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  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito Dove va Rifondazione comunista ?

    Introduzione di Gianluigi Pegolo alla riunione nazionale dell’area dell’Ernesto. Roma 24 febbraio 2008


    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=16897

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  2. #2
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Grave emergenza democratica nel Prc

    Tratto da Liberazione del 7 marzo

    Diceva Lenin che, se un gruppo dirigente si circonda solo di compagni che sanno sempre e solo dire di sì, emarginando coloro che ragionano con la propria testa ed esprimono posizioni critiche, è sicuro che quel gruppo dirigente porterà il partito alla rovina.
    Non vorremmo che questo fosse il caso dell'attuale gruppo dirigente di Rifondazione comunista. Il modo in cui il partito è stato gestito da alcuni mesi a questa parte ci fa seriamente interrogare su dove possa condurre la deriva dirigistica e antidemocratica imboccata dal gruppo dirigente e su quale sia il futuro che si prospetta per una forza politica costruita con la dedizione, l'intelligenza, l'abnegazione, il sacrificio di migliaia di compagne e compagni.
    Da tempo, decisioni che riguardano non questioni secondarie o di ordinaria amministrazione, ma questioni che concernono scelte politiche di fondo della politica del partito, vengono prese neanche nel gruppo dirigente di maggioranza ma in una sua cerchia ristretta, escludendo, e pertanto demotivando dalle ragioni stesse della loro militanza politica, gli iscritti e gli organismi periferici.
    Ciò è avvenuto su alcune questioni cruciali dell'azione del governo Prodi, come, ad esempio, l'ultima Finanziaria, cui il nostro partito ha dato il proprio voto favorevole nonostante non fosse stata in essa accolta nessuna delle nostre richieste a vantaggio di salari a pensioni. E', poi, avvenuto in occasione delle consultazioni di Marini sulla formazione di un governo per le riforme elettorali, cui il nostro partito ha dato il proprio assenso senza alcuna discussione preventiva negli organismi dirigenti. E', quindi, seguita tutta la vicenda relativa alla costituzione della lista unica della sinistra, con conseguente soppressione del simbolo del partito dalle liste elettorali, anche qui senza alcuna discussione democratica nel partito. E, infine, le decisioni verticistiche sulla composizione delle liste, prese senza una consultazione con le organizzazioni territoriali e con la gravissima esclusione di una importante componente del partito dalla futura rappresentanza parlamentare. Il tutto, in aperta violazione dello statuto del partito e in stridente contraddizione con le proclamate intenzioni di voler dar vita a una sinistra unitaria e plurale.
    La Sinistra Arcobaleno contraddice se stessa nel suo stesso atto di nascita e si costituisce su un palese atto di discriminazione politica, cancellando un'area politica e culturale che rappresenta il 10% di Rifondazione comunista.
    E' spettato al compagno Ferrara il poco invidiabile compito di illustrarne le ragioni: «Noi pensiamo che quei compagni che non sono d'accordo con la linea espressa dalla maggioranza del partito, ma che collaborano in maniera dialettica (sic!) alla vita del partito, debbano avere una legittima rappresentanza dentro la scelta che facciamo. Penso, invece, che quelle compagne/i che non svolgono quel ruolo fondamentale di minoranza, ma piuttosto si esercitano in una effettiva opposizione (!?!)… non possano rappresentare il partito nella compagine parlamentare». Davvero una singolare lezione di democrazia! Come dire: il dissenso è ammesso, purché non disturbi il manovratore. In sostanza, si dividono le minoranze in "buone" e "cattive". La minoranza buona è quella di sua maestà, quella subalterna. La minoranza cattiva è quella che si oppone, senza calcoli opportunistici e di sopravvivenza, ad una linea che non condivide. Si finge di ignorare che una minoranza, se è tale, non può essere che di opposizione. La teorizzazione di una minoranza ingabbiata entro i limiti politici decisi arbitrariamente dalla maggioranza non è altro che un orrore antidemocratico.
    In realtà le motivazioni addotte a sostegno dell'esclusione delle compagne e compagni dell'Ernesto sono talmente strumentali e così insostenibili dal punto di vista democratico, da aver sucitato reazioni negative in alcuni stessi compagni della maggioranza, come quella della compagna Donatella Linguiti, che nel suo intervento al Cpn ha criticato aspramente su questo punto il compagno Ferrara. «Non credo - ha detto - che noi possiamo pensare che ci sono i nemici interni nel partito. Su questo credo che facciamo un errore. Credo che, se la casa della sinistra è una casa aperta e di tutti, deve contemplare anche la possibilità di ospitare chi la pensi nel modo opposto al mio su tante questioni».
    Dello stesso tenore l'intervento del principale esponente dell'area di Essere Comunisti, Claudio Grassi: «Nel momento in cui si agisce il proprio dissenso nel rispetto delle regole comuni che ci siamo dati, ritengo che esso debba avere pari cittadinanza in tutti i luoghi dove il partito è rappresentato». La posizione espressa dal compagno Ferrara, oltre che gravissimo sul piano della concezione della democrazia interna al partito, sembra ignorare che, sul piano territoriale, l'area dell'Ernesto dirige, insieme ad altre componenti, intere grandi federazioni, per non parlare di tanti circoli.
    Ma, fatto ancora più grave, l'affermazione di Ferrara e la decisione della maggioranza di far propria quell'affermazione violano una serie di articoli dello statuto posti a difesa e garanzia del pluralismo e della democrazia nel partito. In particolare, esse violano l'articolo 3 («l'intera vita interna del Prc e l'intero tessuto delle sue relazioni interne sono orientati alla libertà e alla democrazia, per cui ogni iscritta/o ha il diritto di esprimere anche esternamente le proprie opinioni politiche»), l'articolo 5 («garantire la libera espressione di tutte le opinioni»), l'articolo 7 («il libero dibattito e la pluralità delle posizioni rappresentano l'essenza della vita democratica del partito»), l'articolo 8 («le pluralità delle opinioni possono esprimersi liberamente e in modo trasparente attraverso diverse forme di aggregazioni e tendenze»), l'articolo 57 («nel rispetto del vincolo di maggioranza sulle alleanze e le scelte politiche approvate dagli organismi dirigenti, nelle cariche elettive vanno valorizzate le pluralità delle esperienze e delle soggettività interne al partito»).
    C'è, dunque, nel partito un'emergenza democratica, che impone la necessità di un radicale cambiamento di rotta, E' necessario ascoltare e consultare gli iscritti e le iscritte, praticando nei fatti quella democrazia partecipata che si è voluta porre a fondamento della rifondazione comunista.
    Se il partito diventa eterodiretto e le decisioni vengono prese nel rapporto tra vertici ristrettissimi delle varie forze della Sinistra Arcobaleno, la sopravvivenza e il futuro stesso del Prc, come forza autonoma e comunista, vengono messi a repentaglio.

    http://www.ilbriganterosso.info/dblo...p?articolo=518

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    Grave emergenza democratica nel Prc

    Tratto da Liberazione del 7 marzo

    Diceva Lenin che, se un gruppo dirigente si circonda solo di compagni che sanno sempre e solo dire di sì, emarginando coloro che ragionano con la propria testa ed esprimono posizioni critiche, è sicuro che quel gruppo dirigente porterà il partito alla rovina.
    Non vorremmo che questo fosse il caso dell'attuale gruppo dirigente di Rifondazione comunista. Il modo in cui il partito è stato gestito da alcuni mesi a questa parte ci fa seriamente interrogare su dove possa condurre la deriva dirigistica e antidemocratica imboccata dal gruppo dirigente e su quale sia il futuro che si prospetta per una forza politica costruita con la dedizione, l'intelligenza, l'abnegazione, il sacrificio di migliaia di compagne e compagni.
    Da tempo, decisioni che riguardano non questioni secondarie o di ordinaria amministrazione, ma questioni che concernono scelte politiche di fondo della politica del partito, vengono prese neanche nel gruppo dirigente di maggioranza ma in una sua cerchia ristretta, escludendo, e pertanto demotivando dalle ragioni stesse della loro militanza politica, gli iscritti e gli organismi periferici.
    Ciò è avvenuto su alcune questioni cruciali dell'azione del governo Prodi, come, ad esempio, l'ultima Finanziaria, cui il nostro partito ha dato il proprio voto favorevole nonostante non fosse stata in essa accolta nessuna delle nostre richieste a vantaggio di salari a pensioni. E', poi, avvenuto in occasione delle consultazioni di Marini sulla formazione di un governo per le riforme elettorali, cui il nostro partito ha dato il proprio assenso senza alcuna discussione preventiva negli organismi dirigenti. E', quindi, seguita tutta la vicenda relativa alla costituzione della lista unica della sinistra, con conseguente soppressione del simbolo del partito dalle liste elettorali, anche qui senza alcuna discussione democratica nel partito. E, infine, le decisioni verticistiche sulla composizione delle liste, prese senza una consultazione con le organizzazioni territoriali e con la gravissima esclusione di una importante componente del partito dalla futura rappresentanza parlamentare. Il tutto, in aperta violazione dello statuto del partito e in stridente contraddizione con le proclamate intenzioni di voler dar vita a una sinistra unitaria e plurale.
    La Sinistra Arcobaleno contraddice se stessa nel suo stesso atto di nascita e si costituisce su un palese atto di discriminazione politica, cancellando un'area politica e culturale che rappresenta il 10% di Rifondazione comunista.
    E' spettato al compagno Ferrara il poco invidiabile compito di illustrarne le ragioni: «Noi pensiamo che quei compagni che non sono d'accordo con la linea espressa dalla maggioranza del partito, ma che collaborano in maniera dialettica (sic!) alla vita del partito, debbano avere una legittima rappresentanza dentro la scelta che facciamo. Penso, invece, che quelle compagne/i che non svolgono quel ruolo fondamentale di minoranza, ma piuttosto si esercitano in una effettiva opposizione (!?!)… non possano rappresentare il partito nella compagine parlamentare». Davvero una singolare lezione di democrazia! Come dire: il dissenso è ammesso, purché non disturbi il manovratore. In sostanza, si dividono le minoranze in "buone" e "cattive". La minoranza buona è quella di sua maestà, quella subalterna. La minoranza cattiva è quella che si oppone, senza calcoli opportunistici e di sopravvivenza, ad una linea che non condivide. Si finge di ignorare che una minoranza, se è tale, non può essere che di opposizione. La teorizzazione di una minoranza ingabbiata entro i limiti politici decisi arbitrariamente dalla maggioranza non è altro che un orrore antidemocratico.
    In realtà le motivazioni addotte a sostegno dell'esclusione delle compagne e compagni dell'Ernesto sono talmente strumentali e così insostenibili dal punto di vista democratico, da aver sucitato reazioni negative in alcuni stessi compagni della maggioranza, come quella della compagna Donatella Linguiti, che nel suo intervento al Cpn ha criticato aspramente su questo punto il compagno Ferrara. «Non credo - ha detto - che noi possiamo pensare che ci sono i nemici interni nel partito. Su questo credo che facciamo un errore. Credo che, se la casa della sinistra è una casa aperta e di tutti, deve contemplare anche la possibilità di ospitare chi la pensi nel modo opposto al mio su tante questioni».
    Dello stesso tenore l'intervento del principale esponente dell'area di Essere Comunisti, Claudio Grassi: «Nel momento in cui si agisce il proprio dissenso nel rispetto delle regole comuni che ci siamo dati, ritengo che esso debba avere pari cittadinanza in tutti i luoghi dove il partito è rappresentato». La posizione espressa dal compagno Ferrara, oltre che gravissimo sul piano della concezione della democrazia interna al partito, sembra ignorare che, sul piano territoriale, l'area dell'Ernesto dirige, insieme ad altre componenti, intere grandi federazioni, per non parlare di tanti circoli.
    Ma, fatto ancora più grave, l'affermazione di Ferrara e la decisione della maggioranza di far propria quell'affermazione violano una serie di articoli dello statuto posti a difesa e garanzia del pluralismo e della democrazia nel partito. In particolare, esse violano l'articolo 3 («l'intera vita interna del Prc e l'intero tessuto delle sue relazioni interne sono orientati alla libertà e alla democrazia, per cui ogni iscritta/o ha il diritto di esprimere anche esternamente le proprie opinioni politiche»), l'articolo 5 («garantire la libera espressione di tutte le opinioni»), l'articolo 7 («il libero dibattito e la pluralità delle posizioni rappresentano l'essenza della vita democratica del partito»), l'articolo 8 («le pluralità delle opinioni possono esprimersi liberamente e in modo trasparente attraverso diverse forme di aggregazioni e tendenze»), l'articolo 57 («nel rispetto del vincolo di maggioranza sulle alleanze e le scelte politiche approvate dagli organismi dirigenti, nelle cariche elettive vanno valorizzate le pluralità delle esperienze e delle soggettività interne al partito»).
    C'è, dunque, nel partito un'emergenza democratica, che impone la necessità di un radicale cambiamento di rotta, E' necessario ascoltare e consultare gli iscritti e le iscritte, praticando nei fatti quella democrazia partecipata che si è voluta porre a fondamento della rifondazione comunista.
    Se il partito diventa eterodiretto e le decisioni vengono prese nel rapporto tra vertici ristrettissimi delle varie forze della Sinistra Arcobaleno, la sopravvivenza e il futuro stesso del Prc, come forza autonoma e comunista, vengono messi a repentaglio.

    http://www.ilbriganterosso.info/dblo...p?articolo=518

    Parole d'oro, rare di questi tempi.

  4. #4
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Da "il foglio" dell'8 marzo 2008

    (...)
    Nel Prc cresce lo smarrimento, manca la leadership.
    Dentro Rifondazione gli equilibri sono saltati, Fausto Bertinotti è un sovrano pro tempore e manca l'erede. Distante e un po' rassegnato, il presidente della Camera ha annunciato - forse sbagliando i tempi - il proprio pensionamento. Così il partito si presenta come l'impero di Alessandro Magno dopo la scomparsa del suddetto: regni ellenistici, imperversare di capi locali, piccoli potentati in lotta. Il ministro Paolo Ferrero è il più forte, anche se ha subito uno smacco nel trasferimento dalla lista del suo Piemonte a quella del Veneto. Tuttavia per adesso sovrasta l'avversario di sempre, quel Gennaro Migliore (preferito da Bertinotti) che tuttavia si è indebolito per i riflessi dello scandalo sulla "munnezza" nel proprio feudo campano. Tra i due la lotta va avanti da anni, con il ritiro di Bertinotti si preannuncia lo scontro finale. E questa volta non potrà esserci un compromesso, come quello che portò il malleabile Franco Giordano alla segreteria. Quanto a Nichi Vendola, fosse quella di Rifondazione una favola, lui sarebbe il principe azzurro. Candidato forse al Senato (ma anche no), il governatore della Puglia tentenna: non dispone degli eserciti di Ferrero e Migliore, ma ha grande appeal popolare. Se la sinistrona dovesse affermarsi alle elezioni (e dunque non naufragare nella decomposizione) potrebbe rappresentare la figura del leader ecumenico. Putroppo per lui i sondaggi della Cosa rossa non sono buoni e c'è pure il solito Diliberto che, neanche tanto segretamente, già teorizza la possibile rottura per il 15 aprile.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=16957

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    Da "il foglio" dell'8 marzo 2008

    (...)
    Nel Prc cresce lo smarrimento, manca la leadership.
    Dentro Rifondazione gli equilibri sono saltati, Fausto Bertinotti è un sovrano pro tempore e manca l'erede. Distante e un po' rassegnato, il presidente della Camera ha annunciato - forse sbagliando i tempi - il proprio pensionamento. Così il partito si presenta come l'impero di Alessandro Magno dopo la scomparsa del suddetto: regni ellenistici, imperversare di capi locali, piccoli potentati in lotta. Il ministro Paolo Ferrero è il più forte, anche se ha subito uno smacco nel trasferimento dalla lista del suo Piemonte a quella del Veneto. Tuttavia per adesso sovrasta l'avversario di sempre, quel Gennaro Migliore (preferito da Bertinotti) che tuttavia si è indebolito per i riflessi dello scandalo sulla "munnezza" nel proprio feudo campano. Tra i due la lotta va avanti da anni, con il ritiro di Bertinotti si preannuncia lo scontro finale. E questa volta non potrà esserci un compromesso, come quello che portò il malleabile Franco Giordano alla segreteria. Quanto a Nichi Vendola, fosse quella di Rifondazione una favola, lui sarebbe il principe azzurro. Candidato forse al Senato (ma anche no), il governatore della Puglia tentenna: non dispone degli eserciti di Ferrero e Migliore, ma ha grande appeal popolare. Se la sinistrona dovesse affermarsi alle elezioni (e dunque non naufragare nella decomposizione) potrebbe rappresentare la figura del leader ecumenico. Putroppo per lui i sondaggi della Cosa rossa non sono buoni e c'è pure il solito Diliberto che, neanche tanto segretamente, già teorizza la possibile rottura per il 15 aprile.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=16957
    Mi sembra un'analisi lucida e spietata e riflette in parte anche le sensazioni "epidermiche" che noi, povera ed inascoltata base, penso proviamo. Personalmente, in un impeto di nichilismo, mi aspetto una rottura, magari definitiva, con i comunisti che si decidono a percorrere la loro strada.

  6. #6
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    Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo (Gramsci)
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    Citazione Originariamente Scritto da Piè Monte Visualizza Messaggio
    Mi sembra un'analisi lucida e spietata e riflette in parte anche le sensazioni "epidermiche" che noi, povera ed inascoltata base, penso proviamo. Personalmente, in un impeto di nichilismo, mi aspetto una rottura, magari definitiva, con i comunisti che si decidono a percorrere la loro strada.
    Oppure che, unitariamente, si riprendono il partito che hanno fondato ...
    Myrddin

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Oppure che, unitariamente, si riprendono il partito che hanno fondato ...
    Sinceramente mi sembra che certi giochi interni al partito siano in fase d'ultimazione. Non vorrei apparire troppo pessimista ma se c'era l'intenzione di riappropriarsi del partito, si doveva fare prima, prima dell'Arcobaleno frikkettone e prima che venissero Mussi e Pecoraro a dettare legge dall'alto delle loro minoranze. Adesso come adesso trovo ben più attraente l'idea che i Comunisti ritrovino unità d'intenti e d'idee in una casa nuova, lasciando Bertinotti, i suoi lacchè e compagnia bella nell'alloggio semi-vuoto della loro Sinistra!

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Piè Monte Visualizza Messaggio
    Sinceramente mi sembra che certi giochi interni al partito siano in fase d'ultimazione. Non vorrei apparire troppo pessimista ma se c'era l'intenzione di riappropriarsi del partito, si doveva fare prima, prima dell'Arcobaleno frikkettone e prima che venissero Mussi e Pecoraro a dettare legge dall'alto delle loro minoranze. Adesso come adesso trovo ben più attraente l'idea che i Comunisti ritrovino unità d'intenti e d'idee in una casa nuova, lasciando Bertinotti, i suoi lacchè e compagnia bella nell'alloggio semi-vuoto della loro Sinistra!
    Le cose devono maturare, l'impazienza è cattiva consigliere. Va riletta l'arte della guerra: Solo valutando tutto esattamente si può vincere, con cattive valutazioni si perde. Quanto esigue sono
    le probabilità di vittoria di chi non fa alcun calcolo ! Coi principi che ho elencato, io valuto la situazioni:
    il risultato, allora si definisce da solo.
    Sun Tzu
    Myrddin

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Myrddin-Merlino Visualizza Messaggio
    Le cose devono maturare, l'impazienza è cattiva consigliere. Va riletta l'arte della guerra: Solo valutando tutto esattamente si può vincere, con cattive valutazioni si perde. Quanto esigue sono
    le probabilità di vittoria di chi non fa alcun calcolo ! Coi principi che ho elencato, io valuto la situazioni:
    il risultato, allora si definisce da solo.
    Sun Tzu
    Ormai siamo sotto elezioni, ovviamente non avrebbe nessun senso un'ulteriore scissione ora tant'è vero che ho maturato la scelta di votare comunque SA ( turandomi il naso). Confido nel dopo.

  10. #10
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    Le cose devono maturare, l'impazienza è cattiva consigliere. Va riletta l'arte della guerra: Solo valutando tutto esattamente si può vincere, con cattive valutazioni si perde. Quanto esigue sono
    le probabilità di vittoria di chi non fa alcun calcolo ! Coi principi che ho elencato, io valuto la situazioni:
    il risultato, allora si definisce da solo.
    Sun Tzu
    In effetti i marxisti dovrebbero ricominciare a studiare la scienza militare, Lenin, Gramsci ecc. si erano letti Von Clausewitz...

 

 
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