a parte la prima ai Corinzi, quali altri riferimenti scritturali ci sono sulla necessità di evitare la fornicazione al di fuori del matrimonio?


a parte la prima ai Corinzi, quali altri riferimenti scritturali ci sono sulla necessità di evitare la fornicazione al di fuori del matrimonio?


Il discorso che vorrei fare è complesso , ma come prima cosa vorrei chiedere ai cristiani preparati del forum la differenza precisa fra: Astinenza, castità e continenza. La fissazione e il significato di questi termini apparentemente confusi è basilare per un mio possibile svolgimento e intervento . Sul tema comunque impostato male.


il tema è impostato male, ma io volevo sapere quali riferimenti scritturali ci siano, non la dottrina che conosco già... (o tantomeno le opinioni personali dei forumisti)


Io posso darti per ora alcune citazioni.
Non ho il tempo per verificare:
Cito: CCC: le opere della carne al frutto dello Spirito: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio» ( Gal 5,19-21 ) [Cf Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; 1852 Col 3,5-8; 1Tm 1,9-10; 2Tm 3,2-5 ].)
se hai tempo per verificare .... Nobis tuo Bizzzarrro


Rm 1,26-32
26Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 27Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. 28E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, 29colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, 30maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.
1Co 6,9-10
9O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 10né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.
Ef 5,3-5
3Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; 4lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! 5Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio.
Col 3,5-8
5Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, 6cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono. 7Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi. 8Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca.
1Tm 1,9-10
9sono convinto che la legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, 10i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina,
2Tm 3,1-6
1Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. 2Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, 3senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, 4traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, 5con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro! 6Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere,


Nella vera teologia cattolica, l'astinenza o sottrazione di cibo è la privazione, appunto, di un alimento; è, meglio, secondo le parole di S. Tommaso, la virtù che trattiene l'uomo dall'impeto speciale di passione verso i piaceri della gola: in quaresima è la privazione dell'uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale. Intesa come privazione dei piaceri carnali, essa assume l'appellativo di continenza.
La castità è la virtù castigatrice della concupiscenza, intesa, in senso generale, come qualsiasi piacere o, in senso speciale, come piaceri impuri. In altre parole, essa è un freno che aiuta l'uomo a rifiutare qualsiasi piacere che non sia l'unione dell'anima con Dio.
La continenza, come detto, è l'astinenza da qualsiasi piacere carnale; è un freno ai desideri di atti impuri ed ha ad oggetto i piaceri del tatto.


Grazie per la Cortesia squisita Caro Codino a te il Meglio
saluti a tutti vs Bizzzarrro
Qualsiasi piacere peccaminoso vorrai dire e qualche piacere lecito; non di tutti i piaceri ad eccezione di quelli mistici.In altre parole, essa è un freno che aiuta l'uomo a rifiutare qualsiasi piacere che non sia l'unione dell'anima con Dio.
E' lecito il piacere nel compimento dei propri doveri di stato (è stato creato per questo), non è salutare spiritualmente l'esagerazione.
CIAO![]()


No, quella è quando ci si ritiene migliori degli altri.
da: http://www.freaknet.org/martin/libri...P2L1C3.html#C3
CIAO768. 2° La mortificazione prende di mira il piacere. Il piacere in sè non è propriamente un male; è anzi un bene quando è subordinato al fine per cui Dio l'ha istituito. Dio volle annettere un certo diletto all'adempimento del dovere a fine di agevolarne la pratica; ond'è che proviamo un certo diletto nel mangiare e nel bere, nel lavoro e in altri simili doveri. Quindi, nell'intenzione divina, il piacere non è un fine ma un mezzo. Gustar dunque il piacere per meglio adempiere il dovere non è cosa proibita: è l'ordine stabilito da Dio. Ma volere il piacere per se stesso, come fine, senza alcuna relazione al dovere, è per lo meno cosa pericolosa, perchè uno si espone a scivolare dai diletti permessi ai diletti peccaminosi; gustare il piacere escludendo il dovere è peccato più o meno grave, perchè è in violazione dell'ordine voluto da Dio. Onde la mortificazione consisterà nel privarsi dei piaceri cattivi, contrari all'ordine della Provvidenza o alla legge di Dio o della Chiesa; nel rinunziar pure ai piaceri pericolosi per non esporsi al peccato; e perfino nell'astenersi da alcuni piaceri leciti per render più sicuro l'impero della volontà sulla sensibilità. Allo stesso fine uno non solo si priverà di alcuni piaceri ma si infliggerà pure alcune mortificazioni positive; perchè l'esperienza insegna che nulla è più efficace ad attutire l'inclinazione al piacere quanto l'imporsi qualche lavoro o qualche patimento di supererogazione.![]()