Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
    Data Registrazione
    29 Mar 2009
    Messaggi
    15,424
     Likes dati
    6
     Like avuti
    83
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito PD e PDL : la speranza di un nuovo corso parla americano



    da IL FALCO
    L'editoriale di Italianhawk83

    La novità è di non poco conto: forse inizieremo a vivere in un Paese politicamente civile. E quelle che sembravano elezioni ineludibili ma segnate dalle peggiori regole del gioco e da uno scenario miserevolmente autoconservativo (la solita pletora di partiti e partitini sordi e autoreferenziali) si annunciano ricche di spunti di interesse.
    Prodi è caduto: non poteva essere diverso il destino di un governo la cui unica preoccupazione era quella, parafrasando qualche illustre statista, di tirare a campare per non tirare le cuoia. Il bene comune passa in terzo piano quando ci si sfianca a mediare tra Dini e Giordano per non crollare al prossimo voto in Senato. E’ inaccettabile, almeno sotto il profilo della dignità politica, tenere in vita un esecutivo agonizzante pur di “non far tornare Berlusconi” con l’effetto di inchiodare il Paese a una paralisi imposta dalla “dittatura della sopravvivenza”. Ahivoglia a parlare di emergenze da affrontare se il fine ultimo è il presidio militare del Palazzo.
    Si è caduti dalla padella alla brace, tuttavia, quando l’immobilismo ha ceduto il passo al varo di misure dettate dall’anima più radicale della coalizione, dazi pesantissimi da pagare all’integralismo rosso pur di non sventolare bandiera bianca: si pensi, tra le tante, a una riforma pensionistica che porta indietro le lancette della Storia in perfetto stile veteromarxista.
    Tant’è; il fortino prodiano è vinto e finalmente si torna al voto. Poteva essere una campagna elettorale grigia e scontata se i maggiorenti delle due coalizioni avessero confermato i soliti schemi: l’Unione con le novità Veltroni e Pd ma ancora zavorrato da partitini e comunisti; la Casa delle libertà con i quattro fondatori logori e costretti a una pace posticcia con i coltelli ancora nei fianchi dopo “la rivoluzione del predellino”. E invece il disastro partorito da Prodi innesca un meccanismo a catena che pone le premesse per riaccendere la speranza. Veltroni è costretto a liberarsi dal ferale abbraccio del premier appena silurato (pur presidente ad honorem dei democratici) e non può continuare a imbarcare quei soggetti che lo porterebbero a morte certa: con i cespugli centristi e la congrega rosso-verde sullo stomaco, il segretario del Pd potrebbe anche evitare di giocarsela consegnando cortesemente le chiavi di Palazzo Chigi al Cavaliere. Ma Veltroni ama gli Stati Uniti, è devoto ai Kennedy e sulla carta d’identità del Pd ha sottolineato con doppio inchiostro la naturale “vocazione maggioritaria” della creatura riformista ai primi vagiti. Il sindaco che sta per salutare Roma deve inventarsi una formula inedita e così punta senza indugi alla corsa in solitaria: nessun sotterfugio, niente desistenze tecniche con la sinistra radicale. Appresi gli intendimenti dell’avversario, Berlusconi comincia a soffrire. Anche gli azzurri più ortodossi hanno dimenticato cosa sia quel “Popolo della libertà” lanciato a novembre e ora ridotto a un’insegna seppellita dalle ultime contingenze. Sembra che l’unica risposta della Cdl al nuovo veltroniano sia una coalizione formata esclusivamente dai soci fondatori, Casini escluso : vero è che si tratterebbe di un assemblato piuttosto lineare ma al Cavaliere brucia che in fondo sia tutto già visto. Veltroni è arrivato per primo e forse stavolta al leader di Forza Italia tocca inseguire. Ma con Berlusconi non bisogna mai dare nulla per scontato. Infatti. Come aveva “fondato” in pochi minuti il Popolo della libertà dal predellino di un auto, così lo scongela dalla sera alla mattina per trasformarlo in un progetto che stavolta incassa il sì di An accreditandosi come il vero partito unico della Cdl.
    Ora anche Berlusconi ha il nuovo, e Veltroni un po’ esulta per avere di fronte un competitor repubblicano in salsa Usa, e un po’ teme quel Cavaliere ringalluzzito e ancora una volta geniale. Fini è assimilato e per lui che ha ridotto An a un’ameba senza sangue fascista né conservatore né guelfo è una manna politica.
    Il 13 e il 14 aprile si vota. Dal 1946 l’Italia è repubblicana e democratica. Dal 2008 l’Italia sarà repubblicana o democratica: ci arriviamo dopo ma anche noi talvolta abbiamo il disperato bisogno di riconoscerci in un Paese normale.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Schieramenti e programmi
    Economia, istituzioni, politica estera: prime differenze tra Pdl e Pd

    Mentre l'attenzione degli osservatori e dei media è ancora concentrata sulla formazione delle liste, cominciano ad emergere le prime differenze "programmatiche" tra lo schieramento di centrodestra e quello di centrosinistra. O, per essere più precisi, tra il Pdl e il Pd.



    Differenze che fanno giustizia delle tesi secondo cui i programmi dei due partiti, a ben guardare, finirebbero più o meno per coincidere, per sovrapporsi l'uno all'altro.

    Facciamo qualche esempio. Partiamo dal trattamento salariale. Veltroni ha proposto una sorta di salario minimo per tutti, fissandolo a mille euro; il Pdl sostiene invece la detassazione degli straordinari. Nel primo caso avremmo un incremento generalizzato che finirebbe per tradursi - almeno nei casi di un aumento dei costi, non infrequenti per le piccole aziende - in una riduzione dei livelli occupazionali.

    Nel secondo, invece, solo i dipendenti che lavorano di più porterebbero a casa un salario più alto; l'obiettivo sarebbe, in altri termini, quello di coniugare una maggiore remunerazione con una maggiore produttività. Almeno su questo punto, insomma, la proposta del Pdl punta sul miglioramento dell'efficienza di impresa, quella del Pd ha un evidente sapore assistenziale.

    Secondo esempio. Autorevoli esponenti del Pdl - ancora di recente Gianfranco Fini - hanno fatto propria una vecchia proposta repubblicana, quella di semplificare il reticolo delle istituzioni e degli enti periferici eliminando le province. Una proposta diretta a ridurre in modo strutturale la spesa pubblica (fra il due e il tre per cento) oltre che, naturalmente, l'invadenza della politica; e che si sposa, proprio per questo, con la recente raccomandazione proveniente dal Commissario europeo Joaquin Almunia. Per il quale non basta che l'Italia riduca il deficit (e cioè l'indebitamento annuo), ma dovrà anche abbattere il debito consolidato. Questa raccomandazione - che noi consideriamo sacrosanta ma stranamente tardiva (perché non è stata rivolta già al governo Prodi, nei due anni di vacche grasse dell'economia mondiale?) - comporta qualche misura draconiana, e la soppressione delle province, la cui utilità reale è tutta da dimostrare, andrebbe proprio in questo senso. Che ne pensa il Partito democratico? Quali sono le sue proposte - al di fuori dei proclami generici - per ridurre ad un tempo spesa pubblica e invadenza della politica?

    Una terza questione riguarda il versante estero. Non è mai elegante occuparsi delle altrui vicende interne. Ma è proprio giustificato l'entusiasmo di Veltroni per Obama? Obama ci sembra, per essere franchi, un leader che se per età e atteggiamenti può somigliare a Kennedy, per le sue proposte sui temi internazionali - a cominciare da quelle che investono la sicurezza dell'Occidente e la lotta al terrorismo islamico - ricorda almeno per ora più l'infelice e rinunciataria presidenza di Jimmy Carter che quella imperiale ed espansiva del presidente bostoniano. Lo abbiamo annotato ripetutamente sulla Voce Repubblicana, ma comprendiamo chi preferisce mantenere un distaccato riserbo sulle elezioni americane. Quello che non comprendiamo, invece, è la smaccata preferenza, l'acritica adesione nei confronti di un candidato che - lo ripetiamo, per ora almeno - brilla per genericità ed evanescenza. Rimpianto del nuovismo a tutti i costi, del cambiamento come parola d'ordine piuttosto che come strategia politica? Probabilmente.

    Sono, per ora, solo tre esempi. Ma tutti significativi. E investono problemi tra loro diversi, che spaziano dall'economia alle istituzioni alla politica estera. E che fanno pendere la bilancia, piaccia o no, dalla parte del Pdl. Almeno per i repubblicani.

    Roma, 22 febbraio 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4746

 

 

Discussioni Simili

  1. Parla Elmer, 'Wikileaks, ultima speranza'
    Di Ottobre Nero nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-01-11, 01:14
  2. PD e PDL : la speranza di un nuovo corso parla americano
    Di Templares nel forum Conservatorismo
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 03-03-08, 22:18
  3. PD e PDL : la speranza di un nuovo corso parla americano
    Di Templares nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 22-02-08, 00:53
  4. Himmler parla con un giornalista americano
    Di Harm Wulf nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 07-10-05, 01:47
  5. Il nuovo corso americano
    Di Vis Animae nel forum Destra Radicale
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 16-02-05, 15:04

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito