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Citazione:
Originariamente Scritto da
Epifanio
Ambiente degradato e degradante. Hai detto bene, il nulla spinto.
Basta con questi luoghi!
Abbiamo bisogno di ambienti sani, luoghi di effettiva partecipazione e socialità, solidarietà, coscienza, responsabilità, incontro, propositività e... serena allegria.
Organizzare incontri in questi posti desocializzanti è controproducente.
Infatti sei stato il più furbo di tutti ad andartene senza stare ad aspettare qualche cosa che non è arrivato mai.
Ci si ribecca presto. Per quel che vale visto che si è parlato poco direi che le impressioni dei compagni su di te mi sembrano pienamente condivisibili.
Un abbraccio
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Avete detto già molto. Io mi limito a non commentare la serata. :i
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OMNIA SUNT COMMUNIA
A Sandinì, ce dovresti da pagà che tamo dato Lafargue, viaggio movimentato, vero? mo lo famo trasferì a Papigno, li "la vita è bella" e con Lafargue ancor di più. Datte da fà co le riviste, quanno se vedemo te dò pure le copie pe la Trasnistriaaaaaaa....
Vongolì, ancora in circolazione, mi piacerebbe riammirare i tuoi occhioni, fatte sentì, da bravo. E' vero che occuparono legge, ma il giorno che Almirante tentò di assaltare lettere, quando scapparono gli occupanti di legge li accolsero a braccia aperte, sempre cammerati erano.
Epifà, come non darti ragione, ma anche queste situazioni vanno sfruttate, almeno da noi, cosa che ho cercato di fare, spero bene.
ARDITI NON GENDARMI
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'68, Tilgher: ''A Valle Giulia il sogno infranto dell'unità generazionale''
http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/...f--200x150.jpg
Roma, 29 feb. (Adnkronos) - ''Fu un grande sogno, ma durò solo 15 giorni''. Così Adriano Tilgher (nella foto), volto storico della destra italiana, fondatore di Avanguardia nazionale, ricorda i giorni di Valle Giulia e gli scontri di piazza del primo marzo 1968 quando manifestanti di destra e di sinistra in rivolta per riconquistare la Facoltà di Architettura capitolina da poco sgomberata attaccarono la polizia che presidiava l'università. A quell'epoca Tilgher militava nella Caravella, la sezione del Fuan della Sapienza che fraternizzò con i gruppi della sinistra extraparlamentare che avevano occupato la facoltà di Giurisprudenza. '
'Fu un momento importante -racconta Tilgher all'ADNKRONOS- Con i giovani universitari collegati al gruppo della Caravella per la prima volta ci rifiutammo di attaccare le bandiere rosse e ci unimmo con gli altri studenti romani di tutti gli schieramenti politici in un corteo senza simboli e senza bandiere. Ci fu un accordo preciso in questo senso, un accordo che nasceva dalla volontà di rifiutare la logica che voleva gli universitari costretti in un antagonismo antifascismo-anticomunismo''.
''Fu un momento esaltante, in cui pensavamo di riuscire a scardinare i puntelli del sistema cattocomunista'', spiega ancora Tilgher, che aggiunge: ''Quello dell'unità generazionale di noi figli del dopoguerra fu un grande sogno che però è durato solo 15 giorni. Fino a quando cioè il Pci e l'Msi si accordarono e organizzarono i grossi scontri del marzo a Roma e il sogno dell'unità generazionale si infranse. Poi ci furono le stragi, il terrorismo, fenomeni tremendi che portarono ad acuire degli antagonismi che in quella prima fase del 1968 si stavano superando''.
Per Tilgher, però, se ''quel fermento iniziale del Sessantotto fu un fatto positivo e rappresentò una ventata di rinnovamento'', quel che ne seguì fece invece molti danni: ''Se oggi non abbiamo una scuola che funzioni o una giustizia che sia giusta, se non esiste la certezza del diritto, tutto questo è frutto anche delle concessioni sbagliate fatte allora''. Certo, ammette, quella fase ''era impregnata di ideologia'', ma è ''proprio la spinta dell'ideologia che servirebbe ai giovani di oggi e invece manca''. ''Oggi - afferma Tilgher - non c'è più spessore, non c'è più un confronto culturale autentico. I giovani pensano ad altro, a cose assurde. Siamo in un'epoca di decadimento e io mi sento preoccupato da questi giovani di oggi con la loro mentalità da pensione più ancora che dal confronto Berlusconi-Veltroni''.
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.1927551272
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OMNIA SUNT COMMUNIA
Leggete la Vice Presidente della Camera come le spara ...........
Il Sessantotto fu una rivolta generazionale ma fino ad un certo punto
di Luca Codignola
"Il Sessantotto visto da destra”, la riflessione dell’On. Giorgia Meloni (L’Occidentale, 25 novembre), è preziosa, perché porta una voce nuova e non “reducista” in un dibattito che è di solito inficiato dal pregiudizio politico, sia di coloro che vi vedono la matrice di tutti i mali del presente, sia di quelli che invece vi vedono un fruttuoso rito di passaggio tra il Dopoguerra e la fine della Guerra Fredda.
La tesi della Meloni è che il Sessantotto è stato soprattutto una rivolta generazionale, "roba concreta non ancora viziata dalle ideologie", "un movimento nel quale si riconosce[va] una intera classe giovanile". Questi giovani, che appunto non avrebbero avuto né "credo di provenienza" né "appartenenza politica" e che ancora vestivano in giacca e cravatta, avrebbero rivolto "domande alla società", tra le quali, la Meloni esemplifica, il "sacrosanto diritto allo studio". Soltanto in un secondo momento questa "classe giovanile" si sarebbe politicizzata, passando all’eskimo e al "sei politico" e dalle rivendicazioni pragmatiche alla "furente battaglia ideologica", rovinando così l’ecumenismo creativo degli inizi.
La riflessione è preziosa perché, senza porsi pregiudizialmente "pro" o "contro", utilizza invece la prospettiva storica (anche se la Meloni dice di non essere né storica né docente) di una persona di trent’anni, di chi, insomma, scrive di Sessantotto come potrebbe trattare di Risorgimento. Tale distacco è sottolineato dal fatto che la Meloni riconosce tanto alla sinistra quanto alla destra del movimento sessantottino un carattere creativo e "rivoluzionario" che avrebbe accomunato entrambe nel conflitto con i partiti che istituzionalmente rappresentavano la sinistra e la destra, cioè il Partito Comunista Italiano (PCI) e il Movimento Sociale Italiano (MSI).
La tesi della Meloni poggia però su tre postulati sui quali non siamo d’accordo. Il primo è quello della "sinergia" tra giovani rivoluzionari di destra, che lei esemplifica nell’organizzazione studentesca Fronte Universitario di Azione Nazionale (FUAN) legato al MSI, e il cosiddetto "movimento studentesco" in occasione dell'occupazione della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. A nostro avviso, tale sinergia non ci fu mai. Non soltanto i due movimenti si odiavano e i loro esponenti si massacravano di botte (e peggio) appena ne avevano l’occasione, ma non esisteva alcun "movimento di destra" che, come la Meloni sostiene, occupasse stabilmente la Facoltà di Giurisprudenza. Questa occupazione (che effettivamente ebbe luogo nel febbraio 1969) fu in realtà una occupazione manu militari (ed estremamente violenta) che aveva come unico scopo quello di provocare l’intervento delle forze dell’ordine e chiudere il capitolo dell’occupazione "di sinistra".
Al di là di quella specifica esperienza, comunque, in quegli anni in Italia mai esistette un "movimento di destra" (e tantomeno sinergico al quello "di dinistra"), nel senso di un gruppo davvero radicato tra gli studenti che esprimesse un progetto politico alternativo di lungo termine e che non fosse di semplice reazione alla sinistra movimentista. In questo senso, la differenza tra MSI e FUAN riguardava soltanto il livello dello scontro fisico accettabile. Il movimento studentesco "di sinistra", invece, quel progetto -- utopistico, deleterio e distruttivo quanto si vuole -- lo ebbe fin dal 1968. Per trovare un progetto politico “di destra”, o almeno frammenti di esso, bisognerà invece attendere oltre un decennio.
Secondo postulato, quello della partecipazione del "movimento studentesco cattolico". Anche questo, come tale, non esistette se non nel senso che molti giovani cattolici, che negli anni precedenti si erano risconosciuti in movimenti orientati verso il sociale come la Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), la Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), nonche Gioventù Studentesca (GS), si erano riversati nel movimento studentesco (di sinistra), per perdere però quasi immediatamente le loro caratteristiche di cattolici e riconoscersi soltanto in quella ideologia del movimento che si rifaceva esplicitamente alla rivoluzione comunista (pur con tutti i distinguo del caso). L’esperienza della Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento fu emblematica in questo senso. Anche per i cattolici bisognerà attendere il successo di Comunione e Liberazione (nata da GS proprio nel 1969) negli anni ottanta perché si possa parlare di un movimento e di un vero e proprio progetto politico alternativo.
Terzo postulato della Meloni, quello dell’identificazione tra il movimento studentesco del Sessantotto e i carri armati che repressero nel sangue la Primavera di Praga, il movimento dissidente che, sotto la guida del primo ministro Alexander Dubček (1921-1992), per un breve periodo (5 gennaio-20 agosto 1968) riuscì a portare a livello istituzionale le istanze anticomuniste studentesche e operaie che poi ebbero successo tra il 1989 e il 1991 grazie a quelle rivoluzioni semipacifiche che cambiarono volto ai paesi del Patto di Varsavia, chiudendo una volta per tutte il lungo capitolo della disastrosa utopia comunista, almeno nel mondo occidentale. Tale identificazione tra movimentisti e sovietici non ci fu. Furono il PCI e il suo satellite fiancheggiatore, il Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP), a essere presi di contropiede tanto dalla Primavera di Praga quanto dalla repressione sovietica, quasi sempre esprimendo comprensione per l’intervento sovietico. Ma il movimento studentesco come tale fu inequivocabilmente favorevole al sommovimento provocato da Dubček, anche se con tutti gli anatemi rituali nei confronti della "socialdemocrazia".
Detto questo, la tesi della Meloni, quella della “rivolta generazionale” è però pienamente condivisibile, ed è anzi oggi la più accreditata, soprattutto quando si guardi al fenomeno del Sessantotto nella più ampia prospettiva del mondo occidentale. La giovane età dei protagonisti di allore è innegabile. Ed è innegabile il fatto che i cambiamenti maggiori che esso produsse, se si eccettua il mutamento radicale nella presa di coscienza generalizzata del ruolo paritario della donna, furono a livello di costume. È questa, per esempio, la tesi della monumentale sintesi dello storico britannico David Doggett, There’s a Riot Going On. Revolutionaries, Rock Stars, and the Rise and Fall of the ‘60s Counterculture (2007), che peraltro ha il difetto di ridurre tutto in termini angloamericani e soprattutto di controcultura musicale, quasi che tutto si riducesse a Bob Dylan, John Lennon (1940-1980) e ai Figli dei Fiori – dimenticando peraltro la band alternativa per eccellenza, quella Plastic People of the Universe, celebrata dal drammaturgo Tom Stoppard in Rock’n’Roll (2006), che rappresentò la voce del dissenso praghese negli anni della Primavera.
La distinzione assoluta tra momento di creazione alternativa, in cui tutti "i giovani" erano in fondo d’accordo nel voler cambiare il mondo, e la sua degenerazione politica successiva, se è accettabile nel senso generale in cui la utilizza la Meloni, è però praticamente inapplicabile ogniqualvolta si analizzi nello specifico un momento o un luogo preciso. In Italia quel momento "apolitico" se ci fu, fu rapidissimo, e la politicizzazione esplicita del movimento fu pressoché immediata. Lo stesso dicasi della Francia e della Germania, ma anche del Portogallo, della Spagna, della Grecia e della Cecoslovacchia. Diverso il caso degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Canada, dove si arrivò alla politicizzazione esplicita se non in rarissimi casi, nonostante la durezza di alcuni scontri (Chicago, agosto 1968) e la radicalizzazione di alcune comunità etniche (Black Panthers, American Indian Movement, Chicanos, Weathermen, Irish Republican Army, Front de Libération Québécois). Insomma, se allo storico (e a Giorgia Meloni) la rivoluzione generazionale appare ormai come un trend facilmente generalizzabile e identificabile nel tempo, non si dimentichi che per i protagonisti di allora la realtà era molto più complessa.
www.occidentale.it
ARDITI NON GENDARMI
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Ahahah...:D...fa il paio con quelli che sono intervenuti qui: Nel 40° di Valle Giulia "Giù le mani dal ‘68!"
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Citazione:
Originariamente Scritto da
bixio_cv
Il campo è la strada... già ce sto a lavorà....
Se c'è un modo per darti una mano fammelo sapere, fallo sapere a tutti. Io sto qui a fa l'eremita sotto l'acciaieria ma se posso non mi tiro certo indietro.
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Omnia Sunt Communia
La Strada Sono Le "comunita' Proletarie Resistenti - Centurie Autonome"
Arditi Non Gendarmi
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Citazione:
Originariamente Scritto da
Muntzer
...comunque , anche quelli ,...come quelli che ha postato Stan,...sono tutti quelli di Avanguardia e della Caravella. !
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Citazione:
Originariamente Scritto da
LEONIDA
...comunque , anche quelli ,...come quelli che ha postato Stan,...sono tutti quelli di Avanguardia e della Caravella. !
OMNIA SUNT COMMUNIA
Ancora co sta storia, hanno partecipato agli scontri di vallegiulia, e allora? er giorno dopo che hanno fatto, hanno sarvato i "disoccupatori" e se sò messi a tirà de tutto contro li studenti, Scalzone pe poco nun ce rimaneva, come sempre le vostre analisi sono "limitate", confondete il "68 con valle giulia, avete fatto un "giorno da leoni", è un vostro motto, o sbaglio? Caro mio, il "68 viene da lontano, dopo le lotte contadine contro i latifondisti, ndovina un pò chi difendeva i latifon...., dopo le lotte operaie degli anni "60, Piazza Statuto, e poi....e poi.... è stata la volta degli studenti, un pò di serietà, c'è una bella differenza tra chi si ribellava contro il vecchiume per conquistare spazi di libertà e partecipazione e chi faceva si gli scontri ma con intenti reazionari e..........., con questo non voglio affatto difendere totalmente il "68, ma questa è un'altra storia.
Presto posterò due righe.
ARDITI NON GENDARMI