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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Davide Cervellin vs. RegioneLazio/StatoItagliano

    «Lo Stato non mi paga dal 1993»

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=233361



    Sabato 12 gennaio 2008

    Che cosa deve fare un imprenditore quando il suo debitore si chiama Stato? Quando un ente pubblico non gli salda fatture dal 1993? Quando il buco supera un decimo del fatturato e mette a rischio l’azienda stessa? Che fare, se il presidente del Consiglio non si degna di rispondere agli appelli? Se la controparte, che dovrebbe far rispettare la legge, è invece la prima a infrangerla? L’esasperato Davide Cervellin ha deciso di violarla a sua volta. Non pagherà le tasse. «Tratterrò le competenze Irpef finché non avrò recuperato il mio debito», annuncia.

    Cervellin è un imprenditore speciale. È cieco, a 16 anni una malattia degenerativa (la retinite pigmentosa) gli ha tolto la vista. Lavorava come programmatore alle Generali quando decise di mettersi in proprio aprendo un’azienda che produce apparecchiature per migliorare la vita dei disabili: software vocali, videoingranditori per ipovedenti, sistemi di comunicazione per persone costrette all’immobilità, congegni per automatizzare l’apertura di porte e l’accensione di luci. Oggi lui ha 47 anni e la sua Tiflosystem di Piombino Dese (Padova) dà lavoro a una ventina di persone. Tra gli acquirenti delle sue tecnologie ci sono numerose aziende sanitarie. «Purtroppo», sospira.

    «La legge impone 90 giorni come termine per i pagamenti - spiega -. Per fortuna ci sono regioni virtuose. Altre pagano anche a 180 giorni, però lo fanno. Il Lazio invece è un inferno». E qui comincia un racconto che ha dell’incredibile. «Ho fatture in sospeso dal 1993». Quindici anni? «Sì. Tutte cose fornite in base a contratti regolari, registrati, certificati, e sistematicamente violati. Contratti stipulati dopo gare d’appalto vinte perché le nostre erano le condizioni migliori, non per compassione».

    La mole di carte accumulate nel tentativo di avere i soldi è impressionante. «Prima ci hanno detto che i ritardi erano dovuti al passaggio da Usl ad Asl. Poi che le disponibilità erano finite. Eppure continuavano a bandire appalti per gli approvvigionamenti: come facevano se i fondi erano finiti?». Tra solleciti e decreti ingiuntivi il tiramolla si è trascinato per anni. «Un legale consigliò di pignorare la liquidità delle Asl laziali. Tentammo, ma fu impossibile. I conti bancari erano già pignorati da altri fornitori. Roba da bancarotta».

    Lo scorso giugno la Tiflosystem decise di bloccare le forniture. «Passo spiacevole - ammette Cervellin - perché i veri danneggiati erano i disabili, gente che delle nostre strumentazioni ha bisogno per vivere. Ma il credito con le sole Asl di Roma aveva sfiorato i 300mila euro, un decimo del fatturato. Rischiavamo di chiudere. Ed ero stanco di essere preso in giro». Le proteste furono inevitabili, e anche gli esposti alla magistratura. «Il governatore Piero Marrazzo non ci ha mai ricevuto: dev’essere omonimo di quello che difendeva i poveri cristi su Raitre. Mai visto nemmeno l’assessore alla Sanità, Augusto Battaglia. Il direttore della Asl Roma D ci ha inviato una proposta di transazione purché sbloccassimo le forniture».

    L’accordo prevedeva un anticipo parziale in quattro rate. «La prima fu versata ad agosto assieme alla firma dell’intesa - racconta l’imprenditore -, la rata di settembre l’abbiamo avuta in ottobre, le altre due niente. Li ho risentiti a metà dicembre, mi hanno chiesto di essere comprensivo e aspettare la primavera». Il 18 dicembre parte una letteraccia a Prodi e Marrazzo, ignorata. Ed ecco l’azione clamorosa annunciata al Corriere del Veneto: «Lunedì prossimo provvederò, nella disposizione dell’F24, a trattenere le competenze Irpef a parziale recupero del debito delle Asl laziali. È un’azione estrema, necessaria a evitare la chiusura della mia piccola azienda. Se lo Stato non mi paga, è evidente che io non posso pagare lo Stato. Se un cittadino è in ritardo con lo Stato, questi è quantomai lesto e intransigente. Se non accadrà nulla proseguirò nei mesi successivi a trattenere l’Irpef dovuta fino al completo recupero dei miei crediti».

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Tasse autoridotte se l'Asl non paga

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...29&type=Libero

    Lui la considera una battaglia di civiltà e di rispetto, oltre che di sopravvivenza. Davide Cervellin, imprenditore padovano, ha spedito ieri copia del suo F24, con il quale non ha versato l'Irpef dovuta, al presidente del Consiglio, al ministro per la Salute, al Governatore e all'assessore alla Sanità del Lazio. Non solo. Tramite il suo legale Nadia De Franceschi ha intenzione di avviare un'azione di responsabilità penale nei confronti di alcuni dirigenti delle Asl del Lazio responsabili di non avere provveduto al pagamento di forniture effettuate dopo regolare appalto.

    Cervellin aveva inviato alcune settimane fa una lettera aperta agli stessi interlocutori odierni per denunciare il fatto che, con crediti non saldati dalle Asl del Lazio per poco meno di 300mila euro in un periodo che parte dal lontano 1993, la sua impresa, la Tiflosystem, rischia di dover chiudere.
    In questo periodo l'imprenditore padovano ha incassato testimonianze di solidarietà a tutti i livelli, qualche interrogazione parlamentare ma nessuna risposta dai diretti interessati. Da qui la decisione della protesta fiscale e dell'annunciata denuncia in sede penale.

    «Non ho altra scelta se voglio salvare azienda e dipendenti – ha affermato Cervellin – e anzi tutti i lavoratori di Tiflosystem hanno condiviso con me questa protesta sottoscrivendo un documento di corresponsabilità per il mancato versamento dell'Irpef. Il discorso che faccio, in estrema sintesi, è molto semplice. Sono prontissimo a pagare il dovuto se verranno saldati i miei crediti, in caso contrario vado a compensare quanto quello stesso Stato indirettamente mi deve».

    Cervellin, cieco dall'età di 16 anni, ha fondato Tiflosystem nel 1987 e dà lavoro complessivamente a una ventina di persone, in buona parte portatori di handicap. L'azienda produce ausili per persone disabili, tra cui un sistema di lettura per ciechi e un comando basato sui movimenti del'occhio per persone che non si muovono né parlano.

    «Lavoriamo, ovviamente, soprattutto per enti pubblici e aziende sanitarie - ha sottolineato – e la media dei tempi di pagamento va dai 90 giorni del Trentino ai due anni della Campania. Il Lazio, invece, non paga dal 1993 e questo non è accettabile, così come non è accettabile il silenzio di fronte alle nostre richieste. La scelta della protesta fiscale, dopo decreti ingiuntivi e pignoramenti andati a vuoto, è l'estremo tentativo di avere quanto ci è dovuto e ci serve per continuare a lavorare. Ma abbiamo deciso anche di perseguire penalmente chi ha firmato le delibere di acquisto dei nostri prodotti, a fronte di una precisa disponibilità di cassa, e poi non ha provveduto con quel denaro a saldare quanto ci era dovuto».

  3. #3
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    Dopo le proteste Cervellin riscuote 39mila euro dalle Asl

    http://www.gazzettino.it/VisualizzaA...8-2-8&Pagina=9

    8 Febbraio 2008


    (V.M.) A Parlamento sciolto, il Governo ha finalmente risposto alle lettere dell'imprenditore di Loreggia Davide Cervellin, sui crediti che l'imprenditore vanta con le aziende sanitarie laziali. "Perché lo Stato mi vuole uccidere?" era il titolo di quella indirizzata al presidente del consiglio Romano Prodi, in ragione della grottesca vicenda che vede le Asl del Lazio debitrici della Tiflosystem di Piombino Dese di 300.000 euro per forniture di ausili tecnologici per la vita indipendente delle persone disabili effettuate fin dal 1993. La presidenza del consiglio ha risposto con una nota a firma di Daniele De Giovanni: «Con riferimento alle lettere da Lei indirizzate, desidero informarLa di avere sottoposto la questione segnalata all'attenzione dell'assessore alla Sanità della Regione Lazio».

    Sempre ieri, a seguito delle proteste degli utenti per la sospensione delle forniture al nuovo centro disabili di Ostia che sta per essere inaugurato, la Asl Roma D ha versato a Cervellin la somma di 39.306,40 euro. Stante questa situazione, Cervellin proseguirà nell'azione volta a ottenere, accanto al recupero dei crediti e delle spese legali sostenute, la modifica della normativa affinché la tassazione e il pagamento delle imposte per i fornitori degli enti pubblici (Stato) avvenga non sul fatturato, ma sull'incassato.

  4. #4
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    La denuncia dell’industriale non-vedente padovano: «Nessuno si ribella ai maxi ritardi nei pagamenti delle Asl». Lui è riuscito a recuperare solo 39 mila euro da un grosso credito con la sanità di Roma

    Cervellin: «Così il sistema stritola gli imprenditori onesti»

    http://gazzettino.quinordest.it/Visu...-2-9&Pagina=11


    L'imprenditore padovano Davide Cervellin si toglie i sassolini dalle scarpe e denuncia il sistema delle forniture sanitarie definendolo «un metodo sporco, per non dire corrotto».

    Il punto di partenza è il credito che la sua azienda vanta da ben 14 Asl del Lazio: non è più di 272 mila euro, ma "solo" di 233 mila (più le spese legali). C'è stato pochi giorni fa il pagamento di un decimo della somma che sarebbe una buona notizia se non fosse arrivato per evitare una clamorosa figuraccia: martedì all'ospedale di Roma-Ostia s'inaugura il nuovo reparto per disabili gravi e tutta la tecnologia era bloccata proprio dal titolare della Tiflosystem (società attiva da 21 anni nel settore dell'alta tecnologia per l'area dell'handicap). L'Asl "Roma D" s'è decisa a onorare parte del debito solo sotto "ricatto": «Ho dovuto dirgli: o mi pagate o non installo i macchinari - spiega - ma per vedermi saldare tutta la cifra non posso sperare in una decina di eventi del genere o nelle forti proteste degli utenti che si vedono sospendere i servizi».

    Proprio per non aspettare gli eventi il vulcanico imprenditore non-vedente ha avviato una personale rivolta fiscale: per le scadenze di gennaio ha versato solo i contributi Inps portando una quota Irpef di circa 20mila euro in detrazione al credito che vanta dalle 14 Aziende sanitarie romane. «Se lo Stato non mi paga, io non posso pagare lo Stato. Quell'Irpef la versino per me le Asl che hanno accumulato quel debito in 15 anni di forniture».

    Cervellin sa di rischiare pesanti sanzioni e anche l'azione penale (come gli spiega la sua legale, l'avv. Nadia De Franceschi) ma ribatte: «Vorrà dire che oltre agli interessi e alle spese legali metterò in conto anche questi ulteriori danni nella causa per il recupero dei crediti». Lui, del resto, ha dettagliato la sua iniziativa a tutte le più alte cariche dello Stato, da Napolitano a Prodi, dal governatore del Lazio Marrazzo («Sì, proprio quello che denunciava i soprusi a "Mi Manda Raitre"» ricorda con sarcasmo) fino ai ministri Padoa Schioppa e Turco.

    - Risposte?

    «Poche ore fa mi è arrivata quella della Presidenza del Consiglio: dopo due mesi Prodi mi fa scrivere dall'alto dirigente Daniele De Giovanni che, per competenza, ha girato la mia lettera (dal titolo eloquente Perché lo Stato mi vuole uccidere?) alla Regione Lazio. Ma allora non ha capito niente...».

    - Proviamo a rispiegarlo?

    «Io chiedo che si cambi la legge fiscale perchè la tassazione sia calcolata non sul fatturato, ma sull'incassato almeno per le forniture agli enti pubblici. È davvero bizzarro pensare che le imposte si devono comunque pagare per non infrangere la legge e turbare "l'ordine pubblico". Come si può immaginare che un reddito virtuale obblighi comunque a pagare lo Stato se i soldi non sono stati incassati proprio da un ente statale? La Costituzione recita: "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche, in ragione della loro capacità contributiva": tale capacità deve essere effettiva e non potenziale».

    - Lei è una mosca bianca o tutte le forniture sanitarie sono sottoposte alla "regola del maxi ritardo"?

    «Ecco il vero nocciolo della questione: sono decine, forse centinaia le aziende del settore sanitario che avanzano soldi dalle Asl, non solo quelle romane ovviamente. I pagamenti ritardati (minimo di sei mesi) sono ormai la norma tranne che per l'Asl di Trento. Se però protesti o minacci di bloccare le forniture, rischi di non partecipare più alle gare. Questo frena una parte dei miei "colleghi", diciamo un buon 50%».

    - E l'altra metà?

    «È quella che ha ricarichi talmente elevati sulla merce venduta alle Asl da potersi permettere tempi biblici nei pagamenti. Ho chiesto a questi colleghi: ma cosa serve alzare i prezzi se non incassi comunque nulla? Le risposte sono state così generiche da farmi nascere parecchi sospetti confermati da una serie di riscontri. Ho ricevuto, infatti, proposte di transazione: mi offrono pagamenti in 10 anni senza interessi nè spese. Così dopo più di 20 anni andrei a incassare il solo capitale: nel frattempo chi paga i miei fornitori e i 15 dipendenti?»

    - I suoi colleghi imprenditori come fanno?

    «Qualcuno accetta transazioni, ma partendo da cifre molto superiori al dovuto. Qualcun altro forse ottiene "favori" per scendere a tali compromessi tanto penalizzanti. Così facendo, però, la sanità pubblica spende più del dovuto. Posso fare anche esempi concreti: i non vedenti devono usare speciali termometri "parlanti" per provarsi la febbre. Io produco un modello che vendo a 10 euro e l'ho proposto ad alcune Asl sentendomi rispondere: "Abbiamo già chi ci fornisce termometri di quel tipo". Ho scoperto che venivano acquistati a cifre 5, 6 o 7 volte superiori. Manager pubblici che rifiutano di acquistare a 10 per pagare 70. A pensar male si fa peccato, ma è difficile non credere a tornaconti personali o comunque accordi poco chiari».

    - Quali settori sono intaccati da questo sistema?

    «Potrei citarne molti, ma mi limito ai casi più eclatanti: forniture di pannoloni per anziani, protesi acustiche, carrozzine per disabili, scarpe ortopediche e in genere la sanitaria. In tutti questi settori ho riscontrato ricarichi quantomeno anomali».

    - E non c'è nessuno che controlla?

    «Esiste una sorta di Tariffario approvato col decreto 332 nel 1999. Comprende i prezzi di protesi, materiali monouso (cateteri, pannoloni) e tecnologie compensative, ma andava aggiornato e reso operativo. Invece non ha più avuto seguito lasciando così ai manager grande discrezionalità. L'indefinito giuridico diventa terreno per una giungla di interpretazioni e sperequazioni. Così oggi quel decreto viene applicato in modo difforme non solo da regione a regione, ma nella stessa regione da Asl a Asl».

    - E le associazioni di categoria non intervengono?

    «Ero iscritto e attivo in varie associazioni: me ne sono andato proprio perchè non tutelano queste situazioni. A loro va bene questo status quo, adesso la mia battaglia la combatto da solo».

    Gigi Bignotti

  5. #5
    naufrago
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    Il problema è sempre e solo lo stesso: l'italia.

 

 

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