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  1. #1
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    Predefinito Rivista militare loda governo Prodi !

    Non capita certo sovente di leggere su una testata apertamente militarista le lodi ad un governo eppure, sull'ultimo numero di Rivista Italiana Difesa, nell'editoriale sono stati tessuti gli elogi di Prodi e dell'ex-ministro della difesa Parisi che, dopo i tagli subiti dai bilanci della Difesa negli anni precedenti sotto il governo Berlusconi, avrebbero risposto positivamente alle aspettative dei generali.
    Affermazione certo non casuale se si considera che la Difesa per il 2008 avrà a disposizione oltre 5 miliardi di euro: con un aumento di risorse del 25% rispetto alla Finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 12% per un ammontare di circa 4 miliardi (fonte: Il Sole-24 Ore del 17 gennaio).

    Ma il bilancio complessivo della "funzione difesa", comprese le spese per il personale e le infrastrutture, sale a 15 miliardi e 408 milioni di euro. In particolare, quasi 5 miliardi e mezzo di euro sono stati destinati ai carabinieri - che dall'ottobre del 2000 sono la quarta forza armata italiana, soprattutto per volere dell'ex premier D'Alema - mentre 3 miliardi, tolte alcune spese "secondarie", risultano destinati al finanziamento delle missioni militari all'estero, per i sistemi d'arma e per l'industria della Difesa.
    Per quanto riguarda i sistemi d'arma vanno menzionati i due progetti aeronautici internazionali: quello per il nuovo cacciabombardiere F35 (costo unitario: circa 110 milioni di euro) e quello per il futuro caccia europeo Eurofighter 2000 per i quali sono stati stanziati 3.904 milioni di euro fino al 2012. Poi ci sono 155 milioni di euro per le navi da guerra Fremm (Fregata europea multisessione) costruite dalla Fincantieri e 20 milioni di euro per altri sistemi di difesa, tra cui gli Aermacchi M.346 e i blindati Vbm.

    Per quanto riguarda le missioni di guerra all'estero (attualmente 27 in 19 paesi, con un investimento base di circa 1 miliardo di euro) le principali risultano quelle in Afganistan (circa 2.500 effettivi), Libano (2.400), Balcani (2.600, più ulteriori 560 alpini in partenza per il Kosovo) e in Iraq dove, quasi all'insaputa di tutti, continua ad operare un'ottantina di militari italiani con compiti di addestramento.
    Evidentemente, anche per quanto riguarda questo ambito, l'impegno "a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti" contenuto nel programma di governo dell'Unione si è rivelata semplice propaganda elettorale, nonostante che anche di recente l'ex-ministro degli Esteri D'Alema abbia avuto ancora la sfrontatezza di parlare di "disarmo".
    L'evidenza di questi dati relativi alle spese militari sommata alla sudditanza nei confronti della Nato e della politica bellicista degli Stati Uniti - sudditanza svelatisi in modo plateale dalla concessione dell'aeroporto Dal Molin di Vicenza per una nuova base militare Usa - sembra aver tardivamente riportato alla realtà anche quei settori pacifisti che avevano illusoriamente sostenuto i partiti che oggi ritroviamo nel cartello della Sinistra-Arcobaleno e votato per quei politici che si erano candidati a rappresentare in parlamento le istanze del movimento contro la guerra.
    Eppure, a nostro avviso, non era necessario attendere due anni per aver chiaro il quadro e le linee della politica internazionale del governo di centrosinistra; tanto è vero che, proprio sulle pagine di Umanità Nova del 19 marzo 2006, era possibile leggere un articolo che si concludeva con queste parole: "La scelta anarchica dell'astensionismo è solitamente accusata di essere un'inconsistente forma di rifiuto eppure, guardando proprio ai contratti e ai programmi elettorali delle due coalizioni, disertare le urne appare l'unica scelta coerente per disertare la guerra".
    Un promemoria antimilitarista più che mai attuale.

    Anti
    Fonte: http://isole.ecn.org/uenne/archivio/archivio2008/un05/art5142.html

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  2. #2
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    per favore metti il link completo

  3. #3
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    Per Esercito, Marina e Aeronautica sono previsti 12 miliardi
    e 437 milioni. Lettera a Prodi di sedici senatori


    Sorpresa tra la selva dei tagli
    le spese militari si impennano


    Il governo dell'Unione investe in armamenti più della Cdl
    di CARLO BONINI


    (14 novembre 2006)
    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...-militare.html



    Dietro agli Usa si piazzano Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5) e Giappone (43,7). L’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scivola dal settimo all’ottavo posto per spese militari, scavalcata dalla Russia di Putin (34,7) ma rimane salda al settimo posto nella graduatoria mondiale per export di armi.
    Fonte: http://yearbook2007.sipri.org/

    Sempre dal Libro del Sipri

    Secondo le stime fornite da questo Istituto, il totale delle spesa militare mondiale del 2006 ammonta a 1.158 miliardi di dollari, con un aumento del 3,5% rispetto al 2005. Questa cifra è pari a circa il 2,5 del PIL mondiale, e corrisponde ad una spesa media pro-capite di 177 dollari (rispetto ai 173 del 2005). Inoltre, dal 1997 al 2006, ed in modo più consistente a partire dalla fine del 2001 a causa delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la spesa militare mondiale è aumentata complessivamente del 37%. Considerando i dati disaggregati per regione, gli aumenti più consistenti si sono registrati, nell’ordine, nei Paesi dell’Asia Centrale (+73%), dell’Europa dell’Est (+61%) e del Medio Oriente (+57%). I Paesi dell’Europa Occidentale hanno invece mantenuto un livello di spesa abbastanza costante nel tempo, mentre l’unica regione in cui si è verificata una diminuzione delle spese militari è l’America Centrale (-5%). Il trend della spesa militare mondiale è in gran parte influenzato dagli investimenti degli Stati Uniti: se tra il 2005 e il 2006 la spesa mondiale è aumentata di 39 miliardi di dollari, gli USA, che hanno incrementato la propria spesa di 24 miliardi di dollari, sono responsabili, da soli, del 62% di questo aumento. Nel 2006, quasi la metà della spesa militare mondiale è imputabile ai soli Stati Uniti che, dunque, rappresentano di gran lunga il maggior investitore mondiale in questo settore, seguiti, a notevole distanza, da Regno Unito, Francia, Cina e Giappone, con quote che si aggirano intorno al 4-5%. Questi primi 5 Paesi sono responsabili complessivamente di quasi 2/3 della spesa militare mondiale. L’Italia occupa l’ottavo posto di questa graduatoria, con una spesa di circa 29,9 miliardi di dollari (3% della spesa militare mondiale), pari a 24,5 miliardi di euro, circa il 2% del PIL, a fronte di uno 0,2% del PIL destinato alla cooperazione allo sviluppo. Nel 2007, il bilancio della Difesa http://www.difesa.it/approfondimenti/nota-aggiuntiva (che non copre tutte le spese militari italiane) ammonta a 20.194 milioni di euro, pari all’1,33% del PIL, con un aumento del 13,6% rispetto al 2006, quando il bilancio ammontava a 17.782 milioni di euro (1,23% del PIL) ed era in diminuzione rispetto al 2005 (- 6,5%). Alle voci in bilancio vanno aggiunti i costi per il mantenimento delle 25 operazioni militari all’estero (Testo coordinato del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4) che, nel 2007, hanno raggiunto 1.050 milioni di euro (387 milioni per la missione UNIFIL in Libano; 318 milioni per le missioni ISAF e Active Endeavour in Afghanistan, 144 milioni per le missioni nei Balcani) L’Italia figura anche tra i principali esportatori mondiali di armi. Secondo i dati pubblicati nell’ultima Relazione del Governo sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia, presentata in Parlamento nel marzo 2007 ai sensi della Legge 185/90, nel 2006 sono state rilasciate 1183 autorizzazioni (erano 1065 nel 2005) per l’esportazione di materiali di armamento, per un valore di oltre 2 miliardi di euro

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Per Esercito, Marina e Aeronautica sono previsti 12 miliardi
    e 437 milioni. Lettera a Prodi di sedici senatori


    Sorpresa tra la selva dei tagli
    le spese militari si impennano


    Il governo dell'Unione investe in armamenti più della Cdl
    di CARLO BONINI


    (14 novembre 2006)
    http://www.repubblica.it/2006/11/sez...-militare.html



    Dietro agli Usa si piazzano Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5) e Giappone (43,7). L’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scivola dal settimo all’ottavo posto per spese militari, scavalcata dalla Russia di Putin (34,7) ma rimane salda al settimo posto nella graduatoria mondiale per export di armi.
    Fonte: http://yearbook2007.sipri.org/

    Sempre dal Libro del Sipri

    Secondo le stime fornite da questo Istituto, il totale delle spesa militare mondiale del 2006 ammonta a 1.158 miliardi di dollari, con un aumento del 3,5% rispetto al 2005. Questa cifra è pari a circa il 2,5 del PIL mondiale, e corrisponde ad una spesa media pro-capite di 177 dollari (rispetto ai 173 del 2005). Inoltre, dal 1997 al 2006, ed in modo più consistente a partire dalla fine del 2001 a causa delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq, la spesa militare mondiale è aumentata complessivamente del 37%. Considerando i dati disaggregati per regione, gli aumenti più consistenti si sono registrati, nell’ordine, nei Paesi dell’Asia Centrale (+73%), dell’Europa dell’Est (+61%) e del Medio Oriente (+57%). I Paesi dell’Europa Occidentale hanno invece mantenuto un livello di spesa abbastanza costante nel tempo, mentre l’unica regione in cui si è verificata una diminuzione delle spese militari è l’America Centrale (-5%). Il trend della spesa militare mondiale è in gran parte influenzato dagli investimenti degli Stati Uniti: se tra il 2005 e il 2006 la spesa mondiale è aumentata di 39 miliardi di dollari, gli USA, che hanno incrementato la propria spesa di 24 miliardi di dollari, sono responsabili, da soli, del 62% di questo aumento. Nel 2006, quasi la metà della spesa militare mondiale è imputabile ai soli Stati Uniti che, dunque, rappresentano di gran lunga il maggior investitore mondiale in questo settore, seguiti, a notevole distanza, da Regno Unito, Francia, Cina e Giappone, con quote che si aggirano intorno al 4-5%. Questi primi 5 Paesi sono responsabili complessivamente di quasi 2/3 della spesa militare mondiale. L’Italia occupa l’ottavo posto di questa graduatoria, con una spesa di circa 29,9 miliardi di dollari (3% della spesa militare mondiale), pari a 24,5 miliardi di euro, circa il 2% del PIL, a fronte di uno 0,2% del PIL destinato alla cooperazione allo sviluppo. Nel 2007, il bilancio della Difesa http://www.difesa.it/approfondimenti/nota-aggiuntiva (che non copre tutte le spese militari italiane) ammonta a 20.194 milioni di euro, pari all’1,33% del PIL, con un aumento del 13,6% rispetto al 2006, quando il bilancio ammontava a 17.782 milioni di euro (1,23% del PIL) ed era in diminuzione rispetto al 2005 (- 6,5%). Alle voci in bilancio vanno aggiunti i costi per il mantenimento delle 25 operazioni militari all’estero (Testo coordinato del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4) che, nel 2007, hanno raggiunto 1.050 milioni di euro (387 milioni per la missione UNIFIL in Libano; 318 milioni per le missioni ISAF e Active Endeavour in Afghanistan, 144 milioni per le missioni nei Balcani) L’Italia figura anche tra i principali esportatori mondiali di armi. Secondo i dati pubblicati nell’ultima Relazione del Governo sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento, nonché dell’esportazione e del transito dei prodotti ad alta tecnologia, presentata in Parlamento nel marzo 2007 ai sensi della Legge 185/90, nel 2006 sono state rilasciate 1183 autorizzazioni (erano 1065 nel 2005) per l’esportazione di materiali di armamento, per un valore di oltre 2 miliardi di euro
    attento che adesso arriva il mostro a darti del fricchettone...

  5. #5
    are(a)zione
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    Vorrà dire che sbobino altri dati sulle spese militari.


    Infatti la Difesa per il 2008, avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro: un aumento di risorse dell'11% rispetto alla finanziaria del 2007, che già aveva aumentato il bilancio militare del 12%. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 23%!
    Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di euro ciascuno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa. In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell'emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell'articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
    Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012! Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
    È grave che la Sinistra, anche la Critica, abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota!




    http://www.peacelink.it/disarmo/a/24112.html









    Spese militari e armi: quasi due miliardi e mezzo in più

    E infatti, in base a quanto previsto dalla Finanziaria 2008 che il Parlamento ha appena cominciato a discutere, per i grandi sistemi d'arma (quindi non le dotazioni ordinarie delle Forze Armate che pure sono previste, ma per aerei caccia e navi da guerra) l'Italia spenderà più di un miliardo e 200 milioni di euro, e si impegna a spenderne almeno altri cinque nei prossimi tre anni. Ma non solo quella per i sistemi d'arma: è l'intera spesa militare (cioè il funzionamento ordinario delle quattro Forze armate, le missioni all'estero e il finanziamento pubblico al comparto militar-industriale) che, secondo la legge Finanziaria varata dal governo, dovrebbe crescere di oltre l'11% rispetto allo scorso anno - quando già c'era stato un incremento dell'11,3% rispetto al 2006 -, aumentando di oltre 2.341 milioni di euro e raggiungendo la cifra record di 23 miliardi e 352 milioni di euro (di cui 20.928 milioni dal bilancio preventivo della Difesa e 2.424 aggiunti dalla Finanziaria).
    Sono le cifre che emergono dal rapporto sulla Finanziaria 2008 curato dalla campagna Sbilanciamoci! che ha il merito di aggregare tutti le spese militari e per gli armamenti solitamente suddivise in diversi capitoli di bilancio ripartiti fra vari ministeri. A lievitare è soprattutto la "funzione Difesa" - le spese per il mantenimento di esercito, aeronautica e marina - che assorbe buona parte del finanziamento complessivo, oltre 15 miliardi di euro. E il 60% di questa cifra viene impiegato per pagare gli stipendi del personale. "Il problema nasce quando, con il congelamento della leva obbligatoria ed il passaggio a Forze Armate esclusivamente reclutate su base volontaria - si legge nel rapporto di Sbilanciamoci - si è deciso, per non scontentare troppo i vertici militari, di portare le nostre Forze armate ad una consistenza di 190mila uomini", dei quali attualmente oltre 100mila sono ufficiali e sottoufficiali. Un esercito, quindi, in cui i 'comandanti' sono più numerosi dei 'comandati', tanto che lo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, in un'audizione alla commissione Difesa della Camera, ha ammesso che nelle Forze Armate italiane ci sono 39.120 marescialli e 2.813 ufficiali in più rispetto a quelli stabiliti.
    Quasi 5 miliardi e mezzo di euro vengono destinati ai carabinieri - che dall'ottobre del 2000 sono la quarta Forza Armata italiana, soprattutto per volontà dell'ex premier Massimo D'Alema - e i restanti 3 miliardi, tolte alcune spese 'secondarie' (come il pagamento delle pensioni provvisorie o l'accisa sui carburanti), vengono impiegati per il finanziamento delle missioni militari all'estero, per i sistemi d'arma e per l'industria della Difesa. Sono 27, attualmente, le missioni all'estero (in 19 Paesi), che coinvolgono quasi 8mila militari e che costeranno, in base a quanto previsto dalla Finanziaria, 1 miliardo di euro. Le spese sono assorbite soprattutto dalle tre missioni principali: Isaf in Afghanistan, 2.290 militari e 310 milioni di euro di costo; Unifil in Libano, 2.400 soldati e 380 milioni di euro; infine la missione nei Balcani, dove ci sono ancora 2.600 militari per un costo di 190 milioni di euro.
    Per quanto riguarda le politiche di riarmo, l'Italia partecipa a due grandi programmi internazionali, finalizzati alla costruzione di aerei da guerra: il caccia europeo Eurofighter (consorzio formato da Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna) e il cacciabombardiere Nato Joint Strike Fighter (consorzio Italia, Usa, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Canada, Danimarca, Norvegia, Australia e Turchia). Per l'Eurofighter - di cui l'Italia acquisterà 121 esemplari - la Finanziaria 2008 stanzia 968 milioni di euro (e, fino al 2012, l'impegno di spesa previsto è di 5 miliardi e 400 milioni di euro), mentre per il Jsf - l'Italia ne vorrebbe acquistare 131, in parte assemblati nell'aeroporto di Cameri (No), dove il 4 novembre si è svolta una manifestazione promossa dalla rete Disarmiamoli - verranno spesi oltre 100 milioni di euro (ma i costi del programma, che durerà non meno di 40 anni, potrebbero raggiungere cifre al momento imprevedibili). Poi ci sono 155 milioni di euro per le navi da guerra Fremm (Fregata europea multisessione) e 20 milioni di euro per altri sistemi di difesa.
    I generali, dallo Stato Maggiore all'industria armiera

    Si tratta - soprattutto l'Eurofighetr e il Jsf - di programmi di lunghissima durata, di costo spropositato e viziati da un poco noto conflitto di interessi: infatti molte aziende armiere italiane sono guidate da ex generali che fino a qualche anno fa erano ai vertici della Difesa; in quella veste proponevano e sostenevano i progetti di riarmo che, approvati dai governi, ora vengono realizzati da quelle stesse aziende di cui sono presidenti o consiglieri di amministrazione. Come, per esempio, l'ammiraglio Guido Venturoni, Capo di Stato maggiore della Marina dal 1992 al 1993 e della Difesa dal 1994 al 1999, e ora membro del Cda di Finmeccanica e presidente di Selex Communications (gruppo Finmeccanica: si occupa di sistemi per le telecomunicazioni militari); il generale Mario Arpino, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica dal 1995 al 1999 e della Difesa dal 1999 al 2001, attualmente presidente della Vitrociset (sistemi aerospaziali, radar e telecomunicazioni); l'ammiraglio Umberto Guarnieri, Capo di Stato Maggiore della Marina dal 1998 al 2001, adesso presidente di Orizzonte Sistemi Navali (gruppo Finmeccanica: si occupa di unità navali militari); il generale Sandro Ferracuti, capo di Stato maggiore dell'Aeronautica dal 2001 al 2004, ora presidente di Ams (gruppo Finmeccanica: si occupa di radar e apparati elettronici militari); l'ammiraglio Marcello De Donno, capo di Stato maggiore della Marina dal 2001 al 2004, attualmente presidente di Agusta (gruppo Finmeccanica: costruisce elicotteri); e il generale Giulio Fraticelli, capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 2003 al 2005, adesso presidente della Oto Melara (gruppo Finmeccanica: produce artiglierie navali), fra l'altro in palese violazione della legge 185/90 che vieta ai generali di assumere incarichi dirigenziali nelle industrie armiere se non sono trascorsi almeno tre anni dal loro congedo.
    L'unico taglio degno di nota - segnala il rapporto di Sbilanciamoci! - arriva dalla riduzione dei tribunali militari che passano da nove a tre, con il conseguente trasferimento di 50 magistrati alla Magistratura ordinaria e un risparmio di 848 milioni di euro nel 2008 (e poco più di 2.800 milioni nei due anni successivi). Risparmi che però, come si è visto, sono stati abbondantemente assorbiti dalla crescita delle spese in tutti gli altri comparti.
    Massimo Paolicelli: Finanziaria vergognosa, taglia gli insegnanti, compra i cacciabombardieri

    Approfondiamo la questione con Massimo Paolicelli, presidente dell'Associazione Obiettori Nonviolenti e autore della sezione relativa alle spese militari del rapporto della campagna Sbilanciamoci! sulla Finanziaria 2008.
    Per il secondo anno consecutivo il governo di centro-sinistra decide di incrementare le spese militari. Come valuti questa scelta?

    È vergognoso che in due anni le spese militari del nostro Paese siano aumentate di più del 20%, raggiungendo la cifra record di oltre 23 miliardi di euro. E questo mentre ci viene detto che non ci sono i soldi per gli insegnanti di sostegno nelle scuole e il servizio civile volontario viene sempre più ridimensionato. I soldi quindi ci sono, ma il governo sceglie di impiegarli per le Forze armate piuttosto che per fare fronte ad altre necessità.
    Come si spiega una spesa così elevata?

    Bisogna soprattutto tener conto di due elementi: i costosissimi programmi internazionali di riarmo a cui l'Italia partecipa e il numero eccessivo di militari che compongono le Forze armate. Abbiamo oltre 185mila militari in servizio, sui 190mila previsti, e di questi più di 100mila, quindi la maggioranza, sono graduati: 25mila ufficiali e 75mila sottoufficiali, di cui oltre 63mila marescialli. Tanto che lo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa ha detto pubblicamente che ci sono più di 39mila marescialli e quasi 3mila ufficiali in più rispetto a quelli stabiliti. Visto che con la Finanziaria si lasciano a casa 33mila insegnanti, non capisco perché non si potrebbero trasferire i 40mila marescialli alla Protezione civile - ci si ricorda l'emergenza incendi della scorsa estate? - oppure nella Pubblica sicurezza, sostituendo migliaia di poliziotti bloccati in attività di ufficio che così potrebbero essere impiegati in mansioni operative.
    Poi ci sono i sistemi d'arma...

    Esatto. Ci si imbarca in progetti faraonici con ambizioni da superpotenza, sperperando ingenti cifre di soldi pubblici, e poi non si hanno i soldi per carburante e pezzi di ricambio. La nuova portaerei Cavour, che dovrebbe entrare in servizio proprio il prossimo anno, ci è costata 1.390 milioni di euro. Oppure l'Eurofighter, un programma per lo sviluppo di velivoli per la difesa area con compito primario di contrasto delle forze aeree avversarie e con capacità secondaria di svolgere missioni di attacco al suolo il cui completamento è previsto nel 2015 con costi di oltre 18 miliardi di euro; la Corte dei Conti è intervenuta più volte su questo progetto per denunciare sia il continuo lievitare dei costi che per i tempi lunghi, che ci hanno costretto a prendere in attesa del suo arrivo dei Tornado in leasing. E poi la 'ciliegina sulla torta': il Joint Strike Fighter, un cacciabombardiere, in grado di portare anche bombe atomiche, che verrà costruito in collaborazione con gli Usa e con altri 6 Paesi. Si tratta del programma più dispendioso della storia della difesa degli Stati Uniti, il cui costo complessivo dovrebbe aggirarsi intorno ai 275 miliardi di dollari per 2.700 veivoli. L'Italia, che vuole acquistare 131 esemplari, per il momento spenderà 158 milioni di dollari entro il 2011, ed altri 745 milioni di dollari dal 2012 al 2046, ma si parla di un costo globale di oltre 20 miliardi di euro. Ma oltre ai costi esagerati, mi chiedo: sulla base della nostra Costituzione, che esclude la guerra, cosa dobbiamo farci di questo aereo, chi dobbiamo andare a bombardare?
    E il servizio civile?

    C'è un piccolissimo incremento rispetto allo scorso anno visto che i fondi passano da 257 a 303 milioni di euro, ma sono comunque insufficienti per far partire tutti i giovani che lo vorrebbero: ci sono 120mila posti messi a disposizione dagli enti, ma con queste cifre verranno avviati al servizio non più di 40-50mila volontari.
    Quali sono le proposte che "Sbilanciamoci!" fa al Parlamento in avvio di dibattito sulla Finanziaria?

    Innanzitutto la riduzione delle spese per i programmi di riarmo e per il funzionamento delle Forze armate, attraverso la mobilità o il prepensionamento di almeno 20mila marescialli considerati dalla stessa amministrazione come "eccedenze organiche". Poi la fine della partecipazione all'attuale missione militare in Afghanistan e la sua sostituzione con altro tipo di intervento rigorosamente dentro il quadro delle Nazioni Unite. Solo in questo modo si risparmierebbero oltre 4 miliardi di euro che consentirebbero di avviare il percorso di riconversione dell'industria bellica, di potenziare il Servizio civile nazionale, di dare vita ai Corpi civili di pace per le operazione di peacekeeping nelle aree a rischio di conflitto e di creare un Istituto di ricerche per la Pace che, come succede in altri Paesi europei come Svezia e Norvegia, possa realizzare ricerche a sostegno della pace e del disarmo.


    http://www.peacelink.it/disarmo/a/23967.html

  6. #6
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  7. #7
    Chap Socialist
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    Ottimo lavoro, quello di Prodi e di Parisi: le nostre forze armate erano in uno stato pietoso, considerato il grande impegno nelle missioni internazionali (ivi comprese, e anzi sopratutto quelle, dell'ONU).

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Ottimo lavoro, quello di Prodi e di Parisi: le nostre forze armate erano in uno stato pietoso, considerato il grande impegno nelle missioni internazionali (ivi comprese, e anzi sopratutto quelle, dell'ONU).
    Veramente un ottimo lavoro ( per i guerrafondai)... :-)

  9. #9
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    poi magari, dopo aver spedito soldati in ogni buco di posto nel mondo, troviamo anche i soldi per fare il pieno alle auto di quelli che fanno l'antimafia...

  10. #10
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    A proposito di spese militari, leggevo su Repubblica di qualche giorno fa che a breve verrà inaugurata la nuova portarei Cavour, che dovrà sostituire la Garibaldi in servizio da più di 20 anni.

 

 
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