"Vecchio come DeMita? Sì, però penso da giovane"
LUCA UBALDESCHI
MILANO
Sono una colomba, non un falco», dice Umberto Veronesi accompagnando con un ampio sorriso la battuta che riassume il suo approccio alla sfida elettorale. Lui, l’oncologo di fama internazionale, il paladino della scienza che prepara il debutto in Parlamento a 83 anni, sa bene che la notizia della sua candidatura arriva mentre la politica litiga sull’aborto, su laici e cattolici, sul rinnovamento generazionale. Il professore non si sottrae, è fermo nelle sue convinzioni, «ma - spiega - non parlatemi di battaglie e scontri. Forse mi vorreste vedere fare a pugni, ma io sono per il dialogo».
Capisco, professore, però come benvenuto in campagna elettorale Giuliano Ferrara, promotore della lista «Aborto? No grazie», ha dipinto la sfida per il Senato in Lombardia tra Roberto Formigoni e lei come «il diritto di vivere contro il diritto di morire». Come risponde?
«Quella è una battuta, non mi interessa rispondere. E poi conosco Ferrara, mi ha telefonato ancora pochi giorni fa».
Per convincerla a non candidarsi o per parlarle della sua lista?
«Ferrara dice “Aborto? No grazie”. Lo dico anch’io, nessuno ama l’aborto, figuriamoci. Il punto è che c’è chi vuole il proibizionismo, che però ha fallito, mentre io sono per la prevenzione».
E la 194 va modificata?
«La legge non è da cambiare, ma deve essere applicata bene. Le diro di più, l’aborto non è una delle mie priorità. I discorsi sulla 22ª settimana di gestazione sono briciole di fronte alle vere emergenze, parlo della pena di morte, del disarmo, della lotta alla fame nel mondo o per portare l’acqua a chi ancora non ce l’ha. Sono un pacifista, mi impegnerò perché si rifacciano le conferenze sul disarmo».
Parlando di «diritto di morire» Ferrara chiama in causa il suo lavoro per il testamento biologico. «Ma il testamento biologico è l’opposto dell’eutanasia. Parliamo soltanto della possibilità di esprimere in anticipo la propria volontà circa le cure da ricevere nel caso si perdesse la facoltà di decidere».
Prevede che potrebbe avere molti problemi con gli esponenti cattolici del Partito democratico?
«Per nulla. Sono grande amico di Rutelli, con la Binetti abbiamo rapporti eccellenti. Non sono e non devo essere visto come un anticristo militante. Il mondo della scienza vuole trovare punti di contatto e collaborazione con la Chiesa».
Come è possibile riuscirci?
«Dobbiamo riflettere sul fatto che c’è una Chiesa dogmatica, che affronta la riflessione sui grandi temi, e poi c’è una Chiesa operante, immersa nei problemi quotidiani. Penso a Sant’Egidio, a don Ciotti. Ecco, quando parlo di sfamare le persone e delle altre grandi questioni, so che abbiamo gli stessi obiettivi e possiamo lavorare insieme per provare a risolverle».
Come giudica l’accordo tra il Pd e i radicali?
«Bene, ho sempre avuto simpatia per loro».
Clemente Mastella ricorda che lei è nato nel 1925 mentre non è stato candidato Ciriaco De Mita che ha tre anni in meno. Non vuole polemizzare neppure con l’ex Guardasigilli?
«Ma Mastella ha ragione, sono vecchio. L’ho detto anche a Veltroni e lui mi ha risposto che però ho un modo di pensare giovane. D’altronde Rita Levi Montalcini ha 98 anni, ma se la sente parlare scoprirà che ha idee innovative».
E il paragone con De Mita?
«L’ho conosciuto come un uomo pubblico di valore, ma non sono certo in grado di dare un giudizio politico».
Lei è stato molto corteggiato dalla politica, ma a parte l’esperienza da ministro tecnico nel governo Amato del 2000-2001, fino ad oggi aveva declinato. Che cosa le ha fatto cambiare idea?
«Non pensavo proprio di candidarmi, ancora pochi giorni fa avevo detto no a Veltroni. Poi ho parlato con alcuni amici, hanno molto insistito sul fatto che il momento è delicato, che è importante impegnarsi per una svolta al dibattito pubblico, per dire basta a una classe politica che si insulta».
E ha ceduto...
«Veltroni è tornato alla carica e mi è scappato un sì. Intendiamoci, lo faccio volentieri. Sento il dovere morale di contribuire al termine della vita e offrire la mia esperienza nella sanità e nella ricerca per costruire l’Italia del futuro».
Che cosa le piace del progetto di Veltroni?
«Io non sono iscritto al Pd, sono un indipendente, ma credo che questa idea di un partito moderato serva a sinistra, così come a destra può accadere con quello che stanno facendo Berlusconi e Fini. Sono le premesse per un dialogo franco».
Fino al punto di immaginare un’alleanza post-elettorale?
«Può darsi, perché no?».
Quali obiettivi si pone?
«Favorire un dibattito serio tra le opposte parti politiche, riunire governo e opposizione intorno a un tavolo senza integralismi, cercando un terreno di intesa».
Cominciando da che cosa?
«Sviluppare la ricerca, aumentare la parte di Pil che le viene destinata. Il mio compito sarà convincere la politica che la ricerca è essenziale a prescindere da chi governa. L’altro aspetto sarà migliorare il nostro sistema sanitario».
Impresa titanica, non crede?
«E’ possibile, cominciando col realizzare ospedali più umani, con camere singole dotate di bagni, non con i servizi in fondo al corridoio, cose da Medioevo. Servono molte risorse, lo so, ma si possono trovare».
Parlerà di questo in campagna elettorale?
«Ma io non prevedo di farla. Non farò comizi, non andrò in tv. La gente mi conosce, sa come la penso».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...0379girata.asp




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