
Originariamente Scritto da
Alessandro
Vuoi capire il tuo cane? Usa il dizionario
Un etologo bolognese ha scritto la guida interpretativa
di MARTINA SPAGGIARI
«E’ STRANO: quando andiamo all’estero ci preoccupiamo sempre di portare un dizionario. Ma non pensiamo mai di averne bisogno per comunicare con un cane o con un gatto».
Roberto Marchesini, bolognese classe 1959, etologo e studioso di scienze comportamentali, è il fondatore della Scuola di interazione uomo-animale che ogni anno forma 500 persone nell’ambito dell’educazione cinofila, della medicina comportamentale e della preparazione dei cani per le attività sociali.
E dopo aver curato l’edizione italiana del fortunatissimo Dizionario italiano/gatto gatto/italiano della Larousse-Sonda, si è occupato in prima persona del recentissimo Dizionario italiano/cane cane/italiano (Sonda).
Molto gentile, non provate però ad avanzare con lui l’obiezione «ma io conosco bene il mio cane (gatto): a che mi serve un dizionario?».
La risposta è lapidaria: «Su duecento proprietari a cui ho fatto domande semplici, il 10% non sa che cosa significa se il cane si lecca il naso, o il labbro, o la zampa. Questi non sono ‘sintomi’: sono vere e proprie parole. Solo che noi non ci diamo la pena di impararle».
DUNQUE, si ricomincia da capo. E senza parlare di ‘addestramento’: «E’ un approccio vecchio — spiega —, quando un cane era addestrato alla caccia, alla guardia o alla difesa. Oggi si parla piuttosto di pedagogia del cucciolo, per farlo star bene nelle relazioni sociali che gli sono richieste rispettando le sue caratteristiche».
Se infatti è da tempo perduta la relazione ‘rurale’ che l’uomo aveva con gli animali in campagna, con gli anni ’70 e ’80 è cambiato profondamente il rapporto con i cosiddetti ‘animali da compagnia’.
«Prima li abbiamo trasformati in ‘angeli del focolare’ — riassume Marchesini — e poi ancora in compagni con cui dividere le vacanze, le cene al ristorante, le passeggiate in città. Sono nate nuove forme di relazione, basta pensre alla protezione civile. Ma per questo bisogna saper interagire con un cane, partendo dalla sua visione del mondo, che non è la nostra».
L’ERRORE più frequente, naturalmente è di proiettare sul cane le nostre caratteristiche. Gli esempi sono innumerevoli: «Quando abbracciamo il cucciolo e lui ci lecca la faccia, non vuol dire che ci dà i baci, ma ci sta dicendo che riconosce che siamo i più forti e per favore di smetterla... Quindi — prosegue implacabile — se abbracciamo un Rottweiler e lui ci morde, non è lui cattivo ma noi imbecilli». Pausa, si corregge: «O comunque ignoranti del suo linguaggio».
CHE FARE DUNQUE? «Impare si può. Come ci aspettiamo che cani e gatti imparino a convivere con noi, così il processo può e deve essere inverso. Siamo abituati a non metterci mai in discussione, pensando che conoscere la loro lingua non serva, che basti l’istinto. Non è così. Il rapporto con un cane o un gatto è magnifico, per noi e per loro, se vissuto al meglio, coniugando spontaneità e conoscenza».
Insomma, aprite il Dizionario italiano/cane e imparate qualche parola nuova...
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - pag. 31 - 03 aprile 2010 -
