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Discussione: Censura ‘legale’

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    Predefinito Censura ‘legale’

    Censura ‘legale’
    Paolo Barnard – 11 febbraio 2008

    Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.
    Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.
    Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

    Segue a:

    http://disinformazione.it/censura_legale.htm

    perché non riesco a postare l'intero articolo.

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  2. #2
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    Actualités - Attualità - Top events - Actualidades

    In italiano


    Giovedì 21 febbraio si celebrerà in Italia un record mondiale

    Un processo per diffamazione
    a mezzo stampa per un articolo pubblicato... 42 anni fa !


    Questo processo, per un articolo pubblicato nel 1965, si trova, incredibile ma vero, tuttora in corso, a distanza di quasi mezzo secolo, davanti alla Corte d’appello di Napoli, 3a sezione penale : presidente Maffei, consiglieri Izzo e De Carolis, PM il procuratore generale Maria Ferrarelli.



    Ciò benché, essendo per reato a mezzo stampa, normalmente per legge andava celebrato per direttissima, cioè due-tre settimane dopo la querela...

    Per di più era un processo semplicissimo, e da ritenersi vinto in partenza dall’accusato, il giornalista italo-francese d’inchieste e d’opinione Stefano Surace, visto che le cose che aveva scritto (e che avevano fatto incriminare per sequestro di persona e peculato un colonnello dei carabinieri, vice comandante della Legione di Napoli, per aver fatto rinchiudere in manicomio, benché sana di mente, la vedova di un altro colonnello dell’Arma) erano poi state tutte accertate con estrema cura dalla Procura della repubblica di Napoli.


    E allora com’è che dopo quasi mezzo secolo questo processo non si è ancora concluso ?

    Il fatto è che per dieci anni vennero effettuate ufficialmente “vane ricerche” di Surace, che era invece reperibilissimo, essendo fra l’altro il direttore di un notissimo settimanale a forte diffusione nazionale...

    Sicché alla fine il giornalista - invece di, date le circostanze, stravincere il processo come del resto sua abitudine - venne “condannato” in contumacia a un anno di galera, senza che avesse potuto difendersi.

    E la “condanna” venne dichiarata definitiva grazie all’anomalia giuridica, esistente solo in Italia fra tutti i Paesi occidentali, che permette di dichiarare definitive le sentenze contumaciali.

    Sicché dopo 37 anni - essendosi recato per ragioni familiari in Italia da Parigi dove viveva da una trentina d’anni coperto d’onori dalle massime autorità, compreso Jacques Chirac - fu addirittura incarcerato nel Bel Paese per quella “condanna definitiva”, a cui ne erano state addirittura aggiunte altre due, sempre per suoi articoli pubblicati oltre 30 anni prima, e sempre emesse in sua assenza e a sua insaputa... Sicché gli si voleva far fare un totale di 2 anni, 6 mesi e 12 giorni di galera !

    Trattandosi tuttavia di una violazione macroscopica di ogni garanzia per la libertà di stampa, la sua incarcerazione innescò una reazione unanime a suo favore dapprima in Italia, che poi si estese su scala mondiale, da parte dei media, dei politici e degli intellettuali di ogni orientamento, dall’estrema destra all’estrema sinistra.

    Il segretario della Federazione della stampa Serventi Longhi denunciò questa “vera persecuzione ai danni di Surace”.

    Il Presidente della repubblica Ciampi si dichiarò pubblicamente pronto a emettere un provvedimento di grazia, che tuttavia Surace, pur apprezzando, rifiutò gentilmente : non era infatti la grazia ad interessarlo ma un atto di giustizia che riconoscesse ufficialmente la sua assoluta innocenza circa quelle “condanne”.

    Così, a seguito di questa massiccia reazione generale Surace, il 16 agosto 2002 (esattamete 5 giorni dopo un durissimo intervento in prima pagina dell’autorevole quotidiano francese “Le Monde”) venne liberato dal carcere, tuttavia sostituito da una detenzione domiciliare a Napoli, presentata come una rapida fase di passaggio, giusto per dare il tempo al tribunale competente di annullare del tutto quelle singolari condanne.

    Ma siccome, contro ogni assicurazione, la sua completa liberazione tardava, la reazione generale riprese. E, quanto a Surace, pose fine a quella situazione grottesca riprendendosi la libertà per conto suo... “evadendo” a Parigi.

    Ciò come reazione a quel più che palese attentato alla libertà di stampa e, in generale, a quella grave anomalia italiana della “definitività” delle condanne contumaciali, di cui si trovavano vittime migliaia di cittadini.

    Accolto a Parigi dal favore unanime della stampa e delle autorità, queste ultime rifiutarono seccamente la sua estradizione, non riconoscendo appunto la definitività delle condanne contumaciali italiane.

    Inoltre, basandosi esplicitamente sul suo caso, Reporters sans Frontières classificò l’Italia, quanto a libertà di stampa, al 40° posto nel mondo dietro Benin et Namibia e l’anno dopo al 53° posto, sempre in gran parte sulla base di quell’ “affaire”.

    E Surace intraprese da Parigi, ritenedolo un suo preciso dovere di giornalista, una forte campagna, attraverso una serie di agenzie di stampa italiane, francesi e d’altri Paesi, contro il protrarsi della suddetta “anomalia contumaciale” italiana.

    In seguito la Corte di Cassazione italiana è intervenuta non ritenendo valida la condanna per l’articolo sul colonnello e rimandando il processo alla Corte di Appello di Napoli.

    Processo che avrà quindi luogo giovedì 21 febbraio alle ore 9, in udienza pubblica, alla 3° sezione penale di quella Corte, avendo Surace rinunciato alla prescrizione.

    Il collegio difensivo del giornalista è formato dagli avvocati Sergio Simpatico, Elio D’Aquino e Raffaele Fattoruso.

    ___________
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    Allora ? a quando l'anno rimandato ? Siamo a napoli paisan....

 

 

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