Vi fu un partito che qualche anno fa (settembre 2007) decise di boicottare una nota compagnia aerea. Era il 13-esimo punto di una rivolta fiscale.
Il paradosso emerge dal fatto che poi tale compagnia venne scorporata in due tronconi: una carica di debito, l'altra vergine. Vi fu un prestito che la EU dichiarò illegale ed una nota compagnia low cost fece causa per competizione illegale ed intrusione di uno stato nel libero mercato. Nel libero mercato, lo sanno più o meno tutti quanti, lo Stato non dovrebbe mettere becco. Pena, multa che generalmente pagano i contribuenti, cioè i cittadini.
Per aggravare il paradosso, il partito che annunciò il boicottaggio nel 2007, circa un anno dopo fu firmatario del prestito illegale statale, quindi con soldi dei contribuenti a cui nessuno chiese il permesso.
La mia domanda è pertanto una sola: come giudica l'elettore un partito che nel 2007 vuole boicottare il fisco ed un anno dopo risulta il peggiore degli statalisti, stile stalinista rumeno dei bei tempi che furono?
Da accanito antistatalista, vedo sempre di cattivo occhio i furbacchioni dalla spesa facile e dall'innata capacità di accrescere debito, corporazioni locali, prebende per figlioli e nipoti, amici e conoscenti. Ma magari mi sbaglio e sono prevenuto: forse vi è un dettaglio che non riesco ad osservare nella vicenda.
Chi mi aiuta a scovare la gabola?
Grazie a chi vuole intervenire in questa avvincente odissea nella psiche elettorale.




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