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  1. #1
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    Predefinito la legge del dentista continua......

    La legge elettorale del dentista continua ad avere i suoi effetti nel Senato.
    Ammesso che il Popolo delle libertà, erede della CDL si riprenda tutte le regioni conquistate dalla medesima, avrà in quelle regioni uguale numero di seggi senatoriali causa il premio di maggioranza.
    Ma il mancato incameramento dell’UDC riduce il PPL a conquistare pochissime altre regioni.
    Pertanto secondo certi calcoli potrebbe, nelle regioni conquistate, ottenere nove senatori in più.
    Però esiste il problema che nelle regioni dove si era affermato il centrosinistra e rimarranno al Partito Democratico, i seggi delle minoranze dovranno essere divisi dal Partito delle libertà con quelli che prenderà la Sinistra arcobaleno e in questo caso il PPL perderebbe 5 senatori rispetto alla CDL del 2006.
    Pertanto Berlusconi passerebbe da 155 seggi del 2006 a 159 seggi.
    Troppo pochi per affrontare le riforme.
    Ecco presentato su un piatto di argento la scusante che, per portare avanti le riforme, occorrerà fare un governo di grande coalizione.

    Questa è la situazione attuale.
    Si vedranno i sondaggi e poi le votazioni.
    Tuttavia Berlusconi, comunque vada, non riuscirà a raggiungere con il PPL almeno 165 senatori, per avere la scusante di fare il governo riformista da solo.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Sono del tutto indifferente.

  3. #3
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    Non mi interessa. Non credo alle Riforme del Cavaliere, se non a quelle del sistema radiotelevisivo.

  4. #4
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    Ma l' avete capito o no che si andrà a una Grosse Coalitionen PDL-PD?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Sono del tutto indifferente.
    Sono contento della tua indifferenza.
    Infatti, comunque vada, i Padani resteranno sempre fregati, con la dovuta benedizione della lega cadregara.

    Gli autonomisti, gli indipendentisti si ergono per trovare il loro spazio nella zona dell’antipartitismo, questo perchè i partiti sono il braccio armato dello sfruttamento romano del Nord.

    Però tutte le volte che l’indipendentismo si erge contro il governo famelico esiste sempre uno spazio occupato dalla opposizione (qualunque essa sia in quel momento) che gestisce la protesta.
    Oggi i partiti piccoli sono spariti restano i due grandi.

    Se si mettono insieme per una coalizione forniscono la dimostrazione che anche uniti non risolvono alcunché, e non possono gestire la protesta.

    Se da una parte i poteri economici europei credono, con questa coalizione, di risolvere il problema economico italiano, fanno un buco nell’acqua.

    Questa coalizione dimostrerà che i problemi non si risolvono politicamente a roma dietro direttive europee.

    I problemi si risolvono sul terreno dando più considerazione e simbolismo al Rubicone.

  6. #6
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    DI GIANLUCA FREDA
    Blogghete!

    “In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!”
    (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

    Comprereste un governo usato da quest’uomo? Io neanche se me lo regalasse.

    Walter Veltroni ha iniziato la sua campagna elettorale esattamente come mi aspettavo: con la prepotenza, la retorica e la cialtroneria di un quisling perfetto. Dietro di lui ci sono gli Stati Uniti e Israele, le loro guerre e i loro orrori. Ma occupati come sono a creare nuovi burattini, questi due stati-canaglia non hanno pensato a rinnovare il copione della commedia. Che essendo da sessant’anni sempre la stessa, tende ormai a provocare insofferenza e fitte intestinali anche nel pubblico più robusto di stomaco. Questa volta la rappresentazione potrebbe finire con un fitto lancio di ortofrutta stagionata, prospettiva che è tra quelle da me più accarezzate.

    Veltroni ha concluso la passata, inqualificabile legislatura con un tentativo di inciucio bipartisan con lo stesso “pericolo per la democrazia” di cui i suoi elettori ubriachi si riempiono la bocca. E non desiste. Oggi Repubblica, il giornale che funge da PR al quattrocchi, riporta ancora, in prima pagina, le sue invocazioni alla cessazione immediata del “muro contro muro”. Gli sbandati seguaci del John Fitzgerald del Gianicolo credono davvero che il loro partito sia – o sia mai stato – un muro contro la coalizione avversaria? Se è così sono ormai così irrimediabilmente fumati da non riuscire nemmeno più a distinguere un muro da uno scendiletto. Il 13 e 14 aprile sbatteranno contro l’impietoso muro degli exit poll e questo potrebbe aiutarli a intuire la differenza, sempre che sopravvivano allo schianto. Veltroni, invece, non corre alcun pericolo. In un modo o nell’altro, che vincano o che perdano le elezioni, saranno le sue truppe a gestire e amministrare il potere nei prossimi anni. Perché, per coloro che ancora non lo avessero capito, questo paese non si amministra dal Parlamento o dal Governo. Si amministra dalle poltrone degli enti pubblici, dalle sedi bancarie internazionali, dai consigli d’amministrazione delle multinazionali italiane e straniere, dalla Knesset e da Wall Street. E questi poteri hanno già deciso chi sarà il loro vicerè per l’immediato futuro. Non certo il patetico nano di Arcore, troppo ricco per essere manipolabile e troppo ignorante per essere prevedibile. Ma proprio il vecchio Walter, l’uomo che si presentò all’elettorato italiano pigolando “I Care”. Il “democratico” che plaude alla censura di un blog fastidioso per i suoi comandanti vomitando ettolitri di sciocchezze e di menzogne. Il più scrupoloso e fedele dei maggiordomi. Non ha nessun bisogno di essere al governo per esercitare questo prestigioso incarico. Il governo, le elezioni, la campagna elettorale fatta di urla, spintoni e strillazzi di Repubblica, sono favole per le vecchie. Che Berlusconi si pigli pure la maggioranza schiacciante di tutte queste scatole vuote. La situazione non cambierà di mezza virgola. Sarà sempre Walter a gestire la situazione, per conto di Mangiafuoco, il burattinaio che non tollera errori. E’ per questo che Walter tende la mano ai burattini avversari. Perché non si può recitare la grande commedia della “democrazia” con un burattino solo. Gli altri fantocci devono capire bene qual è il copione e convincersi che se il pubblico in sala non trovasse la recita convincente, Mangiafuoco ne sarebbe molto, ma molto contrariato.

    Gli zotici nel loggione, da sempre, si appassionano all’operetta. Soffrono e s’immedesimano. Si sentono nel “mondo reale” e non vedono il palcoscenico di legno, il cielo dipinto. Applaudono a scena aperta i frizzi e lazzi dei pupazzi. S’indignano o esultano all’arrivo in scena del loro beniamino, alle avventure e disavventure ora dell’una, ora dell’altra parte in commedia. Fremono d’orrore alla comparsa dei malvagi sullo sfondo di cartapesta. Ecco il maligno antisemita, nemico del genere umano, pronto a ridurre in sapone l’intero pubblico pagante! Tremate, bifolchi! Invocate il vostro eroe, quale che sia, ed egli arriverà a razzo in vostro soccorso, sputando sentenze e mandati di cattura. Ecco il truce neonazista con la sua bella svastica di truciolato a listelle e i suoi baffetti di spago, che v’invaderà la Polonia per tutta la vita se solo distogliete per un attimo lo sguardo! Aita, bifolchi! Belate in coro il nome dei liberatori e delle sante vittime dell’olocausto ed egli sparirà in una nuvola di zolfo! Ecco il bieco comunista, col suo carretto puzzolente di purgati siberiani! Ecco il pedofilo feroce, che vi schiaffa la prole su internet e se la vende su E-bay. Nessun timore, ovini! Walter e Silvio sono qui per salvarvi, a turno, il primo nei giorni pari, l’altro nei giorni dispari.

    Quando venne il suo turno (nei giorni pari) Silvio, povero scemo, era convinto di poter fare il sovrano assoluto solo perché aveva vinto le elezioni con una maggioranza bulgara. Dovette capire ben presto, e con somma costernazione, chi comanda davvero in questo e altri paesi. La sua maggioranza bulgara fu appena sufficiente a sfornare leggi su leggi per salvarlo dai processi penali che incessantemente si affastellavano contro di lui. Non dico che non avrebbe strameritato un milione di volte di andare in galera. Dico che per tutti i suoi cinque anni di legislatura bulgara fu tenuto sotto schiaffo dai magistrati e non potè fare altro che fuggire disperatamente in cerca di salvezza. Non appena conclusa la legislatura, guarda caso, i processi contro di lui si fecero improvvisamente più blandi, le accuse furono lasciate cadere, le leggi-vergogna furono tenute in vita dai suoi “acerrimi nemici”, libere di produrre i sospirati effetti assolutori. Berlusconi, ormai domato e messo sull’avviso di chi è che porta i pantaloni, andava adesso salvaguardato nella funzione di “spalla” del teatrino repubblican-democratico, di cui aveva ora imparato a conoscere le regole. Quei processi, per quanto fondati su malefatte autentiche, non erano autentici. Erano un consiglio, un avvertimento se volete: vedi di rigare dritto o ti sostituiamo col primo che passa dall’oggi al domani e finisci a coltivare carciofi. Questo è quel che è successo all’uomo con la maggioranza parlamentare più robusta della storia repubblicana, questo è quello che gli succederà ancora se non si rassegna a recitare la sua parte in commedia. Non a caso – leggo oggi sui giornali – il suo atteggiamento elettorale è oggi tanto mite, tutto un “parliamone”, “dialoghiamo”, “facciamo le larghe intese”. L’uomo ha visto la luce. Ha anche visto cosa succede ai magistrati che tentano di indagare sui favoriti di Mangiafuoco. Non si perde non dico una legislatura, ma nemmeno una settimana, a difendersi da loro. Li si fa fuori con un trasferimento, con un’incriminazione davanti al CSM, con il linciaggio mediatico, in un battibaleno. Chi tocca i maggiordomi dei potenti – quelli veri e lontani - non solo muore, ma muore senza togliere tempo prezioso agli affari. Il fantoccio di Arcore osserva ammirato e sogna i suoi problemi con i De Magistris e le Forleo del futuro risolti in un battito di ciglia dalla sua cedevole affiliazione. Fare il maggiordomo, in fondo, non è poi un mestiere così spiacevole.

    C’è tuttavia, come dicevo all’inizio, un’incognita che potrebbe mandare a monte l’ennesima, scialba replica di questi decrepiti saltimbanchi. Quest’incognita è la noia. Siamo appena all’ouverture dell’opera dei pupi e già risuonano le stesse litanie ritrite, le stesse chimeriche logorree già ascoltate fino all’intasamento delle trombe d’Eustachio, fino alla somatizzazione ansiogena. “Meno tasse, su i salari”, strilla il quattrocchi entrando in scena. “Via gli immigrati”, gli risponde a freddo il nano saltellante. E noi già sappiamo, disperatamente sappiamo, che ne sarà di queste promesse/minacce nel secondo atto della performance. Questa volta il pubblico potrebbe anche decidere di cambiare spettacolo. Potrebbe decidere di uscire dal teatro, di non pagare, né con denaro, né con la propria presenza, per assistere al miliardesimo allestimento di questa rappresentazione primordiale. Potrebbe ricoprire Mangiafuoco e i suoi sciancati pupazzi di tanta verdura fresca da aprirci un mercatino; potrebbe abbandonarli al loro destino e decidere di scindere, fuori, all’aperto, la propria vita concreta dalla realtà virtuale di una recita in cui il lavoro, i salari, l’immigrazione sono solo frasi scritte su un canovaccio da un pessimo sceneggiatore. Il pubblico potrebbe decidere di disertare la messinscena del 13 e 14 aprile e di lasciare i suoi burattinai a recitare davanti a una sala vuota. Io ci spero un sacco.

    Ma non ci conto. Il teatro - Pirandello insegna - possiede una sua metadimensione, una volta entrati nella quale è difficile distinguere il pubblico dagli attori, la realtà dei personaggi del dramma dalla realtà di chi al dramma assiste. Non è perciò inverosimile che il pubblico di ovini si metta anche stavolta in fila, zitto zitto, per salvare l’ItaGlia dal nazismo di Berlusconi o dal comunismo di Veltroni. Non è detto che non ricominci a ciarlare, perfino in quest’estrema notte delle speranze, di mali minori e di “esercizio dei propri diritti” (è così che viene chiamato l’accorrere dei ruminanti alla tosa al risuonar del campanaccio pastorizio). Se così sarà, questa volta sarò io a godermi lo spettacolo. Guarderò ballare le marionette sulle assi della ribalta, ma anche quelle nella sala gremita, tutte manovrate dagli stessi fili, tutte rassegnate a vivere o morire secondo il volere dei direttori artistici. Mi farà ridere e sentire un po’ meno marionetta, anche se sono, in realtà, solo una marionetta che ha la sciagura di vedere i suoi fili. E che ha avuto la fortuna, per caso, per puro caso, di scoprirsi un giorno di tanti anni fa in un teatro molto più grande.

    Gianluca Freda
    Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
    11.02.08

  7. #7
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    L’articolo di Gianluca Freda appare come un lamento di chi è rassegnato della situazione tragica della politica.

    Sono molti decenni che la società viene indottrinata a base di pane e ideologia.
    Al cittadino è stata distorta la sensazione della realtà, modificandogli la percezione che filtra il pensiero attraverso l’ideologia. Invenzione che da oltre 160 anni ha lo scopo di distruggere l’etica e l’estetica degli uomini.

    L’ideologia è la fotografia di una situazione economica ormai superata, e da questa fotografia è stato tirata fuori una serie di pensieri comportamentali che non si possono distaccare dallo schema originale. In quanto il distaccarsi avrebbe determinato il crollo del castello di carta creato.
    Le ideologie sono diventate forme di conservatorismo, non permettenti lo viluppo naturale della società, volendo cavalcarla. Pertanto essendo l’ideologie antistoriche devono necessariamente scomparire di fronte alla culture basilari dell’uomo.

    Anche nello stato italiano si è dovuto accettare il crollo delle ideologie. Queste, nonostante la loro accelerata scomparsa attuale a livello mondiale, erano ancora in italia un punto di riferimento per raggruppamenti di persone che, schierandosi dietro a delle interpretazione più o meno fantasiose ideologiche, potevano avere l’avvallo di accedere al potere. In tal modo erano facilitati nel rubare nell’immane montagna di denaro ottenuto attraverso una tassazione selvaggia e da una forma isterica di accumulo di debiti paradossali.

    Queste bande armate, con casacche ideologiche diverse, hanno rovinato definitivamente e irrimediabilmente lo stato.
    Adesso, impotenti di fronte a questo sfacelo, i poteri economici europei, preoccupati per una eventuale ripercussione sull’euro se la situazione continuasse ad incancrenirsi, hanno dato perentori ordini.
    E’ un po’ come l’Afganistan.
    Si mandano soldati per mansioni di pace. Ed in italia hanno impegnato i loro gregari a favorire la costruzione di due congreghe politiche ( PD e PDL ) per la eliminazione dei partiti ideologici.
    Poche bande di depredazione si stanno aggirando e cercano di sopravvivere, al contrario testimoniano con evidenza la loro agonia. armate

    Il tutto formato ed esploso in poche settimane.

    Occorrerà analizzare la finezza della operazione , e di come ha fornito ottimi risultati secondo i dettami dei poteri economici europei.

  8. #8
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    Non sopravvalutate i " demeriti" di calderoli e cercate di ficcarvi una buona volta nella testa che al senato il sistema " regionale" sta nella costituzione insieme al " bicamereralismo perfetto" ..

    e quindi se NON SI MODIFICA LA COSTITUZIONE in caso di NON CHIARA maggioranza nel paese non c' e maggioranza al senato esattamente come nel 2006 e 1994 ... Nel 1996 nonostante il pareggio di voti POlo-Ulivo.. l' ulivo ebbe la maggioranza al senato grazie "all' incomodo lega " e al trucchetto dell " scorporo" .. trucchetto OVVIAMENTE poi non piu' replicabile ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da larth Visualizza Messaggio
    Non sopravvalutate i " demeriti" di calderoli e cercate di ficcarvi una buona volta nella testa che al senato il sistema " regionale" sta nella costituzione insieme al " bicamereralismo perfetto" ..

    e quindi se NON SI MODIFICA LA COSTITUZIONE in caso di NON CHIARA maggioranza nel paese non c' e maggioranza al senato esattamente come nel 2006 e 1994 ... Nel 1996 nonostante il pareggio di voti POlo-Ulivo.. l' ulivo ebbe la maggioranza al senato grazie "all' incomodo lega " e al trucchetto dell " scorporo" .. trucchetto OVVIAMENTE poi non piu' replicabile ..
    Nessuno da del demente a Calderoli.
    Anzi se leggi bene gli interventi tra le righe, vi è ammirazione per la perfezione diabolica della legge elettorale .
    Quella specifica diabolicità che ha sempre serpeggiato tra i costruttori dell’unità d’italia ed i suoi successivi sostenitori.

    L’unico dubbio è che la legge non sia farina del suo sacco, troppo ben studiata, ma di suo vi sia solamente la firma.
    I senatori della lega non hanno mai brillato per grande capacità. Nel 1993 fu impiegata la durata di un lungo pranzo per spiegare ( forse inutilmente), ad un senatore laureato, tutti i risvolti della legge elettorale di allora, che lui aveva votato da poco dando il suo consenso secondo gli ordini di scuderia.

    La capacità della legge ha dimostrato che non si può governare con una raffica di partiti necessari ad accumulare voti.

    Ed adesso è stato sufficiente che Walter, politico di lungo corso, dicesse “”vado da solo”” da far squagliare i partiti basati sulla ideologia.
    Si deve persino votare senza avere la possibilità di poter portare la vecchia falce e martello alle camere.
    E la legge che ha poi permesso la creazione di 39 partiti adesso indicherà solo due grandi partiti, che non riusciranno a governare: Pertanto si deve fare la grande coalizione.
    E’ una legge doppio uso.
    Però una parte del merito è dovuto all’abilità dei Costituenti


    Ma la grande coalizione è la tomba dell’ideologia.
    Allora come punto di riferimento rimangono solamente più l’etnismo e la religione.

    Ma ormai la chiesa vuole essere portatrice di principi rivoluzionari, (rivoluzionari infatti perché non lo sono) e non da peso alle ideologie. In piazza San Pietro a sentire il Papa dopo il caso dell’università vi erano i rappresentanti delle ideologie ad ascoltare.
    Le ideologie non hanno più la sicurezza nel proprio animo e vanno in giro elemosinando credibilità.

    Ed allora è l’etnismo l’ultima arma rimasta.
    Ma 60 anni di condizionamento non permette ad alcuno di usarla.

    Tutto a suo tempo.
    Il sistema corre inesorabile.

  10. #10
    Ridendo castigo mores
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    Nessuno da del demente a Calderoli.
    Anzi se leggi bene gli interventi tra le righe, vi è ammirazione per la perfezione diabolica della legge elettorale .
    Quella specifica diabolicità che ha sempre serpeggiato tra i costruttori dell’unità d’italia ed i suoi successivi sostenitori.

    L’unico dubbio è che la legge non sia farina del suo sacco, troppo ben studiata, ma di suo vi sia solamente la firma.
    I senatori della lega non hanno mai brillato per grande capacità. Nel 1993 fu impiegata la durata di un lungo pranzo per spiegare ( forse inutilmente), ad un senatore laureato, tutti i risvolti della legge elettorale di allora, che lui aveva votato da poco dando il suo consenso secondo gli ordini di scuderia.

    La capacità della legge ha dimostrato che non si può governare con una raffica di partiti necessari ad accumulare voti.

    Ed adesso è stato sufficiente che Walter, politico di lungo corso, dicesse “”vado da solo”” da far squagliare i partiti basati sulla ideologia.
    Si deve persino votare senza avere la possibilità di poter portare la vecchia falce e martello alle camere.
    E la legge che ha poi permesso la creazione di 39 partiti adesso indicherà solo due grandi partiti, che non riusciranno a governare: Pertanto si deve fare la grande coalizione.
    E’ una legge doppio uso.
    Però una parte del merito è dovuto all’abilità dei Costituenti


    Ma la grande coalizione è la tomba dell’ideologia.
    Allora come punto di riferimento rimangono solamente più l’etnismo e la religione.

    Ma ormai la chiesa vuole essere portatrice di principi rivoluzionari, (rivoluzionari infatti perché non lo sono) e non da peso alle ideologie. In piazza San Pietro a sentire il Papa dopo il caso dell’università vi erano i rappresentanti delle ideologie ad ascoltare.
    Le ideologie non hanno più la sicurezza nel proprio animo e vanno in giro elemosinando credibilità.

    Ed allora è l’etnismo l’ultima arma rimasta.
    Ma 60 anni di condizionamento non permette ad alcuno di usarla.

    Tutto a suo tempo.
    Il sistema corre inesorabile.
    innanzitutto io parlavo di " demeriti" e non di " demenza".. al piu' calderoli e' un " demente volontario su richiesta " in quanto quando vuole
    dimostra di ragionare e di certo lavora da sempre per il " re di arcore" ( se non peggio .. ho motivati sospetti ..)
    per quanto riguarda il porcellum , esso fu confezionato da calderoli ( piu o meno consigliato .. ) solo per evitare un cappotto .. datosi che dai sondaggi con il maggioritario era possibile una stravittoria dell' ammucchiata di prodi ...

    che poi le vicende successive al " pareggio" siano state usate dai " veltrusconi " per raggiungere la perfetta " demokrazia amerikana " questo e' ovvio .. ma questo non e' precipuo del porcellum .. con la scusa della " semplificazione " e della " governabilita' " il nodo scosoio massonico avrebbe stritolato ogni identitarismo anche con il mattarellum .. Con la fine dei partiti-massa ideologici la lenta trasformazione autocratica di queste pseudo democrazie e' inesorabile ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


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