L’ennesimo trattamento «Speciale». Sui file degli italiani emigrati fiscalmente e illegalmente in Liechtenstein si accende l’ultima polemica tra la Guardia di finanza e Vincenzo Visco, con il Cocer delle Fiamme gialle che alza la voce contro il «suo» ministro per aver estromesso i finanzieri dalle indagini. A occuparsi degli accertamenti sui nominativi dei presunti evasori contenuti nel dvd passato all’Italia dal governo tedesco, infatti, è l’Agenzia delle entrate, e non, come sarebbe lecito aspettarsi, il comparto infoinvestigativo dei baschi verdi. Che pure ha decisamente più esperienza, uomini e mezzi da impiegare nella caccia ai furbi rispetto all’Agenzia. Questa, ricorda il Cocer, in fondo resta un «organismo amministrativo», e non «una forza di polizia».
L’attacco al viceministro dell’Economia è esplicito, anche se Visco non viene mai nominato: «Non risulta che la Guardia di finanza sia stata in alcun modo coinvolta dal dicastero da cui dipende - esordiscono i “sindacalisti” della Gdf - nonostante tali informazioni potrebbero essere rilevanti non solo sul piano amministrativo ma anche su quello penale e per reati non necessariamente tributari, a cominciare dal riciclaggio del denaro sporco. A breve pertanto ci troveremo nella paradossale situazione in cui la Gdf, ignorata dal proprio ministero, viene chiamata dalla magistratura inquirente a farsi carico delle relative indagini».
Una perdita di tempo inspiegabile, che agli uomini delle Fiamme gialle fa venire il sospetto che qualcuno, sotto elezioni, voglia privilegiare la gestione politica del dossier trascurando invece gli approfondimenti investigativi. E che proprio per questo motivo il «meno gestibile» corpo militare sia stato lasciato da parte. Quanto alle polemiche sollevate dall’agenzia delle entrate e relative alla carenza di fondi per investigare, il Cocer ribadisce che funzioni di polizia giudiziaria - e corrispondenti erogazioni - spettano alle Fiamme gialle. «La ricerca informativa, soprattutto con riguardo alla commissione di eventuali reati, è un’attività estremamente delicata che integra uno dei tipici compiti di una forza di polizia quale è la Guardia di finanza. Non si capisce pertanto - sibila il Consiglio centrale di rappresentanza - perché lo Stato dovrebbe stanziare somme a favore di un organismo amministrativo che non è una forza di polizia e men che meno un servizio di sicurezza, per contattare informatori e negoziare l’acquisizione di notizie».
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