Da Cuorineri.it
26 Febbraio 2008
L’abbraccio tra due ex “nemici” degli anni di piombo
— lucatelese @ 11:48
GIAMPAOLO MATTEI, DOPO L’ABBRACCIO-CHOC CON LA MAMMA DI VALERIO VERBANO
"MA QUALE CAMPAGNA ELETTORALE… SONO E RESTO UN ‘MUSSOLINIANO’ CHE NON VOTA, E CHE ORA VUOLE SOLO DUE COSE: CHE SI CHUIDA LA PAGINA DELL’ODIO POLITICO, E CHE CI SIA RESTITUITA LA VERITA’"
Intervista di Mariagrazia Gerina
Per L’Unità
«A votare non vado più da tempo», dice Giampaolo Mattei, in difficoltà quando qualcuno gli chiede di definirsi oggi politicamente. «Un mussoliniano, come il resto della famiglia», risponde aggiungendo subito: «Mi riferisco a prima del ‘37, perché nelle leggi razziali proprio non mi posso riconoscere». Però chi è per lui Rina Verbano, la donna che ieri ha abbracciato sul palco del Palalottomatica accanto a Veltroni, lo dice con quattro parole: «Un’altra vittima come me». Non l’aveva mai incontrata prima, ma: «Come io ho avuto i fratelli uccisi dai comunisti lei ha avuto un figlio ucciso dai fascisti». E tanto basta per riconoscersi in quel gesto costato molto a tutti e due.
Ansie, paure. E il giorno dopo - racconta Mattei - sono arrivate puntuali pure le critiche. Anche se di quelle non vuole parlare il figlio del segretario missino di Primavalle, che aveva 4 anni quando i suoi due fratelli furono uccisi dal rogo che Lollo e gli altri militanti di Potere Operaio decisero di appiccare a casa Mattei. «Quell’abbraccio per noi - risponde Giampaolo - era un atto dovuto, per la politica e per il paese invece deve rappresentare l’inizio di una nuova lettura degli anni di piombo. Altro che chiudere con quella storia: dobbiamo seppellire l’odio, ma quegli anni hanno ancora bisogno di verità e giustizia e speriamo adesso di non essere soli a pretenderle».
Un gesto forte quell’abbraccio. A chi era rivolto?
«Al mondo politico prima di tutto perché gli anni ‘70 avranno la giusta lettura solo se ci sarà una precisa volontà di fare luce. Poi mi auguro che quanti oggi sentono ancora in modo forte l’appartenenza a una parte capiscano che quegli anni devono essere letti in maniera più pacata per dare dignità alle vittime e ai sopravvissuti".
Che significato ha quel gesto?
"Quell’abbraccio pretende che ora ognuno si prenda le proprie responsabilità. Vedere in galera le persone non mi interessa: a me non ridarebbe i miei fratelli e alla signora Verbano non ridarebbe suo figlio. Però vogliamo la verità. Non è giusto che la madre di Valerio Verbano non sappia chi ha ucciso suo figlio. Come non è giusto che non abbia avuto giustizia la madre di Mario Zicchieri (il giovane missino assassinato a 16 anni davanti alla sezione dove era iscritto ndr)".
Vale anche per voi, ovviamente….
"Per i miei fratelli è diverso: sappiamo chi li ha uccisi, ma non è mai stata eseguita la pena e Lollo ha parlato solo quando la condanna era già stata prescritta. Intanto per 35 anni hanno continuato ad accreditare la tesi della faida interna. È così che le vittime sono state beffate e strumentalizzate. Adesso basta».
Cosa si aspetta concretamente?
«Che si comincino a tirare fuori i documenti per fare luce su quegli anni. So che ci sono. È brutto aspettare il prossimo libro di qualche terrorista per apprendere pezzetti di verità mescolati ad ambiguità. A questo deve servire l’abbraccio tra me e Rina Verbano: un gesto che deve avere un seguito dopo le elezioni».
La sua famiglia è stata sempre diffidente, anche rispetto alla destra. Perché vi siete fidati di Veltroni?
«All’inizio ero diffidente, poi mi sono reso conto che avevo davanti una persona che faceva quello che diceva. Nel 2005, quando fu prescritta la condanna per i colpevoli del rogo, fece una dichiarazione molto dura. Nel 2006 il giorno del compleanno di mia madre venne a trovarla: eravamo in campagna elettorale e lui ha mantenuto il massimo riserbo…».
Ma salire su quel palco domenica è stato difficile?
«Dentro al Palalottomatica non conoscevo nessuno, a parte Veltroni e il suo braccio destro Verini. Anche emotivamente mi è costato molto. E però mi è sempre dispiaciuto che in tutti questi anni nessuno di sinistra mi avesse invitato a raccontare la mia storia. A me non interessa confrontarmi solo con quelli che la pensano come me. Sono sempre stato trasversale, anche all’interno della destra. E poi quando parlo degli anni ‘70 e dei miei fratelli non sono né di destra né di sinistra, chiedo solo che tutti si assumano le proprie responsabilità di fronte alla storia… C’è una cosa a cui tengo».
Prego.
«Spero che non venga abbandonata l’idea che lanciò Veltroni di costruire un monumento per ricordare i morti dell’una e dell’altra parte. So che piaceva anche al figlio del commissario Calabresi. Non ci conosciamo, ma noi vittime siamo tutte unite da un filo sottile».
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