L’ultimo libro di Taher Sabahi (L’arte del tappeto orientale), che tra l’altro è molto valido sia per la parte storica che per la parte tecnica che infine per la parte di catalogo, propone una nuova classificazione, parzialmente innovativa, del tappeto caucasico, che vi chiedo di commentare.
La classificazione, la quale riduce l’utilizzo del termine “kazak” e introduce qualche elemento di novità, è la seguente:
- Georgia e Azerbajan settentrionale: Shulaver, Bordjalu, Karachop (nel testo viene specificato che tappeti analoghi vengono annodati anche in zona armena: lo aggiungo perché proprio oggi Basilico, presentando un bordjalo (straordinario) e un Karachop ha specificato trattarsi di un tappeto georgiano e di uno armeno), kazak a svastiche, a stelle, a medaglioni, ad albero;
- Armenia: Erivan, Lori Pampak, Sevan, Chondorask, Chelaberd, Kasim Uschak, Lambalu;
- Daghestan: Lesghi, Avar, Daghestan (ci sono poi varie illustrazioni di Zakatala che però non è citata nel testo);
- Azerbajan (Shirwan e Karabagh): Facralo (questa è una novità), Shikli, Gendje, Akstafà, Chaili, Karabagh, Moghan, Talish, Lenkoran, Shirwan, Maresali, Bidjov, Baku, Khila, Kuba, Alpan, Gumul, Karagashli, Konakend, Perepedil, Zeichur,Zeiwa, chi-chi (più un’illustrazione non citata nel testo di un Goradis).
Nell’analizzare questa classificazione mi è poi capitato di confrontare cartine del Caucaso proposte da altri autori (Eskenazi), notando palesi incongruenze non solo nella grafia dei nomi (c’era sicuramente da aspettarselo),ma anche nella localizzazione; inoltre molte località che troviamo indicate nelle cartine dei libri di tappeti non trovano riscontro nelle cartine di altre fonti (ho cercato in mappe turistiche dettagliate e su maps.live.com). In certi casi c’è probabilmente un problema di nomi russi che si sono sovrapposti (ad esempio Kirovabad al posto di Gandje), ma di altre località proprio non c’è traccia.




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