Berlusconi anti-web?
Maurizio Blondet
17/02/2008
L'europeo Franco Frattini è preoccupato per il poco impegno del «suo paese»

«E il mio Paese cosa fa contro gli antisemiti?»: se lo domanda Franco Frattini, commissario UE, sul Domenicale (1).
Si riferisce al «boicottaggio degli autori israeliani» alla Fiera del Libro di Torino, e alla «pubblicazione via Internet di una blacklist di docenti ebrei dell’università La Sapienza»: in cui vede due episodi collegati, che (come Moshe Kantor, presidente del Congresso Ebraico Europeo) dichiara essere «una nuova notte dei cristalli».

E lamenta, il Frattini, «la risposta solo amministrativa nella caccia agli autori della blacklist».
E precisa: «Non basta solo oscurare i siti antisemiti», sottintendendo: occorrono leggi penali più dure.
Draconiane.

Ora, se vince le elezioni Berlusconi, Franco Frattini sarà un probabile ministro (dell’Interno?) del suo governo.
Come ministro di Polizia potrebbe dare corso ai suoi propositi repressivi, già espressi, contro Internet.
Metterebbe il web sotto controllo di una potenza straniera.
Secondo normative ispirate al Patriot Act americano, e già ampiamente applicate in Europa.

In Gran Bretagna, sotto il Terrorist Bill (Legge Antiterrorismo) del 2006, è stato introdotto il reato di «sostegno indiretto» al terrorismo.
In pratica, scrivere in un articolo o in una mail che «Hamas e Hezbollah sono legittimi movimenti di resistenza» è un reato perseguibile penalmente, perché il governo ha etichettato come terroristi i due gruppi.

L’esempio è del sociologo belga Jean-Claude Paye, autore del saggio «La fin de l’etat de droit» (La fine dello stato di diritto, Parigi, 2004).
Intervistato da Silvia Cattori per Réseau Voltaire (2), Paye elenca molte altre misure liberticide, contrarie alla libertà d’opinione e negatrici della privatezza, tutto con la scusa della lotta al «terrorismo» e all’antisemitismo.

In Francia è stato depositato nel gennaio scorso un progetto di «legge d’orientamento e programmazione per la sicurezza interna» (LOPSI) che autorizza lo spionaggio elettronico da parte della polizia, attraverso l’introduzione surrettizia di un Troian (Cavallo di Troia) nel computer di un sospetto.
Il Troian, software-spia, sarebbe allegato ad una mail innocente proveniente da un ente pubblico: da quel momento, non solo la Polizia potrà leggere tutto il contenuto del disco rigido della persona sospetta, ma anche controllare quale siti clicca, dove surfa, con chi chatta o scambia mail.
A sua insaputa.

Quanto alla persona sospetta, non occorre che sia un criminale e un terrorista.
Quello che si persegue non è un’azione criminale, ma l’espressione di idee e di opinioni.
Il già citato Terrorist Bill inglese ha portato all’incriminazione di musulmani che avevano elencato i nomi dei soldati inglesi uccisi in Iraq.
Ciò, per la cosiddetta «legge», significa «dare pubblicità ad atti di terrorismo», e dunque creare «un clima favorevole» al terrorismo.

Frattini sarebbe ben lieto di perseguire chi crea «un clima favorevole» al cosiddetto «antisemitismo»: data la vastità semantica di un «delitto di clima», ogni notizia sgradita ad Israele sarebbe perseguibile come antisemitismo.
Ad arbitrio dell’autorità poliziesca o giudiziaria, la quale stabilirebbe di volta in volta se un’informazione ancorchè vera, ha «creato il clima».
C’è veramente da tremare.

Tanto più che anche la Germania ha in preparazione una legge analoga a quella francese, che cioè legittima ciò che finora si faceva sì, ma illegalmente, l’intrusione-spionaggio nei computer dei cittadini a scopo giudiziario.
L’intrusione «legale» via Troian è stata modellata sul Patriot Act americano: là si chiama «Lanterna Magica», e fa parte dei dispositivi di spionaggio della popolazione generale da parte del potere.
Da notare che il Patriot Act, che come decreto d’emergenza doveva scadere dopo quattro anni, oggi è stato reso permanente.

«L’Inghilterra è il Paese più avanzato nello smantellamento dello Stato di diritto», commenta Paye: «e ci si deve attendere di vedersi imporre queste norme sul resto del continente. La legislazione inglese criminalizza l’atto di apportare un semplice sostegno verbale o scritto a una parte impegnata in un conflitto internazionale in opposizione alla politica estera del governo britannico, e l’atto di riferire fatti che contraddicono la politica del governo», può portare al punto che «parole di sostegno alla resistenza palestinese possono servire di base per incriminare».

E questo, con un effetto «retroattivo», grazie appunto all’intrusione nei computer: i dati possono essere raccolti per anni e poi, «ad un dato momento, si può utilizzare ciò che è stato raccolto come elemento di prova, nel quadro definito (previamente) come sostegno indiretto ad atti o organizzazioni terroriste».
Ciò apre «infinite prospettive» alla repressione dei cittadini.
Temo che Frattini sia voglioso di esplorarle tutte.

Non ci illudiamo che qualcuno muova un dito, fra i poteri costituiti, a difesa della nostra libertà personale.
Dal 2001 l’Italia e la Germania impongono alle banche, alle compagnie aeree e a quelle di telecomunicazione di fornire i dati personali dei loro clienti alla polizia.
Ciò su intimazione americana, in nome del Patriot Act.
Oggi, secondo Paye, questa misura sta per essere inserita in una legge-quadro europea, che la renderà imperativa per tutti gli altri Stati.
Ciò, per dare un quadro «legale» ad una pratica che avveniva da anni, ed era (con le vecchie leggi) illegale.

Difatti, il Patriot Act dà al governo USA la facoltà di controllare i clienti delle banche e delle società finanziarie straniere aventi filiali in USA.
Gli articoli 313 e 319 b del decreto obbligano queste istituzioni finanziarie straniere a rispondere entro 120 ore a richieste di una qualunque agenzia federale, sui conti e movimenti sui conti di una persona, anche su conti e persone straniere e viventi fuori degli USA.
Le banche europee hanno obbedito in silenzio, altrimenti non ricevono l’autorizzazione ad operare su suolo americano (la Patriot Act Certification).
Ciò era illegale, violando insieme il segreto bancario e la privacy su ingiunzione imperiale.

Lo si è scoperto nel 2006, quando il New York Times (non un giornale europeo) ha rivelato che la società di compensazione interbancaria con sede in Belgio «SWIFT» (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) passava sottobanco i dati delle transazioni internazionali in suo possesso all’autorità doganale USA, nel quadro di un programma di spionaggio della CIA.

Che cosa ha fatto l’UE per difendere i suoi cittadini e le sue imprese da queste intrusioni, che tra l’altro danno agli americani ovvie possibilità di spionaggio economico-industriale?
Credete che abbiano fatto quadrato le Banche Centrali europee, che la SWIFT aveva informato della faccenda fin dal 2002?
Niente affatto: la UE ora sta varando una legge-quadro per rendere legale la violazione della vita privata dei suoi cittadini su ordine americano.
Nessuna meraviglia: è l’Europa del Commissario europeo Frattini.

«Dal 2003», informa ancora Paye, «l’amministrazione Bush ha ottenuto l’accesso a terminali di società aeree con sede sul suolo europeo. Da quel momento, gli USA sono in possesso di un insieme d’informazioni su ogni persona imbarcata: nome, religione, carta di credito, itinerario, abitudini alimentari. Per esempio, i viaggiatori segnalati come non-consumatori di carne di maiale sono suscettibili d’essere considerati come sospetti di terrorismo, e messi sotto sorveglianza».
«La trasmissione di queste informazioni è in totale contraddizione con le leggi europee di protezione dei dati personali… ciò ha condotto la UE a firmare una serie di accordi per legalizzare una situazione che violava le sue leggi… oggi sono gli Stati Uniti che accordano o rifiutano certi diritti ai cittadini europei».
L’Europa di Frattini.
C’è di peggio.

Paye c’informa dell’«Accordo di estradizione (di sospetti) firmato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti nel 2003», dopo «discussioni segrete durate anni».
E di cui non sapremmo nulla, se non per il fatto che «il testo ha dovuto essere ratificato dal Congresso USA» e perciò è venuto alla luce, almeno in parte.
In Europa «non c’era nulla da ratificare, perché i funzionari permanenti del COROPER hanno i pieni poteri, e non sono controllati da nessuna istanza europea o nazionale».
Da allora, «non si ha la minima idea di quel che accade».

Benvenuti nell’Europa-delle-libertà.
L’Europa preferita dal ministro Frattini, che minaccia leggi speciali contro gli «antisemiti» sul web, quelli che «creano un clima», quando sarà ministro.
L’Europa provincia del Quarto Reich.

Maurizio Blondet

Note
1) Franco Frattini, «E il mio Paese cosa fa contro gli antisemiti?», Il Domenicale, 16 febbraio 2008. Il Domenicale è la pubblicazione pagata da Dell’Utri (basta la parola) con simpatie esplicite per i circoli neocon americani, primo fra tutti l’American Enterprise.
2) Silvia Cattori, «Les populations sous surveillance - Les conséquences del legislationos ‘antiterroristes’ pour le simple citoyen», Réseau Voltaire, 15 febbraio 2008.


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