Le altre regioni europee in cerca d’indipendenza
di Cecilia Tosi
Il Kosovo è solo una delle tante (ex) regioni europee popolate da minoranze che reclamano autonomia o indipendenza dallo Stato centrale. I funzionari di Bruxelles in questi giorni hanno sottolineato come quella della ex Yugoslavia sia una situazione sui generis, come le politiche discriminatorie attuate da Milosevic giustifichino svolte impensabili in altri angoli d’Europa, ma Spagna, Grecia, Cipro, Bulgaria, Slovacchia e soprattutto Russia non la mandano giù. Hanno paura che il caso Kosovo li coinvolga direttamente. Ecco una lista di alcune regioni-nazione che impensieriscono gli Stati-nazione.
1) RUSSIA:
Cecenia: Rivendica la sua autonomia da Mosca dal 1991 (prima guerra cecena 1994-1996, seconda guerra cecena 1999-oggi). Le vittime della lotta per l’indipendenza sono decine di migliaia e quasi metà della popolazione ha dovuto abbandonare la propria casa per finire nei campi rifugiati. Attualmente a Grozny è insediato un governo filo russo guidato da Kadyrov e i maggiori leader della guerriglia, Maskhadov e Basayev, sono stati uccisi. All’indomani della dichiarazione d’indipendenza kosovara, il ministro degli Esteri del governo ceceno in esilio, Usman Ferzauli, ha espresso il suo pieno sostegno ai “fratelli” albanesi, sottolineando che le violenze subite durante la guerra nei Balcani legittimavano pienamente le loro rivendicazioni, così come le aggressioni russe legittimano la lotta del suo popolo.
Tatarstan: popolato al 53 per cento da musulmani sunniti, la regione del Volga ha lo stesso motto di Obama: Buldırabız! (We can!). I tatari, ça va sans dire, parlano il tataro e nel 1990, con la dissoluzione dell’Urss, rivendicarono la loro identità nazionale dichiarando l’indipendenza. Nel 1992 ribadirono la scelta con un referendum, ma negli anni successivi, dietro pressioni del Cremino, le autorità scelsero di abbandonare la linea dura e di accettare lo status di provincia autonoma. Gli indipendentisti tatari, però, esistono ancora e possono contare su protettori importanti anche all’interno dei siloviki, il club di ex Kgb che sostiene il regime putiniano.
Kalmucchia: Il capo della Repubblica è il presidente della federazione di scacchi e il suo territorio è disseminato di templi buddisti. La popolazione della Kalmucchia preferisce il Dalai Lama a Putin e riconosce Erdne Ombadykov, un buddista-calmucco-americano, come supremo Lama del Paese.
2) AZERBAIJAN:
Nagorno Karabakh: l’Azerbaijan sostiene che la regione faccia parte integrante del suo territorio, ma la maggioranza armena (99.7%) che popola la regione ha dichiarato l’indipendenza più di 16 anni fa. A differenza del Kosovo, però, nessuno li sostiene, né l’Unione europea né gli Stati Uniti. I leader del Nagorno Karabakh affermano che quello balcanico costituisce un precedente importante e che anche loro, come gli albanesi kosovari, hanno vissuto una guerra sulla propria pelle, quella che li ha travolti nei primi anni Novanta. Baku ha promesso autonomia, ma la popolazione non accetterà niente meno dell’indipendenza.
3) GEORGIA:
Ossezia del sud e Abkazia: I russi da anni li spalleggiano, ma al momento del dunque è probabile che Medvedev freni le loro ambizioni. Abkazia e Ossezia del sud servono a Mosca come spina nel fianco della ribelle Georgia e sarebbero meno utili una volta indipendenti. Le due regioni, però, sono in pieno fermento: «Il nostro è un caso ancora più eclatante di quello kosovaro» ha sostenuto Eduard Kokoity, leader separatista dell’Ossezia del sud, «se ce ne sarà bisogno ci rivolgeremo alle Nazioni Unite». «Per i popoli come i nostri ci vuole un approccio universale» ha ribadito Sergei Bagapsh, “presidente” dell’Abkazia, «dopo il Kosovo noi non ci fermeremo».
4) MOLDOVA:
Transnistria: Striscia di terra della Moldova orientale, la Transnistria è già de facto autonoma, per la gioia di tutti i trafficanti e i contrabbandieri del mondo. Il Cremlino, però, scoppiata la questione kosovara ha dichiarato che la soluzione alla questione dell’autonomia può risolversi solo «sulla base della sovranità e dell’integrità territoriale della Moldova». Il ministro degli Esteri russo Zubkov ha promesso «di costruire un dialogo tra Chisinau e Tiraspol per garantire uno status speciale alla regione».
5) ROMANIA:
Transilvania: Su 22 milioni di rumeni, 1,4 parla ungherese e si considera magiaro. La maggior parte di questi vive nella regione occidentale che fu di Dracula e vota l'Udmr, il partito che rappresenta la minoranza ungherese che nel 2007 ha conquistato il 6.2% dei suffragi. L’Udmr chiede compensazioni per le confische attuate a danno dei magiari nel primo dopoguerra, mentre l’Hcv, una formazione più radicale, si batte per l’autonomia della provincia transilvana di Sekely e la federazione con l’Ungheria .
6) BULGARIA:
Regione dei Pomacchi: Nel sud della Bulgaria vivono da tempo immemorabile 200.000 musulmani, rappresentati in Parlamento dal Movimento per i diritti e la libertà, ma ancora non riconosciuti come minoranza etnica dal governo. Dopo anni di oppressione, specie durante il regime filo-sovietico, molti Pomacchi sono emigrati in Turchia, mentre quelli rimasti in Bulgaria vivono spesso in condizioni di estrema povertà.
7) SPAGNA:
Catalogna: Ricchi, eleganti, trendy. I catalani reclamano l’autonomia, quando non l’indipendenza, dalla caduta del regime di Franco. Nel 2006 hanno ottenuto lo Statuto di autonomia che definisce la Catalogna una comunità nazionale che esercita l’autogoverno, ma il documento è stato approvato con un referendum che ha registrato un alto tasso di astensione, sia da parte di coloro che pretendevano di più (Esquerra Republicana de Catalunya), che da quelli che lo consideravano già troppo (il Partito popolare).
Paese Basco: La lotta armata dell’Eta e quella politica di Batasuna non hanno risparmiato neanche il governo Zapatero. L’organizzazione terroristica ha proclamato una tregua con Madrid per tutto il 2006, ma il 30 dicembre dello stesso anno ha fatto esplodere una bomba nell’aeroporto di Barajas, uccidendo due persone. Nel 2003 il Partito nazionalista basco ha proposto il Piano Ibarrexte per modificare in senso autonomista il suo statuto, ma il progetto è stato respinto dalle Cortes. Secondo la portavoce del governo basco Miren Azkarate «La proclamazione d'indipendenza del Kosovo rappresenta una lezione sul modo di risolvere in modo pacifico e democratico i conflitti di identità e di appartenenza»
8) FRANCIA:
Corsica: Nell’isola francese gli indipendentisti sono sempre meno influenti, ma il Cni (Corsica nazione) ha salutato con «soddisfazione» la dichiarazione unilaterale del Kosovo. E ha inviato una lettera di congratulazioni al «fratello» Hashim Thaci, nuovo premier di Pristina, invitandolo a partecipare ai Giorni Internazionali che si terranno a Agosto in Corsica e ai quali parteciperanno le organizzazioni separatiste basche, catalane, sarde, siciliani, tirolesi e della Bretagna.
9) CIPRO:
Cipro nord: Nonostante gli ordini di Bruxelles, l’isola rimane spaccata in due. I turchi del nord si sono convinti a accettare l’unità, ma i greci non si fidano e si rifiutano di riconoscere la dichiarazione d’indipendenza kosovara. La Turchia riconosce solo il governo settentrionale di Cipro e si rifiuta di aprire collegamenti aerei e navali con il sud. Se Ankara accoglie favorevolmente il precedente kosovaro per quanto riguarda Cipro, non può dire lo stesso nel caso del Kurdistan e del Nagorno Karabakh, rivendicato dall’odiata Armenia.
http://limes.espresso.repubblica.it/...-we-can/?p=498




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