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    Predefinito Consiglio Nazionale - Birori 23/02/2008

    Quelli che seguono sono i due ordini del giorno presentati e votati al termine dei lavori del consiglio nazionale di Birori del 23 Febbraio 2008.
    Il primo è quello approvato dai componenti della maggioranza mentre la minoranza si è astenuta. Il secondo è stato votato dalla minoranza e respinto dalla maggioranza.
    Fino all'ultimo momento la minoranza aveva chiesto di unificare i due documenti in un testo che sintetizzasse le due posizioni, assolutamente compatibili seppure differenziate da alcuni passaggi poco comprensibili e non sufficientemente illustrati. Il Presidente non ha voluto accettare la proposta della minoranza limitandosi a due piccole integrazioni nel documento della maggioranza. Per dovere di completezza si deve anche registrare l'ulteriore proposta della minoranza di portate a votazione i due documenti previo accordo per la loro approvazione contestuale da parte dell'intero Consiglio.
    Anche questa proposta è stata respinta.

    Ma ciò che è importante, al di là di queste schermaglie tutt'altro che comprensibili, e dell'oggetto della votazione, è la scelta finalmente univoca del Consiglio Nazionale del Partito (ad esclusione di alcuni componenti che si sono astenuti o hanno rifiutato di votare per protesta contro il mancato accordo per la presentazione di un documento unico), dopo tanti anni di posizioni sempre contrapposte.
    La decisione di affrontare in solitudine le elezioni, prescindendo dal risultato, deve mostrare all'elettorato Sardo che non esistono solamente i due poli accentratori, prepotentemente imposti dalla politica italiana, ma che il P.S.d'Az. non rinuncia ora, nè rinuncerà in futuro a mostrare la sua presenza e la bandiera dei quattro mori.



    DOCUMENTO DI MAGGIORANZA
    APPROVATO



    Il Partito Sardo d’Azione considera l’attuale momento politico contraddistinto da fattori dinamici e insieme drammatici. Da un lato, infatti, è evidente che l’accordo tra Veltroni e Berlusconi preannuncia una riforma strutturale del sistema Italia; dall’altro è chiaro che le riforme andranno sotto il segno di una grande concentrazione del potere che potrebbe ridurre gli spazi di partecipazione democratica, secondo un neocentralismo presidenziale di matrice americana. È preoccupante che entrambi gli schieramenti manifestino una marcata subalternità alla cultura che riconosce alle strutture finanziarie dei mercati una sorta di legittima supremazia sui rapporti sociali e politici e sulle architetture istituzionali che i popoli hanno scelto per se stessi.
    Come pure risulta evidente che entrambi prediligono l’organizzazione del consenso fondata sul leaderismo esasperato, concepito come veicolo attraverso cui garantire la nascita di un potere tanto libero da controlli e da bilanciamenti quanto pericoloso per i diritti degli individui e dei corpi sociali intermedi.
    La distinzione tradizionale tra la Destra e la Sinistra non corrisponde dunque più alla realtà della dialettica degli interessi sociali legittimi, ma attiene invece alle forme convenzionali - con vago ricordo della storia - con cui due grandi gruppi di potere nazionali si stanno proponendo agli elettori. La forte similarità dei programmi dei due schieramenti rivela la loro sostanziale connaturalità. L’accordo esplicito tra il Partito democratico e il Partito delle Libertà di trasformare sin d’ora il sistema elettorale italiano in un sistema bipartitico ambisce, inoltre, a negare il diritto alla parola e all’esistenza a chi si sente differente e pretende di poter parlare con la propria voce. La Sardegna, per i sardisti, sta in Europa come una nazione che si percepisce come una grande “differenza” della cultura europea. Per i sardisti l’autogoverno dei sardi non è una funzione delegata dallo Stato italiano, ma un diritto fondato sulla straordinaria storia dell’Isola, unica in Europa ad aver conservato come in uno scrigno, nella sua lingua, nella sua terra e nella sua volontà, ciò che l’Europa e il Mediterraneo hanno vissuto e già dimenticato. L’ambizione all’autogoverno è fondata sul sangue dei morti in battaglia, sul sudore di chi ha lavorato questa terra per renderla migliore, sulla fatica dei giovani che sono stati spronati a studiare da chi non aveva potuto studiare. Essa è fondata sulla consapevolezza politica dell’essere stati depredati da un fisco iniquo, da un sistema economico nazionale che ha privatizzato i profitti e socializzato le perdite, soprattutto umane e ambientali. I sardisti non sacrificano la memoria dei sardi in nome di facili annessioni o in nome di slogan suggestivi. La logica bipartitica pretende o l’omologazione o il silenzio. A questa logica sottilmente liberticida occorre ribellarsi e proporre all’elettorato una lista di resistenza democratica che rappresenti lo spirito e i valori dell’Europa solidarista, democratica e federalista che da sempre le nazioni senza patria in cui l’Europa affonda le sue radici progettano di costruire. Valori che hanno animato anche l’ultima battaglia referendaria contro la legge statutaria della Sardegna, la quale voleva plasmare la Regione sarda secondo il cesarismo politico finanziario che oggi caratterizza il governo regionale sardo e che è responsabile della grave questione morale e della crisi dei redditi e dei diritti che attraversa la Sardegna. I sardisti hanno voluto il referendum perché sono democratici. PER QUESTE CONSIDERAZIONI alle prossime consultazioni politiche, il Partito Sardo farà liste col proprio simbolo ma aperte, che difendano il pluralismo e il diritto della nazione sarda a parlare direttamente e non per interposta persona. E lo farà possibilmente in accordo con quei cittadini liberi e quelle forze sociali e politiche che contestano le scorciatoie oligarchiche bipartitiche e che con il Partito sardo hanno condiviso la battaglia contro la Statutaria. Un progetto ambizioso per portare nel Parlamento italiano un Sardista che sia la voce della specialità nazionale che la Sardegna ora e sempre rappresenterà. Solo questo riconoscimento sarà alla base di qualsiasi ulteriore negoziato con gli altri partiti o raggruppamenti. I sardisti si preparano anche in questo modo per offrire ai sardi, alle prossime regionali, un’alternativa credibile alla politica dell’attuale governo regionale del Presidente Soru.






    DOCUMENTO DELLA MINORANZA
    RESPINTO
    *************

    CONSIGLIO NAZIONALE DEL 23/02/2008



    ORDINE DEL GIORNO



    Il Consiglio Nazionale del P.S.D’Az riunito a Birori dopo ampio e partecipato dibattito,

    preso atto
    che le scelte del Partito, in antagonismo alla politica ed alle scelte dei partiti italiani, si muovono sul terreno dell’Autodeterminazione e dell’Indipendenza della Sardegna
    delibera


    che il Partito Sardo D’Azione alle prossime elezioni politiche del 13/14 aprile 2008 si presenterà con il proprio simbolo storico dei Quattro Mori con liste proprie, aperte alla società civile sarda ed alle forze sociali, a sostegno di un progetto e programma di sviluppo che sia strumento di autodeterminazione e autogoverno.
    Il Partito Sardo d’Azione riafferma la propria missione storica, politica e culturale di Partito di liberazione del popolo sardo.
    *******************

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    Predefinito

    Ma quando riuscirete a far capire al vostro segretario che le nazioni non sono matrioske? Ecco un altro capolavoro di coerenza:



    L’introduzione di Efisio Trincas ai lavori del consiglio nazionale sardista

    24 Febbraio, 2008

    Cari compagni e amici,
    come tutti sappiamo le elezioni politiche nazionali hanno stravolto il calendario delle nostre attività.
    Non possiamo non rinviare l’Assemblea dei Sardi, né possiamo alacremente dar corso alle iniziative suggerite dai numerosi interventi svolti durante l’assemblea degli amministratori sardisti. Dobbiamo occuparci di elezioni.
    Non credo interessi a nessuno un’analisi dettagliata delle ragioni della crisi del governo Prodi, non foss’altro perché sull’argomento non sono mancati approfondimenti sulla carta stampata e sulle televisioni a tal punto che la materia è ormai considerata archiviata.
    Non sfugge a nessuno, però, che la crisi, essendo stata provocata da un piccolo partito, ha prodotto un inizio di campagna elettorale contraddistinto dall’accordo Veltroni - Berlusconi contro i partiti minori, senza distinzioni di storia, cultura, consistenza e proposta. Un accordo così rapido e profondo da dare la sensazione che fosse preparato da tempo e attendesse solo l’occasione o il pretesto per essere realizzato.
    Sia chiaro: si sta dicendo al popolo che il problema è la governabilità, che anche per noi è un valore, ma in realtà si sta dando sfogo ad un’ostilità sempre maggiore, alimentata dall’ammirazione incondizionata a modelli anglosassoni e americani, verso il pluralismo. Si vuole un solo presidente, una sola volontà, una sola cultura, un’unica direzione. È capitato altre volte e anche allora i sardisti sono riusciti a resistere alle prove tecniche di estinzione forzata.
    Il dibattito di oggi servirà a capire come i sardisti intendano il loro percorso in questo difficile momento.
    Per conto mio avevo il dovere, in queste settimane di verificare direttamente con i responsabili dei due partiti maggiori quali fossero le loro strategie e il tipo di rapporto che immaginavano di intrattenere con noi.
    Dico subito che i rapporti con il centrodestra sono stati labili e fugaci e da questi non abbiamo potuto ricavare che un’impressione di generica attenzione non sostanziata da alcun contenuto politico né da proposte articolate.
    Viceversa si è avuto un incontro ufficiale con il segretario del Pd, su sua esplicita richiesta.
    Non nascondo che la richiesta mi ha colto di sorpresa perché, se è vero che in molte amministrazioni locali il Psd’az collabora col Pd, è altrettanto vero che su temi essenziali quali il giudizio sulla Giunta regionale, sulla questione morale di grande attualità in questi giorni, non abbiamo per nulla comunanza di opinioni. Tuttavia, in ragione della necessità di scandagliare tutte le strade per garantire la presenza nel Parlamento italiano di un sardista, siamo andati volentieri al colloquio, pur consapevoli delle grandi questioni politiche che ci separano oggi dal Pd.
    La proposta avanzata dall’on. Cabras è stata la seguente: una lista del Psd’az apparentata al Pd nel collegio regionale del senato. La ragione sarebbe tecnica: un tale apparentamento, unito a quello della lista Di Pietro, farebbe diventare la coalizione del Pd la prima in Sardegna e per essa scatterebbe il premio di maggioranza, per cui eleggerebbe cinque senatori. Con onestà intellettuale, però, Antonello Cabras ha anche affermato ciò che noi già sapevamo, e cioè che la ripartizione più probabile dei cinque senatori sarebbe 4 al Pd e uno in contesa tra Psd’az e Italia dei Valori. In sostanza al Psd’az si chiede di fare coalizione per produrre il quarto senatore del Pd rischiando in proprio per conquistare il quinto.
    Personalmente, ma ovviamente mi rimetto al consiglio Nazionale, noto una sproporzione tra il vantaggio politico (la ricucitura col Psd’az) e pratico (un senatore in più) che l’apparentamento produrrebbe per il Pd da un lato, e dall’altro l’alto rischio che correrebbe il Psd’az di contribuire alla vittoria senza capitalizzare la propria rappresentanza in parlamento. Senza contare, poi, che un accordo siffatto, non avvenendo su una verifica del giudizio reciproco sulla politica regionale, potrebbe pregiudicare il sistema delle future alleanze che noi andiamo a fare per le regionali.
    Apro il dibattito, dunque, con una chiara predilezione per parte mia a non sacrificare la nostra posizione politica in cambio di un rischio; preferisco una strada impervia e solitaria ad un liquidazione con vantaggi per i liquidatori e nessuno per i liquidati.

 

 

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