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    Predefinito Per il PdL la Campagna Elettorale è partita meglio di quanto non si pensi

    Il capolavoro politico del Cavaliere e le grane di Veltroni

    Scritto da Laura Cesaretti

    Definiti gli schieramenti che si sfideranno il 13 e 14 aprile prossimi, la campagna per le elezioni politiche entra nel vivo. Dopo il si' di Raffaele Lombardo all'apparentamento con il Pdl, per il Partito democratico si fa sempre piu' dura. Vincere in Sicilia per il Cavaliere significa assicurarsi una maggioranza in Senato del tutto impermeabile alla vicinanza degli eventuali e residui spezzoni "terzopolisti" che dovessero riuscire a cogliere un qualche successo.
    La Rosa bianca si vede ormai obbligata alla riunificazione con l'Udc per sperare di ottenere qualche eletto a Palazzo Madama e qualcosina in piu' a Montecitorio. Al di la' delle alchimie incoraggiate da certi sondaggisti si tratta di una forza politica che rischia davvero l'insuccesso. Del resto e' solo l'unione tra una parte dell'Udc, quella cioe' rimasta fedele a Casini dopo l'abbandono di Giovanardi e dei suoi cattolici liberali, e Savino Pezzotta. Nella sua breve storia l'Udc e' arrivata al massimo al 6 per cento contando pero' soprattutto su una serie di notabili locali che in buona parte hanno anche preferito il Cavaliere. Cosi' se davvero il patto con l'Mpa dovesse rivelarsi l'arma vincente per il centrodestra Silvio Berlusconi avra' compiuto un piccolo capolavoro politico: fare a meno del riottoso ex alleato Casini senza rinunciare ai suoi voti. Del resto era stato proprio l'ex premier a propiziarne l'elezione nel 1994 quando ospito' Casini e Mastella nelle liste di Forza Italia per esserne ricambiato, una volta eletti, con l'abbandono del gruppo e la nascita di un nuovo agglomerato centrista, il Ccd.


    Nel centrosinistra intanto si va chiudendo l'accordo tra Pd e Radicali.
    Ieri gli organismi del partito di via di Torre Argentina hanno approvato all'unanimita' l'intesa con Veltroni. Ma senza entusiasmo per la nuova alleanza. In casa Radicale c'e' la consapevolezza dello sgarbo subito da quelli del loft che si sono fatti dare la linea da Paola Binetti nell'escludere Marco Pannella, mentre non hanno avuto remore ad apparentarsi con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Una preferenza che avrebbe avuto senso se davvero la lista dell'ex pm avesse portato il voto dei seguaci di Grillo e dell'antipolitica. Ma dopo le rivelazioni della scorsa settimana sulla esistenza di un'indagine della procura di Roma proprio a carico del Tonino nazionale per il modo in cui gestisce il proprio partito e il rimborso elettorale, diventa difficile capire la ragione del favore fatto all'Italia dei Valori. Tanto piu' se si considera che tutto il gruppo dirigente del Pd era ben al corrente dell'indagine romana su Di Pietro. Mercoledi' si terra' l'udienza preliminare per decidere se accogliere l'istanza di proscioglimento presentata dal pm o se invece proseguire con le indagini come aveva chiesto il giudice della indagini preliminari. È probabile che si decida per un altro rinvio, in quanto il gip nel frattempo e' cambiato e i difensori di Mario Di Domenico, l'ex socio fondatore dell'Italia dei Valori che con le sua denunce ha dato via al tutto, chiederanno di poter ascoltare numerosi altri testimoni. Un'indagine pendente significherebbe per Di Pietro dover rinunciare a tutto il proprio armamentario polemico giustizialista in campagna elettorale.

    Veltroni, che lo ha scelto per strizzare l'occhio al segmento elettorale dell'antipolitica, rischia di vederlo diventare una zavorra proprio agli occhi di quel tipo di voti. Domani intanto si faranno vedere alla Camera i rappresentanti legali di Achille Occhetto che ha chiesto all'amministrazione di Montecitorio di poter avere la parte spettategli di rimborso elettorale dopo le europee del 2004. Di Pietro non ha voluto dargliela, sostenendo la titolarita' della gestione dovuta al fatto che al momento del deposito del simbolo si perito' di essere l'unico a presentare formalmente la lista. Tonino pero' non deve temere, a fare da relatore alla vicenda ci pensa il suo alleato Castagnetti.

    Ma la grana piu' grossa per il Pd si chiama questione aborto. Ieri la Cei con il proprio organo di stampa L'Avvenire ha risposto all'ordine dei medici che sabato scorso aveva difeso la legge 194. Dunque ora, soprattutto dopo l'ingresso dei Radicali, il Partito democratico dovra' scegliere se sulla questione stare con i vescovi o con il partito di Pannella che tra i possibili candidati nella lista veltroniana annovera quel dottor Silvio Viale divenuto famoso per aver portato in Italia l'aborto farmacologico tramite pillola RU486. Veltroni ha gia' imposto ai cattodemocratici la scelta dell'alleanza con i Radicali. Difficilmente potra' comporre la posizione della professoressa Binetti e quella di Emma Bonino. Tra le due dovra' scegliere.

    http://www.legnostorto.com/index.php...0968&Itemid=26

  2. #2
    Amico di Oniria..wooff...
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    Veltroni, che lo ha scelto per strizzare l'occhio al segmento elettorale dell'antipolitica, rischia di vederlo diventare una zavorra proprio agli occhi di quel tipo di voti. Domani intanto si faranno vedere alla Camera i rappresentanti legali di Achille Occhetto che ha chiesto all'amministrazione di Montecitorio di poter avere la parte spettategli di rimborso elettorale dopo le europee del 2004. Di Pietro non ha voluto dargliela, sostenendo la titolarita' della gestione dovuta al fatto che al momento del deposito del simbolo si perito' di essere l'unico a presentare formalmente la lista. Tonino pero' non deve temere, a fare da relatore alla vicenda ci pensa il suo alleato Castagnetti.

    più ke una zavorra sta diventando una palla al piede.....

    Dubbi sulla moralità del moralizzatore Di Pietro

    di Dimitri Buffa
    Article content: Per il Pd di Walter Veltroni l’apparentamento con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sta rivelandosi un boomerang. E questo non solo perché la figura dell’ex pm di “mani pulite” ha fatto storcere il naso a tutti i garantisti e riformisti presenti nel nuovo partito veltroniano. “Ma anche” perché il grande moralizzatore della politica italiana si ritrova di nuovo sotto inchiesta con accuse pesantissime che vanno dal falso in atti pubblici alla truffa aggravata di contributi erogati dallo stato alle formazioni politiche. Accuse tutte da dimostrare e per le quali c’è stata anche un richiesta di archiviazione, non accolta dal gip, da parte della procura di Roma. Richiesta in realtà motivata con il fatto che la legge sul finanziamento pubblico dei partiti non prevede precise fattispecie penali sull’utilizzo dei soldi erogati dallo stato. Insomma una lacuna normatica che potrebbe salvare l’ex eroe di “tangentopoli”. Ma che lascerebbe intatti tutti i sospetti “morali” sull’utilizzo di quei soldi.
    Che nel caso dell’Idv assommano ormai a 22 milioni di euro. E che, nelle tante denunce che hanno raggiunto Di Pietro (alcune squisitamente civili o politiche), si ritiene siano stati gestiti e utilizzati con criteri esclusivamente personalistici.
    Il prossimo 27 febbraio davanti al gip romano Carla Santese potrebbe persino essere disposto un rinvio a giudizio per l’ex simbolo di “tangentopoli”. O peggio ancora essere chiesto un supplemento di indagine che rischia di rovinargli la campagna elettorale. Tutta puntata sulla moralità, la trasparenza e perfino sulla perentoria richiesta di abolire ogni contributo per i partiti politici.
    C’è da dire che Di Pietro è perseguitato anche da altre denunce di appropriazione indebita di quei fondi pubblici. Come quella degli eurodeputati Achille Occhetto, Giulietto Chiesa e Elio Veltri (ex amici che ora ne dicono peste e corna ai microfoni di Radio radicale) i quali lo accusano di essersi intascato i cinque milioni di rimborso elettorale per le europee lasciando a secco il famoso “cantiere”.
    E proprio nella stessa data del 27 febbraio il parlamento italiano deciderà se aprire un’istruttoria per congelare i rimborsi elettorali dovuti all’Idv per le prossime politiche. Questo per evitare che per la prima volta in Italia siano pignorati i soldi della Camera dei deputati e del Senato della repubblica su precisa istanza di soggetti terzi.
    Come se non bastasse tutto ciò, Di Pietro da giorni è bersagliato dai suoi ex sodali, non solo l’ex amministratore dell’Idv, Mario Di Domenico, il cui esposto ha generato l’inchiesta in cui è indagato, ma anche i tanti responsabili regionali silurati dal Tonino nazionale.
    Il più duro con lui è stato Franco Romano, ex responsabile della Calabria, che lo ha praticamente accusato di essersi annesso tutte le clientele una volta appannaggio dell’Udeur.
    In un’intervista a Radio radicale, Romano ha parlato anche di una new entry dell’Idv in Calabria, l’avvocato Armando Veneto, legale di mafiosi e esponenti della ‘ndrangheta, che nel 1979 aveva tenuto l’orazione funebre del boss Girolamo Piromalli e che per questo è anche citato negli atti della commissione antimafia.
    Di Pietro ovviamente si difende e dice che tutte queste cose altro non sono che accuse già in parte scartate dalla magistratura civile e penale e parla genericamente di fango preelettorale buttato su di lui.
    Restano alcuni pesanti rilievi a suo carico contenuti anche nell’esposto presentato da altri vecchi collaboratori alla fine della campagna elettorale del 2006. I quali accusarono l’Italia dei valori di essere gestita in maniera assai disinvolta, spesso non pagando neanche le contribuzioni a chi ci lavorava.
    Come resta il mistero sulla società Antocri, dai nomi dei tre figli del magistrato (Anna, Totò e Cristiano), proprietaria di case poi affittate al partito e di investimenti immobiliari persino in Romania.
    Il sospetto dei magistrati infilato nell’esposto di Di Domenico è anche sulla provenienza di quel denaro contante con cui gli appartamenti sono stati comprati e riaffittati al partito: non è che per pur caso le somme anticipate per integrare i mutui siano state direttamente prelevate dai finanziamenti pubblici?
    Sotto accusa è anche lo statuto dell’Italia dei valori, già duramente censurato dal presidente della prima sezione del tribunale civile di Milano, Giuseppe Tarantola, il quale si mostrava assai meravigliato che “venisse consentito al fondatore di approvare i rendiconti preventivi e consuntivi per milioni di euro” . Praticamente senza alcun controllo. Come a dire: lo statuto dell’Idv permetteva a Di Pietro comportamenti contrari alla legge civile. E forse anche a quella penale.
    Magari nulla di illecito è mai stato commesso, però la trasparenza amministrativa dell’Idv con queste premesse sembra non essere superiore a quella di tante altre forze politiche. E rischia di ridicolizzare una campagna elettorale, come quella voluta dall’ex pm, tutta centrata su ben diversi “valori” di legalità di quelli di cui parlano i documenti contabili in mano ai giudici e al parlamento italiano.

    http://www.loccidentale.it/node/13702

  3. #3
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    Predefinito Berlusconi: PdL al 46,4%...

    …il Pd 10 punti in meno

    Il recupero del Partito democratico nei sondaggi elettorali è un «artefatto». Silvio Berlusconi, leader del Pdl, ha rintuzzato la propaganda del Pd e, dati alla mano, nel corso di un’intervista al Tg 4 di Emilio Fede ha replicato alle dichiarazioni ottimistiche dei veltroniani.
    L’ex premier ha rotto gli indugi pure nei confronti di Pier Ferdinando Casini affermando che un voto all’Udc è un voto per Veltroni.
    «Hanno ricominciato a usare le armi che hanno sempre usato nelle campagne elettorali», ha esordito Berlusconi riferendosi alle tattiche utilizzate dal centrosinistra.
    «Per esempio - ha aggiunto - hanno cominciato a diffondere sondaggi artefatti, non veritieri. Questa mattina (ieri; ndr) hanno detto che il vantaggio del Popolo della libertà è sceso al 6%, mentre tutti i sondaggi di cui noi disponiamo, che sono quelli veritieri, dimostrano che il nostro vantaggio è rimasto da tre settimane stabile al 10 per cento».
    E qui il coup de théâtre.
    Berlusconi ha diffuso i risultati dell’ultima indagine effettuata da Euromedia Research, «l’azienda che opera secondo i sistemi dei Democratici americani». Il Cavaliere ha annunciato: «Noi siamo al 46,4%, il Partito democratico è al 36,4. All’Udc danno il 6%, a noi risulta il 3,8».
    Insomma, si è trattato di una replica berlusconiana alla campagna di disinformatija targata democrat.
    «Credo questo sia un modo scorretto di portare avanti l’informazione elettorale», ha sottolineato il Cavaliere.
    Ma il candidato premier non è stato tenero neanche nei confronti degli ex alleati guidati da Pier Ferdinando Casini.
    «L’Udc - ha ricordato Berlusconi - è rimasta fuori da questo grande progetto politico del Pdl che corrisponde alla volontà dei cittadini» che desiderano un centrodestra compatto e coeso.
    L’ex presidente della Camera «ha operato una scelta sbagliata: molti dirigenti Udc sono passati con noi e riteniamo che saranno moltissimi che voteranno per noi». In particolare, ha ricordato Berlusconi, «alcuni di questi dirigenti hanno detto in maniera chiara che non vogliono lavorare per far vincere Veltroni».
    In un quadro politico, sicuramente più semplificato, e con le risultanze dei sondaggi dalle quali emergono intenzioni di voto polarizzate, la scelta è quindi obbligata. «Un voto a un piccolo partito come l’Udc - ha rilevato - non è solo un voto inutile, disperso, gettato, è un voto per Veltroni perché diminuisce i voti del Pdl che rappresenta in questo momento tutti gli elettori del centrodestra, tutti gli uomini e le donne libere che amano la libertà e che vogliono restare liberi».
    Il vero centro, quindi, è il Popolo della libertà.
    Silvio Berlusconi, nel corso dell’intervista, si è soffermato anche su altri aspetti riguardanti la campagna di disinformazione che ha come obiettivo la propria parte politica. In primo luogo, per quanto riguarda le candidature.
    «Hanno diffuso notizie infondate - ha osservato -, addirittura quella della signora Yespica che non ha nemmeno la cittadinanza». Per il leader del Pdl, tale stato di cose ha distolto l’attenzione dalle candidature «vere», quali quella di Eugenia Roccella. Fiamma Nirenstein, l’ex governatore di Nassirya Barbara Contini e del generale Roberto Speciale. «Nessuna notizia sui nostri candidati, ma notizie false su persone che non abbiamo mai voluto candidare».
    In secondo luogo, Berlusconi ha voluto chiarire la sua opinione sulla possibilità di un governo di grande coalizione dopo le elezioni.
    «Anche qui - ha detto - prima ti attribuiscono cose che non hai detto, sei costretto a precisare e poi scrivono che fai retromarcia». A questo proposito, il Cavaliere ha ricordato come, intervistato a Matrix da Enrico Mentana, su quella che ha definito «un’ipotesi di scuola che non è nei fatti», abbia risposto che si sarebbe comportato come nelle passate elezioni quando «di fronte a un sostanziale pareggio offrii all’altra parte di condividere la responsabilità del governo». Alla prossima tornata, Berlusconi ne è convinto, «vinceremo con una vasta maggioranza e quindi avremo il dovere di governare senza nessuna grande coalizione».
    L’ipotesi-pareggio dovrebbe essere scongiurata anche dal diverso modo di affrontare la consultazione nella circoscrizione estero. «Questa volta non potranno esserci equivoci: tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra potranno votare per il grande movimento dei moderati che si è costituito sotto le insegne del Pdl», ha scritto in una lettera-appello indirizzata ai residenti fuori dai confini nazionali preannunciando una lista unica.
    L’obiettivo è chiaro e consiste nel lasciarsi alle spalle «l’eredità tremenda» del governo Prodi: «Più insicurezza, più povertà, più paura per il futuro».

    da www.ilgiornale.it del 26 feb 08

    saluti

  4. #4
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    Va bene,va bene.
    Avanti così.

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    Sta venendo a galla il problema del voto cattolico e sta investendo in pieno la mini-Unione che si fa chiamare PD...addirittura si sostiene che da questa situazione potrebbe avere qualche giovamento addirittura il neo-Centro a tutto vantaggio,però del PdL...in realtà come ben si è spiegato qui mentre Veltroni pensando più a Obama che all'Italia inguaiava il PD imbarcando Di Pietro ed i Radicali il Cavliere stava zitto lavorando alle alleanze risolvendo la situazione in Sicilia ed in tutto il Sud...insomma Veltroni come noi sosteniamo da tempo è partito "lungo" ed ha chiacchierato troppo sottovalutando le mosse silenziose del PdL...

  6. #6
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    A proposito di Tattica Elettorale ho trovato un interessante ragionamento...



    PdL-Lega: separazione tattica?

    Un nostro lettore, nei commenti a un post precedente, ci segnalava questa interessantissima analisi scritta da Sandro Brusco per Noise from Amerika, in cui - prendendo come base di riferimento i voti del 2006 (e le alleanze del 2008) - si ipotizzava una vittoria elettorale del centrodestra senza maggioranza al Senato. Leggete tutta l'analisi, perché ne vale veramente la pena. Noi, però, vogliamo concentrarci su un punto in particolare. In un “update” dell'articolo, l'autore scriveva: “alcuni lettori mi hanno segnalato che la Lega Nord potrebbe strategicamente correre da sola in Lombardia e Veneto. Ho rifatto i conti e in tal caso il blocco berlusconiano prenderebbe 7 seggi in più, raggiungendo una maggioranza di 161 seggi al Senato”. Esattamente lo stesso appello lanciato dal nostro lettore, che ci invitava a “girare questo allarme a chi di dovere nel PdL”, caldeggiando una “separazione tattica del PdL dalla Lega in Lombardia e Veneto”.

    Neppure a farlo apposta, nel primo pomeriggio di oggi le agenzie di stampa battevano questa notizia: “Lega da sola al Senato per potere avere una solida maggioranza a palazzo Madama. Questa ipotesi, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, è allo studio degli stati maggiori del PdL. La legge elettorale in vigore assegna infatti in ogni regione il 55% dei seggi alla lista o alla coalizione di liste con più voti. Prendendo come parametro il risultato elettorale del 2006, il PdL riuscirebbe ad ottenere il premio di maggioranza in Lombardia ed in Veneto sia con la Lega sia senza. Se la Lega presentasse una propria lista senza apparentamenti, otterrebbe da sola circa sei seggi aggiuntivi nelle due regioni” (continua qui).

    Forse, dall'amara lezione del 2006 il centrodestra ha davvero imparato qualcosa. Perdere le elezioni perché si prendono meno voti degli avversari può sempre accadere. Ma perdere perché non si riescono a comprendere fino in fondo le caratteristiche del sistema elettorale, questo sì, è da stupidi. Soprattutto quando la legge elettorale è stata scritta dagli stessi che non sanno sfruttarne le caratteristiche. Speriamo in un barlume di intelligenza tattica.

    http://ideazione.blogspot.com/

  7. #7
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    La campagna elettorale vera, quella che aggiunge i punti supplementari degli indecisi che ha fatto la differenza del 2006 è completamnete bloccata e ferma.
    Alle elezioni il PDL è giunto diviso ed indeciso, Berlusconi non è ancora riuscito a dominare la tv pubblica e nazionale con la sua propaganda che è sempre quella che fa la differenza. Questa che era l'ultima settimana utile per la propaganda televisiva prima della par condicio vera è stata bloccata dal festival di Sanremo. Quando scatterà la campagna elettorale ufficiale le leggi sulla par condicio impedirano di fatto il dominio di Berlusconi perchè questa volta non ci sono solo due soggetti poliici in campo ma sette, otto e non so quanti e tutti con i medesimi diritti di spazio tv.
    Berlusconi ha sfondato e recuperato nel 2006 perchè ha potuto disporre del video in maniera spropositata sopratutto grazie alle sue tv, questa volta non è materialmente possibile.

  8. #8
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    Vincere poi in che sistema... allearsi con il sud clientelare che chiede soldi allo stato in particolare per la costruzione di un'opera faraonica come il ponte sullo stretto e con l'altra lega del nord che vorrebbe addirittura arrivare alla separazione dello stato unitario, con queste leghe sud e nord che hanno visioni opposte e una destra nazionalista vai poi a governare. Già era Casini il problema, due balle, Casini evidenziava il problema di un centrodestra senza rotta comune, non ne era lui la causa dello stesso e Berlusconi invece di puntare alla riunificazione della triade nazionale storica UDC AN FI ha pensato bene di raffazzonare una alleanza senza capo ne coda dividendo il paese in tre parti, in tre leghe.

  9. #9
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    Campagna elettorale

    Tra “spirito di servizio” e “ma anche”

    di Francesco Blasilli

    Gli esperti di comunicazione sono tutti, o quasi, concordi nel dire che fino ad ora la campagna elettorale di Veltroni è stata impeccabile. Così come è unanime la convinzione che è la noia a farla da padrona. Colpa, forse, di Berlusconi che in passato ci aveva abituato ad improvvise accelerazioni che facevano scaldare, e a volte esplodere, gli animi. Stavolta però il Cavaliere è calmo. Ieri, a Radio Uno dove è intervenuto il giorno dopo Veltroni, ha dichiarato: “Io sono qui solo per spirito di servizio. Penso francamente che sia inutile fare una campagna elettorale, non vedo come dopo il governo Prodi gli italiani possano avere ancora fiducia nelle capacità della sinistra. Se però gli italiani dovessero far vincere Veltroni allora vorrà dire che se la saranno cercata e se lo meritano...”. Ed, in effetti, ha dato l’impressione di andare in radio e tv solo perché ci andava il suo sfidante: niente verve, niente grinta, nessuna voglia di lottare. Solo una ostentata sicurezza della vittoria.

    In tanti sono pronti a scommettere che nell’ultimo mese il Cavaliere darà vita ad un vero e proprio show, ma qualche dubbio avanza. Oddio, fino ad ora è andato tutto secondo programma. Veltroni è partito in anticipo, perché è indietro. Si sta dando molto da fare, perché deve cancellare l’ombra del governo Prodi. E’ bravo, attento alle problematiche della gente ed è in rimonta. O almeno questo vuole farci credere. Perché i sondaggi sono contrastanti: solo che lui, Walter, fa finta di credere a quelli che gli fanno su misura e così prova a convincere anche la gente. In effetti, se si mettessero da parte i sondaggi e si provasse a sentire l’aria intorno a noi, Veltroni sembrerebbe effettivamente in rimonta. Per questo appare un po’ strano che Berlusconi, sentendo odore di bruciato, ancora non abbia reagito.

    Ma il Cavaliere, facendo proprio un proverbio cinese, sembra intenzionato ad attendere il passaggio del cadavere del nemico seduto in riva al fiume. Perché Veltroni, che fino ad ora era andato così bene, sembra stia imboccando una strada senza uscita, una strada che lo porterà a schiantarsi dritto dritto contro un muro. Senza alcun argine (Berlusconi), infatti, il leader del Pd ha cominciato a parlare, a predicare ai quattro venti ed alla fine, troppo incantato dalla sua abilità di oratore, è andato fuori le righe.
    I suoi “ma anche” non sono rimasti solo una divertente macchietta “crozziana”, ma sono diventati il vero punto focale della sua campagna elettorale. Parliamoci chiaro, Veltroni ha perso ogni freno inibitore, si sta lasciando travolgere dalle sue stesse parole, dalle sue stesse promesse ed inizia – di conseguenza – a prendere qualche schiaffone in faccia. Dopo sette anni di Campidoglio, in cui aveva intrattenuto ottimi rapporti con la Santa Sede, è riuscito nell’impresa biblica di far arrabbiare Famiglia Cristiana. Poi, sulla pedofilia, ha fatto sua una posizione di Calderoli, che a suo tempo era stato definito becero e fascista.

    Insomma Veltroni, pur di piacere a tutti, rischia di non piacere più a nessuno. Perché il programma – sia di 10, di 100 o di 1000 pagine – alla fine non lo legge quasi nessuno; ciò che conta è quello che dice il leader. Solo che, in questo caso, cosa dice Veltroni? Tutto. E dunque nulla. Cosa vuole fare? Al momento, l’unica certezza è la sua voglia di castrazione. In questo modo, però, è lui a finire castrato dal suo stesso eloquio. Per questo, stavolta, Berlusconi potrebbe realmente fare una campagna elettorale in tono minore. In silenzio. Senza nemmeno un’accelerata finale. Cioè, questa era inizialmente prevista, ma ora potrebbe aver cambiato idea, perché Veltroni – dopo una grande partenza – si sta rovinando con le sue stesse mani. Ed allora, meglio lasciargli tutto il palcoscenico. Potrebbe essere questo l’ultimo azzardo di Berlusconi. Ma anche no.

    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=1741&aa=2008

  10. #10
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    Utilissima Panoramica dei Sondaggi...

    http://www.tocqueville.it/politiche2008/default.htm

 

 
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