La pretesa di una lettura non allegorica, la condanna dello gnosticismo, il
fallimento del giudeo-cristianesimo messianico sono tre temi fra loro intimamente legati: nodi
di difficile risoluzione per molti, che si preferisce lasciare nel
dimenticatoio.
La condanna che venne mossa allo gnosticismo (che come ben evidenziato dal
professor Graziano Biondi, rappresenta l'autentico rivitalizzatore del
pensiero platonico, aristotelico e pitagorico in chiave "cristiana" (tema su
cui mi prometto di ritornare in prossimi post), da parte dei "Padri della
Chiesa" fu quello dell'errore intrinseco ad una lettura "allegorica" dei
vangeli. A tale lettura si contrapponeva quella "letterale", vissuta come autentica nei decenni immediatamente posteriori al fatidico anno 33 d.c.
Drammaticamente però la lettura allegorica, la ricerca del simbolo e del
contesto filosofico, dei vangeli è l'unica che permette di mantenerne
l'autorità, e la necessità in quanto non evidentemente fallibile come lo è stata la letterale.
Come ben sappiamo, o si dovrebbe sapere, il cattolicesimo si regge sulla
promessa della seconda venuta di Gesù, e sulla promessa della resurrezione
della carne. Diamo di seguito lettura dei passi sinottici dove ciò viene
rappresentato:
Matteo 242 Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo
diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.
Matteo 243 Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che
Egli è proprio alle porte.
Matteo 244 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che
tutto questo accada.
Matteo 245 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non
passeranno.
Marco 130 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che
tutte queste cose siano avvenute.
Luca 212 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto
ciò sia avvenuto.
Il fallimento della dimensione "letterale" dei vangeli è testimoniato
dall'evidente constatazione che nella generazione immediatamente successiva
a quella di Gesù, egli non è TORNATO. Trasferendo nel cattolicesimo quella
nevrosi messianica (seppur mitigata proprio dall'inclusione di temi
gnostici) tipica dell'ebraismo.
Tale evidente constatazione non sfugge a Basilide, che la rilegge in modo
allegorico (utilizzando come leva filosofica la prima lettera ai Corinzi di
San Paolo), portando ad escludere la vittoria sulla morte del corpo così
come era intesa. Ponendo in discussione la stessa interpretazione del
mistero della Croce: il quale non era più il sigillo sulla morte della
carne; ma quello della liberazione dello Spirito.
Ecco quindi in Basilide (contestato dal mastino Ireneo) la trasfigurazione
del Vangelo in una "metafisica dello Spirito"; in un'attenta riflessione
sull'autentica tradizione cristiana che evidentemente non poteva e non
doveva essere ridotta alla resurrezione della carne.
In quanto la carne non era risorta così come professato nella seconda
generazione.
In seguito l'orientamento dei Padri della Chiesa mutò verso la lettura allegorica e simbolica; del resto come potevano non farlo ?




2 Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo
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