Verso l’Alternativa
Stampa questo post venerdì 02 aprile 2010 158 - di Giuseppe Morrone - Verso l’Alternativa
Il crogiuolo delle agiatezze è in discussione. Occorre volgere lo sguardo, camminare e domandare per ricostruire il percorso ed il luogo dell’Alternativa.

Un’analisi scevra da ogni mistificazione parte sempre dai numeri, dai dati di cui si dispone. Non per tessere una apologia delle fredde statistiche, ma per cogliere una re-interpretazione, complessiva e realistica, alla luce di esse. Il risultato di SeL su base nazionale (3,3%) in questa tornata di Elezioni Regionali, può essere considerato sufficiente, non ottimo: prendiamo per buono quello che è venuto, considerando che il nostro movimento è in una fase costituente. Un buon numero di consiglieri/e eletti/e nei territori (21 distribuiti in 9 Regioni delle 13 nelle quali si votava, ovviamente con un picco in Puglia e due non facenti riferimento direttamente a SeL, bensì al Psi, in Campania) ed un Presidente di Regione non si buttano a mare. Anzi, costituiscono una buona base di rappresentanza istituzionale. La quale, come sappiamo tutti e tutte, non basta assolutamente.

Tenuto conto di questo quadro, il nostro compito non dovrà essere, semplicemente, quello di costruire il partito classicamente inteso. Nichi Vendola, nel profluvio di interviste rilasciate in questi giorni, ha usato diverse provocazioni (l’esagerato “azzeriamo tutto”, ad esempio), le quali hanno creato qualche malcontento. Egli partiva dalla straordinaria eccezione della Puglia, lì dove un reale coinvolgimento di massa ha radicato “Sinistra Ecologia Libertà” sul territorio, prima che nelle urne, per mezzo di una sprizzante energia umana e di una forte innovazione partecipativa: le ormai celeberrime “Fabbriche”. Molto ha pesato il carisma personale di Nichi e del suo Buon Governo, certamente, ed il nostro obiettivo non dovrà essere di tentare di ripetere pedissequamente quella specifica esperienza, giacché ogni territorio ha le sue peculiarità; consapevoli di questo limite, in ogni caso, volgere lo sguardo alle Buone Pratiche è d’obbligo, sia a livello ideale che a livello concreto.

Faccio due esempi su tale crinale, l’uno internazionale e l’altro nazionale, paralleli al “Laboratorio Puglia”, bussola che ci dovrà orientare senza fossilizzare, per dare senso al discorso che stiamo cercando di sviluppare: l’Appello del 22 marzo 2010 che Daniel Cohn-Bendit, portavoce nazionale del movimento “Europe Ecologie”, ha rivolto pubblicamente alla popolazione francese. Riporto un passo che, secondo me, potrebbe, forse dovrebbe, influenzare la nostra operatività: “Né partito-macchina, né partito-impresa, preferirei che inventassimo insieme una “Cooperativa politica”, ovvero una struttura capace di produrre senso e di trasmettere senso politico e decisioni strategiche. Vi vedo il modo di garantire ad ognuno la proprietà comune del movimento e la comunanza dei suoi benefici politici, il mezzo per ridare significato all’impegno e alla riflessione politica”.

Essendo “Sinistra Ecologia Libertà” un movimento in fase costituente, attesa all’orizzonte da un Congresso dal quale non dovrà scaturire l’ennesimo partito di testimonianza, perché non possedere anche questo intelligente approccio nella cassetta degli attrezzi? O, ancora, e passo al secondo esempio, perché non considerare con soddisfazione l’esperimento della Lista civica e politica “In Comune con Bettin”, a sostegno del neo-sindaco di centro-sinistra di Venezia, Giorgio Orsoni, la quale ha visto una convergenza fra SeL, Verdi Veneto, comitati territoriali e popolari, movimenti civili e sociali, personalità competenti ed illuminate, sulla costruzione di una linea programmatica innervata di proposte immediate e realizzabili e alterità di pensiero progettuale, al servizio di una coalizione progressista di governo?

Per fare questo, sul territorio nazionale, occorre un rapporto dinamico con alcune delle soggettività che si pongono nello spazio dell’Alternativa in questa fase storica ed una proposta chiara, netta, immediata, che parta da “Sinistra Ecologia Libertà”.

L’esito delle Elezioni Regionali sulla composizione politica italiana, dalla nostra visuale, ha dimostrato una oscillazione fra il consolidamento consistente di forze post-ideologiche, populiste, ed in parte qualunquiste, quali la Lega Nord, l’Italia dei Valori (seppure questa proponga qualche segnale di miglioramento sul tema della responsabilità) ed il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, pur largamente differenziate fra loro e queste due ultime attraversate dal sussulto dignitoso ma confuso del Popolo Viola, l’astensionismo di sfiducia tout court, la flessione dei due partiti maggiori (Pd e Pdl), la riduzione ad appendice dei progetti centristi (Udc, Api); il tutto a danno, ancora una volta, delle forze che si collocano nel largo campo della sinistra italiana.

Inutile piangersi addosso, è ancora il tempo di rimboccarsi le maniche. Il crogiuolo delle agiatezze è in discussione, e sicuramente in forte minoranza; bisogna volgere lo sguardo, camminare e domandare per ricostruire il percorso ed il fine dell’Alternativa, valorizzando quanto di prezioso abbiamo alle spalle e contaminandoci in maniera inedita, perfino sorprendente. Io suggerirei in questo modo:

1) Strutturando in maniera militante il nostro movimento nei territori, ed al contempo potendo contare su di una struttura nazionale non estemporanea come riferimento;

2) Allacciando un dialogo continuo, orizzontale, a rete, che punti principalmente sull’interazione diretta e non solo virtuale senza nulla volere togliere al potenziale degli strumenti informatici, con le persone impegnate nel Popolo Viola, in Rifondazione Comunista, nell’Italia dei Valori, nel Partito Democratico, perfino nel Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (cercando di intercettare i loro disagi, ma non il “distruttivismo” del loro leader), nell’associazionismo (Libertà e Giustizia, Legambiente, Altraeconomia, Libera) e fra i residui dei movimenti sociali (penso ad una soggettività come Sinistra Critica), nel giornalismo (il Manifesto, Carta, l’Unità, MicroMega), nel sindacalismo (avendo con faro di resistenza democratica le battaglie della Cgil), fra le personalità indipendenti del mondo culturale e mediatico. C’è bisogno di un luogo, o meglio di più luoghi ramificati e connessi, per immaginare e ricostruire, dal basso all’alto, un centro-sinistra credibile e partecipato, non rincorrendo il voto dei centristi, bensì fondato sui valori che abbiamo in condivisione a sinistra (la buona occupazione, i beni comuni, la lotta alle precarietà, l’istruzione e la sanità pubbliche, la cultura, la formazione e l’approfondimento intellettuale come centri strategici, l’ecologia e la mobilità sostenibili, l’immigrazione come risorsa vitale) e sulle pratiche politiche che vogliamo proporre al Paese, per non incorrere ulteriormente nei meandri della “società incivile”, per dirla con Guido Crainz. Un permanente “Forum dell’Alternativa”, nel quale i partiti non scompaiano ma contribuiscano al dibattito, alla ricerca, a quella alfabetizzazione politica di massa che vogliamo e dobbiamo re-inventare, partendo da buone, ma troppo frammentate e disperse, basi. C’è bisogno di Novità basate sulle competenze diffuse (non, quindi, di nuovismo). Di allargare, coordinandoci, di mescolarci ma non alla rinfusa, di stabilire un vocabolario condiviso. Di parlare e parlarsi, rinunciando alle reciproche diffidenze, per giungere a sintesi mature, avanzate. Un “movimentismo costruttivo”, per dirla con Luigi De Magistris, che non rinunci a quanto di positivo può ancora esistere nei partiti, alla loro democratizzazione per esempio, ancorandoci ad una lettura ampia di quell’articolo 49 della Costituzione, il quale individua in essi, e non solo ovviamente, l’architrave della struttura repubblicana degli Stati.

3) Il ruolo precipuo di “Sinistra Ecologia Libertà”, ricollegandomi al punto 1, dovrà essere quello di fungere da pungolo vivace per questo percorso necessariamente allargato (stimolando, alla sua destra, in particolare le componenti valide del Partito Democatico e, alla sua sinistra, quelle non ostinatamente “trinariciute” del Prc), ponendo la questione della propria, non asfittica, autonomia, creando, nei territori, le “Fabbriche per l’Italia”, con l’obiettivo di convocare a breve una sorta di “Stati Generali delle Fabbriche” per fare il punto della situazione.

Urge tenere insieme i due piani. E combattere nel pantano, ventre a terra ed orecchie captive. La “poesia è nei fatti”, ma va scomposta e ritessuta quotidianamente, con tenacia pratica e “fatica di concetto”. Non è data astrattamente e dappertutto. Sono queste ampie visuali descritte, in una pretesa generalità che conterrebbe in nuce ogni particolare sfumatura, a richiedere, riprendendo la tesi di Nichi Vendola, la formulazione di una rinnovata e radicale grammatica politica, civile, economica e sociale per la sinistra italiana. Per la sua Unità. Una grammatica della molteplicità differente e dell’etica pubblica che si ponga l’obiettivo di ricostruire una narrazione alta e condivisa, che proceda a piccoli, anche scomodi, passi in un orizzonte di trasformazione lento, soave e profondo, per dirla con il compianto Alexander Langer, valorizzando le individualità ed i saperi, le eresie ed i dubbi, i beni collettivi e le esperienze di base. Preferendo il Comune al privato profittevole ed al pubblico obsoleto, evitando le demonizzazioni pregiudiziali, in un senso o nell’altro, e scavando nello specifico di ogni singola realtà. Senza rinunciare ad una pretesa egemonica, spolverando ed affinando, scandagliando e selezionando, aggiornando ed intrecciando quegli strumenti d’interpretazione e di comprensione che le nostre convergenti culture politiche, socialiste, ecologiste, cristiane, femministe, comuniste, movimentiste, ci consegnano in dono.

Giuseppe Morrone