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  1. #1
    °Alberto°
    Ospite

    Predefinito Kosovo, Belgrado Richiama Ambasciatore Da Roma

    Il ministro degli esteri serbo, Vuk Yeremic, ha confermato oggi il richiamo immediato per consultazioni dell'ambasciatore in Italia, signora Sanda Raskovic-Ivic, in segno di protesta contro il riconoscimento italiano della indipendenza unilaterale del Kosovo. Belgrado ha inoltre inviato una nota formale di protesta nei confronti di Roma.


    VIA LIBERA DEL GOVERNO A RICONOSCIMENTO

    Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al riconoscimento del Kosovo. A renderlo noto sono il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro degli Esteri Massimo D'Alema in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    Il via libera del Cdm al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo è stato dato da tutti i ministri "con l'eccezione del ministro Ferrero (Prc)": lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi, al termine del Consiglio dei ministri in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    PRODI, CON LA SERBIA RAPPORTO DI AMICIZIA E AFFETTO

    "Il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo non toglie nulla alla Serbia" con la quale l'Italia continua e continuerà ad avere sempre un rapporto di "amicizia e affetto". Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    "L'Italia è sempre stata vicina alla Serbia - aggiunge Prodi - anche l'ultima telefonata che ho avuto con il presidente, persona di grandissima benevolenza è stata una telefonata tra paesi amici che si trovano in una circostanza difficile in questo momento, ma che non cesseranno mai di essere amici". "L'Italia - prosegue il premier - sarà sempre dalla parte di coloro che vogliono rendere il più rapido possibile l'ingresso della Serbia in Europa perché la Serbia è un grande Paese". Il riconoscimento di oggi del Kosovo, conclude, "non toglie nulla alla nostra vicinanza alla Serbia".

    D'ALEMA: SERBIA INFORMATA, NOSTRA DECISIONE NON OSTILE

    La "Serbia è stata informata" della decisione italiana di procedere al riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e sa che "le ragioni che ci muovono non sono di ostilità". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, al termine del Consiglio dei ministri, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    Il consiglio dei ministri ha dunque autorizzato il responsabile della Farnesina a "rispondere positivamente", prosegue D'Alema, alla lettera ricevuta domenica scorsa, 17 febbraio, dal presidente e dal premier del Kosovo nella quale si chiedeva il riconoscimento dell'indipendenza. "Abbiamo avuto una discussione ieri in Parlamento, la posizione del governo italiano - dice ancora il ministro - è nota ed ora si formalizza in una mia lettera alle autorità kosovare nella quale si annuncia che sulla base della Convenzione di Vienna noi stabiliamo con il Kosovo normali relazioni: la nomina di un incaricato di affari in attesa che possa esser successivamente nominato un ambasciatore". "In sostanza - aggiunge D'Alema -, come altri Paesi europei, anche l'Italia riconosce il Kosovo e si appresta a contribuire alla costruzione di uno stato di diritto e a garantire la sicurezza nel Balcani con le nostre Forze armate, che sarà integrata con un'ulteriore presenza di funzionari e magistrati italiani inquadrati nella missione civile deliberata dall' Europa".

    FERRERO, E' UNO STRAPPO, PRECEDENTE PERICOLOSO

    "Ritengo che l'indipendenza del Kosovo sia avvenuta in palese violazione del diritto internazionale" e rappresenta uno "strappo". Lo afferma il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, lasciando Palazzo Chigi, che non ha condiviso il riconoscimento italiano dell'indipendenza del Kosovo. "Finora queste cose - prosegue - sono avvenute sulla base di una decisione dell'Onu così invece si crea un precedente in cui ci si trova di fronte a una situazione di fatto prima ancora che l'Onu abbia deciso. E si tratta di un precedente assolutamente pericoloso".
    Il ministro Paolo Ferrero, esponente del Prc, si dice "dispiaciuto" della nuova spaccatura che si registra con il Partito democratico. Ma procedere in questo modo, sottolinea il ministro Ferrero, "significa dire che il diritto internazionale si basa su rapporti di forza e per questo il riconoscimento rappresenta uno strappo pesante dal punto di vista formale". Secondo Ferrero, poi, "il Kosovo è un terreno di conflitti tra Stati Uniti e Russia e si rischia di avere elementi negativi di scontro. E' evidente che non è un problema locale ma uno scontro tra cristiani di tradizione ortodossa e i musulmani". Non solo. Il nuovo Stato "non ha le risorse per il suo funzionamento - conclude l'esponente del Prc - ed è destinato ad essere alimentato dall'esterno e per questo temo che ci saranno ancora flussi di droga come modalità per mantenere le cose".

    RADUNO BELGRADO: ARRIVANO BUS,AMBASCIATE CHIUSE

    Stanno affluendo fin dalla tarda mattinata i primi pullman partiti da fuori Belgrado in vista della grande manifestazione ufficiale di protesta contro l'indipendenza unilaterale del Kosovo in programma oggi dalle 17 nella capitale serba. La giornata, limpida e mite, potrebbe favorire la partecipazione, che alcune previsioni indicano in 500.000 persone. Notevole e già visibile è lo schieramento della polizia. Per l'occasione i trasporti pubblici sono facilitati e le scuole chiuse. Chiuse anche, per ragioni precauzionali, alcune sedi diplomatiche di Paesi occidentali - oggetto di contestazioni nei giorni scorsi - che hanno riconosciuto la secessione della provincia a maggioranza albanese. Altre ambasciate più lontane dall'epicentro del raduno, come quella italiana, appaiono presidiate con più attenzione del solito. Il portavoce governativo Milivoje Mihajlovic ha dichiarato all'ANSA che l'intento dell'iniziativa è quello di "canalizzare la rabbia della gente verso una protesta pacifica", ma anche di ribadire a voce alta il 'no' della Serbia alla secessione kosovara. La manifestazione - convocata sotto lo slogan 'il Kosovo e' Serbià, che campeggia da giorni su numerosi poster e cartelloni - comincerà nella piazza antistante l'ex Parlamento federale jugoslavo, nel centro di Belgrado: sono previsti, fra gli altri, comizi del primo ministro Vojsilav Kostunica, del leader dell'opposizione ultranazionalista Tomislav Nikolic e di intellettuali devoti alla causa serba come il celebre regista Emir Kusturica. Alle 19 seguirà una liturgia solenne nella basilica di San Sava, a testimonianza del pieno sostegno della Chiesa ortodossa serba al raduno. Stamane una protesta simbolica è stata promossa nel sud della Serbia, non lontano dal confine col Kosovo, da alcune centinaia di veterani delle forze armate.

    •   Alt 

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  2. #2
    °Alberto°
    Ospite

    Predefinito

    Siamo veramente ridicoli. Diciamo di essere amici dei Serbi e poi riconosciamo uno stato autoproclamato da terroristi, ostili a questi nostri "pseudo" amici.

    Purtroppo la Serbia è guidata da un presidente molle e corrotto, la gente però si è fatta fregare bene. Han votato Tadic per l'UE, ore l'UE non vuole la Serbia e la popolazione Serba si trova un Tadic votato da loro che va contro i loro stessi interessi.

 

 

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