da www.alessandroparino.blogspot.com e www.identitario.org
Qualche giorno fa, chiuso nel mio spazio politico mentale, giocavo a tormentarmi circa l’adesione di Alleanza Nazionale al Popolo della Libertà, la mancanza del simbolo nella tornata elettorale, il venturo scioglimento del Partito in cui milito da quando avevo 16 anni, la prossima sparizione delle insegne per cui sono stato eletto in Consiglio Comunale a Savona e via dicendo.
Intanto scorrevano, nel film interiore, immagini di cortei, campeggi, convegni, manifesti, botte, canzoni, notti, sezioni, colla, libri e quant’altro ancora.
Contorno di tutto ciò erano i messaggi e le mail ricevuti su cellulare e computer, il tenore dei quali era sintetizzabile in tre parole “che si fa?”.
Caratteristica comune tra i mittenti era il fatto che erano tutte persone sempre pronte a lavorare e fare militanza e lontane anni luce da dibattiti ideologico-filosofici-ontologici sulla natura delle cose politiche.
Quelle persone, con quelle parole, cercavano sì nel sottoscritto un’indicazione, un consiglio, una spiegazione, ma esprimevano anche la volontà, forse inconscia e disperata di poter continuare in qualche modo a darsi da fare, a non smettere di creare azione politica.
Negli stessi giorni, avevo dedicato una porzione piccolissima del mio tempo a redigere una delle tante interrogazioni e interpellanze che presento in Consiglio Comunale, dove ne sono il recordman con qualche centinaio di atti in nemmeno un paio d’anni.
Un commerciante del centro storico, mi aveva chiesto se potevo fare qualcosa per fare pulire gli alberi davanti al suo negozio, infettati da parassiti e sporchi, nonché, sotterraneamente, tane di topi.
Il commerciante in questione, Cesare, è un macellaio vecchio stile, merce rigorosamente Italiana, sorriso sempre sulle labbra, sincero a consigliare se la carne merita o no un acquisto.
Nel suo negozio,sito non lontano da un paio di rivendite di kebab pochi fronzoli: un paio di foto dei nipotini e un calendarietto religioso.
Cesare, avanti negli anni, usa la sua pensione per mantenere l’attività e i suoi costi, non essendo il suo un negozio a scopo di mero lucro: Cesare vende roba buona e lo fa per il gusto di fare contenti quei pochi clienti che ancora preferiscono il macellaio di quartiere al centro commerciale…
Lo conobbi un paio d’anni fa, in campagna elettorale, quando entrai nel suo negozio a lasciargli un volantino (mi pare fosse qualcosa contro D’Alema) e mi prese subito in simpatia, riservandomi sempre un incoraggiamento, uno sprone, ogni qualvolta entri nel suo negozio.
Quando sono tornato da lui, a portargli il testo dell’interrogazione, mi ha abbracciato, mi ha ringraziato e mi ha detto “Le voglio bene”; si perché le persone come Cesare sanno ancora dare del Lei.
In questo breve spaccato, ho trovato le risposte da dare a me stesso e a tutti coloro che chiedono “che si fa?”, ai tanti, tantissimi Cesare che tutti i giorni ci chiedono di lottare per non consegnare le città, le province e il Paese a chi sbrana i loro guadagni con tasse ingiuste, a chi mette in pericolo la loro sicurezza con indulti e scarcerazioni facili, a chi svilisce il loro orgoglio di essere Italiani, e di volerlo essere a testa alta.
Cesare e quelli come lui, non passano le giornate a scervellarsi su simboli, nomi, liste comuni, legge elettorali: ci chiedono di lavorare, lavorare, lavorare, per le città e il Paese, per garantire alla nostra gente sicurezza, benessere e sviluppo.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare, senza curarci troppo dei simboli e delle liste: d’altronde Cesare nel suo negozio, null’altro espone se non un calendarietto religioso e le foto dei nipotini.




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