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  1. #1
    Amore vince la morte
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    Question Boia di Bolzano (Seifert e Otto Stein)

    ROMA - La fuga è finita anche per il boia di Bolzano, l'aguzzino ucraino che seminò il terrore nelle celle dei campi di concentramento di Fossoli e Bolzano tra il '44 e il '45. Le autorità giudiziarie canadesi nelle prossime ore consegneranno l'ex criminale di guerra nazista Michel Seifert nelle mani della polizia italiana. Funzionari dell'Interpol di Roma saranno a breve in Canada, gli notificheranno l'atto di estradizione e lo prenderanno in custodia.

    Seifert è stato condannato all'ergastolo per le torture e le uccisioni nel campo di detenzione di Bolzano tra il 1944 e il 1945. E' il quarto criminale nazista a finire nella rete della giustizia italiana dopo Walter Reder, Herbert Kappler e Erich Priebke. Arriverà a Roma al massimo entro domenica e sarà poi trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

    Nato 84 anni fa a Landau, in Ucraina, abitava in Canada, a Vancouver, dal 1951. Ed è stata proprio l'Alta Corte canadese, lo scorso 17 gennaio, a respingere l'ultimo appello presentato dal boia di Bolzano, concedendo l'estradizione.

    Fino al mese scorso Seifert era riuscito ad evitare l'estradizione proprio facendo appello alla sua cittadinanza canadese ma l'Alta Corte non ha accolto le sue tesi e ha deciso che dovesse essere consegnato alla giustizia italiana. Fin dalle prime fasi del processo che si è svolto a Verona, molti testimoni hanno riconosciuto nella foto di Seifer quel Micha che, assieme a Otto (Otto Stein, per la giustizia italiana 'irrintracciabile), terrorizzava il campo.

    Il processo contro Seifert si era concluso nel novembre 2000 quando Giovanni Pagliarulo, presidente del Tribunale militare di Verona pronunciò la condanna all'ergastolo. In una settimana furono sentiti una ventina di testimoni, tutti sopravvissuti dei campi di Fossoli e Bolzano. Un viaggio nel dolore, con racconti e di sofferenze e umiliazioni inenerrabili. Tutti i testimoni hanno raccontato che furono proprio i due ucraini, Otto e Misha, che sembravano anche più giovani dei loro ventanni, i responsabili delle violenze più sadiche ed efferate. La coppia di torturatori si accaniva soprattutto contro i detenuti delle cosiddette "celle", la prigione interna di Bolzano, contro i quali i due si accanivano "sempre in coppia, spesso all'improvviso e senza alcun motivo".


    Berto Perotti, uno dei venti testimoni, ha riferito anche di 14 assassini commessi sempre nella prigione del campo "dei quali fummo testimoni uno per uno. L'ultimo, un povero ragazzo partigiano, accusato di aver rubato del pane. I due compari [gli ucraini Otto Sein e Misha Seifert ndr] lo uccisero il giorno di Pasqua, sbattendolo a turno con la testa contro i muri della cella. Nessuno del blocco celle dimenticherà mai quel giorno: urlo per urlo, colpo per colpo. Altri vennero strozzati. In quelle occasioni, i due circolavano per i corridoi con i guanti di pelle nera. Erano diventati un simbolo, e quando li vedevamo in quel modo, un brivido correva per le celle. Non si sapeva a chi toccava il turno".

    Fin dalle prime sedute del processo numerosi testimoni hanno riconosciuto con sicurezza nella foto di Michael Seifert il "Misha" che terrorizzava il campo. Ai due ucraini e alla loro ferocia è dedicata anche una celebre poesia dell'intellettuale veneto Egidio Meneghetti (rettore dell'Università di Padova nel dopoguerra) che fu deportato a Bolzano.

    Misha, rintracciato in Canada (dove è stato anche fotografato da un reporter del Vancouver Sun) doveva rispondere di efferati crimini, riassunti in 15 capi di accusa , da detenuti torturati col fuoco a donne violentate con colli di borriglia rotti. L'Anpi ha raccolto e descritto le torture di cui sono accusati Misha e Otto, una lista di orrori che strazia alla sola lettura. "La sera di un giorno imprecisato del febbraio 1945 - si legge nel capo di imputazione - nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Cologna, con il Sein e con un italiano rimasto ignoto, portava un prigioniero non identificato nel gabinetto e lo torturava lungamente anche con il fuoco per indurlo a rivelare notizie, cagionandone la morte che sopravveniva la mattina del giorno successivo". Oppure: "In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra l'8 gennaio e la fine di aprile 1945, nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Sein uccideva una giovane prigioniera ebrea non identificata infierendo sul suo corpo con colli di bottiglie spezzati".


    Tutte le testimonianze dei superstiti sono raccolte nel volume "Anche a volerlo raccontare è impossibile" a cura di Giorgio Mezzalira e Cinzia Villani, un volume edito dall'Anpi di Bolzano.

    Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta, recentemente posti sotto tutela dalla Provincia autonoma. Poche foto del dopoguerra e alcuni disegni danno però un'idea della struttura del Lager, nel quale vennero richiusi, tra l'estate del '44 e la fine di aprile del '45, circa 9.500 deportati.



    http://www.repubblica.it/2008/02/sez...a-bolzano.html



    Per cortesia, qualcuno meglio informato, può chiarirmi un dubbio che mi è venuto.
    Ma il 'compare' di questo criminale ucraino Mischa, si chiama Otto Sein o Otto Stein?

    Perché all'inizio dell'articolo si afferma una cosa, poi varie volte se ne afferma un'altra.

    Non capisco.


    ps.
    Posto qui sul forum 'politica nazionale'. Credo che una notizia del genere meriti attenzione in un forum del genere.
    Ma se così non fosse, prego vivamente la moderazione di non cancellare il thread, piuttosto di farmi capire dove sarebbe più opportuno aprirlo.



    Cordialmente

  2. #2
    Amore vince la morte
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    Scusate. Capisco sarà una cosa di poco conto, ma vedo che 6 persone hanno letto questo thread.

    Qualcuno può almeno darmi la conferma che ce un errore di cognomi?

    Grazie

  3. #3
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    non ti preoccupare sarà l'ora o la campagna elettorale che incombe ma questa notiza non sembra riscuotere molto sucesso.
    io ho trovato Sein su diversi articoli.
    come al solito grande successo della giustizia italiana. un mostro ottantenne prende l'ergastolo e un pluriomicida di 4 ragazzi sta ai domiciliari per 6 anni......

  4. #4
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    Grazie Alex.

    Qundi mi confermi che per i giornali trattasi di Sein Otto. Che strano.....


    Buona giornata

    ps.

    Hai idea di un forum dove potrei ottenere più interesse? Qui credo che il thread sparirà nel marea di 'cazzate elettorali'.

  5. #5
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    purtroppo sappiamo tutti che finirà ai domiciliari come priebke

    tanto valeva lasciarlo dove stava!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    ROMA - La fuga è finita anche per il boia di Bolzano, l'aguzzino ucraino che seminò il terrore nelle celle dei campi di concentramento di Fossoli e Bolzano tra il '44 e il '45. Le autorità giudiziarie canadesi nelle prossime ore consegneranno l'ex criminale di guerra nazista Michel Seifert nelle mani della polizia italiana. Funzionari dell'Interpol di Roma saranno a breve in Canada, gli notificheranno l'atto di estradizione e lo prenderanno in custodia.

    Seifert è stato condannato all'ergastolo per le torture e le uccisioni nel campo di detenzione di Bolzano tra il 1944 e il 1945. E' il quarto criminale nazista a finire nella rete della giustizia italiana dopo Walter Reder, Herbert Kappler e Erich Priebke. Arriverà a Roma al massimo entro domenica e sarà poi trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

    Nato 84 anni fa a Landau, in Ucraina, abitava in Canada, a Vancouver, dal 1951. Ed è stata proprio l'Alta Corte canadese, lo scorso 17 gennaio, a respingere l'ultimo appello presentato dal boia di Bolzano, concedendo l'estradizione.

    Fino al mese scorso Seifert era riuscito ad evitare l'estradizione proprio facendo appello alla sua cittadinanza canadese ma l'Alta Corte non ha accolto le sue tesi e ha deciso che dovesse essere consegnato alla giustizia italiana. Fin dalle prime fasi del processo che si è svolto a Verona, molti testimoni hanno riconosciuto nella foto di Seifer quel Micha che, assieme a Otto (Otto Stein, per la giustizia italiana 'irrintracciabile), terrorizzava il campo.

    Il processo contro Seifert si era concluso nel novembre 2000 quando Giovanni Pagliarulo, presidente del Tribunale militare di Verona pronunciò la condanna all'ergastolo. In una settimana furono sentiti una ventina di testimoni, tutti sopravvissuti dei campi di Fossoli e Bolzano. Un viaggio nel dolore, con racconti e di sofferenze e umiliazioni inenerrabili. Tutti i testimoni hanno raccontato che furono proprio i due ucraini, Otto e Misha, che sembravano anche più giovani dei loro ventanni, i responsabili delle violenze più sadiche ed efferate. La coppia di torturatori si accaniva soprattutto contro i detenuti delle cosiddette "celle", la prigione interna di Bolzano, contro i quali i due si accanivano "sempre in coppia, spesso all'improvviso e senza alcun motivo".


    Berto Perotti, uno dei venti testimoni, ha riferito anche di 14 assassini commessi sempre nella prigione del campo "dei quali fummo testimoni uno per uno. L'ultimo, un povero ragazzo partigiano, accusato di aver rubato del pane. I due compari [gli ucraini Otto Sein e Misha Seifert ndr] lo uccisero il giorno di Pasqua, sbattendolo a turno con la testa contro i muri della cella. Nessuno del blocco celle dimenticherà mai quel giorno: urlo per urlo, colpo per colpo. Altri vennero strozzati. In quelle occasioni, i due circolavano per i corridoi con i guanti di pelle nera. Erano diventati un simbolo, e quando li vedevamo in quel modo, un brivido correva per le celle. Non si sapeva a chi toccava il turno".

    Fin dalle prime sedute del processo numerosi testimoni hanno riconosciuto con sicurezza nella foto di Michael Seifert il "Misha" che terrorizzava il campo. Ai due ucraini e alla loro ferocia è dedicata anche una celebre poesia dell'intellettuale veneto Egidio Meneghetti (rettore dell'Università di Padova nel dopoguerra) che fu deportato a Bolzano.

    Misha, rintracciato in Canada (dove è stato anche fotografato da un reporter del Vancouver Sun) doveva rispondere di efferati crimini, riassunti in 15 capi di accusa , da detenuti torturati col fuoco a donne violentate con colli di borriglia rotti. L'Anpi ha raccolto e descritto le torture di cui sono accusati Misha e Otto, una lista di orrori che strazia alla sola lettura. "La sera di un giorno imprecisato del febbraio 1945 - si legge nel capo di imputazione - nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Cologna, con il Sein e con un italiano rimasto ignoto, portava un prigioniero non identificato nel gabinetto e lo torturava lungamente anche con il fuoco per indurlo a rivelare notizie, cagionandone la morte che sopravveniva la mattina del giorno successivo". Oppure: "In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra l'8 gennaio e la fine di aprile 1945, nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Sein uccideva una giovane prigioniera ebrea non identificata infierendo sul suo corpo con colli di bottiglie spezzati".


    Tutte le testimonianze dei superstiti sono raccolte nel volume "Anche a volerlo raccontare è impossibile" a cura di Giorgio Mezzalira e Cinzia Villani, un volume edito dall'Anpi di Bolzano.

    Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta, recentemente posti sotto tutela dalla Provincia autonoma. Poche foto del dopoguerra e alcuni disegni danno però un'idea della struttura del Lager, nel quale vennero richiusi, tra l'estate del '44 e la fine di aprile del '45, circa 9.500 deportati.



    http://www.repubblica.it/2008/02/sez...a-bolzano.html



    Per cortesia, qualcuno meglio informato, può chiarirmi un dubbio che mi è venuto.
    Ma il 'compare' di questo criminale ucraino Mischa, si chiama Otto Sein o Otto Stein?

    Perché all'inizio dell'articolo si afferma una cosa, poi varie volte se ne afferma un'altra.

    Non capisco.


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    Cordialmente
    Quando finirà la latitanza dei boia comunisti?

  7. #7
    Orgogliosamente Bannato .
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    Seifert è stato condannato all'ergastolo per le torture e le uccisioni nel campo di detenzione di Bolzano tra il 1944 e il 1945. E' il quarto criminale nazista a finire nella rete della giustizia italiana dopo Walter Reder, Herbert Kappler e Erich Priebke. Arriverà a Roma al massimo entro domenica e sarà poi trasferito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

    Nato 84 anni fa a Landau, in Ucraina, abitava in Canada, a Vancouver, dal 1951. Ed è stata proprio l'Alta Corte canadese, lo scorso 17 gennaio, a respingere l'ultimo appello presentato dal boia di Bolzano, concedendo l'estradizione.

    Fino al mese scorso Seifert era riuscito ad evitare l'estradizione proprio facendo appello alla sua cittadinanza canadese ma l'Alta Corte non ha accolto le sue tesi e ha deciso che dovesse essere consegnato alla giustizia italiana. Fin dalle prime fasi del processo che si è svolto a Verona, molti testimoni hanno riconosciuto nella foto di Seifer quel Micha che, assieme a Otto (Otto Stein, per la giustizia italiana 'irrintracciabile), terrorizzava il campo.

    Il processo contro Seifert si era concluso nel novembre 2000 quando Giovanni Pagliarulo, presidente del Tribunale militare di Verona pronunciò la condanna all'ergastolo. In una settimana furono sentiti una ventina di testimoni, tutti sopravvissuti dei campi di Fossoli e Bolzano. Un viaggio nel dolore, con racconti e di sofferenze e umiliazioni inenerrabili. Tutti i testimoni hanno raccontato che furono proprio i due ucraini, Otto e Misha, che sembravano anche più giovani dei loro ventanni, i responsabili delle violenze più sadiche ed efferate. La coppia di torturatori si accaniva soprattutto contro i detenuti delle cosiddette "celle", la prigione interna di Bolzano, contro i quali i due si accanivano "sempre in coppia, spesso all'improvviso e senza alcun motivo".


    Berto Perotti, uno dei venti testimoni, ha riferito anche di 14 assassini commessi sempre nella prigione del campo "dei quali fummo testimoni uno per uno. L'ultimo, un povero ragazzo partigiano, accusato di aver rubato del pane. I due compari [gli ucraini Otto Sein e Misha Seifert ndr] lo uccisero il giorno di Pasqua, sbattendolo a turno con la testa contro i muri della cella. Nessuno del blocco celle dimenticherà mai quel giorno: urlo per urlo, colpo per colpo. Altri vennero strozzati. In quelle occasioni, i due circolavano per i corridoi con i guanti di pelle nera. Erano diventati un simbolo, e quando li vedevamo in quel modo, un brivido correva per le celle. Non si sapeva a chi toccava il turno".

    Fin dalle prime sedute del processo numerosi testimoni hanno riconosciuto con sicurezza nella foto di Michael Seifert il "Misha" che terrorizzava il campo. Ai due ucraini e alla loro ferocia è dedicata anche una celebre poesia dell'intellettuale veneto Egidio Meneghetti (rettore dell'Università di Padova nel dopoguerra) che fu deportato a Bolzano.

    Misha, rintracciato in Canada (dove è stato anche fotografato da un reporter del Vancouver Sun) doveva rispondere di efferati crimini, riassunti in 15 capi di accusa , da detenuti torturati col fuoco a donne violentate con colli di borriglia rotti. L'Anpi ha raccolto e descritto le torture di cui sono accusati Misha e Otto, una lista di orrori che strazia alla sola lettura. "La sera di un giorno imprecisato del febbraio 1945 - si legge nel capo di imputazione - nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Cologna, con il Sein e con un italiano rimasto ignoto, portava un prigioniero non identificato nel gabinetto e lo torturava lungamente anche con il fuoco per indurlo a rivelare notizie, cagionandone la morte che sopravveniva la mattina del giorno successivo". Oppure: "In un giorno imprecisato ma comunque compreso fra l'8 gennaio e la fine di aprile 1945, nelle celle d'isolamento del lager, in concorso con il Sein uccideva una giovane prigioniera ebrea non identificata infierendo sul suo corpo con colli di bottiglie spezzati".


    Tutte le testimonianze dei superstiti sono raccolte nel volume "Anche a volerlo raccontare è impossibile" a cura di Giorgio Mezzalira e Cinzia Villani, un volume edito dall'Anpi di Bolzano.

    Del campo di Bolzano non rimangono che pochi tratti del muro di cinta, recentemente posti sotto tutela dalla Provincia autonoma. Poche foto del dopoguerra e alcuni disegni danno però un'idea della struttura del Lager, nel quale vennero richiusi, tra l'estate del '44 e la fine di aprile del '45, circa 9.500 deportati.



    http://www.repubblica.it/2008/02/sez...a-bolzano.html



    Per cortesia, qualcuno meglio informato, può chiarirmi un dubbio che mi è venuto.
    Ma il 'compare' di questo criminale ucraino Mischa, si chiama Otto Sein o Otto Stein?

    Perché all'inizio dell'articolo si afferma una cosa, poi varie volte se ne afferma un'altra.

    Non capisco.


    ps.
    Posto qui sul forum 'politica nazionale'. Credo che una notizia del genere meriti attenzione in un forum del genere.
    Ma se così non fosse, prego vivamente la moderazione di non cancellare il thread, piuttosto di farmi capire dove sarebbe più opportuno aprirlo.



    Cordialmente
    Che avendo 84 anni non andrà neppure in galera .
    Ditemi voi con quale logica abbiamo speso fior di euro per portarlo in Italia se poi se ne starà beatamente a casa .

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    purtroppo sappiamo tutti che finirà ai domiciliari come priebke

    tanto valeva lasciarlo dove stava!
    non direi proprio.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    purtroppo sappiamo tutti che finirà ai domiciliari come priebke

    tanto valeva lasciarlo dove stava!
    Eh, la legge vale tanto per previti quanto per questo criminale nazista. A una certa età l'aria di prigione fa troppo male....

  10. #10
    Amore vince la morte
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    Ben otto interventi!

    Però, lo ritengo un successo.


    Qualcuno di voi è un pochetto informato su questa specifica vicenda? Mi scuso se insisto. Potrebbero sembrare dettagli, ma i nomi esatti dei criminali nazisti è meglio riportarli con chiarezza, non credete?

 

 
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