Secondo voi ne siamo 'prigionieri'? E' una cosa che a volte mi capita di pensare, è una sensazione strana notare che per tutta la vita siamo 'nello stesso corpo', o meglio 'siamo quel corpo'...


Secondo voi ne siamo 'prigionieri'? E' una cosa che a volte mi capita di pensare, è una sensazione strana notare che per tutta la vita siamo 'nello stesso corpo', o meglio 'siamo quel corpo'...


--qualche positivista illuminista sostiene scientificamente che siamo una successione di reazioni fisico-chimiche mancando le quali l'involucro si decompone nella trasformazione dal complesso al semplice.
In parte è certamente vero ma non sappiamo cosa ne sia di tutto quel corredo che si era faticosamente e complessamente formato nel nostro carattere e nel nostro essere psicologico e spirituale ammesso che accettiamo esista lo spirito che anima la macchina,la materia.
Se quello spirito è il risultato energetico delle reazioni chimiche o è energia di natura estranea ad essa o sconosciuta perchè è inaccessibile alla scienza umana?
Io sono persuaso che l'unicità del nostro essere,raffinato o grossier che sia,non è che la volontà creatrice dello spirito "divino" o non divino ma che è immateriale,non ha Chiesa che lo rappresenti ma esperimenta se stessa in una continua evoluzione creativa perchè lo spirito infinito non può limitarsi e confinarsi in una creazione o evoluzione limitata.Non c'è limite allo spirito che proprio per questo prende dimora dove la materia chiede di essere animata.


Secondo me si, ne siamo prigionieri fino a quando non decidiamo di esserlo. Dal momento che ci sentiamo prigionieri del corpo allora cominciamo ad operare in modo sensibile verso la consapevolezza che non siamo quel corpo e cominciamo a sentirci per quello che siamo: anime eterne, scintille divine!
La Bhagavad Gita offre ottimi strumenti di realizzazione su questo argomento nei primi capitoli. Un metodo è quello di considerare il corpo un tempio in cui l'anima vive e curarlo come se fosse tale, e prepararsi ad abbandonarlo molti tempo prima che esso collassi! Ovvero lasciare il corpo in modo consapevole per non essere poi costretti a doverne prendere un altro!


Più insidiosa ancora dell'identificazione col corpo è l'identificazione con la mente (che poi è il corpo, o meglio parte del corpo). Il percorso di risveglio inizia quando ci si accorge di non essere i propri pensieri o desideri; quando si inizia ad intuire che queste cose giungono a noi da altrove, e che se anche cessasse la mente, noi saremo sempre. La scoperta dello scarto tra identità reale e personalità penso avvenga generalmente come un processo traumatico, uno 'shock' che svela nuovi orizzonti lontani e spaventevoli. E lì inizia il viaggio...


Sì, gli esseri ordinari ne sono "imprigionati", ma, secondo il Buddhismo tantrico, se si applicano i metodi più elevati, questo corpo permette di raggiungere l'Illuminazione in un tempo abbastanza breve.Secondo voi ne siamo 'prigionieri'? E' una cosa che a volte mi capita di pensare, è una sensazione strana notare che per tutta la vita siamo 'nello stesso corpo', o meglio 'siamo quel corpo'...
Inoltre, quando si raggiunge l'Illuminazione, il corpo non è più un corpo ordinario (anche se si può manifestare come tale per interagire con gli altri esseri), ma una manifestazione illuminata, fatta di luce.


Siamo schiavi da quando veniamo al mondo...schiavi della nostra stessa mente, che non conosce equanimità, che reagisce con bramosia ed avversione (in realtà due facce della stessa medaglia) agli stimoli esterni, alle sensazioni...
Siamo schiavi perchè siamo legati al nostro corpo, alla nostra "individualità", ad "io" e "mio".....a realtà che sono effimere ed impermanenti come una bolla d'acqua...fino a quando ci sarà ignoranza (avidya) ci sarà sempre schiavitù.
Om Krim Kali Ma


Mi ricollego a questi due interessantissimi interventi per chiedere un chiarimento su questo aspetto delle religioni orientali. Se pure le religioni dharmiche (mi si passi il termine) considerano il concetto di io un'illusione, non vi è allo stesso tempo una condanna del corpo e del mondo materiale, considerati manifestazioni del Divino. Le pulsioni umane (sesso, fame, sete) sono considerate assolutamente naturali e sono condannate in quanto tali ma solo nel caso in cui finiscono per dominare l'uomo ed abbrutirlo (lussuria, gola ecc...) e non esistono forme di disprezzo e mortificazione del corpo analoghe a quelle presenti del cristianesimo e nell'Islam. E' un'interpretazione corretta?


No, non esistono. Nel Buddhismo vajrayana, il Buddhismo Tantrico, il corpo viene visto a livello della purezza. In certe pratiche lo si vede come fatto di luce.non esistono forme di disprezzo e mortificazione del corpo analoghe a quelle presenti del cristianesimo e nell'Islam


Il corpo umano è un tempio sacro, esso è il nostro principale alleato per la crescita spirituale, mortificarlo e disprezzarlo sarebbe un controsenso. Dobbiamo imparare a conoscere e rispettare il nostro corpo, non dobbiamo negarlo, esso è uno strumento meraviglioso, un microcosmo dotato di immensi poteri, tuttavia non rappresenta il nostro vero Sè...questo è il punto: il problema non è il corpo, il problema è l'identificazione con il corpo. Il corpo fisico è effimero, impermanente, è soggetto a malattie, a invecchiamento, a decadimento e prima o poi cesserà di esistere... esso è soltanto uno strumento passeggero, uno splendido strumento che va sfruttato al meglio ma con la (reale) consapevolezza che oggi c'e' e domani non ci sarà più. La nascita in un corpo umano è un dono prezioso, e di questo dono bisogna farne buon uso...
si nasce almeno 8.400.000 volte in varie forme "inferiori" prima di ottenere un corpo umano, vogliamo lasciarci scappare questa opportunità?
Om Krim Kali Ma


Interessanti le vostre risposte, ma a causa della mia ignoranza sull'argomento non riesco a comprendere cosa significhi liberarsi di corpo e mente per accedere a qualcosa di superiore. Piuttosto io vedevo la questione in senso abbastanza 'immanente', considerando la possibilità di conoscere il mondo da fuori del corpo 'interessante', ma non realizzabile, identificando in effetti me stesso con questo corpo, perché se non fossi nato 'me stesso' non sarei io. La conoscenza della realtà oggettiva è comunque un argomento che mi appassiona.