Riporto queste parole consapevole della grandezza che trasportano.
Con conoscenza e amore mi immedesimo in questa prosa poetica e coinvolgente. Sottolineo ancora l'effetto apotropaico e terapeutico della tragedia greca.



Così il Coro, nella párodos dell' Agamennone di Eschilo
(vv.174-183) sintetizza la visione iniziatica dell'esistenza propria
della tragedia, che consente allo spettatore, seduto sulle gradinate
dello spazio sacro teatrale, di osservare la vita, condensata nel
volgere rapido di un dráma partecipato con immedesimazione e distanza al
tempo stesso, da un punto di vista privilegiato, contemplativo:
contemplazione vivente del mistero di vita e morte, e insieme alto
esercizio meditativo, che non rinuncia alla materia pulsante dell'
emozione, questo era la tragedia come iniziazione.
Sviluppatasi con ogni probabilità nello stesso contesto religioso -
dionisiaco - in cui sorse il ditirambo, e rappresentata in occasione
delle feste dionisiache ad Atene, la tragedia si costituisce come
paradigma compiuto di un equilibrio perfetto tra urgere dell'aorgico,
del páthos, e capacità artistica di coglierlo attraverso le forme
eleganti della bellezza apollinea, per restituire agli umani la vita
colta come in uno specchio sapienziale.
Anche la sofferenza - e l'insofferenza - per la condizione
dolorosa degli umani - e questo è tema che nell'orfeopitagorismo antico
troverà soluzione assai vicina alle concezioni mistiche dell'Oriente -
cantata da Omero, Mimnermo, Sofocle ( si pensi al famoso detto del
Sileno), trova espressione pacificata nell'arte poetica, che è tout
court iniziazione a un modo transumano - proprio perché associa il
páthos e lo strazio dionisiaco con la distanza e la bellezza
simboleggiati da Apollo - di attraversare la vita.
E' questa, credo, l'eredità fondamentale della poesia greca, non
solo nell'ambito della civiltà mediterranea, ma più in generale dell'
Occidente e dell' umanità tutta. Quanto e chi sia rimasto vicino a
questa prospettiva divina della poesia, che per me è fondante, è
valutazione che preferisco lasciare ad altri.

Omega: commiato, mostrando la rosa rossa, simbolo dell'Amore
Spirituale.

Sono tornato a Paestum, più di dieci anni dopo. Dopo che cosa? Dopo
il culmine della mia missione eleusina, che coincideva con una visione
del mondo come kósmos, ordine o armonia governato da un divino
immanente. Perfetto, comunque, in ogni istante. Poi, nel 1991, nel
tempio di Corinto, una nuova rivelazione: gli umani, sotto l'egida del
diodenaro e dei tre demoni, Ignoranza, Avidità, Violenza, avevano ucciso
gli dei e marciavano trionfalmente verso l'Apocalissi reale. La poesia
della consacrazione dell'esistente cedette alla profezia poetica e alla
poesia come azione, per risacralizzare il mondo abbandonato dagli dèi.
Lasciai l'incanto per l'orazione e l' invettiva, aión, il tempo dell'
etenità, per khrónos, il tempo dell'azione; poi cercai di unirli l'uno
all'altro, invitando a una rivoluzione spirituale che unisse la capacità
di contemplazione suprema propria degli Iniziati ai Misteri con la
compassione professata da Cristo e da Buddha. Sostituii ad Apollodioniso
Lux, e il poeta, in me, e al di là di me, divenne anche profeta e
maestro planetario.
Adesso spetta agli umani risvegliarsi e richiamare dall'esilio gli
dei, che tornino ad accendere di luce sacra la vita profanata. Gli dei
saranno lo sguardo dell'umanità nuova su se stessa, e saranno simboli
della consapevolezza, della celebrazione distaccata della vita e dell'
integrazione delle ombre. Finché gli umani continueranno a giacere tra
le grinfie dei tre demoni e del diodenaro, e non vorranno ripensare il
mondo, ebbene, fino ad allora, e cioè nei tempi prossimi, io vi dico che
l'Angelo della Distruzione morderà le carni dei viventi.
Ma tornando dieci anni dopo, ho sentito che lo spazio sacro degli
dei, che è armonia e luce e dolcezza, è ancora lì, a Paestum, nel tempio
di Cerere, la Grande dea. Esiste ancora, l'aria respirata dagli dei. E'
bellezza, lógos non disgiunto da Afrodite. E la dea mi ha detto che la
poesia può cambiare il mondo, se è radicata nel sacro, e se il poeta
semina poesia-sapienza nel mondo. La dea ha detto che ci aiuterà, ma che
è duro penetrare il cuore degli umani, di alcuni umani, potenti, dal
cuore di ferro, finché non si dischiuderà nei molti il fiore dell'
amore-conoscenza.
Ovunque si guardi il mondo con occhi divini, la poesia greca è
viva. E ci attende, con rinnovato incanto e forme nuove, al di là della
distruzione.

Lettera H, explicit nel silenzio: il Verbo. Ostensione della rosa rossa,
in alto tra le mani giunte. Avvicinare lo stelo e piantarlo nella bocca,
come se nascesse di lì.


Angelo Tonelli
Lerici, 22 settembre 2001