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  1. #1
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    U D E U R e dintorni ... ex-democristiani



    DOPO IL SUICIDIO DEL RAPPRESENTANTE UDEUR IN SENO ALLA GIUNTA ULIVISTA DELLA REGIONE MARCHE, IL PARTITO DI MASTELLA CERCA NUOVI RICICLATI.
    E' NOTIZIA DI POCHI GIORNI FA CHE L'EX DEMOCRISTIANO FOSCHI, GIà PRESIDENTE DEL COMITATO LEOPARDIANO, SIA ENTRATO NEL PARTITO DI MASTELLA.
    TANTO PER GRADIRE MASTELLA HA RADDOPPIATO LA DOSE CERCANDO DI TRAGHETTARE IL DEPUTATO BELLUCCI DI FORZA ITALIA, BELLUCCI DEPUTATO DA TRE LEGISLATURE ED AUTORE DI UNO SHOW CON UN SUO COLLEGA ALLA CAMERA, è NOTO PER NON AVER FATTO PRATICAMENTE NIENTE ALLA REGIONE MARCHE, LASCIANDO SCORAZZARE I DS COME VOLEVANO.
    iN QUESTO FRANGENTE ANCHE IL DEPUTATO BASTIANONI, EX DEMOCRISTIANO, EX DINIANO, EX MARGHERITIANO, STA DIVENTANDO UDEUR.
    QUESTI POLITICI MARCHIGIANI, HANNO DELLE MUTAZIONI OGNI VOLTA CHE SI INTRAVVEDONO IN LONTANANZA ELEZIONI CON POSSIBILITà DI RIELEZIONI.
    iL CASO FOSCHI E' EMBLEMATICO, FOSCHI E' STATO PER ANNI CON LA DC, RAPPRESENTANTE DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO. QUINDI PROBABILMENTE UN POSTO ALLE ELEZIONI EUROPEE PER MASTELLA CI STA' BENE.
    RESTA DA TROVARE UN POSTO PER BERTUCCI, MA MASTELLA SICURAMENTE HA GIà UNA SUA CASELLA DA RIEMPIRE.
    ALLA FACCIA DELL'UDEUR.

  2. #2
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  3. #3
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    Originally posted by nuvolarossa
    certo che è brutto forte sto simbolo eh?

  4. #4
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    Predefinito la zuffa

    La
    LA VOCE REPUBBLICANA
    di ieri
    si è occupata di Bertucci e Mastella in fatti e fattacci.
    Vi posto l'articolo:


    Non si era mica capito subito cosa era successo davanti alla porta di uscita dell’aula di Montecitorio. Quasi nel cono d’ombra della presidenza, nel novembre dell’anno scorso, un parapiglia improvviso, seguito ad una seduta sonnacchiosa. Rancori personali, o cosa, avevano portato alle mani due deputati. Ma non della maggioranza e dell’opposizione, ma dello stesso partito. Infatti appena i commessi solerti avevano dipanato la matassa dei curiosi, i due contendenti con gli occhi lucidi e le guance rosse, come il Franti di Cuore, quando veniva beccato dopo le sue bravate, appartenevano a Forza Italia, e anche alla stessa regione, le marche. Fra gli onorevoli Maurizio Bertucci e Gianluigi Scaltritti erano volati spinte, insulti, pugni, una rissa vera e propria.
    Che spettacolo, si era detto e si scuoteva la testa. Due deputati piuttosto sconosciuti fuori dai loro collegi che vengono alle mani e dentro l’aula di Montecitorio, per di più. Nemmeno il buon gusto di azzuffarsi in Transatlantico dove pure avrebbero trovato dei precedenti illustri. Un autentico e proprio degrado! Soprattutto se si pensa che non li divide nemmeno la politica.
    Se il prossimo autunno gli onorevoli in questione avranno voglia di tornare a darsele di santa ragione per lo meno militeranno in campi opposti. Il Bertucci se ne è andato all’opposizione e la notizia è di ieri. Non le avremmo dato gran peso se si fosse trattato di una scelta seguita alla baruffa. Ma non è così. La scelta di Bertucci è avvenuta a freddo e su presupposti puramente politici ed è avvenuta attraverso gli uffici di uno stratega degli addii a Berlusconi, come quel volpone di Clemente Mastella. Noi ce la segniamo, perché se davvero la ragione fondamentale dell’addio di Bertucci fosse l’incompatibilità con le politiche della Lega, bene, queste politiche erano note da prima che la Casa delle libertà si formasse e Bertucci non sembra così ingenuo da non conoscere debitamente di cosa si trattasse. Allora di cosa si tratta? Della prima erosione della maggioranza che avviene a seguito di una lunga diatriba interna e che coincide con il primo forte segnale di cali di consenso. Non quelli delle amministrative, bagattelle in confronto, ma quelli dei sondaggi che sono seguiti alle amministrative! E’ in questo momento che comincia la campagna acquisti di Mastella ed è in questo momento che dalle fila del centrodestra si mostra una qualche sensibilità. Abbiamo ragione di credere che se non vi sarà un colpo di reni della maggioranza, se Berlusconi non saprà riprendere in mano la coalizione con la necessaria determinazione, il fenomeno Bertucci non resterà isolato. E si arriverà presto a rimpiangere l’esuberanza di Forza Italia e alle sue forme particolari di manifestarsi, tipo il darsele di santa ragione e senza inibizioni dentro la stessa aula di Montecitorio.

  5. #5

  6. #6

  7. #7
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    .... meglio che non mettano mano ai simboli, perché proprio non ci sanno fare...

  8. #8
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    Predefinito mastella cis a fare

    ..... ci sa fare e come.
    Molto più di tutti noi messi insieme. la stessa adesione di Pezzotta lo sta a dimostrare.
    Secondo me è sbagliato dire la Cisl di Pezzotta, perchè o Pezzotta si dimette dalla Cisl e si presenta con l'Udeur altrimenti non può un sindacato aderire ad un progetto politico, se lo fa è una operazione democristianMastelliana, cioè .....
    Comunque Mastella fiutando aria di listoni capisce che gli elettori che non staranno con i suddetti, saranno molti e confusi, per cui facilmente recuperabili, così dovrebbe fare anche il PRI.
    Ancora però non possiamo decidere niente in quanto non hanno fatto la nuova legge con 78 deputati.
    Listino non listino, listoni non listoni ecc. ecc.
    Mastella ha però più chance di noi in quanto come giornalista RAI ha sempre pronto il microfono messo a disposizione dai suoi amici.

  9. #9
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 24 novembre 2003

    Il nuovo partito con Martinazzoli

    Mastella: mi ispiro alla Dc Ma Alleanza popolare nasce per capovolgere il sistema

    Vogliamo cambiare la legge elettorale ed essere determinanti
    per il dopo Berlusconi

    ROMA - Onorevole Mastella, sabato ha battezzato con Mino Martinazzoli Alleanza Popolare (Ap), un’Udeur allargata «ai riservisti della Dc». Ci risiamo con il grande centro, il rimpianto della Democrazia cristiana, il terzo polo? «Non rifaccio la Dc: ne ho una concezione sacrale. Penso invece ad un partito-movimento che possa ispirarsi ai valori della Dc. I cattolici dispersi in politica non contano niente, le carte finiscono per darle o la destra o la sinistra, qualcuno può sentirsi appagato in modo vanitoso, ma è tutto inutile. Io voglio che il mazzo torni al centro. Guardi la Margherita, una serie di composizioni floreali che possono stare in una stessa coalizione non nello stesso partito. Quelli dell’Udc invece accettano la situazione di fatto, mentre io congiuro contro questa situazione, voglio cambiare quello che c’è, a partire dalla legge elettorale. Ed essere determinante per il dopo Berlusconi».
    Ma con chi sta Ap, con l’Ulivo o pensa ad altro?
    «Siamo la frontiera dell’Ulivo, per ora, anche se la coalizione non mi persuade. E Prodi, che ci ha mandato una lettera, l’ha capito bene: senza di noi non ce la fa, io ho recuperato energie e risorse che si erano appartate o erano state esiliate».
    Mino Martinazzoli, Gianni Fontana, Michele Pinto, Giovanni Galloni.
    «Sì, e altre. Ma non faccio il terzo polo, tengo a freno il fanciullino che ho in me. Finché c’è questo sistema bisogna sfruttarlo, poi voglio capovolgerlo».
    E’ diventato rivoluzionario?
    «Voglio destrutturare questo tipo di bipolarismo, che è drogato dall’effetto Berlusconi ma è imperfetto perché realizza condizioni di aritmetica elettorale. Basta guardare le distanze in politica estera nel centrosinistra, o nel centrodestra, tra l’Udc e la Lega. Sono semicoalizioni».
    Alla nascita di Ap ha partecipato anche Savino Pezzotta, segretario della Cisl. E’ il vostro mondo di riferimento?
    «Mi ha fatto piacere la sua presenza, ma non gli chiediamo avalli».
    E voti?
    «Se arrivano, ma io non ho messo neppure la croce nel simbolo per dimostrare che sono rispettoso».
    Gli altri tentativi di rifondare il centro per ora sono affondati. Martinazzoli, D’Antoni...
    «Martinazzoli nel ’94 prese il 16 per cento, la Margherita nel 2001 solo il 14. Quanti hanno tentato prima di me hanno fatto degli errori, hanno combattuto il sistema invece di sfruttarlo. Io lo sfrutterò».
    Come? Presentandosi al tavolo dell’Ulivo come partito autonomo che pone le sue condizioni?
    «In un’alleanza si è rispettati se si pongono condizioni».
    Quanti voti pensa di prendere alle Europee?
    «Vedremo. Se volevamo dei posti saremmo andati, come ha fatto la Sbarbati, a bussare alla porta della lista unica. Non ci interessa».
    All e politiche il vostro candidato è Prodi?
    «Sì».
    E se ci fosse Veltroni?
    «Allora perché non Martinazzoli? Il candidato naturale è Prodi. Se c’è Berlusconi, c’è Prodi. E Berlusconi non arretra».
    A prima vista nella platea del suo partito mancano i giovani. Non rischiate di fare i reduci?
    «I giovani ci sono a livello periferico. E poi magari avessi un bel bacino elettorale di anziani».

    G.

  10. #10
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    Il ritorno di De Mita

    Basta poco per passare dalla competitività alla contrapposizione

    "S'ode a destra un suono di tromba, a sinistra risponde uno squillo". E' questa l'interpretazione che Eugenio Scalfari sulla "Repubblica" fornisce della diatriba aperta dall'Udc nella maggioranza, parallela al rifiuto della lista unitaria da parte della Margherita. In spiccioli si tratta, secondo Scalfari, di un "obiettivo chiaro e dichiarato esplicitamente" da Follini, quello di "far rinascere qualche cosa che assomigli - con tutti gli aggiornamenti del caso - alla Dc di felice memoria". Ma ammesso che davvero fosse questa la strategia del disimpegno annunciato o semplicemente promesso del segretario dell'Udc, risulta interessante come esso combaci perfettamente con i malumori dei popolari, tanto da rendere plausibile, agli occhi di uno che se ne intende come Scalfari, un corto circuito capace di far saltare l'intero sistema bipolare.

    E' vero che Scalfari, lanciato il sasso, si preoccupa che cada nell'acqua e questi progetti li ritiene "virtuali con scarsissime possibilità di attuarsi". Ma il problema c'è, eccome, altrimenti non valeva la pena di prendere carta e penna e rappresentarlo. Per diverse ragioni gli ex democristiani si agitano e appaiono come coloro i quali sono i più stretti nelle maglie dell'attuale sistema politico elettorale. Di Follini abbiamo visto. Leggiamo che vi è una autentica difficoltà di comprensione fra lui ed il premier, nonostante che la collaborazione politica sia precedente persino all'attuale legislatura. E' plausibile che la crisi di Forza Italia sia anche vista come un'occasione per far guadagnare consensi al suo partito, cosa che è avvenuta e dunque, da buon segretario politico, Follini voglia sfruttare la sua posizione all'interno della maggioranza. Può anche darsi che le diversità personali segnino il rapporto con Berlusconi, ma Udc e Forza Italia appartengono al medesimo blocco politico, il Ppe, e questo rappresenta comunque un elemento di coesione. Tanto che ci sono esponenti del partito di Follini che lo invitano ad una maggiore collaborazione per meglio incidere sulle scelte del governo. Altro che l'appoggio esterno. E' una situazione complessa, ovviamente, ma non appare ancora così lacerante da impedire un riallineamento, al quale comunque si sta lavorando. Diversa la situazione del centrosinistra, dove la lista unica è stata tolta di mezzo, cominciando dalla divisione di raggruppamento a Strasburgo, scelta dai suoi eletti. Ma c'è molto di più di questo e lo apprendiamo non solo dal dibattito che si è svolto nella Margherita a Rocca di Papa in occasione della sua assise, ma soprattutto dall'intervista a Ciriaco De Mita sullo stesso giornale di Scalfari. Non ci stupiremmo se Scalfari, proprio alla luce di questa intervista - più che dall'azione di Follini - si sia messo in movimento. Cosa dice De Mita?

    Innanzitutto che il listone era un lancio pubblicitario, "uno spot". La coalizione del centrosinistra deve essere dunque "coesa sui programmi di governo" e "non sull'omologazione dei soggetti", e questo a conferma del dibattito di Rocca di Papa che ha indicato il ritorno delle liste della Margherita alle regionali. Ma quello che colpisce è un altro passaggio: escluso che la Margherita possa allearsi con il campo avverso, De Mita pensa invece ad un soggetto "che non nasce dalla tradizione socialista e che serve ad alimentare una competizione culturale dentro la coalizione". Noi, che siamo stati nelle coalizioni con la Dc per anni, non abbiamo mai pensato alla competizione, né culturale, né politica, con il nostro principale alleato. Piuttosto ci siamo preoccupati della convivenza, della difesa delle nostre ragioni di esistenza. De Mita è un pensatore raffinato e saprà dunque che con questa espressione ha subordinato la convivenza del suo partito e della sua tradizione ideale con la sinistra ad un principio di competitività, sebbene solo culturale. Ma se questa è la preoccupazione, cioè competere, è difficile che essa non si traduca, da culturale, in politica e poi in elettorale. A quel punto, dalla competizione alla contrapposizione il passaggio è più breve, crediamo, di quanto ci si immagini e forse fa bene Scalfari a preoccuparsi del nuovo corso di riflessione che si è aperto nella Margherita. E molto di più di quanto possa preoccuparsi della rivolta, chiamiamola così, di Follini.

    Roma, 8 luglio 2004

 

 
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