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Mestre
Un giro vorticoso di ...
Mestre
Un giro vorticoso di rifiuti tossici smaltiti in maniera illecita e finiti in discariche più o meno abusive di mezza Italia compresa la Campania, fra le province di Napoli e Caserta: da un lato profitti esorbitanti per pochi, dall'altra danni ambientali incalcolabili per tutti con riflessi sulla salute, visto che le miscele nocive finivano in compost utilizzato in agricoltura. Alla sbarra due aziende fra loro collegate: la Nuova Esa di Marcon e la Servizi Costieri di Marghera. Ora la sentenza del tribunale di Venezia al termine di un processo durato oltre un anno davanti al Collegio presieduto da Sergio Trentanovi con giudici a latere Chiara Ilaria Bitozzi e Barbara Lancieri. Quattro giorni di camera di consiglio per una condanna esemplare emessa l'altro ieri, poco prima di mezzanotte e che è andata oltre le richieste, già pesanti, del pubblico ministero Giorgio Gava. Smaltilmento e traffico illecito di rifiuti con l'aggravante dell'associazione a delinquere sono i reati contestati a vario titolo ai quattro imputati che hanno scelto il dibattimento: sei anni di reclusione per Gianni Giommi, bolognese di 72 anni residente a Milano, legale rappresentante della Nuova Esa; 3 anni e 4 mesi per il cinquantasettenne vicentino Carlo Valle, 2 anni e tre mesi per il quarantottenne goriziano Giuliano Gottard e un anno e undici mesi a Gianni Gardenal sessantaduenne di Spinea (l'unico cui è concesso il beneficio della sospensione condizionale), amministratori di Servizi Costieri. Onerose anche le pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici (perpetua per Giommi, limitata due anni per Valle, Gottrad e Gardenal), dall'esercizio di professioni e arti (tre anni per Giommi, un anno per gli altri), dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (6 anni per Giommi, 3 anni e 4 mesi per Valle, 2 anni e tre mesi dper Gottard, un anno e 11 mesi per Gardenal), infine incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (3 anni per Giommi, uno per gli altri). Per tutti la condanna anche al rispristino ambientale, uno dei punti più delicati dell'intera vicenda. Da quanto ricostruito dal complesso impianto accusatorio sono oltre cinquemila le tonnellate di rifiuti pericolosi tuttora stoccate sul piazzale delle Nuova Esa, lungo il canale Zero, e 800 quelle all'esterno della Servizi Costieri. Chi si accollerà le spese della bonifica? È l'interrogativo che serpeggia fra le numerose parti civili che se si dichiarano soddisfatte per le sanzioni penali, si dicono deluse dal riconoscimento del danno ambientale solo allo Stato e non agli altri Enti territoriali e per gli acconti risarcitori concessi rinviando le stesse parti al giudice civile competente in materia. A tal riguardo la provvisionale immediatamente esecutiva in favore del ministero dell'Ambiente è fissata in complessivi 450mila euro (l'Avvocatura dello Stato aveva chiesto 4 milioni e mezzo di euro). Quella a titolo di risarcimento del danno morale in favore del medesimo Ministero, delle Province di Venezia, di Treviso e di Rovigo, dei Comuni di Mogliano, Paese, Marcon, Venezia e di Adria è invece fissata in cinquemila euro, mentre le varie associazioni ambientalistiche (Lipu, Wwf, Legambiente) nonché il comitato "Aria pulita" di Marcon dovranno accontentarsi di duemila euro ciascuno, come ogni singolo cittadino di Marcon che si era costituito. L'inchiesta era partita nel 2003 con il sequestro di una cava-discarica in provincia di Rieti: i carabinieri del Noe stabilirono che le sostanze altamente inquinanti provenivano anche dalla Nuova Esa. Secondo l'accusa la società di Marcon avrebbe realizzato profitti compresi fra il 1.700 e il 5.000 per cento facendosi pagare fior di quattrini dalle industrie di tutto il Nord per smaltire amianto, alluminio, idrocarburi, mercurio, cloruri, nitrati e altri veleni che venivano mescolati a terra, ghiaia e altro materiale inerte, per essere rivenduti ad aziende edili per ripristini e stabilizzazioni, o peggio, a imprese agricole come concime per le coltivazioni. Monica Andolfatto