Eccoli ancora in azione i nostri trasfertisti! C'è comunque un aspetto esilarante nella faccenda, uno dei catanesi, durante la rapina, parlava in napoletano!!
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Banda di catanesi assalta la banca al centro commerciale La Fornace. Un carabiniere dà l’allarme
La rapina alla Bdm termina con tre arresti
JESI - Assaporavano già il gusto del colpo riuscito, della rapina che aveva fruttato un bel malloppo, oltre 30 mila euro. Avevano studiato ogni particolare, perfino il dialetto non loro. Adesso tre giovani catanesi sono rinchiusi nel carcere mandamentale di Montacuto e hanno tutto il tempo di capire in che cosa hanno sbagliato. Perché all’uscita della succursale Banca Marche del centro commerciale La Fornace hanno trovato i carabinieri, e prima ancora che se ne rendessero conto erano a terra, con le manette ai polsi.
Ieri, lunedì 7 aprile, ore 8,40 - Il centro commerciale La Fornace pulsa di gente, come sempre. Anche la filiale di Banca Marche ha aperto da poco gli sportelli per iniziare la giornata. Un carabiniere del nucleo radiomobile è lì, fuori servizio, in borghese. Sta andando a fare spesa. Ma un carabiniere mai è completamente fuori servizio, e l’occhio vigile è aiutato dall’esperienza. Vede un giovanotto che indossa una divisa tipo volontariato, quelle colorate e con le strisce fosforescenti. Il giovanotto sta per entrare nella banca ma s’infila una calzamaglia in testa. Il militare capisce tutto, fa finta di nulla. Un secondo giovanotto con indosso un giaccone, s’infila anche lui una calzamaglia in testa ed entra in banca. Pochi secondi e anche un terzo, parcheggiata una Y10 lì vicino, entra in banca dopo essersi infilata in testa una calza di nylon. Prima di lui entra una cliente, ignara. Il carabiniere ha già allarmato il 112 e due pattuglie, una della stazione e l’altra del radiomobile, convergono sul posto senza sirene. Dentro la banca ci sono la direttrice, due impiegati e due clienti. I rapinatori sanno cosa fare. Due sono armati di taglierino, il terzo, il capo, dà ordini in dialetto napoletano. Rastrellano banconote e monete per 30 mila euro. Impiegano quasi quattro minuti. Il capo fa anche lo sbruffone e prima di andarsene chiede scusa per il disturbo, in dialetto napoletano. Non solo. Sul giaccone del secondo malvivente una scritta SS Napoli, mentre sulla divisa del primo è stampato il nome dell’associazione “La Misericordia” attiva anche in Campania. Firma esagerata che puzza di falso. Infatti i malviventi sono Andrea Franceschini di 38 anni , Ettore Grasso di 34 (uscito dal carcere il 21 marzo scorso) e Concetto Greco di 24. Tutti di Catania e tutti con precedenti specifici, il più giovane era quello con la divisa da volontario.
Volevano far credere d’essere campani, ma fuori hanno trovato i militari ad attenderli. Sono accusati di rapina e furto aggravato in concorso. Il bottino è stato interamente recuperato e riconsegnato alla banca, e la Y10 - rubata poco prima alla stazione ferroviaria - è stata ridata al suo legittimo proprietario che ovviamente era all’oscuro di tutto. La vicenda conferma che Jesi porta proprio sfiga ai rapinatori.
BRUNO LUMINARI




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