Carissimi Beppe & Italians, sono certo che la lettera di Garattoni sul nucleare ("C'era un reattore nucleare a Milano ", 7 marzo), condita dalla infelice frase finale sul "Regno delle Due Sicilie" abbia suscitato qualche "emozione". Garattoni paragona il senso civico dimostrato dai "Milanes" a quello dei "Napuletane" confondendo le reazioni suscitate dalla costruzione/smantellamento di una centrale nucleare con quelle relative all'apertura di un nuovo inceneritore nel mezzo della campagna campana. Pertanto mi permetto di evidenziare alcuni punti. 1) Rischi: una centrale nucleare è più sicura di una discarica e inceneritore nel lungo termine (i tumori si manifestano nel medio/lungo temine). 2) Condotta: vorrei ricordare che la costruzione/smantellamento della centrale di Garigliano (Ce) non fomentò alcun tipo di dissenso civile. Esattamente come l'esemplare civile milanese. Sul nucleare sono tutti d'accordo terroni e "popolazione civile". Fatte queste considerazioni mi domando: qualora venisse deciso di bruciare e inquinare un'area ad alta produttività agricola (l'unica risorsa campana) nella quale vivono migliaia di individui e della cui produttività si campa, potreste dirmi come si reagirebbe? Inoltre, uno dei maggiori indiziati per il disastro campano è la Impregilo di Romiti, non di certo una azienda sicula o calabrese. E' stucchevole come molti pregiudizi nei confronti della gente del Sud esistano ancora nel immaginario comune dell'Oltrepo. Pensateci. Un orgoglioso borbone abruzzese (ex Regno di Sicilia),
Giovanni Fattori
http://www.corriere.it/solferino/sev...8-03-09/09.spm




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