Che cosa resta della Sinistra italiana? Il neoliberismo. Ma procediamo per gradi. Innanzitutto distinguiamo tra una Sinistra culturale e una Sinistra economica e sociale. Perché se della Sinistra culturale, già segnata da un forte individualismo di tipo radicale, è rimasta quella cultura che sostiene i Dico (e anche l’adozione di minori da parte di coppie gay) o l’eutanasia e che è presentata da certa Sinistra liberal come l’unica forma di democrazia, della Sinistra economica e sociale non è praticamente più presente nulla. Perché? Perché l’individualismo della Sinistra, ben lungi dall’essere rivoluzionario, è in realtà neoborghese. Fino al punto d’accettare la visione individualistica anche in campo economico e sociale, presentando il neoliberismo come una politica di Sinistra. Il che in fondo era ed è scontato. Perché il liberismo economico è lo sbocco naturale di quello civile: una volta che si accetta uno, si finisce per accettare anche l’altro. Pensiamo a Walter Block (un libertarian americano il cui pensiero sfociò nel relativismo) che, nel suo “Difendere l’indifendibile”, teorizzò da precursore il neoliberismo, economicamente e moralmente, anche attraverso la difesa di comportamenti sociali quali la prostituzione o lo spaccio di droga. Si tratta, perciò, di una logica che punta a governare “al centro”, con il placet dei poteri economici forti, una società atomizzata e paralizzata , grazie ad una radicale overdose di libertarismo nichilista. Un progetto che, anni fa, Augusto Del Noce vedeva concretizzato in un “partito radicale di massa”. E oggi i “prodotti” politici più genuini di questo processo sono Romano Prodi e Walter Veltroni. E la cultura, anche economico –sociale che ruota intorno al Partito Democratico è neoliberista. Questo processo (a perdere per gli italiani) produce due conseguenze. Parlano teoricamente dei diritti e della libertà ma quando si passa dai diritti civili a quelli economici e sociali ecco che basta un’occhiata alla realtà quotidiana per non farsi incantare dal canto delle sirene del Pd. Riducendo quindi la retorica veltroniana a pura e semplice foglia di fico del consumismo. E ciò basta per farsi andare il caffelatte di traverso. Oggi, per esempio, l'Istat ci comunica che a febbraio i beni alimentari sono aumentati del 5 per cento su base annua. È il balzo più grande degli ultimi dodici anni. Il pane è aumentato del 12,5 per cento, la pasta del 14,4, il latte (per l'appunto) del 10 per cento. E c’è molto, ma molto di più. Perché è il neoliberismo a costringere, per mantenere alta la produttività, ad abbassare drasticamente gli standard di sicurezza. Perché è il neoliberismo a costringere a delocalizzare le aziende. Per essere competitivi con quei Paesi che ignorano quali siano i diritti dei lavoratori. Perciò non c'è davvero bisogno del caffè per renderlo scuro e amaro come il futuro che potrebbe aspettarci. Tanto più che nel frattempo la medesima Istat ci rivela che la pressione fiscale è salita al 43,3 per cento, cioè il massimo dal 1997 quando fu introdotta l'eurotassa. E chi c'era al governo allora? Prodi e Visco. Proprio come oggi. E candidare dei precari o dei giovani per far vedere che sono attenti ai diritti dei lavoratori non cambia assolutamente nulla. La Sinistra è e resta quella dei “bamboccioni”, quella delle “tasse bellissime”. Quella che se aumenta il pane non gliene importa niente. Perché rispondono come Maria Antonietta di Francia: “che mangino le brioches”.
Fonte: http://ginosalvi.blogspot.com/




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