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  1. #1
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Un popolo può creare un dio?

    Secondo voi un popolo può creare fattivamente un dio, nel vero senso della parola? O, quanto meno, un egregore che poi viva di vita propria?

    Per esempio... è possibile che gli ebrei, data la loro proverbiale cultura di razza e unione di intenti, abbiano creato Jahvé....o i Romani Giove... e che essi, de facto originati da un pensiero comune cui tutti hanno fornito energia mentale e spirituale, si siano manifestati come dei al popolo stesso?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:00
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Secondo voi un popolo può creare fattivamente un dio, nel vero senso della parola? O, quanto meno, un egregore che poi viva di vita propria?

    Per esempio... è possibile che gli ebrei, data la loro proverbiale cultura di razza e unione di intenti, abbiano creato Jahvé....o i Romani Giove... e che essi, de facto originati da un pensiero comune cui tutti hanno fornito energia mentale e spirituale, si siano manifestati come dei al popolo stesso?
    Un popolo può "creare" i propri idoli, costruire templi, adorare feticci ...

    Ma la Creazione è opera del Verbo... Come è possibile il contrario???
    Come è possibile che il "basso" possa dar "vita" a ciò che sta in "alto"?

    Il fatto è che gli uomini hanno paura del dolore... per fuggirlo, applicano come impiastro la loro fede (con la "f" minuscola) in un "potere" adeguato all'infinità che non conoscono... e caricano questo dio del peso del dolore che non sanno sopportare da soli... Il dio che onorano è il dio del piacere; l'altro lo inventano e lo pagano perché renda conto del "caso", che trascende le singole individualità, e perché sorvegli le case mentre sono fuori a banchettare con le mogli e con i figli... Infine, questo dio benevolo non è altro che la proiezione di quel desiderio di continuazione oltre la morte, sete di vita, che da sempre ossessiona l'esistenza di tutti gli esseri umani...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:13
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Capito... :giagia:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:14
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Capito... :giagia:
    E' semplice: se gli uomini fossero la causa, i responsabili della "nascita" del loro dio, questo stesso dio non potrebbe essere superiore all'umanità stessa che l'ha generato... Ma si collocherebbe allo stesso livello e a tanto equivarrebbe il suo - poco - valore...
    La verità, è che gli uomini non possono proprio creare nulla di nuovo... L'idea stessa che vi siano "creazioni popolari" è sbagliata... Anzi, semmai... è vero proprio il contrario! :sofico:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:14
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Quindi escludi che la comunione di intenti spirituale e metapolitica di un popolo possa dar vita a un dio oppure a un demone, a un genius loci, ecc. ...

    Mi riferisco a quelle situazioni che talvolta, nel corso della storia dell'umanità, sono venute a crearsi in particolari contesti storico-politici molto coesi e chiusi ma anche dal forte carattere spirituale e territoriale... Ad esempio l'Israele biblica, la Roma monarchica o la Germania nazista... Insomma mi riferisco agli dei del suolo e del sangue, partoriti da una forte coscienza di razza...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:14
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Non dico che si tratti di pura fantasia... Mi riferisco in particolare a questo scritto di Guénon, a mio parere molto interessante:

    "La concezione di folk-lore, come la si intende abitualmente, riposa su di un’idea radicalmente falsa; sull’idea, cioè, che vi siano delle “creazioni popolari”, prodotti spontanei della massa del popolo: e si vede subito lo stretto rapporto esistente fra un simile modo di vedere e i pregiudizi democratici. Come è stato detto assai giustamente, “l’interesse profondo che tutte le tradizioni dette popolari presentano, sta soprattutto nel fatto che esse, in origine, non sono affatto popolari”. E noi aggiungeremo che se si tratta, come in quasi tutti i casi, di elementi tradizionali nel vero senso del termine, anche se talvolta deformati, diminuiti o frammentari, e di cose aventi un valore simbolico reale, tutto ciò, lungi dall’essere d’origine popolare, non è persino nemmeno di origine semplicemente umana. Ciò che può esser “popolare”, è unicamente il fatto della “sopravvivenza”, quando questi elementi appartengono a forme tradizionali scomparse; e, a tale riguardo, il termine di folk-lore prende un senso assai prossimo a quello di “paganismo”, non tenendo conto che del valore etimologico di quest’ultimo, con in meno l’intenzione polemica e ingiuriosa.

    Il popolo conserva dunque, senza comprenderli, residui di tradizioni antiche, risalenti talvolta persino a un passato così lontano, che sarebbe impossibile determinarlo e che ci si contenta di riferire, per tale ragione, al dominio oscuro della “preistoria”; esso, a tale riguardo, ha la funzione di una specie di memoria collettiva più o meno “subcosciente”, il contenuto della quale le è manifestamente venuto d’altrove. E’ una funzione essenzialmente “lunare”, ed è da notarsi che, secondo la dottrina tradizionale delle corrispondenze astrali, la massa popolare corrisponde effettivamente alla Luna, ciò che indica assai bene il suo carattere puramente passivo, incapace di iniziativa o di spontaneità.

    Quel che può sembrare più sorprendente, è che, andando in fondo alle cose, si constata che quanto in tal modo diviene conservato, contiene soprattutto, in forma più o meno velata, una somma considerevole di dati d’ordine esoterico, cioè riferentisi ad un piano di conoscenza trascendente, epperò proprio quel che vi è di meno popolare per essenza. E questo fatto suggerisce da sé una spiegazione, che noi ci limiteremo a indicare in qualche parola. Quando una forma tradizionale è sul punto di estinguersi, i suoi rappresentanti possono benissimo confidare volontariamente a quella memoria collettiva, di cui abbiamo or ora parlato, quel che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto. E’, insomma, il solo modo di salvare quel che può essere ancora salvato in una certa misura. E, in pari tempo, l’incomprensione naturale delle masse è una garanzia sufficiente che quel che possedeva un carattere esoterico con ciò non venga a perderlo ma resti soltanto come una specie di testimonianza del passato per coloro che in un’altra epoca saranno capaci di comprenderlo.

    Per quanto riguarda il simbolismo, non sapremmo mai ripetere abbastanza che ogni vero simbolo porta in sé molteplici sensi, e ciò fin dall’origine, poiché esso non viene costituito in virtù di una convenzione umana, ma in virtù della "legge di corrispondenza” che collega fra loro tutti i mondi. E se alcuni vedono questi significati e altri no, o solo in parte, ciò non vuol dire che essi vi son meno contenuti realmente, e tutta la differenza si riferisce all’ “orizzonte intellettuale” di ciascuno. Checché se ne pensi dal punto di vista profano, il simbolismo è una scienza esatta, non una divagazione ove le fantasie individuali possono aver libero corso.

    In tale ordine noi non crediamo dunque nemmeno alle “invenzioni dei poeti”, alle quali tanti sono disposti a ridurre quasi ogni cosa. Tali invenzioni, lungi dal riguardare l’essenziale, non fanno che dissimularlo, volontariamente o no, avvolgendolo con le apparenze ingannatrici di una qualunque “finzione”: e talvolta esse lo dissimulano fin troppo bene poiché, quando si fanno troppo invadenti, diviene quasi impossibile scoprire il senso profondo e originario. E non è così che fra i greci il simbolismo degenerò in “mitologia”? Questo pericolo è da temersi soprattutto quando lo stesso poeta non ha coscienza del valore reale dei simboli poiché è evidente che tal caso può ben presentarsi. L’apologo dell’“asino che porta le reliquie” si applica qui come a tante altre cose. E il poeta, allora, avrà una parte analoga a quella del popolo profano conservante e trasmettente a sua insaputa quei dati di carattere superiore, “esoterico”, di cui dicevamo più su."
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 14:31
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Ottimo questo scritto del Guénon. Secondo me potrebbe andar bene anche per la discussione sul Carnevale, trattando argomenti quali folklore e tradizioni 'popolari'...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 15:59
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    In un certo senso si.

    Il testo è preso da Simboli della Scienza Sacra, sempre di René Guénon.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 16:00
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  9. #9
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    In un certo senso si.

    Il testo è preso da Simboli della Scienza Sacra, sempre di René Guénon.
    Ah, capito Done... grazie per il prezioso contributo alla discussione...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-02-10 alle 23:25
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Un popolo può creare un dio?

    Per rispondere alla domanda iniziale: no, anzi è il contrario. É l'azione del Dio etnarca (Genius Populi) a dare forma e vita alle stirpi, a far sì che esse siano ciò che sono. Tant'è che una nazione cessa di essere tale anzitutto quando perde il contatto con il suo Principio, seppure magari continui a sussistere fisicamente.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-04-10 alle 00:35
    "C'era un Tempo in cui l'uomo viveva accanto agli Dei..poi la predicazione galilea ci porto' il deserto del nulla...e infine caddero le tenebre della modernità"



 

 

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