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    Predefinito De Mita ed i nuovi scenari in Campania

    Gli scenari all’indomani della rottura De Mita-Pd, con il nipote Giuseppe che entra nell’Udc e Pionati che forse se ne va

    Ciriaco e il maremoto irpino

    di Barbara Alessandrini

    E’ rottura definitiva tra Walter Veltroni e Ciriaco De Mita. Dopo la decisione del segretario del Pd di derubricare l’ex dc dalle liste del partito per le prossime elezioni politiche, escludendo di riservargli una delle deroghe previste per molti altri decani della politica, è arrivato lo strappo, pesante ed irreversibile, da parte del politico campano “offeso” con chi “vuol far prevalere l’età rispetto all’intelligenza”. Per Veltroni “quarantacinque anni in parlamento bastano”. Risultato: De Mita ha abbandonato gli ormeggi del Pd e Veltroni non ha indugiato nemmeno un istante al molo col fazzoletto bianco in mano. Certo è che l’infuriata decisione del leader di Nusco di tagliare tutti i ponti col Pd dopo il gran rifiuto veltroniano e di entrare nella Rosa bianca sono mosse destinate a scompaginare tutto lo scenario politico della Campania per altro già teatro di grandi spostamenti e migrazioni politiche. Soltanto venti giorni fa il nipote storicamente ’fuori linea’ di De Mita, Giuseppe De Mita, ha fatto il suo ingresso nell’Udc ad Avellino alla presenza di Francesco Pionati che, nel frattempo però, molte voci vogliono bersagliato dalle sollecitazioni del Cavaliere ad aderire al Ppl.

    E lo scompiglio che regna nel partito guidato da Casini in Campania oltre all’incertezza se adottare la linea autonomista di Casini o fare altre scelte potrebbero alla fine portare Pionati ad ascoltare le sirene berlusconiane. Ma è soprattutto il Partito democratico a dover mettere in conto bruschi contraccolpi dell’addio demitiano. Il leader di Nusco, nelle due circoscrizioni campane, Napoli e provincia ma soprattutto ad Avellino, Benevento, Salerno e Caserta, detiene un peso notevole ed è lì che in quarantacinque anni ha consolidato il suo bacino elettorale. La scelta della rottura con Veltroni avrà dunque effetti dirompenti tanto che sono già molti coloro che, sia in Irpinia che in altre province, dopo essere entrati nel Pd per seguire Ciriaco, si stanno preparando a fare altrettanto anche in questa circostanza. L’emorragia di voti campani dal Pd proseguirà nel momento in cui De Mita approderà alla Rosa bianca. La conseguenza è che il partito campano di Veltroni potrebbe ridursi alla presenza di ex Ds, con l’aggravante che nomi come quello di Bassolino non sono ormai più spendibili.

    A quel punto anche la terza pedina dei De Mita, il cugino del nipote reprobo, anche lui Giuseppe, avvocato, nonché segretario provinciale, potrebbe trovarsi a chiedere al grande Ciriaco: “Zio, zio, com’è, com’è, spiegami bene, spiegami perché”. E poi seguirlo. Oltretutto la decisione del grande zio di Nusco a seguito del braccio di ferro di questi giorni avrà un impatto anche sull’amministrazione regionale dove la componente ex-demitiana è molto forte. I consensi regionali andrebbero dunque ad alimentare un’ondata di cambiamento che con ogni probabilità, oltre che sul Pd, si abbatterà anche sulla Rosa bianca e sull’Udc. Nella possibile futura ’guash’ campana potrebbe infatti figurare in primo piano l’accordo tra il partito di Pezzotta, Tabacci e Baccini, forte dell’ingresso di De Mita, e l’Udc. Uno scenario che prenderebbe contorni inaspettati. Soprattutto nel caso in cui in Campania, dove è ancora molto forte l’Udeur dei Mastella, si dovessero verificare le condizioni per quella ricomposizione dell’ex Dc sollecitata nei giorni scorsi da Pier Ferdinando Casini e fallita a livello di accordo nazionale.

    La ricomposizione sul piano regionale darebbe alla Campania il primato, ben più interessante di quello finora detenuto di regno dei rifiuti, di regione pilota e laboratorio dove sperimentare la proposta e l’appello formulato dal leader dell’Udc. E piano piano si srotola di questo film la pellicola.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=1522&aa=2008

  2. #2
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    Dopo il caos rifiuti, mai come stavolta il centrosinistra è in difficoltà a Napoli e dintorni

    Per il centrodestra la chiave è la Campania

    di Sergio Menicucci

    Una grossa fetta della campagna elettorale nazionale e locale si gioca a Napoli e in Campania. I seggi al Senato pesano in maniera enorme. Aggiudicarseli per il Partito delle Libertà sarebbe il successo sperato da 14 anni. Le premesse ci sono, perché il centrosinistra non è stato mai così debole dall’epoca del consolidamento del potere di Ciriaco De Mita dalla parte dei cattolici e di Antonio Bassolino nello schieramento socialcomunista. Oggi l’elettorato napoletano è ad una svolta. Potrebbe abbandonare l’asse ex Pci-Ds-Pd e ex Dc-Popolari-Margherita. L’emergenza rifiuti ha messo a nudo tutte le carenze del centrosinistra, mascherato prima nell’Ulivo e dopo nell’Unione. I nodi sembrano essere giunti al capolinea. La Regione guidata da Bassolino naviga nelle acque procellose del contestato rimpasto dopo il ciclone giudiziario che ha azzerato l’Udeur di Mastella.

    Il Comune del primo cittadino Rosa Russo Jervolino si appresta ad entrare in fibrillazione dal 10 marzo dopo le candidature di assessori e consiglieri. Che a Napoli si gioca una grossa partita lo hanno capito sia Berlusconi sia Gianfranco Fini che ieri sera ha partecipato ad un convegno sul Mezzogiorno aprendo la campagna elettorale. Accompagnato dal coordinatore Mario Landolfi, da Marcello Taglialatela e da Pasquale Viespoli, l’ex leader di An ha ribadito la tesi del voto utile“ precisando che il voto a chi non ha la possibilità di governare non serve. E questo perché al Senato nelle Regioni lo sbarramento previsto dalla legge elettorale viaggia intorno all’8 per cento, cifra al limite per l’Udc di Casini. Il confronto, dice il presidente di An, è allora tra Pdl e il Pd di Veltorni, determinando quell’auspicata semplificazione da tempo richiesta dagli elettorali per garantire la governabilità. Fini ha anche presentato la proposta per risolvere il delicato problema della casa per i giovani, gli anziani e i meno abbienti, che va di pari passo con l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa.

    E sulla riforma delle pensioni dopo il referendum con il quale 5 milioni di lavoratori hanno chiesto l’abbattimento dello scalone verranno proposte altre soluzioni. Mentre Fini galvanizzava il popolo delle libertà, invitando tutti alla mobilitazione, e oggi arriva Guglielmo Epifani per incontrare i lavoratori legati alla vicenda rifiuti nel centro sinistra sono scoppiate due bombe-politiche. Il nodo più grosso era De Mita. L’ex Presidente del Consiglio e leader della Dc a 80 anni e 12 Legislature non intende farsi da parteed allora se ne è andato dal Pd. Il secondo strappo è stato l’attacco di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, al Supercommissario Gianni De Gennaro giudicando ”molte delle scelte impraticabili“. Per il Pdl, invece, De Gennaro ha il merito di mettere a nudo tutte le contraddizioni e le superficialità che hanno determinato l’emergenza.

    De Gennaro assediato dalla crisi ha anche ammesso di aver ricevuto dati falsi sulla riapertura degli impianti. Secondo gli abitanti di Napoli est l’ex Manifattura tabacchi ”è una bomba ecologica con liquami, catrame, falde acquifere superficiali“. Accuse e veleni a Savignano dopo gli scontri con la polizia e i contusi portati in ospedale. De Gennaro ha anche obbligato la Fibe (del gruppo Impregilo) a liberare il sito di Caivano. Sta inoltre trattando con il governo tedesco, tramite l’Ambasciatore a Berlino Antonio Puri Purini, per mandare via nave (da Napoli al porto tedesco di Bremerhaven) 200 mila tonnellate di rifiuti, operazione che in 3-4 mesi dovrebbe costare dai 100 ai 150 euro a tonnellata.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=1523&aa=2008

 

 

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