvio Berlusconi si deve cogliere al volo una "occasione storica".

Un impegno che per il premier deve sì coinvolgere anche le opposizioni («abbandonino ostilità preconcette», ha detto) ma che comunque deve essere rispettato dalla maggioranza. Banco di prova secondo il Cavaliere, sarà il provvedimento sulle intercettazioni (all’esame della commissione Giustizia del Senato) su cui si misurerà la reale volontà di "collaborare" da parte dell’opposizione. Ma il dossier messo a punto da Berlusconi è piuttosto nutrito (dalle riforme istituzionali alla giustizia al fisco) e anche all’interno della stessa maggioranza non c’è una posizione univoca e sarà necessario procedere per tappe fino all’approdo finale.

Lo stesso capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha fatto presente che il primo passaggio prevede la definizione di una linea comune tra Pdl e Lega. Ma anche all’interno dello stesso popolo della libertà dove certamente, vorrà dire la sua pure Gianfranco Fini che intanto ha ristabilito i contatti con il premier. E infatti i cosiddetti finiani, già mostrano segni di nervosismo. Adolfo Urso ha espressamente detto che una eventuale intesa Pdl-Lega non deve produrre un pacchetto chiuso al confronto sia interno che esterno. E in ogni caso - ha ricordato - «c’è un tridente in campo costituito da Berlusconi, Fini e Bossi che può dare certezze sull’apertura della stagione delle riforme e porre le basi per una riforma largamente condivisa».

La tabella di marcia immaginata dal presidente del consiglio prevede dunque un "caminetto" domani ad Arcore con Umberto Bossi (sul tavolo anche il ’nodò del ministero dell’Agricoltura), e poi al rientro a Roma vedrà anche Fini. Tra domani e mercoledì, poì è in programma un incontro tra il premier e il ministro della Giustizia, Angelino Alfano (presente anche Niccolò Ghedini) per definire la strategia riformatrice sulla giustizia. A suggellare le decisioni in materia di riforme, saranno però gli organismi ad hoc del partito: l’ufficio di presidenza (convocato per mercoledì), la direzione e, infine, il consiglio nazionale: Berlusconi intende così ’blindarè le riforme. Cosa che irrita il Pd che manifesta tutto il suo scetticismo di fronte a aperture al dialogo che giudica insincere.

Secondo Pier Luigi Bersani, infatti le riforme si fanno in Parlamento, e devono avere pari dignità tutte le proposte in campo anche quelle messe a punto dal Pd. I Democratici si dicono dunque pronti al confronto ma vogliono essere co-protagonisti del processo riformatore. Sul Pdl intanto pesa l’incognita Carroccio che dopo l’abbuffata elettorale si mostra sempre più famelico. Ha prenotato la poltrona di Milano («ma non voglio fare guerre», ha assicurato il Senatùr), corteggia Torino e guarda con cupidigia anche a Bologna («la conquisteremo», ha annunciato il quotidiano la Padania). Ma è soprattutto sul ministero dell’Agricoltura (dopo l’elezione di Zaia a governatore del Veneto) che si consuma la sfida interna. La Lega infatti non intenderebbe cederlo all’alleato. Pretese eccessive, per Ignazio La Russa che in una intervista di ieri ha strattonato il Carroccio: la Lega rispetti i patti, sia meno avida e metta giù le mani dal ministero dell’Agricoltura e da Milano che spettano al Popolo della Libertà.

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