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De Giovanni: crisi del governo personale
Il germe di questa «crisi epocale» che sconvolge Napoli, secondo lui si è sviluppato assieme al fenomeno Bassolino. Oggi ha assunto le fattezze di enormi cumuli di spazzatura, ma il professor Biagio De Giovanni, filosofo della politica, dice che lo si poteva individuare prima: «Quel germe è la personalizzazione del potere ed era presente già nei suoi esordi al Comune. Anni importantissimi, nei quali Bassolino teorizzò e incarnò una figura di sindaco carismatico, quasi rivoluzionario».
«Io sono legato a lui da un vecchio rapporto di rispetto e affetto, venuto un po' meno per il mio atteggiamento critico, ma anche i suoi nemici ammettono che in quel periodo molte cose vennero fatte, che restituì alla città fiducia in se stessa». Eppure, a sentire De Giovanni, proprio in quella seconda metà degli anni '90 famosa per la «rinascita di Napoli» in qualche modo si mettevano le basi di un altro declino. «In tempi di crisi dei partiti la leadership diventa personale: è un fatto, e non per forza negativo. Ma la tendenza è che attorno a una personalità forte, e quella di Bassolino lo è, si crei un sistema di dipendenze. A Napoli questo sistema si è allargato a macchia d'olio investendo tutti i gangli della società civile». Di più: quel «sistema», che qualcuno chiama Bassolinismo, ha finito per diventare l'oggetto stesso dell'azione di governo. «La necessità di tenerlo in piedi è tanto prevalente che scardina la possibilità di risolvere in modo opportuno, pacatamente riformista, i problemi» dice De Giovanni, che quella di Bassolino arriva a definirla «una dittatura benevola», perché è convinto che «se non c'è spazio per il dibattito pubblico non c'è democrazia funzionante» e che «questo spazio qui non c'è stato: si è ridotto il confronto con le competenze. C'è stato un cedimento. Poche le voci critiche, e in linea di massima accantonate». Ma è sbagliato pensare che la sua sia un'analisi formale.
«In una città complessa — prosegue, infatti — le questioni "di prospettiva" si affrontano solo se il dibattito cresce. A Napoli, invece, il governo si è inceppato. Le conseguenze sono, a ovest, l'area dell'ex Italsider di Bagnoli mai rilanciata, e a est le periferie in mano alla Camorra. Peccato: è una grande occasione persa. Il consenso dava a Bassolino enormi potenzialità di decisione. La sua vicenda è uno degli episodi di legittimazione più ampia e duratura, e diventerà un caso da manuale di storia politica». Errori inclusi: «L'aver male interpretato quella sua legittimazione carismatica. Non aver messo un freno. Ora siamo all'epilogo. Navigheremo a vista, perché in 15 anni una classe dirigente alternativa non si è potuta formare. Eppure dovrà essercene un'altra. Serve una forte discontinuità. Ormai è chiaro a tutti, anche a Bassolino».




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