Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito Dopo i prefetti, un generale nel PD. Veltroni: "Non governeremo col Pdl".

    Quattro tappe toscane nel Giro per l'Italia nuova del segretario del Pd
    La candidatura del generale Del Vecchio "per rafforzare le politiche per la pace"

    Dopo i prefetti, un generale nel Pd
    Veltroni: "Non governeremo col Pdl"

    La lettera a Famiglia Cristiana: "I cattolici colonne portanti del partito"
    La questione del popolo gay e lesbico in cerca di rappresentanza



    ROMA - Dopo i prefetti, i superpoliziotti, gli operai, i precari e i ricercatori, arriva il generale con le greche e quattro stelle. Walter Veltroni candida nelle liste del Pd Mauro Del Vecchio comandante del Coi, Centro operativo interforze, la struttura che pianifica le missioni all'estero dell'italia. E' la novità della giiornata a 48 ore dalla consegna delle liste. Ci sarebbe tempo fino alla prossima domenica ma il gran tessitore Goffredo Bettini assicura che "lunedì saranno completate".

    Veltroni continua il suo Giro dell'Italia nuova, tour nelle oltre cento province italiane, fa tappa in Toscana tra Siena, Arezzo, Grosseto, Livono e Lucca con sosta per il pranzo a Piombino a casa di Marco Lami, operaio delle acciaierie Lucchini.

    Tagliatelle al cinghiale, coniglio arrosto, vino locale, la compagnia al tavolo del regista Paolo Virzì, gli ingredienti dell'unica pausa della giornata. Pur parlando in quattro piazze diverse, Veltroni mantiene occhi e orecchie a quello che succede nell'Italia in campagna elettorale: il nodo Bassolino indagato ("sicuro che farà la scelta più giusta") , quello dei cattolici, quello con Arcigay il cui presidente onorario Sergio Lo Giudice non ha trovato posto nelle liste del Pd.

    La lettera a "Famiglia Cristiana". Il nodo radicali- cattolici è congelato ma Veltroni sa benissimo che può esplodere da un momento all'altro. Così, nel giorno in cui i Radicali ufficializzano i nomi dei loro nove candidati nelle liste del Pd, Veltroni scrive al direttore di Famiglia Cristiana, il settimanale secondo per distribuzione in Italia, per tranquillizzare i cattolici e dire loro che sono "le colonne portanti del partito". "Non c'è ragione di temere - scrive Veltroni - che nel Pd i cattolici siano mortificati. Al contrario, è di tutta evidenza come essi rappresentino una delle colonne portanti del partito: non solo sul piano quantitativo, ma anche sul piano della qualità e dell'autorevolezza delle idee, così come delle donne e degli uomini che le portano avanti".

    Gay-dem contro teo-dem. Si possono anche ignorare. Ma la comunità gay e lesbica in Italia conta qualcosa come due, tre milioni di voti. Il Pd crede di conquistarne la fiducia grazie alla candidatura di Paola Concia. La Sinistra grazie a Luxuria, i Socialisti grazie a Grillini, presidente onorario dell'Arcigay. Ma la partita non è chiusa. Anzi, le acque sono molto agitate. Al parlamentino dell'Arcigay, infatti, riunito a Bologna proprio per decidere come votare il 13 e il 14 aprile, è scoppiato il caso Sergio Lo Giudice, il presidente onorario dell'Arcigay per ora escluso dalle liste del Pd. Aurelio Mancuso, presidente nazionale è stato chiaro: "Serve un nostro gruppo in Parlamento". E poi: "Sia chiaro che noi a Roma Rutelli non lo voteremo mai". Veltroni è avvisato. Gli altri partiti di centro sinistra anche. C'è un bel gruppo di elettori che chiede di essere rappresentato e che vuole avere "un proprio gruppo in parlamento". Esattamente come i cattolici. Gay-dem al pari dei teo-dem. Come minimo.

    Del Vecchio ok; Calearo in forse. La candidatura del generale Del Vecchio dimostra "quanto siano importanti per il Pd le politiche della pace". L'annuncio ufficiale della candidatura arriva al teatro Goldoni di Livorno: "E' un uomo che ha tenuto molto alto l'onore del nostro paese e che è stato a capo delle missioni internazionali più difficili, come quella in Bosnia, in Kosovo e ultimamente in Afghanistan. Del Vecchio ha tenuto alto il nome dell'Italia e lo candidiamo nelle nostre liste per portare i temi della pace, della coesistenza e delle forze armate nel Parlamento".

    Divise e stellette, quindi, in nome della pace. Qualche problema Veltroni ce l'ha ancora con Massimo Calearo, il presidente di Federmeccanica che andrebbe, con Colaninno, a completare le caselle riservate alle grande industria. Le voci si rincorrono, il tempo sta per scadere, Calearo smentisce, l'unica cosa certa è che ha lasciato il vertice di Assindustria.

    "Non governeremo col Cavaliere". Esaurita la presentazione dei programmi, sono partite ufficialmente le campagne elettorali. Berlusconi a Bari e poi nelle piazze italiane tra i diecimila gazebo del Pdl; Enrico Boselli e i socialisti dovevano parlare a Genova nella stroica sala Sivori, appuntamento a cui ha poi rinunciato per rispettare il lutto dell'operaio morto ieri al porto; Bertinotti a Napoli nel castello mediceo di Ottaviano, un tempo residenza del boss Cutolo. Veltroni, sempre in giro con l'ecopullman, ho bocciato senza appello il programma del Pdl: "Per la stragrande maggioranza sono cose già viste e già lette. Un programma peraltro presentato da forze che hanno già governato l'Italia per 7 anni e non risulta che grazie a loro il paese abbia visto grandi liberalizzazioni, trasformazioni e semplificazioni".

    Veltroni poi si è preoccupato soprattutto di precisare le voci di inciucio e larghe intese col Pdl che si rincorrono ogni giorno: "Ho sentito uno strano Casini in una inusitata versione barricadera, preoccupato che io collaborassi con Berlusconi. Non l'ho fatto e non intendo farlo" ha precisato in serata il segretario dal palco della tappa livornese.

    FONTE: http://www.repubblica.it/2008/02/sez...d-1-marzo.html
    __________________________________________________ ___

    Cerchiamo di fare in modo che gli ideali del rispetto reciproco, che non discrimina i cittadini per il loro sesso o orientamento sessuale etero o gay, domini nel Partito Democratico.

  2. #2
    Maestrina Lisergica
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    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V. Visualizza Messaggio

    La candidatura del generale Del Vecchio "per rafforzare le politiche per la pace"

    Devo dire che questa fa un po' ridere...

  3. #3
    Mauro V.
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da azerty Visualizza Messaggio

    Devo dire che questa fa un po' ridere...
    Perché? Senza l'esercito a difesa della Repubblica Democratica gli anarchici, i fascisti, i comunisti, le mafie, i monarchici, dsitruggerebbero la nostra società.
    L'esercito aiuta a mantenere la pace e la nostra democrazia.
    E poi secondo te, un generale che ha dedicato la sua vita alla difesa della nazione, non tiene al bene dell'Italia?
    benvenuto nel Partito Democratico.


  4. #4
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    Del Vecchio non è un generale "qualsiasi", per l'Esercito è quasi un simbolo. Ha comandato il contingente italiano in Bosnia, Macedonia e Kosovo ed ha comandato tutta la missione internazionale ISAF in Afghanistan.
    Biografia

    Il generale di corpo d’armata Mauro Del Vecchio é nato a Roma il 7 giugno 1946. Ha frequentato il 22° (147°) corso dell’Accademia militare di Modena dal 1965 al 1967 e ha completato il ciclo formativo presso la Scuola di applicazione di Torino nel 1970, anno in cui ha conseguito il grado di tenente nella specialità bersaglieri.
    Nei gradi di tenente e di capitano, ha ricoperto incarichi di comandante di plotone e di compagnia presso l’8° reggimento bersaglieri, la brigata meccanizzata Garibaldi e l’Accademia militare. Con il grado di tenente colonnello, ha comandato il 1° battaglione bersaglieri La Marmora e, successivamente, con quello di colonnello, il Distretto militare di Firenze.

    Promosso generale di brigata, ha comandato (1997-99) la brigata bersaglieri Garibaldi prima brande unità costituita interamente da personale professionista. Successivamente (2000-03), con il grado di generale di divisione, ha ricoperto la carica di comandante della Scuola di applicazione e Istituto di studi militari dell’Esercito. Promosso al grado di generale di corpo d’armata, ha assunto, a partire dall’inizio del 2004, il comando del corpo d’armata di reazione rapida italiano per la Nato.

    Come ufficiale di stato maggiore, il generale Del Vecchio ha ricoperto numerosi incarichi. In particolare, è stato ufficiale addetto presso l’ufficio addestramento del comando del 5° corpo d’armata (1981-84) e sia ufficiale addetto (1984-87) sia capo sezione (1988-92) dell’ufficio impiego del personale dello stato maggiore dell’Esercito. Inoltre, ha ricoperto, nello stesso stato maggiore, l’incarico di capo ufficio addestramento (1993-97) e quello di vice capo del reparto impiego del personale (2003-04).

    Il generale Del Vecchio ha partecipato, con funzioni di comando, a numerose operazioni all’estero. Una prima volta in Bosnia-Erzegovina (marzo-ottobre 1997) come comandante della brigata multinazionale nord, nel settore comprendente le città di Sarajevo, Goradze e Pale. Ancora nel Teatro dei Balcani, ha comandato il contingente italiano impiegato in Macedonia nel soccorso umanitario ai profughi albanesi (marzo-giugno 1999).

    Successivamente, in Kosovo è stato comandante della brigata multinazionale ovest, responsabile del settore comprendente le città di Pec, Dakovica, Decane e Klina (giugno-settembre 1999). Infine, dall’agosto 2005 al maggio 2006, ha comandato l’operazione International Security Assistance Force (Isaf) della Nato in Afghanistan.

    Per l’operazione in Bosnia-Erzegovina e’ stato insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale al merito della Repubblica Italiana, della medaglia di bronzo al valore dell’Esercito, dell’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica Francese e della medaglia al merito militare di 1ª classe portoghese. Per l’operazione in Kosovo, gli è stata conferita la decorazione di Cavaliere dell’ordine militare d’Italia e, dalla Spagna, l’onorificenza di Cavaliere legionario d’onore.

    Per l’operazione Isaf è stato insignito della Nato Meritorious Medal e della Gran croce con distintivo bianco al merito militare spagnola. Inoltre, è in possesso, tra le altre, delle seguenti onorificenze: Medaglia mauriziana, Medaglia d’oro al merito di lungo comando, Croce d’oro con stelletta per anzianità di servizio, Medaglia commemorativa per le operazioni di soccorso in Friuli. Dal 26 novembre 2002 ricopre inoltre l’incarico di presidente del Consiglio dell’Ordine Militare d’Italia.

    Il generale Del Vecchio è laureato in Scienze Strategiche ed è in possesso del master di secondo livello. Inoltre è abilitato al lancio con paracadute, ha frequentato il 60° Corso di perfezionamento in equitazione (1970), l’8° Corso di guerra psicologica (1981) e i Corsi di stato maggiore e superiore di stato maggiore (105°).


    Devo dire che non mi aspettavo una simile candidatura. D'altronde, il precedente governo, che a parole ha sostenuto le Forze Armate in tutti i modi, per poi nei fatti:
    1. Previti Ministro della Difesa, seguito da Martino. Quest'ultimo contava, in fase di bilancio, come il due di bastoni in un torneo di cricket.
    2. Dissanguamento del bilancio. Le FF.AA. hanno una serie di spese non comprimibili, legate a stipendi, pensioni (personale in ausiliaria), contratti pluriennali e impegni già assunti negli anni precedenti. Con il governo B., queste voci hanno superato l'80% degli stanziamenti, con le ovvie ricadute in termini di rinnovo materiali, manutenzione di quelli esistenti, addestramento ecc.
    3. Sempre a parole, sostegno nei teatri, salvo NON inviare per tempo i mezzi necessari (es. Ariete, Dardo, Mangusta in Iraq) per motivi esclusivamente politici.

    Col Governo Prodi, invece, una certa sinistra ha minacciato ogni sorta di anatema contro le FF.AA. Risultato:
    1. Parisi ministro, si è rivelato uno dei migliori che abbia ricoperto quell'incarico (considerato di serie B, non chiedetemi perché)
    2. risistemazione del bilancio, non a livello di Francia o UK, ma almeno a livello di decorosa sopravvivenza sì.
    3. Ascolto (abbastanza) puntuale delle necessità di chi sta sul terreno. Stipula di alcuni contratti fondamentali per il futuro, mezzi (nuovi) finalmente disponibili. Ricordate lo "scoop" sulla palma dell'Espresso? Nessuno ha commentato, e men che meno Di Feo autore, che il mezzo in questione (c.d. "LINCE") è saltato su una mina e che l'equipaggio di cinque persone che era all'interno è sopravissuto grazie alle qualità del mezzo (in acquisto in UK, Belgio, Spagna ed altre nazioni).

 

 

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