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Discussione: Il Pd

  1. #1
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    Predefinito Il Pd

    Il Partito bugiardo

    Quando il pullman di Veltroni ieri mattina si è mosso lentamente partendo dalla Bocca della Verità a Roma, un vecchio agit-prop gli è corso dietro urlando: «Contrordine compagno, noi non siamo all’opposizione, siamo al governo!». Troppo tardi. Il pullman non si è fermato, l’attivista si è accasciato esausto, e il candidato Uolter con i tappi nelle orecchie ha seguitato a correre verso il raccordo anulare. Ma il vecchio aveva ragione a gridare come ai tempi della famosa vignetta di Giovannino Guareschi: «contrordine compagni» la campagna elettorale di Veltroni è fondata su un equivoco. L’equivoco sta nel fatto che il segretario del Partito democratico non è all’opposizione, ma al governo. E che dunque, come vogliono le regole della democrazia, chi sta al governo e ne condivide ogni responsabilità deve difendersi e difendere, non soltanto attaccare l’avversario. Invece Veltroni lancia i suoi 12 punti che sono, lo notava ieri Fabrizio Cicchitto, l’esatto contrario di ciò che hanno sempre sostenuto non soltanto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del governo sostenuto da Veltroni. Insomma il nostro Uolter bara sapendo di barare quando bypassa Romano Prodi, omettendo pudicamente che proprio Prodi è il Presidente e non l’usciere del suo partito.
    Ci troviamo insomma di fronte alla strategia del poker anziché del politico di razza e idealista: al giocatore di poker è consentito bluffare, cambiare le carte che ha in mano, ingannare l’avversario. Un grande politico legato a un passato di cui è il figlio legittimo, prima di tutto deve difendere quel passato e spiegare perché sta dalla parte in cui sta, assumendosi per intero le responsabilità del governo che ha sostenuto. Invece Veltroni fa finta che il problema non esista e col suo pullman immagina di dirigersi verso l’Ohio e il Maryland anziché verso l’Italia governata da Prodi, e si comporta come se a Palazzo Chigi ci fosse già, o ci fosse ancora, Berlusconi.
    E purtroppo, poiché i veri poteri sono dalla sua parte, agli italiani viene fatta ingollare senza scrupoli la favola elettorale di un contendente nato ieri e che invece è politicamente vecchissimo, e corresponsabile del disastro con cui è stata messa in ginocchio l’Italia.

    P.Guzzanti su www.ilgiornale.it del 18 feb 08

    saluti

  2. #2
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    Concordo che sia un partito di bugiardi,ma perchè allora parlate di larghe intese con loro?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Concordo che sia un partito di bugiardi,ma perchè allora parlate di larghe intese con loro?
    ----------------------------

    Parlare di larghe intese con avversari politici è una cosa diversa dal "fare" accordi politici.
    Ed è molto più vicino al pensiero del Presidente Napolitano che il minacciare guerra, morti e feriti del forcaiolo Di Pietro.

    saluti

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Il Partito bugiardo

    Quando il pullman di Veltroni ieri mattina si è mosso lentamente partendo dalla Bocca della Verità a Roma, un vecchio agit-prop gli è corso dietro urlando: «Contrordine compagno, noi non siamo all’opposizione, siamo al governo!». Troppo tardi. Il pullman non si è fermato, l’attivista si è accasciato esausto, e il candidato Uolter con i tappi nelle orecchie ha seguitato a correre verso il raccordo anulare. Ma il vecchio aveva ragione a gridare come ai tempi della famosa vignetta di Giovannino Guareschi: «contrordine compagni» la campagna elettorale di Veltroni è fondata su un equivoco. L’equivoco sta nel fatto che il segretario del Partito democratico non è all’opposizione, ma al governo. E che dunque, come vogliono le regole della democrazia, chi sta al governo e ne condivide ogni responsabilità deve difendersi e difendere, non soltanto attaccare l’avversario. Invece Veltroni lancia i suoi 12 punti che sono, lo notava ieri Fabrizio Cicchitto, l’esatto contrario di ciò che hanno sempre sostenuto non soltanto Prodi ma anche Ds e Margherita, cioè le forze del governo sostenuto da Veltroni. Insomma il nostro Uolter bara sapendo di barare quando bypassa Romano Prodi, omettendo pudicamente che proprio Prodi è il Presidente e non l’usciere del suo partito.
    Ci troviamo insomma di fronte alla strategia del poker anziché del politico di razza e idealista: al giocatore di poker è consentito bluffare, cambiare le carte che ha in mano, ingannare l’avversario. Un grande politico legato a un passato di cui è il figlio legittimo, prima di tutto deve difendere quel passato e spiegare perché sta dalla parte in cui sta, assumendosi per intero le responsabilità del governo che ha sostenuto. Invece Veltroni fa finta che il problema non esista e col suo pullman immagina di dirigersi verso l’Ohio e il Maryland anziché verso l’Italia governata da Prodi, e si comporta come se a Palazzo Chigi ci fosse già, o ci fosse ancora, Berlusconi.
    E purtroppo, poiché i veri poteri sono dalla sua parte, agli italiani viene fatta ingollare senza scrupoli la favola elettorale di un contendente nato ieri e che invece è politicamente vecchissimo, e corresponsabile del disastro con cui è stata messa in ginocchio l’Italia.

    P.Guzzanti su www.ilgiornale.it del 18 feb 08

    saluti

    Certo se lo dice il giornale del padrone io ci credo,
    per me il giornale e' come la religione una fede,,,

    ueee no emilio

  5. #5
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    Già ai tempi del primo governo Prodi, nel 96-97, ministri della sinistruzza partecipavano a manifestazioni contro la politica dell'esecutivo di cui erano membri, ed è accaduto anche nel 2007. Per i sinistrati è normale essere all'opposizione della propria maggioranza parlamentare, non era già il vecchio PCI un "partito di lotta e di governo"?
    Il fatto è che Veltroni, soprattutto in questo, non è propriamente il nuovo che avanza quanto, piuttosto, il vecchio che ritorna in forme nuove.
    Visco, Bersani, Livia Turco e Rosaria Bindi, oltre che Prodi, sono autorevoli membri della classe dirigente del Partito di Veltroni. Per non dire del compagno D'Alema, passato dal bombardare i serbi negli anni novanta al passeggiare per Beirut con esponenti Hezbollah dieci anni dopo. Un nuovo.... peggiore del vecchio, da questo punto di vista.
    Persino la "rottura" con la sinistra estrema, se non coinvolge anche le principali amministrazioni locali e regionali appare assai meno credibile.......e tutto sommato......più l'effetto di una necessità tattica (togliattiana) che di una vera svolta (di crescita democratica e di consapevolezza politica e culturale) strategica.
    Il veltronismo è un fumo intenso con poco arrosto, e per di più...........di animale vecchio, con la carne immasticabile.


    Saluti liberali

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da SPYCAM Visualizza Messaggio
    Certo se lo dice il giornale del padrone io ci credo,
    per me il giornale e' come la religione una fede,,,

    ueee no emilio

    tu contesti la fonte non gli argomenti.
    il giornale sappiamo tutti di chi è e cos'è.
    e Guzzanti anche.
    Dunque, il senatore Guzzanti ha fatto delle considerazioni.
    Tu, a prescindere dalla tua opinione su di lui e sul pezzo di carta, che hai da argomentare?
    Se sei intelligente, dimostralo argomentando sul punto.
    altrimenti, hai fatto una pessima figura.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Concordo che sia un partito di bugiardi,ma perchè allora parlate di larghe intese con loro?

    Se si pareggia al senato è inevitabile... Per scongiurare questo la cosa saggia da fare è non disperdere il voto, per lo meno al senato.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da SPYCAM Visualizza Messaggio
    Certo se lo dice il giornale del padrone io ci credo,
    per me il giornale e' come la religione una fede,,,

    ueee no emilio
    ----------------------------------
    Prodi Romano è stato l'ex premier fallito appena cacciato da P.Chigi ed è il presidente del partito di Veltroni che è in giro per l'Italia predicando sulla novità del suo partito. Prodi è dunque una novità.

    I Visco e tanti altri ministri e vice ministri del governo Prodi fanno parte della classe dirigente del partito di Veltroni che in tv ripete fin alla noia la grande novità del suo partito: notare che con tanti uomini che formavano il governo Prodi oggi Veltroni ci fa conoscere il suo programma, molto simile a quello del Cav. e "mortalmente attaccato" proprio dal governo Prodi nell'ultima legislatura.
    Notare che in quel governo si agitava pure un certo Di Pietro, oggi su tutti i giornali per la "originalissima idea" di levare canali televisivi a destra e a sinistra e pure al centro.
    Ammesso che il Di Pietro sappia contare sarebbe utile che l'ex ministro ci informasse di quanta gente perderebbe il posto di lavoro dopo la rivoluzione dell'informazione da lui proposta.

    Chi racconta balle fra il giornale del padrone e chi dirige il Pd?

    saluti

  9. #9
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    Esternazioni sulle tv
    Il dipietrismo malattia infantile del veltronismo

    Parafrasando una celebre affermazione di Lenin, si potrebbe definire il "dipietrismo" come "la malattia infantile del veltronismo". Una malattia, oltretutto, che rischia di essere più grave di quanto il segretario del Pd avesse messo nel conto. Almeno per tre buone ragioni.



    Stipulando l'accordo con l'Italia dei Valori, Walter Veltroni ha offuscato l'immagine del corridore solitario che punta tutto sulla vocazione maggioritaria del suo partito. La corsa con uno sponsor come Di Pietro tutto può essere definita tranne che solitaria. Sarà, magari, rumorosa. E le dirompenti dichiarazioni rilasciate in questi giorni dall'ex pm di Milano ne sono, probabilmente, solo un assaggio.

    In secondo luogo, quell'accordo non è irrilevante sul piano del programma.

    Contribuisce, e come, a caratterizzarlo.

    Almeno in due direzioni. La prima è quella giustizialista, che sotto il richiamo alla legalità nasconde l'aspirazione forcaiola del magistrato di una stagione infelice della storia italiana. La seconda, che peraltro alla prima si sposa, è quella del populismo, del richiamo indistinto alla gente, della suggestione che su certi ambienti (non solo di sinistra) esercita il grillismo (al quale si aggiunge ora, a quanto pare, anche il fiorellismo).

    Personaggi da avanspettacolo trasformati in guru, in profeti, e interpretati dall'angelo vendicatore Antonio Di Pietro (che proprio un angelo, peraltro, non sembra essere).

    Terzo punto, l'inaffidabilità politica del personaggio. Che utilizzerà la campagna elettorale come un proscenio destinato a rinverdirne la popolarità. Oggi intervenendo sulle televisioni, domani magari sui processi o sulla giustizia, dopodomani su chissacché.

    Costringendo Veltroni, che non può certo imporgli la museruola, ad un frenetico quanto vano inseguimento. E ci sarà sempre un appiglio programmatico, nell'intesa raggiunta tra Partito democratico e Italia dei Valori, per trasformare in rissa una campagna elettorale iniziata con i toni morbidi del "dialogo possibile".

    C'è da chiedersi, a questo punto, perché Veltroni abbia voluto affiancare, e per di più in esclusiva, un partner come Di Pietro alla sua corsa verso le elezioni. Un partner che Emilio Fede ha definito ironicamente "socio occulto di Berlusconi". Forse, nella scelta del segretario del Pd, hanno pesato i trascorsi giudiziari dell'ex-pm più che l'apprezzamento per la sua attuale sagacia politica?

    E' un interrogativo destinato, per ora, a non trovare risposta. O forse potrebbe trovarla, una risposta, Massimo D'Alema, che ad Antonio Di Pietro regalò a suo tempo un collegio elettorale blindato ma che di Lenin se ne intende e che spazi, all'estremismo infantile, non ne ha mai concessi.

    Roma, 19 febbraio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4740

  10. #10
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    Predefinito L’eredità di Prodi

    Pagare meno pagare tutti, promette Walter Veltroni.
    A chi gli contesta che da sindaco di Roma in verità le aliquote le ha portate tutte al massimo, il candidato premier del Pd replica che l’amministrazione locale è diversa da quella nazionale.
    Poi passa a tessere le lodi del governo Prodi, che, grazie alla lotta all’evasione fiscale, avrebbe lasciato in eredità un «tesoretto» che consentirebbe oggi di diminuire le tasse.
    Di qui la promessa: taglio delle aliquote Irpef di un punto l’anno per tre anni e sconti Irpef sul salario di produttività.
    Nel merito però, Veltroni non entra. Altrimenti dovrebbe ricordare che il suo predecessore, dopo aver promesso la «riduzione dei costi dello Stato per ridurre le tasse», ha fatto l’esatto contrario, ampliando la spesa pubblica e aumentando le tasse, vecchio «vizio» del viceministro alle Finanze Vincenzo Visco: 67 nuove imposte, pressione fiscale più alta di circa 2 punti, con l’aggravante del via libera ai Comuni sull’aumento delle aliquote.
    E le parole del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, dall’epica frase: «Le tasse sono belle», all’ultima confessione: «Il tesoretto? Non esiste».

    Il Prof s’infuria
    Romano Prodi mette i piedi sul piatto del programma elettorale del Pd.
    Chiede correzioni alla bozza stilata dal riformista Enrico Morando e consiglia a chi si sta candidato alla guida del paese di seguire il suo esempio.
    Insomma, pretende quello che, almeno per il momento, Walter Veltroni non gli ha mai concesso: continuità con l’esecutivo uscente, il riconoscimento delle cose fatte dal Prodi bis.
    I malumori prodiani, già evidente all’assemblea del Partito democratico di sabato, si sono materializzati ieri mattina in una lunga e piccata lettera al quotidiano La Stampa.
    Il prossimo governo «farà bene a preservare la buona eredità che noi lasciamo», ha scritto il premier.
    Messaggio chiaro.
    Evidente anche il destinatario: non Silvio Berlusconi, il leader del centrodestra, anche se è in testa ai sondaggi, ma Veltroni, candidato premier e segretario del Partito democratico.
    La lettera si riferisce a un editoriale di Luca Ricolfi nel quale il sociologo vicino al centrosinistra ha bocciato le politiche fiscali del governo, mettendo in dubbio, in particolare, i 20 miliardi di evasione fiscale recuperata.
    «Imprecisioni» che Prodi teme «possano diventare strumento di mistificazione elettoralistica».
    Il governo ha tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali per poi vantare, una volta in possesso dei dati definitivi, i «tesoretti»?
    Falso, secondo il capo del governo.
    Perché il successo della lotta all’evasione è per definizione non definibile ex ante».
    I ministri di spesa in questi due anni hanno «rotto il salvadanaio» ogni volta che le tasse lo riempivano? Niente affatto. Il disavanzo è sotto il 2 per cento.
    Argomenti che il premier uscente avrebbe voluto sentire in quest’avvio di campagna elettorale. E anche nel programma.
    E così ieri pomeriggio ha deciso di passare dalle parole ai fatti. E si è presentato al vertice del Pd sul programma. Sono state presentate «alcune osservazioni», ha rivelato la fedelissima Rosy Bindi. «Stiamo lavorando insieme.
    Credo stia venendo molto bene», si è limitato a dire Prodi. Se nelle 30 pagine di programma spunterà qualche riconoscimento alle cose fatte, almeno, si saprà il perché.

    Sicurezza?
    È la sera del 30 ottobre 2007 quando Giovanna Reggiani, 47 anni, moglie di un ufficiale della Marina, viene seviziata e uccisa, nel quartiere romano di Tor Quinto, da un romeno di 24 anni, Nicolae Romulus Mailat, con precedenti penali nel suo Paese.
    Il governo Prodi agisce sulla scia dell’indignazione collettiva, varando in fretta e furia un decreto che prevede, fra l’altro, la possibilità di allontanamento «per motivi imperativi di pubblica sicurezza» anche di cittadini Ue. In realtà, le espulsioni si conteranno sulle dita di una mano. Per far digerire le nuove norme alla sinistra radicale, al momento dell’approvazione in Parlamento il governo, con un blitz, inserisce nel testo norme antiomofobia, sbagliando però i riferimenti alla normativa europea. Il decreto decade, il governo ne presenta un altro, ancora in attesa di essere convertito in legge. In quei giorni è l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, a chiedere con veemenza norme severe in tema di espulsioni.
    Ma si tratta dello stesso Veltroni che dell’accoglienza aveva fatto una bandiera, lasciando proliferare proprio quei campi rom che oggi sono uno dei problemi più seri della Capitale.


    A.S. su www.ilgiornale.it del 20 feb 08

    saluti

 

 
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